XIV Torino Workshop

E’ iniziato oggi presso l’Osservatorio Astronomico di Roma, nella sede di Monte Porzio Catone, il XIV Torino Workshop on AGB stars, ovvero un convegno internazionale sulle stelle di ramo asintotico di gigante (in inglese, asymptotic giant branch, appunto).

La serie dei Torino Workshop è un importante appuntamento, ormai da molti anni, per chi lavora su questa peculiare fase stellare, importantissima per la complessità dei vari processi nucleari che avvengono all’interno della stella, ormai in fase avanzata della propria evoluzione e dunque stratificata in una tipica struttura “a cipolla” con strati di diversa composizione chimica.

Il campo è più che mai aperto e sono pervenuti in osservatorio ricercatori di tutto il mondo, per fare il punto sulle conoscenze che abbiamo ma sopratutto (noi scienziati siamo fatti così) per confrontarci sui dubbi che ancora ci rimangono addosso, quando parliamo di stelle di AGB. Fino a venerdì si getterà uno sguardo comune sui processi s, processi r, abbondanze, nucleosintesi e tanti altri argomenti intimamente legati a questo momento di vita delle stelle.

Argomenti di fondamentale importanza in quanto le stelle in questa fase inquinano lo spazio circostante tramite rilevanti fenomeni di perdita di massa, dunque comunicano con l’esterno e in un certo senso, informano lo spazio di quanto sta accadendo al loro interno.

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Il viaggio della vita

Il giorno 15 del mese di maggio ho tenuto, presso il Fondo Ferroni di Frascati, un intervento dal titolo Il Cosmo e la Poesia. Di fronte ad un nuovo universo?

In questa occasione ho voluto riprendere il discorso a tappe che sto conducendo nella rubrica Il cosmo e la poesia sul magazine dell’associazione Frascati Poesia, volto proprio ad esplorare quella fittissima trama di relazioni che sussiste tra la ricerca astronomica e cosmologica e l’espressione poetica, di ogni tempo. Un discorso che finalmente, dalla parola scritta si è riversato nella conversazione orale, con tanti stimoli, domande cui poter rispondere, persone con le quali poter interagire.

Un’occasione anche, per fare il punto sullo stato attuale della nostra comprensione del cosmo, come pure su tutte le occasioni di meraviglia che ci regala la ricerca attuale, dalle immagini spettacolari della superficie di Marte, all’epopea delle Voyager, fino a chiederci di cosa è fatto l’universo e ad arrenderci, docilmente, alla nostra immensa e feconda ignoranza.

Grazie di cuore a Rita Seccareccia di Frascati Poesia per avermi invitato, ma grazie di cuore anche ad Angelo Chiolle per aver realizzato con attenzione e passione il montaggio delle immagini in sincrono, con l’audio registrato durante il mio intervento.

Ecco, il viaggio tra cosmo e poesia continua, perché in fondo (almeno per me, ormai l’ho capito) è il viaggio della vita.

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Il supermassiccio più celebre

Messier 87 è una galassia ellittica molto brillante, ben famosa per ospitare il primo buco nero ad essere mai stato fotografato: la celebre foto fu pubblicata il 10 aprile 2019, realizzata ad opera della collaborazione Event Horizon Telescope (EHT, in breve). Anche se la sua esistenza, ben nota già da prima era stata ipotizzata già nel finire dello scorso millennio.

Un ben noto supermassiccio…
(Credit: NASAJPL-CaltechEvent Horizon Telescope Collaboration)

Ne ragionai a suo tempo sul blog Darsi Pace

Vediamo qualcosa che non si era mai visto, che non si pensava forse di poter mai vedere. Riusciamo ad avere una immagine di un oggetto enorme, smisurato e terribilmente lontano. Un oggetto che appartiene ad una classe, appunto, d’improvviso sbalzata fuori dalle ipotesi più ardite del pensiero, per coagularsi nella densità solida del reale (…) E questo universo si sta mettendo in relazione con noi, in modalità assolutamente sorprendenti. Tanto più quanto più ci mostriamo aperti. Lavorare alla nostra apertura, allora, al superamento – lentissimo e faticoso, ma possibile – degli strati di separazione e chiusura, non è affatto una occupazione egoistica o un passatempo come un altro: è al contrario disporsi di fronte al cosmo nell’attitudine più adatta, più adeguata, ad una ricezione nuova, per imparare a danzare in fase con quel moto di rivoluzione che può veramente (e allegramente) sovvertire l’ordine dominante nel cosmo.

L’occasione per tornare in argomento è data da questa interessante composizione di immagini che è apparsa pochi giorni fa su APOD.

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Attraversare portali

Bella ed appassionante la conversazione di ieri pomeriggio con Gloria Ferrari, intriganti le domande e allo stesso tempo aperte. Domande in cui potevo mettere me stesso, nella misura esatta in cui lo desideravo. E piano piano, parlando, mi veniva naturale – anche per il tono accogliente dell’intervistatrice – mettere di più me stesso in quel che dicevo.

Davvero, raccontando qualcosa racconti comunque la tua storia. Se racconti con passione, racconti non tanto e non solo del cosmo, delle galassie, del Big Bang, dell’energia e della materia oscura, dei pianeti e delle stelle, ma racconti comunque di te. Nella misura in cui questo universo ti è entrato nel sangue (e più ne parli più ti entra nel sangue), raccontandolo racconti la tua storia. E non puoi fare altro, in fondo.


