Blog di Marco Castellani

Tag: bimbi Page 2 of 4

E’ giorno di scuola domani?

Un piccolo racconto, sì come si fosse bambino 😉


E’ giorno di scuola domani? SĂŹ ancora giorno di scuola. Ecco perchè mamma ci manda a letto presto. Io un pò speravo fosse venerdĂŹ, che mamma e papĂ  ci fanno rimanere piĂš alzati. Meglio ancora quando viene papĂ  dal lavoro e dice a mamma e a noi se andiamo a prendere la pizza. Ogni tanto mamma dice che lei ha giĂ  preparato, ma poi io so che se insistiamo un pò lei dice sempre “va bene, la roba pronta ce la mangeremo magari domani” e dice di sĂŹ e allora andiamo.

Sono contento che oggi siamo andati al parco. Lo so che magari avrei dovuto ripassare la poesia, ma si stava tanto bene a giocare fuori, magari me la ripasso un pò domattina. Meno male che papĂ  l’altro giorno si è deciso a rimettermi a posto la bicicletta. Mi sa che ho fatto bene a chiederglielo quel giorno che era tornato prima dal lavoro, mi sa che allora non era tanto stanco.

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Criceti d’altre terre…

La piccola Agnese, tornando dal parco, alla sorella piĂš grande…

“Claudia, Claudia…! Lo sai che al parco, c’era un criceto d’india ???”

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Partendo per lilghinterra…

Trascrivo il compito che ha fatto la piccola Agnese (sei anni) venerdĂŹ scorso, mentre ero a Cambridge, perchè lo trovo semplicemente…. delizioso! Mia moglie me lo ha mostrato proprio stasera. Eccolo qui:

Io non ho un amico che viene da lontano perĂ  vorrei averlo.

Se avessi un amico che viene da lontano mi farei raccontare come è il suo mondo tipo l’Africa perchè vorrei vedere gli animali che io non conosco.

Mio papĂ  però lunedĂŹ scorso era partito per lilghinterra e quando torna vorrei farmi raccontare come è stato, come è l’Inghilterra, se gli è piaciuta e se si è divertito, sono contenta di farmi far sapere delle nuove cose!

Lunica cosa che mi dispiace è che papĂ  non c’è quindi mi dispiace un pò però parte per questioni di lavoro, mio papĂ  è un astronomo.

Cambridge (lilghinterra)

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Aspettando primavera…


Primavera. Spring.
Inserito originariamente da mclinus

Oggi passeggiando con la piccola Agnese, ho capito chi sarĂ  il piĂš lesto a scorgere l’arrivo della primavera. Infatti mentre camminavamo, in una domenica mattina di tempo incerto ma temperatura clemente, mi ha spiegato che lei ogni giorno – con i suoi compagni – osserva il prato davanti alla scuola.

Il bello è che negli ultimi giorni questi piccoli osservatori (“in erba” si potrebbe dire..) hanno cominciato a notare dei piccoli gruppi di fiorellini che timidanente stanno cominciando a spuntare tra un ciuffo d’erba e l’altro.

Altri me ne ha fatti notare lei, proprio sul prato che costeggiava la strada ove stavamo camminando.

La primavera allora è avvisata: i piccoli osservatori la stanno aspettando. Quando arriva, saranno i primi a saperlo.. 😉

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Io lo so che non sono solo…

Un accordo, diresti scarno, di chitarra, ben scandito. Poi parte la voce, prima esitante, cauta, poi decisa. Lorenzo Cherubini canta “Io lo che non sono solo / anche quando sono solo.” Un verso geniale. Semplicemente.

La bimba, dietro, si mette ad ascoltare. Il papà è davanti che guida.

D’un tratto dice: “PapĂ , ma lo sai che io so cosa vuol dire? Vuol dire che quando sei solo non devi mai essere triste, perchè ci sono tante persone che ti vogliono bene, anche se in quel momento non sono lĂŹ vicino. Infatti non sei mai solo davvero, per questo…”

Il padre ascolta, stupito dell’analisi della figlia di sei anni. Per lui ci ha preso in pieno.

