Blog di Marco Castellani

Categoria: nanowrimo

Perché stavolta non faccio il NaNoWriMo

Alla fine mi sto decidendo a lasciar perdere, e ne sono contento. Chissà perché, ci sono cose che si riescono a fare con la sufficiente motivazione soltanto una volta. Come, nel mio caso, il tragitto Roma-Argentario in bicicletta (quella estate dopo gli esami di maturità, con due amici), e per venire a questo post, il National Novel Writing Month (NaNoWriMo), quell’esercizio estremo di scrittura per cui la sfida è scrivere 50000 parole nell’arco di un mese.
Milleseicento parole al giorno non rientrano nel mio stato naturale di scrittura, al momento. Diverso è quando sarò famosissimo come scrittore e mi vedrò costretto a diminuire l’impegno come scienziato in favore di una adesione più piena alle richieste del mio (futuro) editore (chissà!).


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Una volta sola è sufficiente…

E’ vero che il NaNoWriMo è un modo eccellente e un po’ pazzo per vincere le resistenze del proprio editore interno e scrivere davvero. Però mi forza troppo. Dunque ho cominciato con qualche dubbio, ma già ieri ero abbastanza indietro. D’altra parte dovevo riconoscere che questo secondo romanzo almeno lo stavo finalmente mettendo in lavorazione. E quindi? Che fare? Fortunatamente, cercando per un numero minore di parole, mi sono imbattuto in questo articolo…. Era la risposta che cercavo. Mi è sembrato subito così sensato! 500 parole e non 1600 e più. E’ giusto darsi degli obiettivi anche giornalieri, ma è bene che siano ragionevoli.  

Ho capito cosa c’era dietro il mio calo di motivazione. Non mi va di scrivere all’impazzata tenendo solo conto del numero di parole, stavolta. Non mi va di trascurare questo blog e gli altri siti, per arrivare ogni giorno a superare le 1600 parole nel romanzo. Neanche, di sentirmi a disagio i giorni in cui non ce la faccio.

Fare il NaNoWrimo almeno una volta comunque è una pazzia divertente ed esaltante, grazie anche alla comunità di persone che si raduna intorno a questo “evento”. Così intendiamoci, sono contentissimo di averlo fatto, nel novembre del 2009, e di averlo vinto. Con tutta probabilità, non avrei ancora un mio romanzo, a questo punto della vita. Un romanzo scritto nell’arco effettivamente di un mese, anche se poi, come è ovvio, il processo di revisione e parziale riscrittura ha preso un tempo moooolto più lungo….

Ora se c’è una cosa buona che il NaNoWriMo di quest’anno (a cui appunto, non parteciperò) ha fatto, in quei due o tre giorni in cui ho pensato seriamente di buttarmici, è stato costringermi a prendere sul serio il fatto di affrontare un altro “grande progetto”. Scrivere un secondo romanzo, dopo “Il ritorno”.

Da molto tempo mi girano in testa dei fatti, delle situazioni. Dei luoghi, soprattutto. Quello che stavolta mi prende è soprattutto la geografia, vedere alcuni luoghi come catalizzatori di situazioni, di intrecci, di sentimenti. Ora mi accorgo che per molto tempo ho procrastinato, con varie (sempre onorevoli…) scuse.
Da oggi vorrei prendermi l’impegno di lavorarci in modo più continuativo, più professionale, diciamo. E siccome la cosa più importante è scrivere (è sempre la regola numero uno, a buon diritto), la cosa si traduce assai pragmaticamente in buttar giù un certo numero di parole al giorno (o alla settimana).

Tutti i libri, i manuali di scrittura, i siti per scrittori, convergono su questa cosa. Scrivere parole. Magari poi si scartano al 95%, ma non sono state vane (questa è una cosa che all’inizio non capivo, il mio ideale romantico non prevedeva di scrivere per acquisire pratica, per allenarsi, per trovare ed affinare la propria voce). E’ anche una cosa di umiltà. L’umiltà di fare pratica, di fare palestra. Crescere come scrittore, scrivendo. 

