Blog di Marco Castellani

Categoria: vecchipost

Ma lo scienziato non è solo uno specialista…

Mi sono imbattuto per caso in un articolo di Alberoni, che mi ha fatto riflettere, e mi sento interpellato particolarmente, a motivo del mio mestiere di scienziato (certo che suona un po’ come una parola grossa..)

Insomma, dice una cosa che è proprio giusta, per me:

“I grandi scienziati che hanno buttato le basi delle scienze naturali, come Linneo e Buffon, avevano una formazione classica, Hegel possedeva una cultura enciclopedica, Pareto non era solo un grande economista, ma uno storico, un antropologo, un sociologo. E molto spesso trovavi persone di amplissima cultura fra i medici, gli avvocati, gli ingegneri, i magistrati, i giornalisti, i politici. “

(qui c’e’ l’articolo completo)

Sono smodatamente d’accordo con lui: dovremmo riprendere la concezione dello scienziato non come un tecnico, ma come un indagatore appassionato del reale. Che non può prescindere dagli altri aspetti della cultura, della società che lo circonda, nella quale vive ed opera.

Queste parole mi fanno bene perchè ho sempre sentito con un disagio profondo la spinta al tecnicismo esasperato. Ho provato anch’io a cercare l’efficienza nel delimitare la mia indagine ad un campo di lavoro ben ristretto, definito. Con dei confini chiari…. ma curiosamente, proprio quando pensavo di aver sistemato gli strumenti adatti, mi sfuggiva tutto dalle mani, l’interesse scemava, mi sentivo annoiato… Ma capisco che è bene che sia così, che mi senta spinto ad allargare, ad interessarmi a spettro più largo.

D’altra parte credo mi sia passata da mio padre, questa inclinazione: pure essendo uno scienziato ben “affermato” nel suo campo, non ha mai smesso di interessarsi a cose diverse, alla cultura, alla storia….

Insomma, lo scienziato non è solo scienziato, è un uomo abituato alla curiosità (il bello della scienza è forse proprio che ti abitua a questo) . E meno male…! 😉

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Gatto Tigrato al debutto…

Ieri mi sono deciso… Da un pò di giorni pensavo che la piccola storia Gatto Tigrato, scritta per mio figlio Simone (e con alcune idee concordate con lui), fosse praticamente pronta. Però ogni volta che trovavo il tempo per rileggerla, trovavo delle correzioni da fare, dei periodi da sistemare, parole da cambiare, e così via.

Alla fine ho pensato beh basta con le revisioni, ieri l’ho stampata e gliela ho messa sulla sua scrivania “dei compiti”. Quando l’ha vista ho scorto lo stupore nel suo viso, al vedere le tre pagine stampate fitte fitte… Accipicchia quanto è diventata lunga, mi ha detto sfogliando le pagine (più o meno)

Ora attendo la sua revisione critica, se ci sono modifiche da fare, ho messo in chiaro che le avrei fatte senz’altro…

http://writer.zoho.com/public/mcastel/Gatto-tigrato1

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Ti mando un mail…

Accipicchia… Forse questa cosa della tecnologia ci sta prendendo un pò la mano.

Ieri sera stavo sul letto con il portatile sulle ginocchia. Stavo finendo di sistemare un piccolo racconto, e ho pensato “Lo dico anche a Paola, ora gli mando un mail….” Dopo aver scritto ed inviato il messaggio, mi sono improvvisamente reso conto dell’aspetto bizzarro della situazione: ma tu guarda, mi sono detto, sto comunicando vie email non con una persona lontana, che non posso raggiungere fisicamente, ma ad una persona – mia moglie – che ho vicinissimo in questo momento: è proprio accanto a me che dorme…

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Questioni di orario…

Ieri sera la piccola Agnese aveva deciso di giocare agli indovinelli con il papà (che invece per parte sua stava cercando di ascoltare un pò di musica, ma vabbè…..). Dunque cercava di trovare degli enigmi per prendermi in castagna. La cosa pian piano iniziava a divertirmi, mi accorgevo che ragionava cercando di spiazzare le mie risposte. Vediamo chi la vince, allora!

