Verrebbe da dire, facendo il verso ad una nota pubblicità, il mio browser è differente e in effetti in un certo senso può essere vero, in questo caso.
 
Almeno la sensazione di salutare diversità un po’ la sento, adesso. Insomma, dopo anni ed anni di permanenza in Chrome, che è stata la mia “normale” finestra sul web per la gran parte delle circostanze, ora questo scossone si sente, e si sente con piacere. Diciamo che ogni tanto le acque vanno smosse, in molti campi, e magari mutare software di navigazione Internet può anche – al di là di vantaggi e svantaggi del software medesimo – aiutarci a ricordare che non c’è un solo modo di vedere le cose. Insomma parliamo dell’uomo prima ancora che delle macchine, e questo in sintonia precisa con gli intenti di questo blog.
 
Vivaldi è il browser che da qualche giorno ha rimpiazzato Chrome sui miei molteplici schermi, sia di computer che di tablet e di telefonino (solo il mio nuovo iPad settima generazione è rimasto olimpicamente indifferente a questa onda nuova, a motivo dell’assenza di Vivaldi nello store di Apple).
 
Come Chrome, con qualcosa in più…
 
Certo, diranno subito i miei piccoli lettori, comunque non è tutta questa novità, è un browser basato sullo stesso motore di gran parte degli altri browser più diffusi, ovvero Chromium. Lo stesso di Chrome, ovviamente, ma anche di Edge, di Opera, di Brave e svariati altri.
 
 

Vero, rispondo io. Tuttavia sulla base di questo motore è stato sviluppato uno strato successivo che mi pare piuttosto interessante, e che si traduce in una diversa e più ricca esperienza d’uso. Con diverse possibilità in più, tra l’altro.
 
La filosofia è un po’ diversa da quella di Chrome, che è essenzialmente assai scarno di possibilità native oltre la mera navigazione web (e certo le cose essenziali come segnalibri e cronologia), per le quali si appoggia ad un ricchissimo ecosistema di estensioni di terze parti. Per Vivaldi invece il motto è perché se è utile, dovrebbe essere integrato, frase che infatti campeggia sulla pagina Strumenti nel sito del browser stesso.
 
Certo c’è del positivo nell’incorporare di base alcune funzionalità. Ad esempio la coerenza del codice, dovrebbe essere superiore. Alla fine un tipico Chrome con diverse estensioni è un assemblaggio eterogeneo di codice di diverse parti, fatto con diverso stile, che dovrebbero funzionare bene insieme, certo, ma comunque rimane eterogeneo. Non vi è certezza poi che una estensione non impatti in maniera esagerata sulle risorse di sistema (ed infatti, talvolta avviene). Invece avere delle funzionalità nel core del programma, dovrebbe garantire una coerenza maggiore (ovviamente, il condizionale è obbligatorio). Inoltre, devo dire, è piacevole imbattersi in un software coraggioso, che fa delle sue scelte, che cerca di caratterizzarsi.
 
Un esempio su tutti? Mi piace molto la recente introduzione delle note in markdown, con possibilità rapida di arricchire il testo con degli screenshot del sito web che si sta visitando: per la verità, sono approdato a provare Vivaldi proprio per questa cosa delle note (per uno che scrive è sempre qualcosa di interessante).
 
Ho saggiato l’utilità di questo proprio nei tempi del lockdown, dove l’attività di lavoro ovviamente si era spostata massicciamente sul web, e per me e per i miei colleghi questo vuol dire, inclusi i seminari scientifici. Ebbene, con Vivaldi, prendere note durante un seminario e accludere “al volo” una schermata della slide che stava presentando il relatore, si è dimostrata cosa assai semplice e veloce. Certo si può aprire un programma apposito per le note, e poi allegare schermate del browser prese a momenti opportuni, ma è una procedura più lunga: mentre usando le note in Vivaldi, è appena un click.
 
La funzione “note” è perfetta per seguire un meeting online… 
 
Vivaldi ha anche – assai apprezzabilmente – Ecosia tra i suoi motori di ricerca (in ogni caso, si può facilmente aggiungere anche su altri browser). Parlare di Ecosia certamente richiederebbe un post specifico, ma intanto si può consultare il loro sito anche per iniziare ad avere un’idea dei modelli di social business e sul fatto, soprattutto, che vi è un modo diverso di fare azienda rispetto alle multinazionali che ben conosciamo, e che può essere un segnale incoraggiante, può valere la pena (soprattutto quando ci costa così poco) modulare il nostro comportamento per favorire alcune realtà di impresa sociale, più gentili ed accorte verso il nostro pianeta.
 
Certo non tutto quello che è gratis è da prendere senza vagliare, su questo vale il piccolo incidente di Brave (peraltro ottimo software). Quello che ci interessa, infatti, non è (solo) pagare poco, o pagare di meno, ma incentivare modelli di sviluppo che siano veramente alternativi alla logica neoliberista ora imperante. Questo per aprire prospettive nuove, per ritornare ad un respiro nuovo. Dalla tecnica, all’umano, in movimento continuo, ed ostinato. Anche un piccolo gesto può servire, almeno dal punto di vista psicologico: può aiutare a capire che, a differenza di quanto spesso si dice e si pensa, c’è sempre una alternativa, e questa alternativa chiede prima di tutto di essere vista, di essere percorsa, di essere curata e nutrita.
 
Ed allora, anche la scelta di un browser, o un motore di ricerca, può essere un segno, un inizio di un percorso nuovo, più vivo e più armonico (visto che il progetto prende il nome di un musicista, per di più italiano).
 
E più divertente, anche.
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