Bello far parte della giuria del Concorso Rodari, perché si è esposti alla fantasia di tante ragazze e ragazzi che, per una volta, si liberano dagli obblighi scolastici più consueti e si permettono di inventare storie, di percorrere l’universo esattamente con le loro storie (che vanno più lontano di qualsiasi astronave e qualsiasi sonda, e non inquinano).

E poi le storie sono tutto. Considero un privilegio far parte del Gruppo Storie di INAF, perché lavoriamo con i mattoncini stessi dell’universo, con le narrazioni di cui è intrisa la materia. Niente si dà senza narrazione. Forse una Storia grande regge tutte le altre, c’è chi lo pensa. Comunque, è una fitta intelaiatura di storie che rende tutto sempre e di nuovo vivibile, percorribile. L’universo è fatto di storie, ce lo dicevamo già nello svolgimento della prima edizione del concorso.

Ganni Rodari (1920-1980), un grande inventore di storie.

Gianni Rodari poi di storie ne ha create tante, ed è proprio bello che per l’occasione i ragazzi ne possano inventare ancora altre. Le storie sono sempre generative, sono delle proposte per la fantasia, si mettono volentieri in relazione: una chiama l’altra.

La cerimonia di premiazione per la seconda edizione del concorso di scrittura A Gianni Rodari, via Lattea quaraquarinci si terrà il giorno lunedì 7 marzo, ma già fin d’ora si può scaricare il libro con le opere delle ragazze e i ragazzi che hanno partecipato, come singoli o come classi.

In particolare, quest’ultima modalità della partecipazione di classe è stata una caratteristica nuova della seconda edizione. Come giuria ci ha forse dato qualche grattacapo in più, ma ha ampliato l’offerta di partecipazione del concorso e dunque è stata una cosa senz’altro positiva. L’altra è stata l’acrostico, che i partecipanti dovevano costruire, a partire da un termine astronomica. Le parole sono gli atomi della storie, ognuna è un ponte verso altre parole, amiche. Anzi, sono le parole sono come i quark, i costituenti fondamentali della materia. Come ci insegna la fisica, i quark non possono stare da soli, si devono necessariamente mettere insieme. Le parole si mettono insieme ed iniziano – in ogni momento – a ricostruire il mondo.

Così esattamente, io credo, si edifica una ipotesi di mondo più vivibile: più bello per i giovani che vi abiteranno, ma anche per chi ha già visto molte primavere e continua ad essere affezionato a questo Universo, alle aperture che offre, alle sfide e alle possibilità di crescita che sempre ci propone.

Vorrei dirla tutta, però. Dare spazio ragionevole alla fantasia, riportare questo fattore al centro del percorso educativo, è sottilmente rivoluzionario, perché instaura un canale di comunicazione con il cuore umano. Proprio quel cuore spesso considerato come un ostacolo e un impiccio, in un mondo tentato dalla deriva tecno-commerciale e scientista, dove conta solo l’efficienza e la prestazione, l’aspetto economico ed il consumo. Dove il dato matematico spogliato di ogni aspetto umano pretende di diventare l’unica verità, ma una verità fredda e disincarnata. Dunque, una verità manchevole fin dall’inizio di alcune qualità essenziali.

Dare spazio e dignità alle storie è opporsi a tutto questo. Vuol dire pertanto, secondo me, essere veramente rivoluzionari, oggi.

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