Credo che a volte rischiamo di perderci qualcosa, nel rapporto con tutta questa tecnologia in cui siamo immersi. Rischiamo di perderci il fattore meraviglia.

Un fattore che va assolutamente recuperato, nella sua parte più robusta e sana. Non si tratta infatti di meraviglia ingenua ma di stupore consapevole. Siamo tutti molto ben coscienti dello strapotere delle multinazionali, dell’invasività (tanto per fare nomi) di Google, Apple, Facebook nel monitoraggio delle nostre abitudini. Sappiamo bene, ahimè, che il nostro comportamento in rete è ampiamente monetizzabile e via di questo passo. Siamo nell’era del capitalismo della sorveglianza e ce ne rendiamo conto.

Però io vedo anche un rischio. Che questa necessaria consapevolezza inquini irrimediabilmente anche il fattore meraviglia che dovremmo avere nell’approcciare questo mondo tecnologico che ci contorna, e che ci rende indubbiamente la vita molto più comoda (e anche divertente).

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