Blog di Marco Castellani

Giorno: 12 Gennaio 2012

Scrivere con iPad

Avendo un interesse per lo scrivere che dura praticamente da sempre (minuto più minuto meno…), ed essendo entrato in possesso di un iPad 2 (accadimento invero molto più recente), mi è venuto naturale indagare un pò sulle possibilità che questa tanto decantata tavoletta può offrire nel campo specifico della scrittura.
Aggiorniamo i nostri blog con
DraftCraft…? Possiamo gestirli
tutti da un’unica interfaccia!

La prima impressione è di una piacevole abbondanza di software dedicato alla scrittura, che copre contesti tra i più vari. Vi sono software per la scrittura di post per blog, per l’acquisizione di note veloci, ed anche – se si è arditi abbastanza – per la stesura di veri e propri romanzi. In questo momento sto scrivendo con DraftCraft, che per quanto riguarda i blog sembra un programma valido (anche se mi ha gratificato di recente con una serie di spiacevoli crash con perdita dei post in preparazione… speriamo fosse cose riservata alle precedenti versioni!)

L’ambiente di scrittura di DraftCraft è pulito e piacevole, senza distrazioni. Bello il sistema che consente di lavorare su diversi post, arricchendoli mano mano, e aggiornando di conseguenza un indice di valutazione, tramite il quale capire quando il proprio lavoro sia diventato maturo per la pubblicazione. Proprio questo mi ha fatto capire che scrivere i post di getto non è sempre una cosa ragionevole 🙂

Un altro software molto interessante è certamente iWriter, Orientato decisamente al minimalismo, offre senza dubbio un contesto di scrittura privo di distrazione che invoglia sicuramente alla produttività. Ha il conteggio delle parole e permette il salvataggio dei files – oltre che localmente sul proprio iPad – anche su Dropbox e su iCloud. E’ senz’altro ottimo per preparare testi che poi possono essere continuati al computer o in altre circostanze: il fatto di avere il salvataggio sulla nuvola permette comunque di avere il proprio lavoro sempre con sè.
iWriter permette “ovviamente” di salvare il proprio
lavoro in iCloud, la “nuvola” di Apple 
Per progetti più ambiziosi, come la scrittura di un romanzo, c’è l’ottimo Manuscript (in attesa dell’arrivo di una versione per iPad di Scrivener) . Di suo, ha il vantaggio non indifferente di incorporare una sorta di “procedura guidata” per elaborare un testo abbastanza strutturato. L’utilizzatore viene guidato infatti a compilare un breve sunto del proprio progetto, poi una spiegazione più estesa, infine a riempire uan scheda per ogni capitolo con il dettaglio della trama. In questo modo, si riesce a pianificare lo svolgimento della storia, con evidente vantaggio al momento della scrittura vera e propria.
Non mancano altre applicazioni interessanti, come Write 2, o Blogspy, applicazione molto completa per i blog (forse anche troppo, perché ancora non ho capito bene come funziona; prima o poi dovrò smetterla di provare e rassegnarmi a leggere il manuale…). 
Ecco, questo è di quello che ho trovato; ma sicuramente la lista è lungi dall’essere esaustiva! Un salto allo store vi farà sicuramente trovare un bel po’ di altro materiale… 🙂
Va detto in ogni caso che per scrivere testi di una certa lunghezza, senza metterci un tempo esagerato, risulta quasi essenziale una tastiera vera e propria. In questo momento sto scrivendo con l’iPad connesso ad una tastiera Apple wireless; per un prezzo tutto sommato accettabile permette di utilizzare veramente le applicazioni di scrittura in iPad in maniera molto più soddisfacente.
E allora, mi potrebbe dire qualcuno, iPad più la tastiera wireless alla fine non realizza una configurazione equivalente a quella di un vero e proprio notebook? Certo il prezzo complessivo non è irrilevante, ma la comodità è indubbiamente più elevata. Puoi appoggiare il tuo iPad su un tavolino vicino al divano, o un comodino vicino al letto, e scrivere nella massima confort, con la tastiera in grembo. E’ comoda, leggera, non scalda. Niente male davvero.
Pubblicato tramite DraftCraft app
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Sherlock Holmes e il misterioso resto di supernova…

“Una volta che elimini l’impossibile, quello che rimane – per quanto improbabile – deve essere vero”, avrebbe detto Sherlok Holmes. Ecco qui un caso in cui tale massima si applica in pieno…

Utilizzando il Telescopio Spaziale Hubble, gli astronomi sono riusciti a risolvere un puzzle che li aveva tenuti occupati da tempo: la questione era centrata sulla natura della stella progenitrice di una supernova in una galassia vicina. I nuovi dati raccolti da Hubble infatti permettono di scegliere uno tra i diversi scenari teorici che erano stati avanzati riguardo la natura della stella esplosa a supernova.

