Blog di Marco Castellani

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L’erudito astronomo

Stupendi i versi di Walt Whitman

Quando ascoltai l’erudito astronomo,
Quando le dimostrazioni, i numeri, furono dispiegati dinanzi a me,
Quando le carte e i diagrammi mi furono mostrati per sommarli, dividerli e misurarli,
Quando ascoltai trepidante l’astronomo nell’aula delle sue famose lezioni,
Quanto inspiegabilmente presto divenni esausto e sofferente,
Fino a quando alzandomi e scivolando via iniziai a vagare in solitudine,
Nell’umida e misteriosa aria notturna, e secondo dopo secondo,
Volsi lo sguardo alle stelle nel perfetto silenzio.

Quello che viene considerato il padre della poesia americana, che pubblicò (a proprie spese) uno dei poemi più importanti dell’era moderna, ovvero il celeberrimo Foglie d’erba, poteva certo permettersi di parlar chiaro, ovvero fare una cosa che (per ovvi motivi) non è espressamente consigliata a un giovane studente di fisica o di astronomia.

Disegno di Davide Calandrini – @davidecalandrini 

La composizione poetica – estrapolata proprio da Foglie d’erba, qui presentata nella traduzione di Roberto Anglani – non è scevra di una certa scoppiettante irriverenza, cosa che ne rende assai piacevole la lettura. Il nostro Walter (era questo il suo vero nome), possiede una indubbia carica dirompente… [Continua a leggere sul portale EduINAF]

 20 letture su Stardust,  6 oggi

Dalle bombe alle urne

Allora, cerco di mettere insieme le cose, per come le vedo e le capisco io. Il primo dato che rilevo è che una questione di interesse primario, come la guerra in Ucraina – ovvero in Europa – che considero un tema prioritario (sopratutto adesso che si fa più insistente lo spettro del ricorso alle armi nucleari) sia rimasto assolutamente nello sfondo, in questa affrettata campagna elettorale. 

A mio avviso invece la questione è così importante che dovrebbe essere centrale nel dibattito politico attuale, e soprattutto in vista delle elezioni. Non basta più l’informazione di propaganda dei telegiornali, è necessaria una riflessione personale. Condivido con lo scrittore Enrico Macioci il senso della gravità di questo momento, una gravità che passa stranamente sotto silenzio, mentre grande rilievo viene dato all’aumento delle bollette o della benzina (evitando al contempo una seria riflessione sulle origini di tali aumenti).

Il baratro ci sta davanti. E’ così profondo, e così senza ritorno, che non servirebbe nemmeno avere delle ragioni valide e sensate (che pure ci sono, e in abbondanza) per smettere di scivolare verso il suo bordo; il rischio stesso di cascarci dentro basta e avanza a stoppare ogni tattica, ogni ragionamento, ogni ipotesi, ogni ideologia e, dirò di più, persino ogni ideale. E’ in gioco, per la prima volta dal Neolitico, il destino della nostra specie. Non ti metti a filosofare mentre il conto alla rovescia di una bomba ti rintocca sotto le chiappe, giusto? Se mi sbaglio, sarò il più felice degli uomini. Se non mi sbaglio, non ci saranno più classifiche di felicità, né d’altro.

Non dovrebbe essere necessario dirlo, ma sono ovviamente contrario all’invasione Russa dell’Ucraina, sensa tentennamenti. Pare legittimo ritenere che la NATO abbia in effetti “abbaiato alle porte della Russia”, se mi è lecito estrapolare una frase del Pontefice che certo – per essere onesti – andrebbe letta nel contesto di un discorso più ampio e non banalizzata.

Questo abbaiare non muta il mio giudizio chiaro e contrario all’invasione militare. Stabilito questo, vado oltre.

 130 letture su Stardust,  4 oggi

Creare una nuova scienza e una nuova umanità

Viene qui pubblicata integralmente l’introduzione di Carla Ribichini al volume “Anita e le stelle: la saggezza di uno sguardo” appena uscito presso Amazon (in cartaceo e in digitale). Il volume ospita sei racconti scritti da Marco Castellani, che fanno idealmente seguito ai sei già apparsi nel volume “Anita e le stelle“. Le frasi scritte dai ragazzi della scuola Corradini, che compaiono nel libro tra un racconto e l’altro, si possono leggere a questo indirizzo.

