Blog di Marco Castellani

Giorno: 30 Marzo 2010

Google Docs, il tuo filesystem “distribuito”…

Si è parlato molto, nel recente passato, del fantomatico GDrive, ovvero un servizio di Google, sempre in procinto di essere rilasciato, che avrebbe permesso agli utenti di mantenere i propri files in the cloud, accessibili da ogni postazione connessa ad Internet.

Ebbene, la storia ha dimostrato che l’approccio poi scelto da Google è piuttosto stato quello sapiente dei piccoli passi: in pratica, nessun “nuovo” servizio da lanciare con grande clamore, nessuna nuova “beta” ad inviti. Piuttosto, una progressiva (ed assai logica, con il senno di poi) estensione delle caratteristiche di un servizio già esistente ed attivo, quale Google Documenti. Questo in effetti sembra ora il vero GDrive, e dunque potremmo finalmente dire che il servizio è ufficialmente attivo.

Cosa sono infatti le nuove caratteristiche quali la (comodissima) condivisione delle cartelle, la possibilità di caricare qualsiasi tipo di file, se non l’implementazione dentro Google Documenti delle principali caratteristiche del tanto atteso “disco remoto” di Google?

Me ne sono accorto assai bene proprio nella giornata di ieri, lavorando con i files di un testo di astrofisica; le possibilità di cambiare nome ai files, ordinarli per data di modifica o di accesso, di selezionare per ognuno -in forma davvero “granulare” – i permessi di accesso, di marcarne alcuni come “speciali” con la famosa stellina gialla… mi sono apparsi tutti come evidenze di un interessante filesystem distribuito,  con le sue peculiari caratteristiche, ormai in fase di avanzata implementazione.

Il filesystem virtuale di Google Docs: i file possono essere elencati con la classica “lista” oppure anche con un comodo “preview”, come in questo caso…

In realtà è più di questo; difatti oltre alla capacità di archiviare i files e condividerli con chi si vuole, vi sono delle applicazioni specifiche per l’accesso e la fruizione “in rete” di tali files, a seconda della tipologia: dalla possibilità di editare i files con un semplice ma funzionale word processor (tra l’altro, compatibile con i files .doc) a quella più recente di poter visionare i files PDF… 

Insomma, tutto parte di un costituendo ecosistema distribuito, su cui Google sta evidentemente puntando parecchio. Con la competenza che – indubbiamente – anche i detrattori devono riconoscerle…

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Un incontro ravvicinato con Phobos

Questa immagine è stata ottenuta con l’High Resolution Stereo Camera (HRSC) a bordo del Mars Express. Crediti: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum), disponibile su: http://www.esa.int/esaCP/SEMA6CFKZ6G_Italy_1.html .

Il Mars Express, la sonda dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) si è avvicinato nuovamente a Phobos, uno dei due satelliti di Marte, ma compiendo un passaggio molto ravvicinato il 7 marzo scorso, pari a circa 112 chilometri dalla sua superficie. A bordo di Mars Express, Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding) il radar che opera nelle frequenze 1.3-5.5 MHz con una banda di 1 MHz che ha mandato i primi dati a Terra.
Lo strumento è stato realizzato da una collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l’Agenzia Spaziale Americana (NASA) e INFOCOM dell’Università La Sapienza di Roma, sotto la responsabilità del Professor Giovanni Picardi, con la collaborazione di Thales Alenia Space, il Jet Propulsion Laboratory della NASA, l’University of Iowa, l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e le Università di Chieti-Pescara e di Perugia.

Fonte Agenzia Spaziale Europea ESA Italy: http://www.esa.int/esaCP/SEMA6CFKZ6G_Italy_0.html

Sabrina

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