Basandosi su osservazioni precedenti raccolte con telescopi a terra, i ricercatori già sapevano che un tipo particolare di supernova, chiamata “Ia”, era all’origine della struttura denominata SNR 0509-67.5, lontana circa 170.000 anni luce, nella galassia chiamata Grande Nube di Magellano. Il problema era determinare la natura esatta della stella, o delle stelle, che avevano originato la supernova stessa.

L'occhio di Hubble ha aiutato a capire la natura di un resto di supernova, tagliando via le ipotesi non verificate (Crediti: NASA, ESA, CXC, SAO, the Hubble Heritage Team (STScI/AURA), and J. Hughes (Rutgers University))

Da notare che la cosa in se stessa è di importanza decisiva, perché le supernovae di tipo Ia sono gli oggetti celesti principali per misurare l’accelerazione dell’universo. Dunque la loro comprensione è importante per una lunga serie di tematiche, che vanno dalla fisica stellare alla cosmologia.

Ebbene, per anni gli astronomi hanno cercato una possibile stella compagna di una nana bianca, senza trovarla, portati a tale convinzione dalle speculazioni teoriche. Ora nemmeno Hubble l’ha vista, pur avendo il necessario potere risolutivo. Esiste solo una soluzione: che la supernova sia originata da due nane bianche in orbita molto stretta.  Le due nane si sarebbero così progressivamente avvicinate fino a fondersi in una struttura più grande, ma istabile, che dunque è esplosa.

La giovane età dei resti di supernova, porta ad escludere che eventuali stelle residue possano aver abbandonato la struttura: non ne avrebbero avuto il tempo.

Tolto tutto il resto, l’improbabile (le due nane bianche, in questo caso) deve essere vero. In fondo, lo sappiamo, la scienza procede “tagliando” via le ipotesi che non vengono verificate dall’indagine empirica: sono sempre i fatti, che decidono…

HubbleSite Press Release

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La tempesta su Saturno: altri dettagli

L’enorme temporale nell’emisfero nord di Saturno che sta avvolgendo tutto il pianeta. Si osseva il sottile anello (qui in azzurro) e la proiezione dell’ombra degli anelli sulla superficie. Image credit: NASA/JPL-Caltech/SSI.

Nel dicembre 2010 qualcosa di davvero spettacolare è capitata a Saturno. Una massiccia ed estesa tempesta di fulmini, che hanno prodotto temporali in modo violento, è scoppiata nel nord del pianeta a medie latitudini nell’atmosfera del pianeta ed è cresciuta fino a raggiungere proporzioni gigantesche. In gennaio 2011 il temporale aveva avvolto il pianeta, sviluppando un grandioso numero di dettagli e particolari che ricordavano le nubi sul pianeta Giove.

Conosciuta come Grande Macchia Rossa, queste enormi tempoeste non sono nuove su Saturno, sono piuttosto comuni e si manifestano praticamente ogni anno. Mentre esse sono comuni nel nord del pianeta durante la stagione estiva, questo si è manifestato quando era ancora privamera. Questo ha reso la tempesta su Saturno una Super Tempesta, un fenomeno sicuramente inatteso.

“Prima dell’equinozio di primavera nel nord del pianeta dell’agosto 2009, quando il Sole splendeva nell’emisfero sud, la posizione di tutti i fenomeni temporaleschi era osservati in una banda che circondava il pianeta a circa 35 gradi di latitudine sud che i ricercatori avevano soprannominato “Tempesta Alley”. Con grande perplessità, questa nuova tempesta, che nella sua massima estensione era circa 500 volte maggiore di qualsiasi altra tempesta mai vista prima dalla sonda Cassini e circa otto volte la superficie della Terra, si è formata a circa 35 gradi di latitudine nord” ha affermato Carolyn Porco, a capo del team di ricercatori che studiano le immagini della sonda Cassini e vincitrice nel 2010 della Carl Sagan Medal della American Astronomical Society, una delle donne più prestigiose e famose nell’ambito degli studi planetari.