Argentario 005
A proposito di luoghi, il mio secondo romanzo si apre qui, in Argentario…

Lo so, ci saranno giorni in cui non metterò giù parola. Lo metto in conto. Ma allora – perlomeno – mi dovrò confrontare onestamente con quanto ho scritto qui, adesso. Con l’impegno a cercare di diventare sempre migliore nello scrivere. Ecco un’altra ragione per …. scriverlo. Qui. Nero su bianco (diciamo, sfondi colorati a parte…). In un certo senso è un impegno pubblico, per cui spero che la cosa mi aiuti a tenerlo in maggiore considerazione riguardo – poniamo – ad un patto segreto tra me e me.

Allo stesso tempo, cercherò di postare periodicamente qui dei resoconti sullo stato del progetto. Per lo stesso intento motivazionale. E anche con l’intento (segretissimo!) di creare almeno un po’ di interesse 🙂

Per cioò che concerne il numero di parole, vediamo se 500 vanno bene o se dovrò ritoccare in qualche modo. Io spero che possa andare: nell’arco di una settimana (lasciando un giorno fuori per riposare o recuperare) vuol dire 3000 parole. In cento giorni di scrittura dovrei avere le cinquantamila parole del NaNoWrimo.

Non è male, se pongo mente a quanto la scrittura sia terapeutica, per me. No, non è male, se penso a quante trances di cento giorni ho fatto passare scrivendo poco o anche meno…

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La scadenza è il quindici

Se non metto scandenze non termino nulla, è l’amara verità. Rimangono i progetti in piedi, a metà, anche per anni.
Ora c’è questo romanzo, Il Ritorno. Va finito. Bisogna mettere la parole fine e lasciare che vada per la sua strada. E’ un romanzo importante, almeno per me. E’ una sfida vinta, è un sogno realizzato. Pur nei suoi limiti, è una cosa che sono riuscito a fare e che non avrei pensato di riuscire a fare.
Il nucleo del romanzo è stato elaborato durante il “Nanowrimo” del 2009: in un prossimo post, vi regalerò qualche dettaglio sulla trama.  Per chi non lo sapesse, il National Novel Writing Month è essenzialmente una sfida. Innanzitutto, con se stessi. Si tratta di abbandonare per un mese tutte le perplessità, mandare in vacanza il proprio censore interno, e scrivere. Scrivere e basta. Contano le parole: un romanzo di almeno 50.000 parole. Questa è l’unica condizione per vincere: 50.000 parole.
Facendolo, ho scoperto che il fatto di puntare esclusivamente alla quantità è assai meno ridicolo di quanto potrebbe sembrare a prima vista. Vuol dire, sostanzialmente: fai il lavoro. Stacci. Non farti bloccare ma buttati dentro questa cosa.

Per me è stata una sorpresa bellissima esserne uscito vincitore. Mi ha lasciato con un manoscritto da rivedere e per la prima volta nella vita, con un romanzo mio, da poter mostrare al mondo.
In realtà, come ho potuto scoprire, la vera sfida inizia dopo, alla chiusura della competizione. Dopo un mese galvanizzante, in cui hai dovuto combattere contro tutte le resistenze, dove sei riuscito a mettere da parte tutti i velenosi dubbi, ecco che hai srotolato una trama, un percorso.
Ma sei solo all’inizio.

Ci sono tante cose da sistemare, da mettere a posto. Devi lasciar decantare e poi ritornarci dentro. Devi passare dentro le parti che ti sembrano deboli, le parti che ma ho davvero scritto io questa roba? e lavorarci. 
Accettare lo scarto tra cosa vorresti e cosa ottieni. Così la tentazione più facile e pericolosa è lasciare tutto ad uno stadio di quasi pronto, con uno spazio mentale per dire beh ma devo sempre lavorarci… 


La cosa sorprendente, è vedere che lavorandoci sopra, lo scarto tra quello che ottieni e quello che vorresti, può essere ridotta. Ti puoi avvicinare a quello che volevi, senza arrivarci quasi mai (ma quando ci arrivi è bellissimo).

