La difficile situazione in Ucraina

Di qualche giorno fa, la dichiarazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, sulla situazione in Ucraina.

L’Istituto Nazionale di Astrofisica esprime la massima solidarietà alla popolazione e alla comunità scientifica dell’Ucraina ora sottoposta a una situazione molto difficile. Siamo a disposizione nell’ambito delle iniziative del Governo nel supportare azioni concrete di aiuto per i nostri colleghi ucraini con cui collaboriamo da anni. La scienza deve essere portatrice di valori universali di pace; in questo senso la comunità Inaf auspica che la ragione prevalga sulla sopraffazione, e che non si debbano interrompere le molte collaborazioni scientifiche frutto di tanti anni di rapporti positivi.

Riparto da qui, per capire chi sono, cosa sono, in questa contingenza. Riparto da ciò che mi definisce (qui, in ambito professionale). Prendo sul serio questa dichiarazione. Tra il fiume di parole di questi giorni (fate caso come, nel flusso verbale mediatico, l’affluente COVID abbia speditamente ceduto il passo a quello riguardante la situazione in Ucraina), scelgo quelle verso cui ho una appartenenza da giocarmi. Devo farlo, in ambito personale, come in ambito professionale. Che poi, lo sappiamo, è tutto collegato.

Una veduta della città di Kiev, in Ucraina

Si parla nel comunicato, di scienza come portatrice di valori universali di pace. Questo lo credo, questo lo scrivo e cerco di fare amicizia con questo concetto, nella vita quotidiana, per come posso. Penso ora anche al convegno internazionale La Scienza per la Pace che si è tenuto in Abruzzo quest’estate, a cui ho partecipato con interesse.

Comunicati, convegni, appunto. Tutte parole? Tutte cosa da fare in tempo di pace, per passare il tempo? Io credo di no. E dunque sono cose da esplorare a fondo adesso, per non perdere tempo. Non c’è tempo da perdere, dobbiamo far nascere un nuovo pensiero, un pensiero che riveli finalmente quanto la scienza – correttamente intesa – sia ambasciatrice di pace.

La scienza militare, quella delle bombe e dei proiettili, è la scienza vecchia, che morde fortissimo ora ma che è stata sconfessata dalla scienza moderna, per cui si attacca rabbiosa a quel che rimane, per mostrare la sua potenza. Un linguaggio vecchio, di un universo (fisico e di idee) ormai passato, ma che viene urlato per farlo sembrare attuale. Appunto, potente.

Ma potenza di che? Di offesa, predominio? Di chi si vuole mettere ancora al centro dell’Universo? Quando sappiamo – almeno dalla rivoluzione copernicana – che niente ruota (più) attorno ai miei territori, sono piuttosto io a ruotare insieme a tutto un Universo, che mi mostra sempre più accelerato, dinamico ed imprevedibile. Da che il Sole non ruota più attorno alla Terra si è iniziata una rivoluzione che è lenta, faticosa, ma inesorabile.

C’è urgente bisogno di tante cose, in Ucraina. Non voglio certo mettere gli aiuti materiali in secondo piano. Al contempo, però, c’è bisogno urgente – ovunque – di nuova scienza, di pensare la scienza come essa oggi chiede di essere pensata: aperta, morbida, relazionale, dialogante, rispettosa. Altrimenti la vecchia scienza (e la vecchia scienza del vivere) con le sue risposte consumate e del tutto fuori dal tempo, rischia di riprendere il campo.

Ripensiamo la scienza – adesso – come un tassellino di un gigantesco mosaico, che prende luce e vita soltanto se posta correttamente accanto agli altri tassellino dell’umana avventura, come la poesia, la musica, la letteratura, la spiritualità, la mistica. Non c’è più tempo per indugiare in pensieri pigri, in pensieri vecchi. Onoriamo la scienza per come oggi possiamo pensarla.

Mi colpisce molto rileggere il messaggio di Papa Francesco per il meeting di questa estate. Mi colpisce la precisione, l’esattezza, l’aver individuato il punto.

Nessun sapere scientifico deve camminare da solo e sentirsi autosufficiente. La realtà storica diventa sempre più una, unica e ha bisogno di essere servita nella pluralità dei saperi, che nella loro specificità contribuiscano a far crescere una nuova cultura capace di costruire la società promuovendo la dignità e lo sviluppo di ogni uomo e di ogni donna.

La scienza non è (più) la forma privilegiata di conoscenza del mondo, è appena una delle forme con cui ci interfacciamo con il mondo, e lo conosciamo (e lo costruiamo, al tempo stesso).

Certo una nuova scienza non viene da sé in modo isolato dal contesto, è piuttosto parte del faticoso travaglio verso una era nuova, che stiamo subendo proprio adesso. La vera rivoluzione forse sta davvero iniziando, finalmente. E le forze della resistenza, incalzate dall’avanzare di una nuova consapevolezza, tentano il tutto per tutto.

La pace infatti non è una opzione di vita come un’altra, ma coincide con l’essere noi stessi, in un nuovo ordine delle cose, del cosmo. Marco Guzzi, nel suo ultimo saggio, lo chiama “Ordine del Giorno”.

Divenire me, nell’Ordine del Giorno,
coincide con l’essere in relazione
pacificata e pacificante
con tutti.

Con tutti, non è scritto tanto per scrivere. Direi che ha un significato preciso. Ma già nel 1947 Teilhard de Chardin (citato da Guzzi nello stesso volume) avvertiva ne L’avvenire dell’uomo che

… non è isolandosi ma associandosi in modo conveniente con tutti gli altri che l’individuo può sperare di giungere alla pienezza della sua persona. Collettivizzazione e individualizzazione non rappresentano pertanto due movimento contraddittori. Tutta la difficoltà sta soltanto nel regolare il fenomeno affinché la totalizzazione umana si attui non sotto una pressione esterna, meccanizzante, ma per affetto interno di armonizzazione e simpatia.

Ecco, simpatia. Un termine del tutto escluso dalle cronache di questi giorni, ma un termine da riprendere per ritornare, rinfrancare la mente con un corretto ordine di idee, idee che danno speranza e difendono dal nonsenso.

Le idee spazzatura invece fanno male e prendono il campo quando si rinuncia alle idee buone, che fioriscono come la primavera che, anche se – come diceva Franco Battiato in un stupenda canzone – “tarda ad arrivare”, comunque arriva.

E se per capirlo non aspettiamo che piovano le bombe, è certamente tempo guadagnato.

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