La bimba Agnese continua: “… e poi c’e’ pure l’angioletto. Quello non ti lascia mai, solo che non lo vedi. Anzi qui in macchina ora ce ne sono due, il mio e il tuo…”

Il papĂ  riflette. L’auto si incanala sulla tangenziale. Sopra c’e’ una bimba che ragiona e un papĂ  contento di esserne il papĂ …

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Le mimose sono in fiore…

Le mimose sono in fiore. Lo vedo un pò dappertutto, stamattina. Accompagno Agnese a scuola, mi dice di fermarmi davanti all’ingresso, per il resto va da sola. Sta diventando grande, ormai. Però a colazione mi voleva vicino, voleva che fossi proprio lĂŹ in cucina, vicino a lei: prendeva la mia mano mentre mangiava. Grande e piccina insieme, che tenerezza a guardarla. Guardarla. Basta esserci, basta essere lĂŹ. Pazienti, quando si può: questo premia, non ci sono guitezze particolari, mi ripeto. E Paola che mi abbraccia, prima di salutarmi, quando di solito – tutti quanti – si pensa solo alle tante cose da fare e alla giornata che inizia. GiĂ , basta essere lĂŹ, esserci anche con i pensieri; che gran colpo di fortuna tutto sommato che non si richieda altro, che gioia che sia una cosa sempre possibile, una strada sempre ri-percorribile. Lo spessore di essere qui (mi accorgo meglio delle volte che sono andato lontano senza nemmeno accorgermi).

Prendo la macchina e faccio la strada per il lavoro. Accosto l’auto di una amica di famiglia, che ha i figli nella stessa scuola elementare di Agnese e Simoene. Ci scambiano un cenno di saluto, un sorriso. Mi dĂ  una impressione buone di soliditĂ  e premura insieme, mi piace il suo carattere. Quanti piccoli incontri nelle giornate. Io lo so che non sono solo anche quando sono solo, ora che scrivo mi viene in mente il ritornello di questa bella canzone: quanto è vero.

La strada larga che mi porta, costeggia parti di campagna romana. Faccio a tempo a scorgere gli alberi di mimose, esplosi di giallo. Giro e mi immetto sul raccordo: poco traffico oggi, meno male…

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Diavoletti & capelli…

Si sĂ , il tempo passa. Questo, per la nostra esistenza biologica, ha tutta una serie di implicazioni (non necessariamente negative, naturalmente). Tra quelle forse non proprio positive, in ogni caso, ci può essere, almeno per il sottoscritto, una variazione del numero di capelli.. ehm, chiaramente a derivata negativa….

Questo è il fatto, d’accordo. Ma come fai a prendertela.. quando te lo fanno capire in maniera simpatica? Stamattina, Simone si preparava come di consueto per andare a scuola. La mamma era giĂ  uscita con i due piĂš grandi, e il papĂ  incitava i piccolini perchè non si facesse tardi. Questo ovviamente infastidiva Simone, e il papĂ  notandolo lo scherniva dicendo “Ma Simone, hai un diavolo per capello oggi….?”

Il bimbo rispondeva prontamente “Ma no papĂ ! Sei tu che hai un diavolo per capello!!”

Poi – ed è questo il “bello” – si vede che ci ripensava un pò, faceva un momento silenzio, indi guardava il padre in faccia, considerava qualcosa nella sua testa e infine…

“Beh, comunque tu non ce ne hai molti, di diavoli, si vede…….”

🙂

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Il castorino combinaguai…

Succede. Accade che magari il papĂ  sta al computer, e profittando della quiete serale, passa un pò di tempo commentando qualche blog, riprendendo qualche piccolo racconto sempre da terminare…

E arriva d’un ben tratto questo pupoletto (con addosso il piagiama nuovo foffoloso che al papĂ  piace tanto..!) e gli dice “PapĂ  vieni? Che mi racconti un’altra storia del castorino…? DĂ i, corta corta..”

Il papĂ  esita, ma alla fine cede, segretamente compiaciuto e meravigliato che il “canovaccio” del castorino – una serie di storie inventate al momento, in cui vi è la situazione costante di un castorino che abita in un appartamento, e mentre il padrone è al lavoro, ne combina di tutti i colori – che insomma questa serie di piccole storie, inventate per Simone ormai tempo fa, vengano ancora richieste !

E il papĂ  pensa che è bello, in fondo, inventare storie, e avere qualcuno a cui piace ascoltarle… 😉

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