Così ho fatto una revisione, due revisioni.. l’ho stampato con Lulu, l’ho regalato a mia moglie, ho ricominciato a lavorarci. Mi sono accorto che ormai giravo su me stesso, prendendo tempo e scuse per non terminare mai. 
Allora, basta. Un mese fa ho messo una deadline. Una scadenza (in inglese mi suona più perentorio).

Ottimo, direte voi. Ben fatto.

E il guaio è solo che era una deadline di un mese, per cui… è quasi finita. La tentazione di prorogare è tanta, le scuse le ho già pronte (famiglia, incombenze, lavoro, etc… ) ma cercherò di non farlo. 

Ecco qui: ci lavoro fino al 15 luglio, poi mi prendo fino alla fine del mese per sistemarlo in volume e proporlo su un sito di autopubblicazione (a meno che un grosso editore non si faccia sentire con una vantaggiosa proposta…), e ad agosto è lì disponibile per essere acquistato.
Che ne pensate? Soffrite anche voi di tendenza alla procrastinazione sine die? Afflitti da perfezionismo cronico? E in caso, che strategie adottate contro queste cose? Fatemi sapere nei commenti!

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Marzo: il mese della revisione…

Come ho già scritto, non avrei sperato, all’inizio dell’impresa del NaNoWriMo (in quel di novembre dello scorso anno), che sarei riuscito a portare a termine la sana e saluatare “pazzia” di scrivere un racconto lungo di più di 50.000 parole, in un mese appena. Eppure, grazie al sostegno della mia consorte, la cosa andò incredibilmente a buon fine. Per la prima volta, il mio antico e perdurante sogno di aver scritto un libro – proprio un libro! – era stato realizzato. 
Aver portato questo libro “di qua”, dal regno splendente ma virtuale delle cose desiderate, a quello concreto di quelle realizzate: già questo sembrava qualcosa di veramente notevole. C’era però ancora da fare. Ed ecco che le antiche resistenze, i dubbi insinuati dall’implacabile e attivissimo editor interno, ricominciano a prendere consistenza – proprio nella delicata fase della revisione.

La revisione – come sto scoprendo – è fondamentale. C’è ora sulla carta (cioà in un file di OpenOffice.org) una storia, con un inizio e una fine, con dei personaggi, delle tematiche.  Bene, questa c’è, grazie al cielo. Però io “sento” e capisco dove c’è bisogno di raffinare, cambiare delle parti, levigare le molte ingenuità nella scrittura, innestare una complessità maggiore, quando possibile, cercando di essere almeno un poco polifonici, permettendo cioè la compresenza di temi più piccoli accanto al tema dominante., temi che si possano intrecciare.. tutte cose che io (non avendo frequentato alcuna scuola di scrittura) sto imparando da un confronto diretto e tentativamente onesto con il mio materiale.

Da questo punto di vista, è molto suggestivo – per me – scoprire che la scrittura gode di alcune “regole interne” che si possono avvertire semplicemente… scrivendo. Cioè lavorando sul proprio manoscritto, senza particolari conoscenze “teoriche”: in un certo senso, è lo stesso oggetto che mi detta le regole per il rapporto con lui.

Se è pur vero che sento attrazione (per lo scrivere) mista spesso ad imbarazzo (per il giudizio severo che dò sui miei risultati), è pure vero che mentirei se non dicessi che vedo praticamente in ogni situazione qual è la strada, la direzione verso cui lavorare per migliorare il pezzo che ho sotto gli occhi. Questa cosa anche mi sorprende, a volte.

In ogni caso, avverto ora il rischio molto concreto che questo manoscritto rimanga ad uno stato di “quasi completamento” per un tempo indefinito. La cosa è certamente possibile, legittima. Ma ho un problema, in questo. So che alla fine mi dispiacerebbe. E tanto. Indipendentemente dalla qualità di ciò che ho scritto. Rinunciare alla revisione fino ad un punto in cui mi ritengo soddisfatto, sarebbe un errore, per me.

