Direi proprio, finalmente. Una cosa che mancava all’ecosistema Android, che sta crescendo in maniera omogenea e robusta, era proprio una applicazione “ufficiale” per la gestione dei podcast. I quali per i pochissimi che non lo sapessero, sono una sorta di trasmissioni radio da fruire però on demand, perché si scaricano sul proprio computer – o sullo smartphone – e si ascoltano quando meglio si crede. Non sono una cosa nuova, certo, anche se c’è chi sostiene con qualche ragione che proprio adesso vi tocca iniziare ad ascoltarli sul serio. Peraltro, se vi annoio con questi è solo perché io li ho appena riscoperti, per un mio desiderio di maggior familiarità (eufemismo) con la lingua inglese (ma questo a voi non vi importi poi troppo). 
Google Podcast, dove faccio anche
la mia bella figura di ascoltare una cosa molto culturale
(la spiegazione della Sinfonia n.2 di Anton Bruckner)

Però andiamo con ordine. L’applicazione alla quale mi riferivo si chiama assai sobriamente, Google Podcast. Diciamo subito che se cercate un’applicazione semplice e minimalista – con tanto bianco intorno, diciamo – per iniziare l’avventura dei podcast, e che magari si sincronizzi ovunque siete presenti con il vostro account Google (ovvero, ovunque e basta), e che per giunta sia anche gratuita, questa va benissimo. E’ perfetta. Certo magari non viene aggiornata a ritmi furibondi (l’ultimo aggiornamento è di giugno di quest’anno, tanto che un utente annota, sapidamente, che sembra un’applicazione fatta e poi un’attimino lasciata a macerare). Ma anche questo non vi deve preoccupare granché. C’è, è gratis, è mimimalista, funziona. Stop.
Se però poi vi capita che ci prendete la mano e il gioco inizia a piacervi, se magari li iniziate ad ascoltare anche in macchina collegando lo smartphone all’impianto dell’auto via bluetooth o diavolerie simili, allora magari Google Podcast vi può iniziare ad andare un poco stretta. Se volete programmare gli scaricamenti degli episodi, magari solo quando il telefono è su wifi e/o solo quando è collegato all’alimentazione, allora Google Podcast non può fare molto per voi. Non ancora, almeno. 
A me piace Pocket Casts (non solo perché ci riconosco parte del mio cognome e dunque coltivo l’illusione che sia stata sviluppata apposta per me). Con questa app (costa un pelino, ma vale la pena se vi sentite un attimo seri sui podcast), le opzioni sono veramente le più svariate: potete configurare l’autoscaricamento degli episodi a vostro gusto, la cancellazione di quelli vecchi secondo le vostre regole, e tante tante altre cose (che adesso non mi vengono in mente ma ci sono, eccome se ci sono). La versione attualmente sul Play Store di Google è la 6.4.15 e risale anch’essa a qualche mese fa, agosto 2018 per la precisione. Tuttavia ci sono segni importanti di una versione “7” che dovrebbe arrivare, io spero, al più presto anche da noi. 
Pocket Casts, dove forse non faccio una
altrettanto bella figura riguardo il titolo del programma
che è in ascolto (ma posso spiegare, naturalmente)
Da quanto vedo comunque la versione attuale si comporta egregiamente e ti regala quella libertà di programmare gli scaricamenti a tuo maggior agio, in modo che magari te li ascolti bello bello in macchina anche quando viaggi in zone dove la copertura di rete è ballerina o proprio non c’è (la tratta Roma – Monte Porzio Catone, che percorro quotidianamente per spostarmi dal luogo di casa al luogo di lavoro, per vostra informazione, è esattamente di questo tipo).
Un’altra cosa molto carina di Pocket Casts (che in realtà mi sarei atteso da quella di Google!), e che ho scoperto dieci minuti fa consultando dei siti per questa quasi-recensione, è che Pocket Casts ha una sua interfaccia web, dove (ovviamente se avete accettato di autenticarvi), potete ritrovare in buon ordine tutti i vostri podcast e fruirne direttamente da un qualsiasi computer collegato in rete (trovarne uno non collegato, è questo il difficile). Questa comoda interfaccia a dire il vero non viene propriamente gratis: tuttavia, la la cosa interessante è che non richiede l’ennesimo pagamento mensile, ma un pagamento “una volta per tutte” (o almeno così mi pare) di meno di dieci euro. Ci si può pensare in effetti (anche perché garantisce la sincronia con lo stato degli ascolti che avete sul vostro device portatile).
C’è anche una applicazione per Mac o Windows, a rendere il tutto più appetitoso.
Così appare l’applicazione Pocket Casts per Mac… 
Vabbè, poi di applicazioni per podcast ce ne sono tantissime, alcune gratuite, anche. Però a me questa piace molto molto. Quando è uscita quella di Google preso dall’entusiasmo e dalla voglia di normalizzarmi, in un certo senso, ho piallato Pocket Casts e mi sono buttato su quest’ultima. Poi però le sue odierne limitazioni mi hanno indotto a fare un passo indietro. Che magari è un passo avanti. 
Cioè perché poi alla fine il marchio Google non è che vuol dire sempre che stai usando il meglio. Alla fine Android è bello perché ti chiama in causa attivamente, c’è così libertà di scelta che anche ricadere sulle applicazioni di default piò non essere sempre la scelta migliore. 
Comunque sia, scegliete quel che vi pare, l’importante è trovare un buon podcast e cominciare ad assaggiarlo. Entrerete in una avventura che, decisamente, ha tutti i requisiti per poter durare. E a lungo. 
/ 5
Grazie per aver votato!

 258 letture su Stardust,  2 oggi