Andrò a votare per l’Europa. Ho letto e ho compreso i discorsi di chi è stanco, anzi nauseato. Ho letto e compreso i discorsi di chi sente che tanto le diverse fazioni non sono poi diverse, ma in realtà sono allineate in tutto. Capisco la disillusione, ancora di più, la sensazione tragico di essere trascinati verso una guerra che nessuno vuole. Capisco chi dice che non andare è un segnale.

Però non mi convince. Andrò a votare proprio per dare un segnale, per dare il mio segnale, che vuole essere di pace, di tentativo di pace, di richiesta di pace. Che non si può ottenere con l’invio di armi, non si può ottenere mostrando i muscoli, non si può ottenere uccidendo. La pace, quella vera, quella sporca, come siamo noi.

Mi piace pensare ai bambini quando giocano nel fango, sporchi ma felici. Il fango è segno di un ambiente adatto alla vita (c’è acqua liquida, c’è terra solida), su innumerevoli pianeti – ormai lo sappiamo – non c’è traccia di fango. Pianeti morti. Nel fango c’è l’ambiente per la vita. Invece mi raggelano i discorsi di chi antepone un fantomatico “ristabilimento della giustizia” (decisa e stabilita da chi?) alla pace. Discorsi puliti, certo, discorsi senza fango. Quindi, discorsi morti e che a volte, fanno morire. Perché la pace è sempre un compromesso, deliziosamente sporco e perfettibile.

Andrò a votare sperando in una Europa di pace, cercando di sostenere chi a mio avviso, lavora per questa sporca, deliziosa pace.

Immagine generata con Bing Creator

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