Anche per questo mi sono iscritto al National Novel Editing Month (appena ne ho scoperto l’esistenza). L’obiettivo sarebbe di trascorrere almeno 50 ore nel mese di Marzo, nell’editing del proprio manoscritto. Stavolta sento che sarà difficile poter vincere; con tutte le cose da fare e gli impegni, non credo riuscirò a stare veramente 50 ore sul mio romanzo. Però provarci mi piace: più riuscirò a starci, meglio sarà. Più  lavorerò sul manoscritto, più mi avvicinerò al momento in cui finalmente dirò “Ok, così può andare. Ho fatto quello che riuscivo a fare. Ho finito il libro “

…Bel momento, no? 😉
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Continuare a scrivere…

How to Write Every Day

Having a great job does not mean I don’t want to be a writer. It means I worked damned hard to get where I am and I ought to do the same when I’m writing.

Mi è capitato ieri di rileggere (dalla palestra, mentre faticavo e frugavo nei miei items salvati in Read It Later tramite l’iPod) la frase che apre questo post, e di farci intorno qualche riflessione. Mi ha colpito perché contiene qualcosa di vero anche per me. Diverse volte mi è capitato di sentire il lavoro di astrofisico e la propensione alla scrittura su piani quasi collidenti; in realtà mi sembra di capire ora che non lo sono affatto, non manifestano affatto problemi o contraddizioni alla mutua coesistenza.

Anzi. La libertà supplementare che mi viene dallo scrivere è che, non facendolo per “mestiere”, non devo dimostrare il raggiungimento di un certo “standard” o scrivere di certe cose, ma posso farlo per puro piacere. Farlo perché qualcosa dentro mi dice che va fatto.

La cosa finora più impegnativa, in questo campo, è forse quella che mi è “caduta addosso” dopo la chiusura del NanoWrimo: alla fine del mese di “scrittura pazza” avevo un “romanzo” (ci metto le virgolette perché la parola mi fa ancora impressione…) finalmente. Ma un romanzo da rivedere, rileggere, correggere, sistemare con pazienza. Perché ci vuole tempo: perché anche se non sarà un capolavoro deve essere comunque un lavoro “ben fatto”, con ltutta a cura e l’attenzione di cui si è capaci; da ciò dunque le revisioni che avverto come necessarie, per togliere almeno alcune delle ingenuità, cercare una buona scrittura laddove è possibile, spezzare l’artificiosità dei personaggi, lasciarne respirare il carattere…

… Pensavo l’altro ieri che dovrei mettere, tra i propositi di quest’anno, un pò più di determinazione nel perseguire i miei obiettivi, senza preoccuparmi troppo della loro difficoltà. Se penso a quando potrò tenere tra le mani “il mio romanzo” stampato, capisco che questa soddisfazione val bene un pò di lavoro. Val bene anche lottare e sconfiggere la paura paralizzante di “non essere in grado”.


Vale la pena, sì.

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Un romanzo… in un mese!

Ebbene sì, finalmente posso riscrivere il titolo del post di inizio novembre sostituendo il punto interrogativo con il punto esclamativo… e non è sostituzione da poco! Questa bizzarra competizione a cui ho aderito quasi per gioco, sono incredibilmente riuscito a portarla a termine, nella giornata di oggi, raggiungendo la famosa quota delle 50.000 parole.

Ora ho un “romanzo breve” chiamato “Il Ritorno”, di circa 50.300 parole; non avevo mai tentato di scrivere nulla di così esteso, grazie al NaNoWriMo finalmente sono riuscito a dribblare il mio implacabile editor interno che tante volte mi aveva fermato, e andare dritto – con un paio di momenti di crisi in cui il progetto effettivamente è stato “a rischio” – fino alla volata finale di oggi pomeriggio.

Ora ci vorrà senz’altro un esteso e paziente editing. Ma la cosa è andata, l’obiettivo è raggiunto. Ho scritto un piccolo romanzo! Non so da quanto l’ho volevo fare!

