Blog di Marco Castellani

Giorno: 16 Febbraio 2012

Linux a casa? Non è il caso…

Un post sul blog pclinuxos2007 ha destato il mio particolare interesse, in chiusura dello scorso anno. Al di là infatti dei diversi proclami, che si sono spesso susseguiti, sul fatto che si fosse in procinto di ottenere una larga diffusione per linux, l’autore dell’articolo esordisce esprimendo la sua gratitudine per fatto che nessuno abbia ancora dichiarato “il 2012 sarà l’anno di linux sul desktop”.
Sano realismo, nella mia umile opinione.
Ora, chi scrive è antico abbastanza da averne viste, di dichiarazioni simili. Ho usato linux, se non erro, dal lontano 1996 (e ancora lo uso). Ne ho viste e ne ho provate, di distribuzioni. Ne ho caricati, di aggiornamenti. E ne ho letti, di post linuxiani, di riviste. Quasi ci siamo, il 20xx sarà l’anno di linux sul desktop. Non era infrequente leggere dichiarazioni entusiastiche di questo tipo, in chiusura dell’anno 20xx-1. Ebbene, concordo con l’autore del post. Questo possiamo dire che certamente non è avvenuto, e probabilmente non avverrà (mia opinione personale, beninteso). Malgrado linux abbia fatto passi da gigante, in pochi anni.

Il comodo sistema di “lenti” di Ubuntu (alla Mac OS X)
(Crediti: Ubuntu website)

Intendiamoci, linux è fantastico perché è libero, è configurabile senza limiti (e questo a volte è però anche un… limite), può essere istallato quasi dappertutto (non provate con il gatto di casa, però). Gira sui server di Google, dunque possiamo dire con buona approssimazione che Internet si basa su di esso, in larga parte. Vi sono tonnellate di smartphone Android in circolazione. Ovvero dispositivi che fanno girare una versione appositamente modificata del kernel linux. 


D’accordo.
Tuttavia la base di utenti desktop è ferma intorno all’uno per cento, a quanto leggo.

Se devo parlare delle mia esperienza di questi anni, nell’ambito della comunità scientifica (che mi è particolarmente familiare per il mio lavoro di astronomo) posso dire di aver visto intorno a me una descrescita netta delle macchine e dei portatili con linux, non una crescita. Windows, soprattutto con Vista, era stato un fiasco. Non ho visto molti ricercatori che lo usassero. Anzi. 
Vista probabilmente sta alla Microsoft come la Duna sta alla FIAT, se capite cosa intendo.
Tuttavia mi sento di dire che linux ha perso l’occasione offerta da Vista e dai suoi numerosi problemi. 
Penso agli ultimi anni. Più passava il tempo, più vedevo intorno a me un nuovo tipo di computer. Era quasi Unix, ma non era linux. Funzionava subito e dicevano che funzionasse bene. Sempre più colleghi lo adottavano. Richiedeva poco apprendimento, per chi era abituato a linux. Il software scientifico non mancava, via porting o – man mano – proprio nativo per la piattaforma.
Sì, parliamo di Mac OS X. Se guardo intorno a me, e penso alla situazione degli ultimi anni, devo dire che ha vinto lui. Prima un ricercatore con un MacBook veniva guardato con curiosità; si osservava come fosse una eccentricità, una stranezza. Ora è lo standard. Nelle varie riunioni alle quali ho l’onere e l’onore di prendere parte, la quantità di MacBook è sempre molto elevata (non sono infrequenti casi di maggioranza bulgara).
Ora, mi rendo ben conto che questo è un “ecosistema ristretto”, gli astronomi non sono la maggioranza della popolazione (per fortuna o purtroppo, su questo si può disquisire a lungo). Però è un segnale.
A pelle, lasciatemelo dire, ho la sensazione che linux abbia perso la partita. O meglio, l’abbia vinta in ambiti dove prima nemmeno si pensava si giocasse:  penso al settore degli smartphone ed anche dei tablet.  Nel mio Xperia Ray batte un cuore Android, cioè Linux. Se guardo nelle impostazioni, trovo una Versione kernel 2.6.32.9.etc…  E Android è adesso il sistema più diffuso per gli smartphone.
Le cose cambiano, quasi niente rimane come prima.

Questo nonostante molte cose. Linux (luogo comune forse, ma con un fondo di verità) ha sofferto della amplissima frammentazione; gli sforzi si sono allargati in una miriade di distribuzioni, spesso – diciamolo – diverse in minima parte (o costruite una sull’altra con variazioni non sempre di grande impatto). Poche con idee veramente innovative. 

Sono molto affezionato a linux, e dirlo un pò mi dispiace. Ma lo dico, sperando di essere smentito…
Questo, ovviamente, se si pensa alle percentuali. Va anche detto, il vantaggio di buttar dentro un disco di Ubuntu e rimettere in attività un computer ancora decente ma con un vecchio Windows malfunzionante, ritrovarsi a costo zero un sistema operativo moderno (un pò alla Mac OS X, ma per me va bene), dove lo vogliamo mettere?

Ma gli anni passati a discutere della imminente vittoria di linux sul desktop mi sembrano, appunto, passati.

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Chandra scopre cosa mangia il nostro buco nero…

Mettendo insieme una serie di osservazioni condotte nell’arco di diversi anni, la sonda Chandra della NASA ha raccolto diverse evidenze riguardo alcuni “lampi X” dall’oggetto Sagittarius A, il buco nero supermassivo che abita il centro della nostra Via Lattea. I lampi sono stati anche rilevati dal Very Large Telescope dell’ESO, in Cile.

Un recente studio fornisce una interessante spiegazione per questi misteriosi lampi. Il suggerimento è che esista una nuvola intorno a Sagittarius A, contenente la bellezza di centinaia di migliaia di miliardi tra asteroidi e comete, che sarebbero stati strappati dalle loro stelle di origine. Nella figura qui sotto (cliccare per vederla in formato più grande), il pannello di sinistra rappresenta una immagine ottenuta tramite circa un milione di secondi di osservazione di Chandra nella regione intorno al buco nero: in rosso i raggi X di energia più bassa, verdi i raggi X di energia media e in blu i più “duri”.

La zona con il buco mero supermassivo al centro della Via Lattea. Crediti: X-ray: NASA/CXC/MIT/F. Baganoff et al.; Illustrations: NASA/CXC/M.Weiss

Un asteroide che subisce un incontro ravvicinato con un altro oggetto, tipo stella o pianeta, può finire in una orbita intorno a Sagittarius A, come mostrato in una serie di illustrazioni artistiche sulla destra dell’immagine. Se capita poi che (lo sventurato) l’asteroide passi a circa 160 milioni di chilometri dal buco nero, la sua sorte probabile è di essere ridotto a bricioline dalle forze mareali che agiscono per la presenza del buco nero.

I frammenti poi sarebbero vaporizzati per frizione quando passano attraverso il gas caldo che viaggia verso il buco nero. Il loro destino è ormai segnato: rimane solo la possibilità di un ultimo “lampo” quando i frammenti sono ingeriti dal buco nero: ecco dunque la probabile spiegazione dei lampi X.

Si può condurre una interessante similitudine, a riprova che fenomeni simili avvengono anche su scale molto diverse. Consideriamo che una volta ogni tre giorni circa, scompare una cometa perché viene “digerita” dal nostro Sole… nonostante le differenze significative tra i due ambienti (il buco nero supermassivo è grande circa 3,7 milioni di volte il Sole!), il tasso di distruzione  di comete ed asteroidi da parte della nostra stella e di Sagittarius A, sembra sorprendentemente simile…!

Chandra Press Release

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