Se nel post precedente abbiamo parlato della chiusura di Google+, l’unica vera possibilità di sfidare Facebook sul suo stesso terreno, dobbiamo dire però che anche quest’ultimo non se la passa molto molto bene.
Cioè, insomma.
E’ sempre il primo social network al mondo. Il che non è poi male, come risultato. Però ci sono anche dei segnali, delle tendenze, che portano a pensare che, dopotutto, l’era Facebook sia in fin dei conti come le altre, ovvero abbia un inizio ma anche una fine. 

Segnali e tendenze che meritano attenzione.


Piccola parentesi. Così è stato, proprio così è stato, per l’epoca Yahoo! del resto. Il trionfo e la caduta del web uno punto zero è stato segnato dal percorso di questa azienda (i meno giovanotti se lo ricordano senz’altro). Tutto era di Yahoo!, ogni servizio valido era suo, in pratica. O se non era suo poco male: lo compravano, e lo diventava. Insomma, niente sembrava poter scalfire questo dominio. 
E poi… è andata come è andata. Sono arrivati Google, poi Facebook. I servizi Yahoo! sono (più o meno) ancora in giro, come fossili nell’ambra, quasi, come segni di un modo di intendere il web che non è più, che ora semplicemente, non è più.

La rete deve rifrangere ogni colore, in modo limpido, aperto, nuovo. 

Questo forse è il nostro problema, che è un problema percettivo, prima di tutto. Siamo abituati ad un orizzonte piccolo, troppo vicino. Noi siamo come schiacciati in un eterno presente, per quanto riguarda il web, tanto che rischiamo di non farci quasi più caso. Sì, la situazione può cambiare, per Facebook. Le voci critiche sul modo di operare del gigante dei social, sono sempre più numerose, e hanno diversi argomenti, anche piuttosto solidi.

Molti tra i più giovani hanno ormai abbandonato Facebook per Instagram, privilegiando un modo di comunicazione che avviene principalmente per immagini. Intanto, i problemi e le grane di Facebook – e non solo i dividendi – continuano a crescere.

Questo può essere visto anche con ottimismo, nella misura in cui si spera possa aprire l’epoca di una rete più poliedrica, portatrice di colori diversi, di modi e mondi diversi. 

Nel complesso, per quanto Facebook sia grosso modo sempre uguale a sé stesso, sono i tempi con i quali si deve confrontare, che cambiano. Dall’inizio dell’era Facebook, si è molto modificata la nostra coscienza critica sull’uso dei dati personali, per esempio. Siamo sempre più consapevoli che la tutela di questi dati è continuamente a rischio, in un word wide web così pervasivo e tecnologicamente evoluto. E siamo sempre più avvertiti del ruolo decisivo che un’entità come Facebook può giocare in contesti molto variegati e esterni al web, dalla scelta di che prodotti consumare all’esito delle elezioni politiche negli stati sovrani. 
Ci sono insomma segnali sempre più forti che ci dicono che le cose non possono andare avanti in questo modo. Abbiamo bisogno realmente di una rivoluzione nell’uso degli strumenti digitali. Una rivoluzione non violenta, lenta, ma reale. Per tanti versi, si capisce, chi è in posizione di potere cerca di mantenere lo status quo. Eppure è un lavoro difficile, sempre più difficile mano a mano che il contesto cambia, la percezione di rischi e benefici si allarga. La consapevolezza si diffonde. 
La grande rete è totalmente diversa da come era nel 2004, anno di nascita di Facebook. Ed è in continua mutazione, in mutazione accelerata. L’unica per sopravvivere, è reinventarsi continuamente, è essere trasparenti davvero, è essere aperti davvero. Abbandonando pretese monopolistiche perseguite in modi opachi. Sognare una rete varia e multicolore, governata da una vera pluralità di soggetti, deve essere quello che ci spinge, la visione. 

Trasparenza, apertura, disponibilità alla coabitazione con altri soggetti. Piace pensare che chi vince, alla fine, chi rimane, lo possa fare per queste qualità. 

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