E chi poteva vincere..? Ovviamente lei. Ed ecco come ha portato a casa il risultato..

“Papà ma senti… l’orario, lo sanno tutti, secondo te?” mi fa con la sua faccetta birichina.
Io penso, ok, non mi faccio buggerare, ora gli rispondo per bene, una bella risposta completa:
“Beh.. ma no, Agnese! Lo sanno solo quelli che hanno un orologio.” (e penso, così stò a posto, ho vinto pure facile. Ma sbagliavo..)
“..Eh no, papà! E allora io? Io ce l’ho l’orologio in casa, ma l’ora mica la so!!

Accipicchia: logica ferrea. Uno a zero, anche stavolta ha perso il papà………. 🙂

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Dolce Italia

A Boston c’e’ la neve e si muore di noia
Urla tristi di gabbiani nell’acqua della baia
Gente dalla pelle grigia che ti guarda senza gioia
Tutti freddi e silenziosi chiusi nella loro storia

Ma in Italia oh dolce Italia
In Italia è già primavera
In Italia oh dolce Italia
La gente è più sincera, la vita è più vera… “

Ho ricevuto ieri il pacco che aspettavo da bol.it, col il dizionario di francese per Andrea, e con il CD Acustica di Eugenio Finardi (uno dei miei “amori di ritorno”, un ritorno gradito dagli ascolti di tanti anni fa…). Il disco è del 1993 ma io non l’avevo mai ascoltato. Ho scoperto di aver speso una manciatina davvero irrisoria di euro per trovarmi tra le mani un disco dolcissimo, tenero e sublime…

Sarà pure che la musica ha valore non solo di per sè, ma per l’interazione che compie con l’ascoltatore, con il suo bagaglio di sensazioni, esperienze, opinioni, paure e gioie… sarà che in questo momento del percorso della mia vita, questa musica la sento così confacente… Non saprei dire. Ma mi commuove innazitutto l’ascolto della splendida Dolce Italia, e la musica dolce porta della parole che mi entrano all’interno, mi muovono qualcosa di benefico, un sentimento sopito, forse, da troppo tempo….


Lo dico, senza retorica: il senso della patria. Di una appartenenza ad un popolo. Con nomi, volti, storie. Perchè sopito? Per pudore, vergogna, timore di essere inattuale? Di essere catalogato politicamente, socialmente, forse… Eppure la rimozione del senso della patria non è sinonimo di libertà o grande sentire, mi accorgo. Me ne accorgo non teoricamente, ma ascoltando le mie sensazioni, i disagi e le gioie che si muovono al mio interno a seconda delle posizioni che assumo… dunque non voglio convincere nessuno, in quel che dirò, sarà semplicemente quel che penso.

Forse è questo: sono cresciuti in una epoca, a ripensarci (anni settanta) in cui nell’aria stessa che si respirava, più che in chiari enunciati, in un clima culturale (o sottoculturale) vi era la pervasiva suggestione che l’idea di patria fosse solo un artificio retorico, una sovrastruttura inutile o addirittura perniciosa. Di più ancora, l’idea della patria, sembrava appannaggio di una parte politica sola (non quella che andava per la maggiore, chiaramente…), ed era associata a sentimenti di belligeranza, di animosità. Insomma collegata, più o meno direttamente, alla volontà di conflitto, palesata o meno che fosse, ad una generica volontà di potenza. Allora poteva capitare che un ragazzo crescendo, desiderando la pace, con tutta la forza degli ideali dell’adolescenza, era portato a considerare questa cosa della patria come una cosa del passato, come una idea superata, antica, inattuale…

