Ogni cosa che inizia è bella. Carica di promesse, profumata di cose nuove. Da poche ore Perseverance è sul suolo di Marte, pronta al lavoro che l’attende. Ieri sera, tutto il mondo ha seguito le ultime fasi della complessa manovra di arrivo sul pianeta rosso. Alla sala controllo della NASA questa volta niente abbracci, come ovvio. Ma l’entusiasmo dopo che Perseverance aveva posato le ruote sul suolo, era palpabile, fresco, rigenerante. Quell’esultanza, a vederla, ci ha fatto bene.

Perseverance, primo giorno su Marte.  Crediti: NASAJPLMars 2020

Un viaggio interplanetario di 203 giorni si è concluso, sembra, nel migliore dei modi. La prima immagine presa da Percy ha già fatto il giro del mondo, è già quasi un simbolo. Ieri ci siamo sentiti di nuovo tutti uniti, oltre il piccolo consueto circolo di private lamentazioni, di domestiche lacerazioni, della costellazione di parzialità ed inconcludenze nelle quali a volte ci sentiamo persi, in questo Universo.

Ci siamo ritrovati, inaspettatamente, nella trepidazione per il destino di questo rover, un ammasso di metallo e strumentazione grande come un’automobile. Ci siamo sorpresi in trepidazione in quei sette fatidici minuti, mentre la sonda passava attraverso la procedura complessa che l’avrebbe infine fatta posare al suolo. Scienziati, artisti, artigiani, disoccupati, letterati, ci siamo scordati un attimo dell’angustia dell’isolamento sanitario e ci siamo permessi di sognare un sogno in grande, un sogno che ci unisce tutti e ci mette un piccolo sorriso in fondo al cuore. Sorriso che poi germoglierà, se lo lasciamo crescere, in modi inaspettati.

La scienza è questo sogno comune, è questo ristoro globale, è questa curiosità di quel che abbiamo intorno, è questa avventura di tutti e di ognuno personalmente, è questo bene comune.

Meno di questo, non è scienza. Meno di questo, ormai, non ci interessa più. Buon lavoro, Perseverance. Scrivici, mi raccomando.

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