A circa 26000 anni luce da noi (inezie, per gli intrepidi navigatori del cosmo), c’è questo tesoro: si chiama NGC 6325, è un ammasso globulare ma soprattutto è un agglomerato di stelle così bello, a vedersi, che non so come mai non ne ho scritto prima di oggi.

Il meraviglioso ammasso globulare NGC 6325 visto da Hubble.
Crediti: ESA/Hubble & NASA, E. Noyola, R. Cohen

Gli ammassi come NGC 6325 contengono molte migliaia – a volte milioni – di stelle, finemente impacchettate in una meravigliosa struttura sferica. Si trovano praticamente in tutti i tipi di galassie e sono meravigliosi laboratori naturali per studiare la formazione e l’evoluzione delle stelle. Chi non è nel campo non può avere idea di quanto abbiamo capito sul fenomeno stella osservando, negli anni, questi ambienti così ricchi!

Tante stelle tutte insieme ci permettono infatti di fare confronti, di studiare l’effetto delle più sottili variazioni più sottili di composizione chimica, di età. Tutto nasce dal desiderio di capire perché vediamo ciò che vediamo (colori delle stelle, distribuzione nello spazio, profili di velocità eccetera), una domandina semplice ma formidabile se presa sul serio. Perché vedo ciò che vedo? Questo mi scuote, mi sveglia dal torpore catodico di tanti momenti.

Perché è domandandoci la ragione delle cose che andiamo avanti. L’universo aspetta la domanda giusta per indirizzarci verso una maggiore comprensione, verso una più profonda consapevolezza. Ad un certo punto si può rendere addirittura necessario un salto di coscienza, per assorbire gli stimoli che ci arrivano dal cosmo e comporli in un mosaico che abbia senso, un senso scientifico certamente, ma innanzitutto un senso personale.

Per questo la bellezza, anche di queste immagini, è lo strumento privilegiato. Quella che ci muove, ci punge, ci spinge a cercare ragioni nuove e robuste per vivere, perché vivere in Terra con queste meraviglie in cielo, vuol dire comunque qualcosa.

Qualcosa che dobbiamo ancora e sempre riscoprire .

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