Snoopy è arrivato pochi giorni fa al Kennedy Space Center della NASA. Sarà ospitato a bordo della sonda Orion che verrà lanciata all’inizio del prossimo anno, nel quadro della missione Artemis I. Il suo compito principale è di fare l’indicatore di gravità zero, precisamente. Tali indicatori sono piccoli oggetti portati a bordo delle navicelle che sono senza equipaggio, per segnalare l’avvenuto raggiungimento della condizione di perdita di peso, caratteristica della microgravità.

Snoopy valuta il veicolo spaziale che dovrà ospitarlo…
Crediti: NASA/Kim Shiflett

Dunque senza persone a bordo, Snoopy sarà un comodo indicatore visuale: basterà vederlo fluttuare dentro la cabina per capire che la condizione di microgravità è stata raggiunta. La foto mostra proprio Snoopy che guarda il veicolo che presto lo porterà nello spazio.

La NASA sta attivamente collaborando con i Peanuts, con i quali ha un vero e proprio accordo, per educare le persone riguardo le missioni spaziali, e per ispirare le varie generazioni a sognare in grande.

Tutto serve, in effetti, a prendere familiarità con lo spazio. L’uomo ha sempre avuto davanti a sé una frontiera da superare, un limite da valicare, un sogno da raggiungere. I tempi davvero pericolosi sono quelli di riflusso e ripiegamento, dove la rinuncia al sogno e alla creatività però si paga, e si paga cara.

La corsa allo spazio, probabilmente, ha evitato un disastroso conflitto tra superpotenze, negli anni sessanta. Ora però il sogno va ripreso, e ripreso in grande. Per il bene di tutti, guardiamo al cielo. E portiamo nel sogno anche Snoopy, infaticabile testimone di quella possibilità morbida ed incantata, indomitamente presente in tutti i rapporti umani.

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