Blog di Marco Castellani

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La confidenza della Luna

Siamo ormai ben abituati a vedere la falce di Luna nel cielo notturno, tanto che ci riesce strano pensare ad una immagine simile ma… con la Terra al posto del nostro satellite!

Una “falce di Terra” vista dagli astronauti di Apollo 15 (1971)

Eppure è quello che si vede in questa immagine, presa durante la missione Apollo 15. Che è stata una missione importante: dopo i successi delle prime missioni (Apollo 13 ovviamente, è un caso a parte, testimonianza di grande ingegno e dedizione orientati a salvare vite umane), questa era stata pensata per esplorare la Luna per un periodo più lungo, per esplorare una maggior porzione di territorio, e con più strumenti scientifici di quanto era mai stato fatto.

In altre parole, si stata finalmente prendendo confidenza con l’ambiente. Tanto che si osava fare di più. In quest’ottica, Apollo 15 includeva nella sua “dotazione” – per la prima volta – anche il Lunar Roving Vehicle (LVR) dal costo di ben 40 milioni di dollari (sì, in effetti esistono veicoli più economici, almeno per muoversi sulla Terra), che “vantava” una velocità di punta di 16 Km/h (e sì, ci sono veicoli più veloci, sempre sulla Terra). Il veicolo poteva trasportare quasi mezza tonnellata di carico utile. Da notare che era stato progettato senza conoscere molto dell’ambiente nel quale si sarebbe dovuto muovere, ma se la cavò benissimo ugualmente.

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Chissà chi lo sa?

Si chiamava proprio Chissà chi lo sa? e può darsi che qualcuno tra i lettori non proprio giovanissimi ancora se lo ricordi. E’ stato infatti un programma televisivo per ragazzi trasmesso negli anni sessanta sul Programma Nazionale (oggi diremmo su Rai 1). Due squadre di ragazzi, provenienti da diverse scuole medie, gareggiavano nel rispondere ad indovinelli di cultura generale. La squadra vincitrice della puntata faceva guadagnare alla propria scuola una fiammante ed ovviamente cartacea enciclopedia (no, wikipedia era ancora lontana, a quell’epoca…).

Sicuramente il quiz è uno dei modi più di successo per giocare con la cultura, e benché semplice e diretto, a volte è utile per riprendere quello spirito del gioco che è sempre più necessario riprendere e coltivare, perché dopotutto è proprio il gioco l’occupazione più “seria” alla quale possiamo dedicarci, per capire e crescere.

Anche per le cose del cielo, il quiz è una possibilità di gioco e di istruzione…

Così viene spontanea la domanda, perché non dedicare uno spazio ad un quiz a tema astronomico? L’idea mi è venuta notando che la piattaforma Telegram ha appena implementato una modalità quiz, dove si possono formulare varie risposte di cui una è quella esatta, e al momento del voto viene rivelato se si è “acchiappata” la risposta giusta o no.

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Variegato, quasi come noi

L’astronomia ha forse questo, tra le sue cose più peculiari. Ci occupiamo di un sistema unico, quasi sempre. Difficilmente replicabile, difficilmente permutabile con un altro. Ogni galassia, quasi ogni stella se vista bene, è qualcosa di diverso, di specifico, di inimitabile. Certo, ci sono regole e andamenti generali, come è ovvio. Ma a guardar con attenzione, ogni cosa è un mondo a sé, ogni oggetto celeste ha caratteristiche particolari, specifiche. Uniche, appunto.

Ecco perché qualsiasi somiglianza, è pur importante. Ecco perché ci piace oggi occuparci, anche brevemente, del “sistema NGC 3175”.

NGC 3175, Crediti: ESA/Hubble & NASA, D. Rosario et al.

La galassia con questa denominazione, si trova a circa cinquanta milioni di anni luce dalla Terra. In questa suggestiva foto del Telescopio Spaziale Hubble si vedono bene sia i bracci di spirale che la zona centrale del nucleo, dove si addensano gas e polvere, e naturalmente stelle, stelle in grande quantità.

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Come ti formo una spirale…

In ideale continuità con l’ultimo post, dove siamo andati a curiosare dentro la complessa meraviglia di una grande galassia a spirale, oggi andiamo a vedere un po’ meglio come si formano queste meravigliose strutture.

E qui subito dobbiamo fare i conti con quella parte di mistero, di cose ancora ignote, che ci accompagna orma fedelmente nell’indagine dei cieli e di quel che in essi ci desta meraviglia.

Sì, perché sappiamo abbastanza bene come la gravità modella la materia, definendo delle precise morfologie, sagomando il mondo – possiamo dire – secondo la dinamica esatta della sua modalità di azione. Questo sì, lo conosciamo abbastanza bene ormai.

Quello che non conosciamo quasi per nulla, è come intervengano altri attori, nella scena galattica. Attori che ormai sappiamo essere ben presenti. Quali ad esempio, il campo magnetico.

