Una volta tanto, non apro con una foto astronomica ma con una bella illustrazione di  Rick Giudice che risale all’agosto del 1973 – ovvero quasi cinquant’anni fa – e riguarda il passaggio ravvicinato della sonda Pioneer 10 al pianeta gigante.

Immagine artistica della Pioneer 10 in passaggio ravvicinato a Giove. Crediti: NASA

L’obiettivo principale di Pioneer 10 era esplorare Giove, i satelli, il suo campo magnetico, e le cinture in cui si intrappola la radiazione. La sonda, lanciata da Cape Canaveral a marzo del 1972, è stato il primo satellite artificiale a passare attraverso una fascia di asteroidi, il primo anche ad ottenere immagini dettagliate di Giove e le sue lune.

Tra il 1972 e il 1974, la stazione a Terra ha tracciato il Pioneer 10 per più di 21.000 ore. La sonda è poi caduta silenziosamente nell’oblio all’avvicinarsi del suo trentesimo anniversario: le comunicazioni radio con la sonda si interrompettero il 23 gennaio 2003 a causa del calo di potenza elettrica alla sua radio trasmittente, mentre l’oggetto si trovava ad una distanza di circa 12 miliardi di km dalla Terra, praticamente due volte la distanza media Sole – Plutone.

Pioneer 10 aveva una capacità di calcolo molto limitata, e una memoria di ben 6144 byte per raccogliere informazioni dagli strumenti (infitamente meno di un telefonino moderno, anche di fascia molto bassa).

Nonostante tutto, Pioneer 10 fu quello che per primo ci portò su Giove. Ed anzi continuò – diciamo anche da morto – a creare grattacapi agli scienziati, a causa di alcuni dati di accelerazione che non si accordavano bene alle previsioni.

Chissà dov’è adesso. Se sognare è ancora possibile, mi piace immaginare che quel grumo di ferro adesso alla deriva nell’universo sconfinato, si “renda conto” che ha fatto comunque la storia dell’astronomia, sul nostro pianeta. E che di questo, sappia di poterne essere fiero.

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