Blog di Marco Castellani

Categoria: AstroPills Page 1 of 48

Pilloline di astronomia, sintetiche ed efficaci

Un mondo di ammassi

Una volta governavano la Via Lattea. La facevano da padroni, insomma. Ai tempi della formazione della Galassia, si ritiene che fossero addirittura migliaia gli ammassi globulari che, in gran parte, migrarono poi verso l’esterno. Adesso ce ne sono rimasti un poco meno di duecento, a contar bene.

L’ammasso globulare galattico NGC 6355
(Crediti: ESA/Hubble & NASAE. Noyola, R. Cohen)

Non è stata solo una fuga. Nel tempo, molti ammassi che avevano scelto di rimanere, sono stati anche distrutti da incontri ripetuti con altri ammassi oppure con il centro galattico, altra regione densissime di stelle. La cosa interessante è che i relitti rimasti sono antichissimi, più antichi di ogni altra struttura esistente nella Galassia, tanto che i più vecchi, stabiliscono un limite inferiore all’età dell’universo.

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Un bracchetto veramente spaziale

La missione Artemis I è stata, lo sappiamo, un pieno successo, ed è probabilmente destinata a rappresentare un punto chiaro di svolta, ad aprire magari simbolicamente (che poi di fatto è già in atto) la nuova corsa verso la Luna.

Soddisfatto per la missione compiuta!
Crediti immagine: NASA/Isaac Watson

Qualcosa che coinvolge, come ben sappiamo, sia gli enti spaziali di diverse nazioni, come pure varie imprese commerciali. Artemis I non aveva equipaggio umano, essendo dedicata a verificare l’affidabilità dello Space Launch System, sistema di lancio orbitale progettato dalla NASA e derivato da quello dello Space Shuttle. Tuttavia a bordo era presente Snoopy, l’indicatore a zero gravità che nella foto indossa un bellissimo sorriso, appena dopo essere stato “spacchettato” dal suo trasportino spaziale, il giorno 5 gennaio di quest’anno.

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Il momento giusto per splendere

Invecchiare mica vuol dire ingrigire. Le stelle, ad esempio, possono creare motivi bellissimi mentre invecchiano, motivi che a volte possono essere simili a fiori, o ad insetti. Un buon esempio in tal senso è NGC 6302, o Nebulosa Farfalla.

Senz’altro una farfalla assai peculiare, la cui apertura alare (gassosa) copre oltre tre anni luce, e la sua temperatura stimata supera i duecentomila gradi centigradi. La stalla centrale di tale nebulosa nel suo processo di invecchiamento, è diventata eccezionalmente calda, diventando assai brillante sia in visibile che in banda ultravioletta, anche se parte della radiazione rimane nascosta da un denso strato di polvere cosmica.

La magnifica Nebulosa Farfalla, in tutto il suo splendore
Crediti: NASAESAHubble; Processing: William Ostling

Questo bel primo piano ci viene regalato dal Telescopio Spaziale Hubble, ed è elaborato in modo da mostrare i dettagli della complessa emissione di questa peculiare nebulosa: la luce emessa dalle molecole di ossigeno è in colore blu, quella dell’idrogeno è in verde e quella dell’azoto in rosso. La combinazione è, come possiamo vedere, assolutamente suggestiva.

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Quando una stella muore

Quando una stella di grande massa ha terminato il suo ciclo vitale nella costellazione di Cassiopea, ha generato un’esplosione di supernova con delle onde d’urto tra le più veloci tra tutte quelle generate nella intera Via Lattea.

Propri tali velocissime onde sono il motivo per il quale è stata scelto questo resto di supernova come primo oggetto osservato per lo strumento Imaging X Polarimetry Explorer (in breve, IXPE).

Il resto di supernova in Cassiopea
Crediti: X-ray: Chandra: NASA/CXC/SAO, IXPE: NASA/MSFC/J. Vink et al.; Optical: NASA/STScI

L’immagine che ammirate in realtà – come spesso accade – è una immagine composita, ottenuta combinando dati di diversi strumenti: qui appunto IXPE è stato utilmente affiancato dall’immarcescibile Hubble e dal quasi altrettanto glorioso Chandra X-ray Observatory.

