Blog di Marco Castellani

Categoria: autoterapia

Moglie, felicità e cedevolezza

Andiamo subito al punto. Per me, per il punto in cui sono, per la mia età, per tante cose, è diventato importante, prioritario, capire l’importanza della famiglia. 

Hai presente, il tipo di cose che tu dai per scontato e quindi corri rischi. Come sempre quando dai per scontato qualcosa, lo riduci, lo interpreti parzialmente. Soprattutto, blocchi quello scambio fecondo tra ciò che hai ridotto e la tua interiorità, la tua anima. E non sto parlando del rischio di essere moralmente ineccepibili anche come sposo o genitore (con le propre forze soltanto, del resto, è impossibile). Non si tratta di non sbagliare. Parlo del rischio ben più grande di trascorrere gli anni senza gioire abbastanza di quanto si ha, senza rallegrarsi della bellezza di una lenta costruzione, di un cammino da fare insieme. Più lenti o più veloci,  candendo e rialzandosi. Non è il problema.

kissing shadows
Kissing Shadows, by -clo

Il rischio per me è un altro. Rischio di guardare mia moglie come una persona che può compiere il mio desiderio. Necessaria e sufficiente, diciamo, a farmi sentire bene.

Spesso cado in quest’atteggiamento mentale. E sbatto presto contro un muro, perché (come poi devo capire) sto forzando la realtà e le persone in una interpretazione errata. Allora la mia delusione è dietro l’angolo. Tutto perché guardo la mia sposa nel modo sbagliato, con una pretesa. Senza arrendermi al fatto che lei sia segno.


“Se ciascuno non incontra ciò a cui il segno rimanda, il luogo dove può trovare il compimento della promessa che l’altro ha suscitato, gli sposi sono condannati a essere consumati da una pretesa dalla quale non riescono a liberarsi, e il loro desiderio di infinito, che nulla come la persona amata desta, è condannato a rimanere insoddisfatto.” diceva Juliàn Carròn qualche anno fa.
Rilke lo dice proprio bene: Questo è il paradosso dell’amore fra l’uomo e la donna: due infiniti si incontrano con due limiti; due bisogni infiniti di essere amati si incontrano con due fragili e limitate capacità di amare. E solo nell’orizzonte di un amore più grande non si consumano nella pretesa e non si rassegnano, ma camminano insieme verso una pienezza della quale l’altro è segno.


Una pienezza delle quale l’altro è segno. Solo questo può essere degna continuazione dell’estasi dell’innamoramento, limitata per sua natura. Solo questo posso ragionevolmente accettare in un rapporto che dura nel tempo: una pienezza maggiore. Non ho proprio voglia di accontentarmi di qualcosa di meno.

La buona notizia è che questo mi fa capire come affidarsi (cedere, attratti da questa prospettiva di pienezza… invece che logorarsi i muscoli e la volontà nel tentare di essere buoni o all’altezza o non fare sbagli), non è qualcosa di astratto, ma è qualcosa che ha molto, molto a che vedere con la felicità. Anche quella coniugale.


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Camminare…


Red Carpet
Inserito originariamente da Rhys Jones Photography

Caro mio, bisogna pur che te lo dica. Sì, bisogna che te lo dica di nuovo, caro me stesso, visto che dici di saperlo già, ma sempre te lo dimentichi.

Ecco qui: non pretendere di risolvere subito tutto, non pensare che tutto debba sempre essere chiaro: cammina anche se il percorso è illuminato a sprazzi…

Camminando, tratta con la massima affabilità il magma di passioni e impulsi che ti si muove dentro.. tratta con affabilità le altre persone, e soprattutto te stesso (che poi le cose sono legate a filo doppio…).

Ragiona: prima era necessario risolvere in maniera fredda, analitica. C’era da farsi una strada, guadagnare un posto nel mondo, acquisire, allargare. Ora è invece assai più necessario accogliere, sostare anche nelle zone d’ombra, pazientare, camminare piano, comunque. Non rigettare niente di se stessi, non porre nessuno “steccato” artificioso, ma accogliere le proprie passioni con affabilità e dolcezza. Baciarle, come dice A. Grun.

