Blog di Marco Castellani

Giorno: 10 Febbraio 2012

Cometa Tempel 1: l’impatto del 2005

Questa coppia di immagini (cliccare per ingrandire) mostra un confronto tra “un prima” e “un dopo” di una particolare area sulla superficie della cometa Tempel 1, che è stata oggetto di studio e sulla quale è stata fatta schiantare come un proiettile la sonda Deep Impact della NASA nel luglio 2005.

L’immagine di sinistra è una delle ultime immagini ad alta risoluzione ottenute dalla sonda Deep Impact prima di impattare sulla superficie nucleare. La freccia mostra la direzione del proiettile mentre il puntino giallo è il punto dove, pochi istanti più tardi, la sonda andrà a collidere. L’immagine di destra, invece, raffigura il pennacchio di materiale sollevato dall’impatto, così potente da oscurare la superficie. Questo secondo frame è stato ottenuto circa 700 secondi dopo l’impatto.

Queste due immagini mostrano due differenti angolazioni della cometa Tempel 1 viste dalla sonda Deep Impact della NASA (a sinistra) e dalla sonda Stardust della NASA (sulla destra). I due crateri, di circa 300 metri di diametro, aiutano i ricercatori a localizzare il punto d’impatto lasciato dalla sonda Deep Impact nel luglio 2005. Le linee tratteggiate correlano queste caratteristiche.
La sonda Stardust si è avvicinata alla cometa da un differente angolo lo scorso 14 febbraio 2011.

Stardust-NExT è una missione a basso costo che sicuramente farà aumentare le conoscenze della cometa Tempel 1 ricavate dalla Deep Impact.

L’Università del Maryland è stata responsabile della parte scientifica della Missione Deep Impact e il Project Management era gestito dal Jet Propulsion Laboratory della NASA, Pasadena, California. La sonda era stata costruita per la NASA dalla Ball Aerospace & Technologies Corporation, a Boulder, Colorado. Il JPL è una Divisione del California Institute of Technology di Pasadena.

Image credit: NASA/JPL-Caltech/University of Maryland Disponibile su: http://www.jpl.nasa.gov/spaceimages/details.php?id=PIA13858
Per informazioni su Deep Impact: http://www.nasa.gov/deepimpact .

Su questo Blog:

Le prime immagini della Cometa Tempel 1: http://tuttidentro.wordpress.com/2011/02/20/prime-immagini-della-cometa-tempel-i/

Il Nucleo Cometario: http://tuttidentro.wordpress.com/2010/07/24/il-nucleo-cometario/

Sabrina

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iOS, evoluzione e luci lampeggianti

Per quanto abbia imparato ad apprezzare i prodotti Apple, a trarre vantaggio dalle sinergie possibili all’interno dell’ecosistema della mela (con iPad, iPod Touch, MacBook), quando si è trattato – di recente-  di cambiare telefonino… ho accarezzato l’idea, consultato depilantes di pagamenti rateali e piani tariffari … ma no, non ce l’ho fatta a prendere un iPhone. E non solo per il prezzo.
E’ stato difficile. Ci sono molte cose da cui trarrei vantaggio. La sincronizzazione con iCloud, la migrazione facile di dati tra il telefono e gli altri dispositivi Apple. Sicuramente. C’è qualcosa che non mi convince troppo, però.
Ed è più una questione filosofica che squisitamente  tecnica, intendiamoci. Intanto, il sistema operativo mobile che si (auto)definisce “il più evoluto al mondo” (sic), secondo me, è rimarchevolmente povero in alcune parti fondamentali (se ho ben capito, studiandolo senza possederlo: in caso contrario segnalatemelo!). Ma anticipo, non è povero, è minimalista. Probabilmente per scelta. Perfetto: solo che a me, non va troppo bene.
RIver in Moonlight
Che poi, cosa c’entra la luce della luna
con un telefono….  ? Eh…

