Blog di Marco Castellani

Giorno: 30 Settembre 2009

Il terzo flyby di Messenger a Mercurio

Bisogna che lo dica… Benchè il mio campo “professionale” di indagine scientifica abbia a che fare principalmente con stelle e galassie, non posso non rimanere affascinato dalle continue scoperte e acquisizioni che le moderne sonde stanno ottenendo nel nostro amato Sistema Solare.

Tutto questo, coniugato con la possibilità, del tutto moderna, di assistere al flusso di immagini e dati provenienti da regioni davvero lontanissime (per il pianeta Mercurio – poi capite perchè lo prendo ad esempio – si parla di distanze superiori a 70 milioni di chilometri, che possono arrivare anche superare i 220, a seconda della posizione nell’orbita) comodamente seduti davanti al computer di casa, magari collegandosi al sito della NASA o di qualche altro ente spaziale.

Un bacino da impatto su Mercurio:
immagine acquisita ieri sera dalla sonda Messenger
Crediti: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington

Certo ci si abitua a tutto, ma pensate uno scienziato di appena una generazione fa, se fosse posto di fronte a tutto questo.. vedere le immagini acquisite dalla sonda Messenger appena ieri sera (dopo aver seguito con curiosità momento per momento l’andamento del flyby sul suo account Twitter), precise e definite, favanti al mio naso… di un posto centinaia di milioni di chilometri lontano. Non continua ad essere sbalorditivo?

MESSENGER: MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry, and Ranging

This unnamed impact basin was seen for the first time yesterday during MESSENGER’s third flyby of Mercury. The outer diameter of the basin is approximately 260 kilometers (160 miles)

 175 letture su Stardust

Il terzo flyby di Messenger a Mercurio

Bisogna che lo dica… Benchè il mio campo “professionale” di indagine scientifica abbia a che fare principalmente con stelle e galassie, non posso non rimanere affascinato dalle continue scoperte e acquisizioni che le moderne sonde stanno ottenendo nel nostro amato Sistema Solare.

Tutto questo, coniugato con la possibilità, del tutto moderna, di assistere al flusso di immagini e dati provenienti da regioni davvero lontanissime (per il pianeta Mercurio – poi capite perchè lo prendo ad esempio – si parla di distanze superiori a 70 milioni di chilometri, che possono arrivare anche superare i 220, a seconda della posizione nell’orbita) comodamente seduti davanti al computer di casa, magari collegandosi al sito della NASA o di qualche altro ente spaziale.

Un bacino da impatto su Mercurio:
immagine acquisita ieri sera dalla sonda Messenger
Crediti: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington

Certo ci si abitua a tutto, ma pensate uno scienziato di appena una generazione fa, se fosse posto di fronte a tutto questo.. vedere le immagini acquisite dalla sonda Messenger appena ieri sera (dopo aver seguito con curiosità momento per momento l’andamento del flyby sul suo account Twitter), precise e definite, favanti al mio naso… di un posto centinaia di milioni di chilometri lontano. Non continua ad essere sbalorditivo?

MESSENGER: MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry, and Ranging

This unnamed impact basin was seen for the first time yesterday during MESSENGER’s third flyby of Mercury. The outer diameter of the basin is approximately 260 kilometers (160 miles)

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Fiamme antiche


Silent Night
Inserito originariamente da Philippe Sainte-Laudy

Quella mano
che non strinse
– come un flash, ora.

Uno sguardo e un sorriso,
d’altra carne,
prima di te.

Quei gesti immaginati soltanto,
rappresi in possibilità
inespressa

– ghiacciati nel loro arcobaleno,
o come chiusi nell’ambra.

Come già sapessi
che altra doveva arrivare, ancora.

Come eco fosse giunta
da sentieri ancor distanti,
come tu mi avessi
già chiamato

e quasi all’orlo
trattenuto:

dolcemente fermato
in attesa vibrante

di te.

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La trilogia è completa – GigaGalaxy Zoom Parte 3

La terza immagine del progetto di ESO chiamato GigaGalaxy Zoom è stata messa online, completando  così i tasselli di questo affascinante viaggio virtuale nelle meravigliose profondità della nostra Galassia. Anche le ultime immagini sono state elaborate da una serie di foto corrispondenti a visioni del cielo ottenibili dall’occhio nudo, o al più da un telescopio amatoriale; naturalmente si pensi di trovarsi un un luogo con notti veramente buio, come l’area desertica del Cile dove risiedono i telescopi dell’ESO.

Ricordo che la particolarità del sito risiede nel fatto che le immagini risultano “esplorabili” a diversi livelli di ingrandimento, il che fornisce un piacevole e intrigante effetto di esplorazione della nostra Galassia, che ben viene supportato dalla ottima scelta degli oggetti astronomici.

Una vista spettacolare della Nebulosa Laguna, acquisita con il Wide Field Imager di ESO.
L’immagine copre più di un grado quadrato e mezzo, un’area otto volte quella occupata dalla luna piena.
Crediti: ESO
La terza “istallazione” del progetto ha a che fare con un’altra vista mozzafiato, questa volta trattasi di una ricostruzione a 370 milioni di pixel (!) della Nebulosa Laguna, che si trova a circa cinquemila anni luce verso la costellazione del Sagittario: è una gigantesca nube interstellare, larga ben 100 anni luce, sede di intensa formazione stellare… davvero ottimo obiettivo (basta visitare il sito per convincersene) per il terzo tassello di GigaGalaxy Zoom…!

ESO Press Release

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La Nasa cambia il punto di impatto per LCROSS

Il team della missione NASA Lunar Crater Observation and Sensing Satellite mission (LCROSS), sulla base di una nuova analisi dei dati disponibili riguardo la superficie lunare, ha deciso di modificare la scelta del cratere previsto per l’impatto di parte della sonda, da Cabeus A a Cabeus (il cratere principale).

La scelta, maturata a pochi giorni dal previsto impatto, è motivata da una continua valutazione di tutti i dati disponibili, e da estese consultazioni e collaborazioni all’interno della comunità scientifica. Inoltre sono  stati presi in esame i dati delle altre missioni come il Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), il Lunar Prospector (LP), le sonda Chandrayaan-1 e Kaguya.

Ridefinito in Cabeus il punto migliore di impatto…
Crediti: NASA

In particolare, la decisione è stata presa per la miglior comprensione della concentrazione di idrogeno nella regione di Cabeus. Il parere attuale degli esperti infatti è che Cabeus mostra, con ogni probabilità, la più grande concentrazione di idrogeno del polo sud lunare. Inoltre le sue caratteristiche, e la sua posizione rispetto alla luce solare, fanno ritenere agevole la prevista osservazione del materiale sollevato dall’impatto (previsto in data 9 ottobre).

Pertanto il team di LCROSS ha concluso che Cabeus fornisce la miglior probabilità perchè la missione raggiunga gli obiettivi prefissati: è stata fatta richiesta del cambiamento al Lunar Precursor Robotic Program (LPRP), cambiamento che è stato accettato e inoltrato al Trajectory Correction Maneuver di LCROSS. Durante gli ultimi giorni della missione, il team di LCROSS continuerà a ridefinire l’esatto punto di impatto con il cratere Cabeus, alla ricerca del punto di massima illuminazione solare.

NASA Press Release

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