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Una nuova creazione

Assai conosciuta, la foto del telescopio Hubble che mostra le imponenti colonne di gas e polvere, sede di intensa formazione stellare, dentro la Nebulosa Aquila. Vabbè, vista e rivista.

Però ora, è come se quello che siamo abituati a vedere da anni, rivelasse di colpo una profondità nuova. Come vederci meglio, di più. Anche i panorami consueti acquistano un senso nuovo. Come se fosse un nuovo universo, quello che stiamo osservando attraverso gli strumenti del James Webb Telescope. Nuovo ed antichissimo, allo stesso tempo.

I “pilastri della creazione” visti dal JWST  
Crediti: Science – NASAESACSASTScINIRCam
Processing – Joseph DePasquale (STScI), Anton M. Koekemoer (STScI), Alyssa Pagan (STScI)

Almeno, questa è la sensazione che avverto, guardando questa immagine. Voglio dire, hai presente qualcosa di bello, davvero bello, ma che a forza di vederlo e rivederlo ormai ti annoia, non ti dice più nulla, non ti parla?

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La pacifica bellezza di NGC 1300 (e una provocazione)

Una immagine maestosa. Al centro di questa galassia a spirale c’è una barra. Al centro di questa c’è una spirale più piccola, più compatta. Ma non è finita. Al centro di quest’ultima c’è un buco nero di grande massa.

Tutto questo accade nella galassia chiamate NGC 1300. Tutto questo avviene a circa settanta milioni di anni luce da noi. Sicuramente è una grande galassia, il suo diametro è infatti pari a circa 150.000 anni luce (la nostra si aggira intorno ai 100.000, per capirci).

La bellissima galassia a spirale barrata NGC 1330
(Crediti: NASA ESAHubble Heritage)

Questa composizione di immagini di Hubble è una delle più dettagliate mai realizzate di una intera galassia. Guardatela bene: incredibili sono i dettagli della barra centrale e dei maestosi bracci di spirale. Fateci caso, sono visibili anche numerose altre galassie, più lontane. Perché l’universo è pieno di galassie, ma proprio pieno.

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Brillamenti d’ottobre

Possiamo chiamarli così, proprio, brillamenti d’ottobre. Infatti proprio all’inizio di questo mese il Sole ha rilasciato improvvisamente una grande quantità di energia, puntualmente rilevata dalla sonda Solar Dynamic Observatory. Si è trattato di un brillamento di classe X1 (il numero indica la forza del fenomeno, un brillamento di classe X1 ha una intensità circa dimezzata rispetto ad uno di classe X2).

La nostra stella. vista dal Solar Dynamics Observatory
Credit: NASA/SDO

I brillamenti solari sono capaci di influenzare le comunicazioni radio, le reti elettriche e i segnali di navigazione, dunque vanno studiati accuratamente.

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Gli anelli di Nettuno in infrarosso

Il Telescopio James Webb continua a mostrarci quel nuovo universo al quale ci dobbiamo progressivamente abituare, quel nuovo modo di vedere le cose che avrà inevitabili ricadute (anche fuori dall’ambito astronomico, ne sono certo) che noi, con la nostra scarsa immaginazione, ancora difficilmente possiamo valutare. Meno male che la scienza ci aiuta.

La bellezza degli anelli, non riguarda solo Saturno…
Crediti: NASA, ESA, CSA, STScI

Questa è la visione più chiara degli anelli di Nettuno che abbiamo in più di 30 anni, dalle immagini della venerabile sonda Voyager 2. Lo strumento NIRCam a bordo del James Webb ha catturato questa bellissima visione dei sottili anelli che circondano il pianeta, domandoci la prima immagina infrarossa in assoluto di questa meraviglia celeste. In questo intervallo di frequenza il pianeta appare piuttosto scuro, eccetto dove sono presenti nuovi a grande altitudine. Difatti, queste nubi di metano ghiacciato sono particolarmente visibili a queste frequenze infrarosse, riflettendo la luce solare prima che sia assorbita dal gas metano.

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