Lo stato di salute della nostra umanità è grave, i giovani sono smarriti e disorientati, eppure sono fatti per credere, per trovare un significato, per cercare qualcosa più grande di loro. Si portano nel cuore un desiderio infinito di vita, perché la loro vocazione è la vita e Anita, la protagonista dei racconti di Marco Castellani, questa vita ce l’ha raccontata insegnandoci l’arte dello stupore e della contemplazione.

Semi della nuova umanità…
Carla Ribichini al lavoro con i suoi alunni (Istituto Comprensivo P.M. Corradini, Roma)

Marco Castellani è un astrofisico per formazione e professione ed un poeta per passione e vocazione; ha lavorato nelle classi della scuola media in cui insegno rivolgendosi a ragazzi appena dodicenni; pur nella diversità dei nostri ruoli la finalità educativa è stata la medesima, abbiamo condiviso contenuti e strategie e cercato insieme una nuova visione per sviluppare intuito, creatività, consapevolezza e libertà di pensiero. La scienza è stata solo il punto di partenza e il grande merito dell’autore è stato quello di averla inserita in una dimensione più profonda, di averla trasformata in letteratura e di averla tradotta come impegno per il mondo.

 582 letture su Stardust,  2 oggi

Una nuova politica?

Io di politica non ci capisco nulla, questa va acquisita come tacita premessa ad ogni considerazione che azzardo sul tema. Ciò detto, mi sembra di assistere, in questi giorni, al consueto teatrino elettorale di sempre, in uno scenario dove quello che colpisce per la sua mancanza, è una sostanziale novità.

Viviamo un tempo accelerato – del cosmo e della storia – ma certe macchine e certe procedure paiono splendidamente inossidabili, in spregio dell’Universo che si muove, che si mostra in modi inediti proprio in questi tempi, che ci chiama ad un nuovo modo di esistere, di pensare, di soffrire ed amare.

In tutto questo, quali sono i temi “forti” di questa campagna elettorale? Se da una parte si pone l’accento su lavoro ed ambiente e diritti (come esattamente nell’ultima tornata elettorale, nel 2018), dall’altra si ritorna a mettere in circolo le consuete parole d’ordina sulla sicurezza, sulla “minaccia” dei migranti, sulla difesa del territorio e dei confini, eccetera. Insomma, niente di veramente nuovo, niente di diverso da prima. Tutto elegantemente svincolato da una seria analisi empirica di quel che si è fatto o non fatto.

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Un cielo infinito di stelle

L’estate astronomica è iniziata da pochi giorni, quella percepita, da molti di più. Sono da poco arrivato in Abruzzo, nel tentativo di sfuggire alla canicola romana. Qui pure fa caldo, è vero, ma in modo più mite, meno accanito. Non si sfugge al riscaldamento globale, certamente: ai guai che abbiamo causato ed ancora causiamo, per la nostra resistenza terribile a riflettere, meditare, guardarci dentro, capire che la creazione fa parte di noi e noi di questa, e che l’attitudine predatoria ha già causato innumerevoli danni.

Siamo assediati da notizie di guerre, epidemie, carestie, siccità. Siamo assediati e sempre impreparati, ci meravigliamo sempre, come se pensassimo di poter abusare dell’ambiente naturale senza doverne pagare conseguenza. Come se il pianeta Terra fosse capace in modo illimitato di porre rimedio ai nostri sconquassi. [Continua a leggere sul sito di Darsi Pace…]

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Una prospettiva mai vista: il James Webb Space Telescope

I primi scatti del telescopio spaziale James Webb, mostrati al mondo martedì 12 luglio, sono riusciti a stupire, a commuovere, gli stessi astronomi. Gente che di immagini del cielo ne vede tutti i giorni, davanti a queste nuove immagini rimane a bocca aperta. C’è anche chi ha pianto, raccontano le cronache.

 La foto dell’ammasso di galassie SMACS 0723 copre un’area di cielo paragonabile a quella coperta da un granello di sabbia tenuto alla distanza di un braccio. Ci mostra un Cosmo popolato da migliaia di galassie, donandoci la vista più dettagliata di sempre sull’Universo lontano.
Crediti: NASA, ESA, CSA e STScI

Lo capisco, anche io sono rimasto impressionato. Il grado di dettaglio è veramente sorprendente. Il modo nuovo che abbiamo di vedere l’Universo è tale, che risulta difficile sovrastimare il salto in avanti che abbiamo compiuto. Verissimo, già avevamo compreso come fossero tempi particolarmente interessanti per la scienza del cielo, ma con l’entrata in funzione del James Webb, è come se ora fossimo tutti sottoposti ad una accelerazione ulteriore…

[Continua a leggere sul sito dell’Associazione Italiana Teilhard de Chardin]

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Frenk, il puro fascino del Cosmo

L’Universo ha una storia affascinante, che comprendiamo ogni giorno di più: ogni giorno studiamo il cielo e facciamo luce su un altro piccolo tassello, nell’architettura generale della nostra conoscenza del Cosmo. Ed è una storia affascinante, quella che ci si dispiega davanti. Una storia accessibile a tutti, perché tutti condividiamo il fatto di essere immersi in una sterminata infinità di galassie, stelle e pianeti, che ci invita – direi quasi ci sospinge – a prenderne coscienza.