Crediti: NASA/SOFIA; NASA/JPL-Caltech/Roma Tre Univ.

Ed eccoci alla specificità di quanto stiamo guardando. Questa è una immagine di una galassia chiamata Messier 77 ma è una immagine particolare (e non solo per il suo colore rosato). Le linee che vediamo infatti sono la mappa fedele delle linee di forza del campo magnetico, così come derivate da ricerche effettuate tramite lo Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy (SOFIA, in breve).

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La bellezza di NGC 5468

Lo sappiamo, di galassie è pieno il cielo. Davvero pieno. Di forme e dimensioni differenti, certo. Quello che a volte ci manca è la capacità di stupirci, per tanta bellezza. Come dire, ci fossimo in un certo modo abituati, ci avessimo fatto abitudine, ci avessimo fatto il callo. E sarebbe triste, alla fine, perché nel cielo queste meraviglie continuano a brillare, e certo tutta questa bellezza, ha bisogno, ha davvero bisogno, di qualcuno che la guardi.

Però alla fine, penso, non è tutto perso. Io per esempio mi sono accorto di meravigliarmi ancora, guardando una foto come questa, una volta messa a tutto schermo. Quando l’occhio può spaziare tra le varie intarsiate delicate regioni di questo arazzo cosmico (esteso circa per centodiecimila anni luce), in effetti, c’è da meravigliarsi. Eccome.

La galassia NGC 5468. Crediti: ESA/Hubble & NASA, W. Li et al.

Tecnicamente, il bello di questa galassia, rispetto a tante altre, è nella sua specifica orientazione, rispetto a noi che la guardiamo. Raramente si incontra una galassia così veramente vista di fronte, in modo che tutta l’imponenza dei suo bracci a spirale può arrivare al nostro occhio e nutrire la nostra meraviglia.

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Mondo sommerso

La grossa sorpresa, quella che ci aspettiamo da tempo, alla fine potrebbe essere questa. Vita nel Sistema Solare, ma non sulla superficie di un pianeta. Piuttosto, sotto la superficie di una luna, in un ambiente protetto, custodito, nascosto.

Tra le lune di Giove, ce ne è una che si chiama proprio come il nostro continente, Europa. E così come il sogno europeo così bistrattato in questi anni, potrebbe riservarci delle sorprese, delle belle sorprese. Se ci crediamo, se ci andiamo a vedere, se ci poniamo attenzione.

Crediti: NASAJPL-CaltechSETI InstituteCynthia Phillips, Marty Valenti

Magari, andando sotto la sottile superficie delle cose, guardando in profondità. Mondo Sommerso si chiamava una rivista mensile di genere (ovviamente) subacqueo, che si è chiusa qualche anno fa. Avendo il papà e lo zio che facevano immersioni, sono abbastanza certo di aver sfogliato qualche numero della rivista, quando ero bambino. Quello che non pensavo, io e forse nemmeno mio zio (magari mio papà, da astrofisico, forse sì) è che dopo qualche anno avremmo guardato con interesse ad altri mondi sommersi. Come questo di Europa.

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Le stelle sono qui

Verrebbe davvero da commentare in questo modo, osservando il meraviglioso dipinto di Vincent Van Gogh, Notte stellata. Le stelle sono qui, il cielo è qui, è qui con noi. Non siamo separati, la separazione è appena illusione. Distorsione ottica. Il cielo infatti è qui.

Crediti: van GoghDigital Rendering: MoMAGoogle Arts & Culture, via Wikipedia

Le stelle, le galassie, non sono puntini distanti, ma appaiono sotto l’impressione più gioiosa e libera – potremmo dire- della loro vera rilevanza. Nel dipinto, sono insolitamente grandi e coinvolgono vastissime zone di cielo. La raffigurazione è tecnicamente inesatta, sotto il profilo scientifico, certo. Eppure ci pare più precisa e aderente al vero, che nemmeno fosse una rappresentazione fedele di un paesaggio sotto la volta celeste.

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Arp 273, ovvero la bellezza nella battaglia

A dispetto dell’innegabile bellezza di questa immagine, dovete sapere che qui c’è una immensa battaglia galattica in corso. Una battaglia che lascia ben poche speranze alla galassia più piccolina (in basso), ma che è destinata a durare ancora diverso tempo.

Crediti: NASA, ESA and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA)

Vediamo di capire qualcosa di più. La galassia più in alto, da sola prende il nome di UGC 1810 e, con la compagna (per la cronaca, si tratta di UGC 1813) , fanno parte del sistema chiamato Arp 273. Già la forma stessa di UGC 1810 ci dice qualcosa (ed in particolare il suo anello esterno, blu), ci racconta in particolare di una storia complessa di varie interazioni gravitazionali con altre galassie.

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