Viviamo in un mare di parole, un cosmo verbale, spesso inquinato. Di questi tempi, più che mai. Cosa può dire un astrofisico, in questo periodo? Io cosa posso dire, cosa posso augurare, dal mio punto di vista, per il 2022 che sta arrivando? Mi sembra che l’unica cosa seria, da augurare ed augurarsi – nel prossimo anno che viene – è comprendere sempre meglio che l’universo ci riguarda.

Guadagnarsi uno sguardo ampio. Capire che viviamo su un un piccolo puntino blu, e che su quel puntino blu è in corso un esperimento meraviglioso chiamato vita (se vi sia anche altrove è ancora materia di supposizione), che è il punto in cui il cosmo guadagna una sorta di autocoscienza: siamo parte del cosmo che guarda il cosmo e si interroga.

La Via Lattea è forse la dimostrazione più palpabile delle meraviglie cosmiche che esistono fuori dalla nostra porta. Potremmo davvero volerla aprire, di fronte a tale spettacolo.

Il cosmo. Chi ci pensa normalmente, chi gli fa spazio tra le faccende della sua vita? Nessuno (spesso, nemmeno noi astronomi). Eppure è lì che accadono tante cose, e accadono sempre. C’è in atto come una danza, la danza intima del reale, possiamo scegliere di partecipare, di accordarci a questa danza, o farci da parte, rimanere scollegati.

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