Per questo è meritorio ogni sforzo ben fatto per raccontare la storia del cielo in modo equilibrato, senza banalizzazioni ma anche senza inutili astrusità matematiche. L’Universo ha una storia raccontabile, dopotutto, ed è necessario raccontarla. Lo è sempre stato, in ogni epoca, fin dai miti dei popoli primitivi. Oggi che finalmente abbiamo a disposizione un modello scientifico di Universo, non siamo certo esentati dal racconto. Anzi, forse l’urgenza di esprimerlo, di parlarne, di narrare le nostre origini, risulta oggi ancora più pressante.

Il cosmologo Carlos Frenk

Stupisce infatti quello che possiamo capire del nostro smisurato Universo, osservandolo – come facciamo – da un piccolo pianeta alle periferia di una grande galassia. Stupisce che le leggi fisiche che lo descrivono siano esattamente le stesse che abbiamo potuto derivare con la paziente analisi dei fenomeni a noi più prossimi, di quel che abbiamo potuto imparare facendo cadere a terra dei sassi, osservando il moto delle nuvole, vedendo l’acqua scorrere nei fiumi.

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Tutti i neutrini di Claudio

Vorrei partire proprio da loro, gli elusivi neutrini. Vorrei partire da loro per arrivare a parlare di poesia. Perché accostare i neutrini alla poesia è ancora qualcosa di particolare, di abbastanza inedito. Crea un cortocircuito mentale particolarmente salubre, per cui alla fine inizio a chiedermi cose nuove, sono almeno un po’ spiazzato, portato fuori dal mio ambiente solito di derivazioni e convenzioni, di usi e convinzioni. Che è poi, mi pare, l’obiettivo primario del dire poetico.

Tecnicamente siamo inondati dai neutrini (ce ne scorrono addosso miliardi ogni secondo), ma è raro che, in questa indicibile e silenziosa moltitudine, qualcuno di loro si fermi con noi per farsi raccontare, divenire oggetto di un dire poetico.

Ho tra le mani l’ultimo libro di Claudio Damiani. Tra le mani, per dire: è sul Kindle, ma per noi fa lo stesso. Il fatto rimane, ed è questo. I neutrini entrano a pieno titolo nella poesia di Claudio, si ritagliano agevolmente un loro posto. Tanto che non percepisco nulla di strano, non avverto smagliature nello spaziotempo, non registro particolari torsioni o tensioni nella rete di connessioni cosmiche.

L’essere è, e tu sei con lui.
Sei tutt’uno con il cielo, con la terra, le piante,
sei tutt’uno con le macchine anche
e coi neutrini sparsi nell’etere.

Da fisico – ma anche (lo confesso) da poeta artigiano, da aspirante poeta minore, se volete – mi viene da esclamare finalmente! Finalmente si fa poesia anche con i neutrini, finalmente si conferisce loro la piena dignità che meritano. Li si fa esistere pienamente. Se una cosa non è oggetto di poesia, di letteratura, non è veramente viva. Vuol dire che non sfiora il nostro centro emozionale, può certamente starsene tra le pagine di astrusi manuali d’astronomia o di fisica, ma non è entrata in vera interazione con le nostre coscienze, con le nostre anime. Impastare il tessuto poetico con i neutrini – farne oggetto di poesia – secondo me li fa vivere davvero.

Claudio Damiani (a destra in foto) insieme con Andrea di Consoli, in maggio a Roma, per una presentazione del libro “Prima di nascere”

E anche noi, scienziati di professione, dobbiamo gioirne: perché fare scienza con le cose morte, veramente, non ci interessa proprio più. La vecchia idea della scienza era quella: particelle, azioni e reazioni, forze e campi, tutto poco interessante, poco umano. La scienza nuova è quella che cerca (e quindi trova) l’umano in tutto, anche nei quasar più lontani. Anche nei neutrini.

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