“L’ombra proiettata degli anelli di Saturno sulla superficie ha un forte effetto stagionale, ed è possibile che l’input per la formazione di potenti tempeste che si trovano nell’emisfero nord sia legato al cambiamento stagionale e al cambio di posizione dell’ombra dell’anello di Saturno. Ma perchè la simmetria evidentemente emisferica nell’eruzione del temporale esista non è ancora nota” ha aggiunto la ricercatrice.

La sonda spaziale Cassini della NASA ha pure ascoltato i suoni emessi dal temporale. Molto simile al nostro fulmine che provoca un effetto statico su una radio AM, Saturno crea un fenomeno noto come Saturn electrostatic discharges, ossia delle scariche elettrostatiche. Se volete ascoltare queste scariche elettrostatiche cliccate qui:
www.nasa.gov/mp3/566776main_pia14310.mp3 .

“La tempesta è anche una fonte importante di rumore radio, che si origina da fulmini che si trovano in profondità nell’atmosferfa del pianeta. Come sulla terra, il fulmine è prodotto nelle nubi di acqua, dove la pioggia e la grandine generano elettricità. Il mistero è perchè Saturno sia in grado di immagazzinare energia per decenni e rilasciarla tutta in un sola volta. Questo comportamento è diverso da quello che si ha sulla Terra e su Giove, dove vi sono parecchie tempeste che si verificano in qualsiasi momento” ha aggiunto la dottoressa Porco.

La sonda Cassini della NASA ha catturato questa immagine in falsi colori dell’immenso temporale che si sta sviluppando nell’atmosfera di Saturno nell’emisfero nord. Image credit: NASA/JPL-Caltech/SSI.

Violento, ma incredibilmente bello… Questa immagine in falsi colori mostra le nuvole a diverse latitudini come osservata dalla sonda Cassini da una distanza di circa 2,4 milioni di chilometri. Il blu rappresenta le zone ad alte latitudini e semi-trasparenti; il giallo e bianco sono le regioni otticamente spesse ad alta quota; il verde è la regione intermedia, mentre il rosso ed il marrone sono le quote basse accessibili dalle nubi più alte. Infine, il blu scuro, una sorta di nebbia sottile e sotto il pianeta. I ricercatori ipotizzano che il fulmine si formi a livello delle basse nubi dove il ghiaccio d’acqua è ricoperto di ammoniaca cristallizzata.

“Questa tempesta è emozionante, perchè dimostra come i cambiamenti stagionali e l’illuminazione solare possono drasticamente modificare le condizioni meteorologiche su Saturno” ha dichiarato George Fischer, ricercatore nella scienza delle onde radio e del plasma presso l’Accademia delle Scienze austriaca a Graz. “Abbiamo osservato formazione di temporali su Saturno per almeno sette anni tanto che monitorando un temporale in modo differente dagli altri ci ha un po’ spiazzati” ha concluso Fischer.

Questa immagine, presa con un filtro blu, mostra chiaramente la tempesta su Saturno. La principale macchia scura è enorme con una dimensione di circa 6 000 chilometri, circa metà le dimensioni della Terra stessa. Includendo anche la coda del temporale che si osserva sulla parte destra, l’intero sistema temporalesco ha dimensioni che vanno oltre i 60 000 chilometri.

E’ curioso notare che, controllando nell’archivio di immagini della sonda Cassini, si trovano una grande quantità di immagini prese con filtri infrarossi che mettono in luce il gas metano, abbondante nell’atmosfera di Saturno:

una maggior quantità di dettagli si possono osservare in questa immagine. Nell’ovale principale vi è una macchia con una quantità di metano inferiore (a sinistra) e una macchia luminosa sulla destra con un debole anello di nubi che stanno circolando. Anche le bande sul pianeta si possono individuare più facilmente in queste immagini infrarosse. La tempesta è così vasta che è stata scoperta dagli astrofili con i loro strumenti da Terra.

Fonte DiscoveryMagazine: http://blogs.discovermagazine.com/badastronomy/2010/12/28/a-saturnian-storm-larger-than-worlds/
Original Story Source: JPL / NASA News, 6 luglio 2011: http://www.jpl.nasa.gov/news/news.cfm?release=2011-203

Altre informazioni e immagini su JPL-NASA: http://www.jpl.nasa.gov/news/news.cfm?release=2011-203
Universe Today: http://www.universetoday.com/87269/the-sights-and-sounds-of-saturns-super-storm/
ScienceDaily: http://www.sciencedaily.com/releases/2011/07/110706143305.htm
Space.com: http://www.space.com/13668-monster-saturn-storm-photos-cassini-spacecraft.html

Sabrina

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