Questa generazione sta traversando una soglia epocale per l’astronomia. Anche, per l’astronomia. Gli indizi sono tanti. Fino a ieri, l’umanità viveva in un Universo con un piccolissimo numero di pianeti conosciuti, tutti orbitanti attorno al Sole. Per secoli la situazione è rimasta immutata. La prima scoperta di un pianeta extrasolare risale appena al 1995, un pianeta intorno alla stella 51 Pegasi. Oggi se ne conoscono diverse migliaia, di pianeti al di là del Sistema Solare.

Immagine artistica di un pianeta delle dimensioni di Giove, che ruota intorno ad Epsilon Eridani, a poco più di 10 anni luce da Terra.
Crediti: NASA, ESA, and G. Bacon (STScI)

Gli ultimi 65 sono stati aggiunti proprio l’altro ieri, facendo superare la soglia dei cinquemila all’archivio di esopianeti della NASA. Altre compilazioni differiscono un poco per il conteggio totale, ma sono certamente dettagli.

Quello che invece conta è che dobbiamo fare i conti con un Cosmo molto diverso da quello in cui molti di noi sono cresciuti. L’idea di Universo sta cambiando a ritmi più veloci di quelli necessari alla nostra mente per stare al passo: così, pensiamo di avere capito, ma in realtà il modello mentale di Universo che abbiamo, non è ancora cambiato. Che poi è il solito schema: posto freddo e inospitale, distanze sconfinate piene di nulla, corpi giganteschi in collisioni violente, eccetera.

Un Universo così ci fa paura e ci sentiamo quasi vivi per caso. La cosmologia influenza profondamente il nostro modo di vivere, altroché. Un Universo pieno di possibilità – e forse di vita – arriva oggi dalla scienza come proposta alla nostra immaginazione, al nostro sentire. Perché il senso di essere a casa possa espandersi oltre il nostro appartamento, oltre il nostro giardino, e spingersi idealmente fino alle stelle. Perché si possa iniziare davvero a fare amicizia con loro: a fare amicizia tra noi, grazie a loro.

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