Niente più fretta, lavoro paziente sul limare i propri difetti, basta un passettino piccolissimo ogni giorno: e questo è assai bello perchè non pone quasi condizioni… si può fare sempre…

Insomma, mai più l’atteggiamento aridamente cartesiano verso il proprio sè: separare “con le pinzette” le emozioni e gli impulsi, uno ad uno, per metterli sotto la fredda luce di un improbabile imparziale esame, per tentare di “risolvere”, “spiegare”, enucleare i fattori uno alla volta… mai più, mai più ! Queste cose sono come i quark: non sono separabili, se non a spese di una smisurata energia … Voglio dire, la dolcezza non è compatibile con la tentazione sottile di questo atteggiamento, i dubbi e i nervosismi aumentano soltanto, ci si rigira nell’aspra irrisoluzione conseguente ad una atteggiamento sbagliato…

Che bella, invece, quella giornata in cui io non ho risolto nemmeno una delle mie incertezze e fatto luce su nessuno dei miei dubbi, ma ho solo imparato ad accogliere queste e quelli con pazienza affabilità e amore verso il tesoro che è la mia vita… in cui allora queste cose non sono più obiezione, ma accolte diventano inaspettatamente “amiche”, in un modo che la realtà stessa si addolcisce appena e più colori filtrano alla mia finestra… davvero che bella giornata..!

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Un piccolo articolo, di un solo autore…

Insomma… forse i miei affezionati lettori, avranno notato che in questo blog non accade troppo di frequente che io parli di cose legate al mio lavoro. In effetti mi sono chiesto anch’io a volte, come mai questo accada, nel senso, come mai spontaneamente mi metta a scrivere di altre cose rispetto al mio mestiere di fisico delle stelle , che pure ha tanta parte dei miei interessi e delle mie giornate.

La risposta che mi dò, e che al momento mi sembra più convincente (.. lo so, domando e mi rispondo da solo, in pratica faccio tutto da me!), è che – essendo per me questo blog, come il fatto stesso di scrivere – parte di una autoterapia , diciamo come un balsamo oppure una doccia rilassante potrebbero essere, credo che mi venga naturale ricercare una sorta di bilanciamento, dando spazio ad  idee ed impressioni che nel lavoro quotidiano della “scienza” rischiano di rimanere nell’oscurità… Beh, mi sto dilungando un pò! In realtà era per dire del curioso sentimento, quasi una soddisfazione, quando il mio primo piccolo articolo solo a mio nome è arrivato nella lista odierna dei preprint…

…E non so come spiegarlo, ma il fatto che fosse, per la prima volta, un lavoro fatto tutto da me, mi dava un sapore particolare… Una cosa al di là di esser più o meno bravi, intendiamoci: piuttosto, una cosa diversa… Eppure ho avuto la fortuna di lavorare con persone molto valide e collaborare anche a lavori importanti, ma questo, per quanto sia “solo” un piccolo contributo al libro del congresso, per me ha davvero qualcosa, come se segnasse una data, un “milestone” personale:  vedere nella parte “Authors” solo il mio nome … e io pensavo – fino a poco tempo fa – che non avrei mai fatto una cosa tutta da me… Un’altra (meno male) delle mie previsioni errate, grazie al cielo 😉

Galactic Globular Clusters Database: a progress report
Authors: M. Castellani(Submitted on 19 Nov 2007)

Abstract: The present status of Galactic Globular Clusters Database is briefly reviewed. The features implemented at the time writing are described, as well as plans for future improvements.

[0711.2932] Galactic Globular Clusters Database: a progress report

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Passetto passetto…

“Sarebbe più utile per noi e per la nostra salute, se ci mettessimo al lavoro più lentamente, riflettendo più a lungo, ma anche con più costanza e perseveranza. Mille miglia cominciano con un piccolo passo…” (“La forza dei piccoli passi”, George Popp)
Direi che me lo devo mettere bene in testa… difatti tendo sempre a preoccuparmi un pò troppo se devo cominciare un certo lavoro, mi figuro invariabilmente difficoltà insormontabili, mi sento sempre un pò “non all’altezza” (salvo poi rassicurarmi a lavoro terminato, solitamente). Ieri d’altra parte – con una certa soddisfazione – ho finalmente inviato il resoconto che dovevo terminare, e che pure mi aveva un pò messo in agitazione. Non è venuto male, tutto sommato!
Oggi comincio a preparare il lavoro per il congresso di Cefalù. Per il poster ho scelto – per la prima volta – un argomento “tutto mio”, un lavoro che ho portato avanti in prima persona, il Database degli Ammassi Globulari: se da una parte sono contento di poter presentare un lavoro mio mio, dall’altra mi devo convincere che lo posso fare bene. Ma sono fatto così, mi conosco… non sono un tipo d’assalto, ma devo rassicurarmi progressivamente sul fatto che le cose si possono fare, possono prendere forma, lentamente, come uno vuole. Con pazienza.
Essì: basta procedere piano piano… 😉
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