Devo sinceramente ringraziare mia moglie Paola, che durante questo periodo mi ha più che sopportato: mi ha incitato e incoraggiato e punzecchiato affinché non lasciassi perdere. Ogni giorno mi chiedeva quanto avevo scritto, ogni giorno mi incitava a continuare. Addirittura (e avendo quattro pargoli non è banale) aveva cura che io avessi tempo e tranquillità per scrivere. Mi sono chiesto più volte come mai., nel corso di questo mese. Perché teneva a questo concorso, in maniera particolare? Non credo. Piuttosto, credo che abbia a cuore che io riconosca e segua le mie inclinazioni e le mie attitudini, tra le quali scrivere é senz’altro una delle importanti, come capisco più chiaramente in questo specifico periodo.. Questo a parer mio, senza tanti giri di parole, è un reale segno di amore, per il quale le sono grato.

 Anche i miei figli (e specialmente Simone) si sono a vario titolo interessati, e talvolta mi hanno spronato.
 
Sono contento di essere riuscito ad arrivare fino in fondo e scrivere la mia novella, superando i momenti di dubbio e di indecisione. E’ realmente buffo, ma ho scoperto che a volte puntare a “scrivere e basta” nonostante tutti i dubbi, alla fine paga. Alla fine imbrocchi due o tre frasi in qualche pagina, e sei proprio contento. Quelle due o tre frasi ti fanno sentire in pace, contento di essere riuscito a scriverle finalmente come le volevi. Fosse solo questo, già sarebbe un ottimo motivo per scrivere 50.000 parole, o anche di più.

Poi ancora, il fatto di scrivere mette in moto dinamiche interessanti, ti porta a pensare, a lavorare sui personaggi, a ricercare correlazioni tra i caratteri, le vicende, ad avere fiducia in una storia. Avere fiducia in una storia è bello perché, mi sembra, non possa essere svincolato da avere un atteggiamento positivo verso l’esistenza… Bene, potrei andare a scrivere ancora (evidentemente oggi non mi è bastata la mia quota di parole del NaNoWriMo!), ma non vorrei vincere anche il concorso, se c’è, di post più lungo. 🙂

Scrivere è un’avventura che mi piace (oserei dire anzi che mi appare quasi necessaria). Credo che proseguirò.

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Un romanzo… in un mese?

Mi sembrava una pazzia, anzi un pò mi sembra ancora adesso. Però ho deciso di provare: l’ idea del National Novel Writing Month indubitabilmente mi attirava. Per un mese intero, provare a scrivere un “romanzo breve” o “novella” (50.000 parole, da raggiungere entro la fine di novembre). L’idea di questa pazza attività di scrittura è anche quella di ridurre al silenzio il cosiddetto editor interno almeno una volta ogni tanto, scrivendo per il gusto di scrivere senza preoccuparsi troppo della qualità (anzi idealmente, per nulla) ma puntando sfacciatamente sulla quantità.

Il fatto di avere una deadline in effetti aiuta a far si che – una volta tanto – uno si metta a scrivere veramente, invece che a ragionare sull’idea o sull’utilità o sulla sua propensione a farlo. E il dover buttar giù le 50.000 parole, ci si riesca o non ci si riesca, fa sì che uno si lasci andare anche al rischio di scrivere una cosa mediocre o proprio imbarazzante. In ogni caso si sarà imparato qualcosa. E il fatto di lasciare le correzioni per dicembre, e dedicare novembre solo a buttar giù testo, aiuta a comprendere come effettivamente non si può pretendere quasi mai di scrivere da subito una versione ottimale di qualcosa, ma bisogna rischiare di buttar giù il testo e poi passare attraverso le necessarie e inevitabili revisioni.

Dall’altro lato, la dimensione “sociale” che ha assunto tale competizione, con forum, microblogs (provate solo a cercare per “nanowrimo”, su Twitter…!) e altre iniziative meno virtuali, come gli appuntamenti per scrivere, nelle varie città, fornisce un valore aggiunto e soprattutto un incitamento quando, dopo i primi giorni di entusiasmo, sopravviene comunque il senso critico e uno magari inizia a dubitare…

Non so se riuscirò a “vincere” il mio primo NaNoWriMo, se alla fine del mese sarò arrivato al fatidico traguardo, ma già sono contento che in questi primi nove giorni abbia scritto le prime 13.410 parole del mio racconto “Il ritorno”. Comunque vada, è già un bel risultato per me.

Ok, ora dovrei tornare a pensare a qualche sviluppo per la mia trama. Vediamo….

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