Blog di Marco Castellani

Guardare le stelle

Sono tempi difficili, lo sappiamo. Siamo tutti (perlomeno) preoccupati. Mi sono chiesto molte volte, in questi giorni, se ha senso continuare a parlare del cosmo, guardare le stelle. Ma che beneficio avremmo se smettessimo di meravigliarci, pur consapevoli di tutto quanto di pazzo e feroce sta avvenendo intorno a noi?

Nei tempi difficili, scrivevo sabato scorso, credo sia importante che ognuno rientri con più convinzione in quello che fa, in quello che vive, in ciò che lo definisce.

Io provo umilmente a farlo, raccontando dei fenomeni celesti. Parlandone con chiunque voglia ascoltare. Facendone anche gioco. A breve avremo la premiazione del Concorso Rodari, a mio avviso un segnale importante perché ai più giovani non sia rubata la speranza, la gioia di essere creativi.

Insegnare la creatività fin da piccoli, incentivarla e difenderla, credo sia una importantissima opera di pace. Un tassello fondamentale di ogni percorso educativo. “E’ inutile lavorare sulla pace e sulla stabilità se non costruiamo i ragazzi di domani con un impegno sulla cultura e l’educazione” ha detto Matteo Renzi, da Presidente del Consiglio, nel 2015. Parole verissime, soprattutto adesso.

La creatività è un canale dove far scorrere energie che, se bloccate, cercano altre vie di espressione, non necessariamente più salutari e benefiche. Vogliamo tutti lasciare la nostra impronta nel mondo, ma ci sono modi e modi di farlo.

Quello che ho capito dallo studio delle dinamiche celesti è che lassù c’è un patrimonio di meraviglia che aspetta di essere raccontato, descritto, mostrato. Chi si sente in qualche modo chiamato a farlo deve farlo, ora più che mai.

La contemplazione della meraviglia non cura certo tutto, rimane sempre una zona d’ombra nella donna, nell’uomo, che affonda nel mistero. Ma certo percepire la meraviglia aiuta molto a mettersi in un ordine di pensieri più ampio, aperto, conciliante, dialogante, cosmico.

Ecco perché non possiamo smettere di guardare le stelle.

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  1. Luigina

    Si,è più che mai importante,specie nelle situazioni più dolorose, alzare gli occhi verso il cielo, non per fuggire la realtà, ma per sentirci immersi in uno spazio che,nel suo mistero, unisce e annulla le distanze. Forse a chi imbraccia armi per distruggere,non gli si è mostrato la bellezza al di sopra di lui.

    • Marco Castellani

      Grazie cara Luigina.

      Hai ragione, forse è una mancanza di bellezza che crea tanti sconquassi. Mi torna alla memoria quanto racconta Etty Hillesum nel suo bellissimo diario, quando si chiede che cosa ha dovuto subire quel giovane ufficiale tedesco che la trattava tanto duramente. La scelta della distruzione è una conseguenza spesso del non vedere la bellezza, dell’averla messa da parte, averla accantonata per troppo dolore.

      Ma è una strada pessima che fa male a tutti, a sé stessi e al mondo. Per questo la bellezza va difesa con i denti e con le unghie. Perché altrimenti parlano le armi, prima o poi.

      Ed è un discorso, maledetto.

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