Blog di Marco Castellani

Mese: Agosto 2022

Creare una nuova scienza e una nuova umanità

Viene qui pubblicata integralmente l’introduzione di Carla Ribichini al volume “Anita e le stelle: la saggezza di uno sguardo” appena uscito presso Amazon (in cartaceo e in digitale). Il volume ospita sei racconti scritti da Marco Castellani, che fanno idealmente seguito ai sei già apparsi nel volume “Anita e le stelle“. Le frasi scritte dai ragazzi della scuola Corradini, che compaiono nel libro tra un racconto e l’altro, si possono leggere a questo indirizzo.

Lo stato di salute della nostra umanità è grave, i giovani sono smarriti e disorientati, eppure sono fatti per credere, per trovare un significato, per cercare qualcosa più grande di loro. Si portano nel cuore un desiderio infinito di vita, perché la loro vocazione è la vita e Anita, la protagonista dei racconti di Marco Castellani, questa vita ce l’ha raccontata insegnandoci l’arte dello stupore e della contemplazione.

Semi della nuova umanità…
Carla Ribichini al lavoro con i suoi alunni (Istituto Comprensivo P.M. Corradini, Roma)

Marco Castellani è un astrofisico per formazione e professione ed un poeta per passione e vocazione; ha lavorato nelle classi della scuola media in cui insegno rivolgendosi a ragazzi appena dodicenni; pur nella diversità dei nostri ruoli la finalità educativa è stata la medesima, abbiamo condiviso contenuti e strategie e cercato insieme una nuova visione per sviluppare intuito, creatività, consapevolezza e libertà di pensiero. La scienza è stata solo il punto di partenza e il grande merito dell’autore è stato quello di averla inserita in una dimensione più profonda, di averla trasformata in letteratura e di averla tradotta come impegno per il mondo.

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La confidenza della Luna

Siamo ormai ben abituati a vedere la falce di Luna nel cielo notturno, tanto che ci riesce strano pensare ad una immagine simile ma… con la Terra al posto del nostro satellite!

Una “falce di Terra” vista dagli astronauti di Apollo 15 (1971)

Eppure è quello che si vede in questa immagine, presa durante la missione Apollo 15. Che è stata una missione importante: dopo i successi delle prime missioni (Apollo 13 ovviamente, è un caso a parte, testimonianza di grande ingegno e dedizione orientati a salvare vite umane), questa era stata pensata per esplorare la Luna per un periodo più lungo, per esplorare una maggior porzione di territorio, e con più strumenti scientifici di quanto era mai stato fatto.

In altre parole, si stata finalmente prendendo confidenza con l’ambiente. Tanto che si osava fare di più. In quest’ottica, Apollo 15 includeva nella sua “dotazione” – per la prima volta – anche il Lunar Roving Vehicle (LVR) dal costo di ben 40 milioni di dollari (sì, in effetti esistono veicoli più economici, almeno per muoversi sulla Terra), che “vantava” una velocità di punta di 16 Km/h (e sì, ci sono veicoli più veloci, sempre sulla Terra). Il veicolo poteva trasportare quasi mezza tonnellata di carico utile. Da notare che era stato progettato senza conoscere molto dell’ambiente nel quale si sarebbe dovuto muovere, ma se la cavò benissimo ugualmente.

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Gratitudine e controllo

Credo che a volte rischiamo di perderci qualcosa, nel rapporto con tutta questa tecnologia in cui siamo immersi. Rischiamo di perderci il fattore meraviglia.

Un fattore che va assolutamente recuperato, nella sua parte più robusta e sana. Non si tratta infatti di meraviglia ingenua ma di stupore consapevole. Siamo tutti molto ben coscienti dello strapotere delle multinazionali, dell’invasività (tanto per fare nomi) di Google, Apple, Facebook nel monitoraggio delle nostre abitudini. Sappiamo bene, ahimè, che il nostro comportamento in rete è ampiamente monetizzabile e via di questo passo. Siamo nell’era del capitalismo della sorveglianza e ce ne rendiamo conto.

Però io vedo anche un rischio. Che questa necessaria consapevolezza inquini irrimediabilmente anche il fattore meraviglia che dovremmo avere nell’approcciare questo mondo tecnologico che ci contorna, e che ci rende indubbiamente la vita molto più comoda (e anche divertente).

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Una nuova politica?

Io di politica non ci capisco nulla, questa va acquisita come tacita premessa ad ogni considerazione che azzardo sul tema. Ciò detto, mi sembra di assistere, in questi giorni, al consueto teatrino elettorale di sempre, in uno scenario dove quello che colpisce per la sua mancanza, è una sostanziale novità.

Viviamo un tempo accelerato – del cosmo e della storia – ma certe macchine e certe procedure paiono splendidamente inossidabili, in spregio dell’Universo che si muove, che si mostra in modi inediti proprio in questi tempi, che ci chiama ad un nuovo modo di esistere, di pensare, di soffrire ed amare.

In tutto questo, quali sono i temi “forti” di questa campagna elettorale? Se da una parte si pone l’accento su lavoro ed ambiente e diritti (come esattamente nell’ultima tornata elettorale, nel 2018), dall’altra si ritorna a mettere in circolo le consuete parole d’ordina sulla sicurezza, sulla “minaccia” dei migranti, sulla difesa del territorio e dei confini, eccetera. Insomma, niente di veramente nuovo, niente di diverso da prima. Tutto elegantemente svincolato da una seria analisi empirica di quel che si è fatto o non fatto.

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