… Mi accorgo ora di quanto era sbagliato. Mi accorgo di quanti sentimenti ho rimosso, di una parte di me che non ho lasciato esprimere fino in fondo… di aver bevuto anch’io, per conformismo, per pigrizia mentale, alla fonte intorbidita del concetto falsissimo (provato sulla mia pelle) che veniva subdolamente veicolato da tante parti, ovvero che ogni appartenenza fosse “pericolosa”, “sbagliata”, “vecchia”, che ogni appartenenza (famiglia , religione, patria) dovesse essere dissolta, smantellata per fare posto al “nuovo”, oppure fatta scomparire nel “privato”, resa invisibile, senza impatto nella realtà… Invece credo che lo sradicamento provochi disorientamento, rabbia, e alla fine, violenza, teorizzata o praticata, grande o piccola. Tutto il contrario della pace…

Attenzione però, non si tratta di negare quel che non va. Tante cose in Italia non vanno, chi potrebbe negarlo? Ma è la mia gente. Il mio popolo. L’amore non copre le cose sbagliate o parziali, ma le ricomprende in sè, mi dico. E poi, lasciatemi dire… se penso allo stupendo e mirabile contributo dato all’umanità in termini di poesia, di musica, ai Santi….. sì lasciatemene gioire di tanta umanità! Sento gratitudine per l’appartenenza alla stesso popolo da cui viene San Francesco, San Benedetto, e ancora Vivaldi, Puccini, e ancora l’immortale Dante, e tutta la poesia bella e commovente di Ungaretti, e tanto altro ancora…

Ma sì, rischiamoci: amiamola questa terra, di sole e di mare, questo popolo…Dolce Italia, in Italia è già primavera.

..E grazie Finardi per questa ed altre meravigliose canzoni. Di questo disco ne voglio riparlare, mi ha preso troppo…

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Ouverture

Ri-posto qui i miei interventi sul blog “marcocastellani”, poiche’ tale account continuava a dare dei problemi dopo il restore dei database, proseguo su questo.. mi scuso con chi li abbia gia’ letti!

(20 ottobre) Ouverture

Buondi’….! Una piccola parola di presentazione…. in questo blog intendo riportare impressioni e sensazioni della normale vita quotidiana, di lavoro, spunti e considerazioni che sorgono – appunto – attraversando le normali situazioni della vita, che magari ritengo utile non vadano perduti. Di mestiere ricercatore astronomo. Sono sposato, e papa’ di quattro bimbi. Mi piace ascoltare musica (classica, ma non solo), leggere…e anche scrivere, poesie e piccoli racconti.

(21 ottobre) Impressioni d’inizio autunno…

Ogni autunno e’ nuovo, e’ diverso. E’ come inoltrarsi in una avventura., di cui si conoscono i contorni, perche’ gia’ vissuta, e nondimeno si avverte come una cosa nuova: in fondo, anche qui, non importa cosa e’ gia’ successo, conta quanto (ri)succede ora.. L’aria che inizia ad essere pungente, al mattino… frizzante, che risveglia i sensi. I colori delle cose, della natura, si impongono allo sguardo come nuovi, tersi, puliti… Spiccano nella nebbiolina azzurra del cielo, quasi fatta apposta per un’ideale sfondo. La luce e’ diversa: dopo il lampo accecante e affermativo dell’estate, la luce autunnale consente e lascia aria alle sfumature, al gioco di ombre e di luce. Trovo l’autunno una stagione molto “pittorica”…

(23 Ottobre) Il lavoro del ricercatore

Uhfff… tutto il giorno a correggere un programma fortran che non ne vuol sapere di funzionare a dovere. Che imparare da cio’? Forse che un lavoro come questo, come la ricerca scientifica, al di la’ dei risultati e delle scoperte eclatanti (ma rari!) che vanno a finire sui giornali, sia pure e soprattutto – nella pratica consueta – una “palestra di pazienza” e perseveranza per il ricercatore… gutta cavat lapidem ! 🙂

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