Poiché l’universo è fatto di storie, ognuno ha semplicemente la sua storia da raccontare, diversissima da quella degli altri. Forse uno guarisce accogliendo il fatto che la sua storia è realmente unica, lasciando perdere di copiare gli altri, rilassando quel desiderio distorto di uniformarci che, comunque, non ci salverà la vita.

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Ripartire dalla Luna

A volte è semplicemente così, si ha appena bisogno di una ripartenza. Il rapporto tra noi e la Luna ha raggiunto il culmine, come sappiamo, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, quando siamo arrivati al contatto umano. Dall’Apollo 11 all’Apollo 17 (fatta eccezione per l’Apollo 13 che è dovuta rientrare assai fortunosamente alla base), dodici astronauti hanno camminato su di un altro mondo, lo hanno toccato, esplorato. Hanno portato a casa delle rocce, portando così a contatto quel mondo con il nostro mondo.

Odysseus è sulla Luna
(Crediti: Intuitive Machines)

Si pensa ora a tornare, si ragiona su come riallacciare un rapporto. In più di mezzo secolo tante cose sono cambiate, incluse le motivazioni stesse del nostro rapporto con la Luna. Nei secoli scorsi si immaginava che sulla Luna ci fosse vita, che fosse addirittura un pianeta abitato. Le prime missioni spaziali fecero capire che quello che essenzialmente ci si poteva trovare erano sassi e roccia: un po’ si perse l’interesse, di fatto tre missioni Apollo (il programma doveva arrivare originariamente fino ad Apollo 20) furono cancellate.

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Prendersi spazio

Sì, veramente bella questa fotografia ad alta esposizione – acquisita dalla Stazione Spaziale Internazionale – che mostra il bagliore atmosferico della Terra, sullo sfondo di un meraviglioso cielo pieno pieno di stelle.

Una meravigliosa vista del nostro pianeta, immerso in un cielo pieno di stelle
Crediti: NASA, ESA/Andreas Mogensen

La foto è stata scattata il 21 gennaio di quest’anno. In quel momento, il celebre laboratorio orbitale si trovava a 258 miglia sopra l’oceano Pacifico, a nord-est della Nuova Guinea. Sulla sinistra si intravedono il modulo scientifico Nauka ed il modulo di aggancio Prichal (entrambi, realizzati dall’agenzia spaziale russa, Roscosmos).

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Apollo 14, invito alla meraviglia

L’Apollo 14 segna la ripresa dei contatti con la Luna, dopo l’incidente dell’Apollo 13, miracolosamente finito bene per gli astronauti a bordo. Il lancio di Apollo 13 era stato nell’aprile del 1970, l’Apollo 14 partirà nel gennaio del 1971: una pausa di alcuni mesi, necessaria per capire cosa non avesse funzionato, e garantire una migliore sicurezza per gli astronauti.

Certo, perché andare sulla Luna non è esattamente come fare una passeggiata al parco. Personalmente, ancora mi meraviglio, andando a passeggiare con il cane la sera, alzando lo sguardo al cielo buoi ed osservando il nostro bel satellite. Ancora mi meraviglio che esseri umani abbiano osato avventurarsi così lontano. Stretti dentro un cubicolo metallico, lanciati nel cosmo con tutta la consapevolezza dei rischi di tale impresa. Più di trecentomila chilometri di viaggio, altrettanti a ritorno, confidando che tutto vada bene. Perché se disgraziatamente qualcosa va male – una mancata accensione di un propulsore, un guaio all’ossigeno, un difetto di carburante – da lassù certo nessuno ti può venire a riprendere. Lode, dunque, a questi intrepidi astronauti, alle dodici persone che hanno camminato sulla Luna finora (ancora uniche, per adesso) ed alle sei che sono rimasti in orbita, in paziente e vigilante attesa.

Una vista dal modulo Antares di Apollo 14
Crediti: Edgar Mitchell, Apollo 14NASAMosaic – Eric M. Jones

Questa foto è presa dal modulo Antares di Apollo 14, che si appoggiò sulla superficie lunare proprio il 5 febbraio del 1971 (ovvero oggi, ma cinquantatré anni fa). Si era ormai verso la fine della missione e l’astronauta Ed Mitchell scatta una serie di foto (scaricabili dalla libreria fotografica online di Apollo 14). Le immagini mostrano la formazione Fra Mauro (che prende il nome dall’omonimo gigantesco cratere, contenuto al suo interno, di ben ottanta chilometri di diametro). Fra Mauro, per la cronaca, è stato un monaco e cartografo italiano del XV secolo.

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Ai confini dell’universo

Per quanto il titolo possa apparire roboante, bisogna dire che non è troppo lontano dal vero, in questo caso. Ed è tutto merito loro, se ci spingiamo fin quasi ai confini del cosmo: merito senz’altro di questi grandi telescopi spaziali dei quali ragiono in questa recentissima chiacchierata svolta in compagnia di Alberto Negri, di SpazioTesla.

Certo di telescopi nello spazio ormai ce ne sono tantissimi, la lista è davvero lunga. Solo per questioni di esempio e per la loro indubbia rilevanza nella storia e nella attualità astronomica, che sono stati scelti questi tre: Hubble, James Webb ed Euclid, tutti e tre già ben presenti tra gli articoli di questo blog (se cliccate sui link sotto il nome dei singoli telescopi potrete verificarlo).

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