Esempio, le applicazioni. Le app a disposizione sono fantastiche, il market Apple al momento è forse ancora il migliore. Però le app sono blindate – o così mi appaiono. Non hanno interazione con l’ambiente esterno, eccezion fatta per la nuova barra di notifica (mutuata da Android). Non sono permessi i widgets. In altre parole, per vedere che tempo fa, devo aprire l’applicazione relativa. Per leggere le ultime notizie, devo passare ad una altra app. Per gli appuntamenti, idem. Non è che accendo il display e trovo le informazioni tutte lì, pronte. Devo passare dentro le applicazioni. Sono come universi splendidi, curatissimi, ma che non parlano con l’esterno. Se apro il mio Xperia Ray (certamente non confrontabile all’iPhone come caratteristiche globali, ma dopotutto costa un terzo…) ho a colpo d’occhio le notizie recenti, i feed più aggiornati, gli appuntamenti, gli impegni. Senza entrare in nessuna applicazione. Con iOS, nonostante tutta la sua evoluzione, questo non è possibile.
Perché non ci sono i widgets? Chiedevo con curiosità a degli affezionati utenti di iPhone. Perché sono confusionari… mi dice uno. Perché non mi interessano, hanno deciso che non mi interessano mi dice, significativamente, un altro.
Altro esempio, le notifiche. Immaginiamo, ho lasciato l’iPhone sul divano. Può capitare, ci mancherebbe. Mi metto le pantofole, mi affaccio sul salotto. Lo vedo. La debole luce della luna piena filtra dal finestrone;  è sufficiente per definire i contorni degli oggetti. Ci saranno messaggi in attesa? Chiamate perse (mi sono addormentato, potrebbe essere…), email da leggere? La carica è bassa, non é che devo ricaricarlo? C’è qualcosa insomma che richiede il mio intervento? Boh. Non lo so. Non lo so se non lo prendo in mano, accendo il display. Perché lui, di suo, non fa nulla. Monolite perfetto.
L’Android ha questa cosa che trovo comodissima. Semplice. Se c’è qualcosa, lampeggia. Altrimenti, se ne sta buono. Geniale, dovreste provarlo. Mettiamo, verde se ci sono notifiche, rosso se la batteria se la sta vedendo male. Così – a meno che non sia proprio spento – mi basta un’occhiata per capire se mi sta chiamando oppure no. 
L’altro giorno stavo in palestra. Carica bassissima. Cavolo, non l’ho ricaricato a casa! Rosso lampeggiante. Ogni tanto lo guardavo, non osavo più accendere il display per paura di consumare inutilmente l’energia rimasta. Ma sapevo che ancora non si era spento: la lucina rossa lampeggiante, appunto.
Xperia Ray, piccolo sì,
ma di una certa eleganza…
La gestione energetica? Vogliamo risparmiare ‘sta batteria? Su Android c’é il widget che accende e spegne rapidamente il bluetooth (ottimo per l’auricolare: meno lo avvicino alla testa, dopotutto, meglio è…), il wifi, la luminosità dello schermo, accendo e spengo il traffico dati su rete telefonica… Su iPhone, con tutto quello che costa, non lo posso fare. 
Ci sono altre cosette… la pila dell’iPhone non la posso cambiare. Funzioni o no, è tutta inglobata nel telefono. Per farlo funzionare, poi, devo sostituire la SIM. Ci vuole la micro SIM, infatti. Mi dicono che anche altri telefoni la adottano. Ok, comunque limita la mia capacità di spostarmi da un apparecchio ad un altro. Sono a corto di memoria per applicazioni e musica (vedi a voler portarsi appreso la musica insostituibile, come tutta la collezione di Albano e Romina, poi le collections dei Ricchi e Poveri…); posso cavarmela comprando – diciamo – una micro SD, ormai disponibili per una manciata di euro? Niente affatto, niente predisposizione per schede esterne. Ovvero, la memoria la decidi all’acquisto, la paghi ad Apple (e la paghi proprio tutta) e da lì non ti muovi più.
Non fraintendetemi. Mi piace un sacco. Le caratteristiche hardware sono ottime. Le applicazioni sono molto belle, per la gran parte (insomma, se me lo regalano.. alla fine dovrò cancellare questo post). 
Però la sua filosofia, non mi convince appieno. E per un oggetto che costa sui seicento euro (e passa), se qualcosa non ti convince, magari ci pensi due volte…
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