Blog di Marco Castellani

Tag: guerra

Dalle bombe alle urne

Allora, cerco di mettere insieme le cose, per come le vedo e le capisco io. Il primo dato che rilevo è che una questione di interesse primario, come la guerra in Ucraina – ovvero in Europa – che considero un tema prioritario (sopratutto adesso che si fa più insistente lo spettro del ricorso alle armi nucleari) sia rimasto assolutamente nello sfondo, in questa affrettata campagna elettorale. 

A mio avviso invece la questione è così importante che dovrebbe essere centrale nel dibattito politico attuale, e soprattutto in vista delle elezioni. Non basta più l’informazione di propaganda dei telegiornali, è necessaria una riflessione personale. Condivido con lo scrittore Enrico Macioci il senso della gravità di questo momento, una gravità che passa stranamente sotto silenzio, mentre grande rilievo viene dato all’aumento delle bollette o della benzina (evitando al contempo una seria riflessione sulle origini di tali aumenti).

Il baratro ci sta davanti. E’ così profondo, e così senza ritorno, che non servirebbe nemmeno avere delle ragioni valide e sensate (che pure ci sono, e in abbondanza) per smettere di scivolare verso il suo bordo; il rischio stesso di cascarci dentro basta e avanza a stoppare ogni tattica, ogni ragionamento, ogni ipotesi, ogni ideologia e, dirò di più, persino ogni ideale. E’ in gioco, per la prima volta dal Neolitico, il destino della nostra specie. Non ti metti a filosofare mentre il conto alla rovescia di una bomba ti rintocca sotto le chiappe, giusto? Se mi sbaglio, sarò il più felice degli uomini. Se non mi sbaglio, non ci saranno più classifiche di felicità, né d’altro.

Non dovrebbe essere necessario dirlo, ma sono ovviamente contrario all’invasione Russa dell’Ucraina, sensa tentennamenti. Pare legittimo ritenere che la NATO abbia in effetti “abbaiato alle porte della Russia”, se mi è lecito estrapolare una frase del Pontefice che certo – per essere onesti – andrebbe letta nel contesto di un discorso più ampio e non banalizzata.

Questo abbaiare non muta il mio giudizio chiaro e contrario all’invasione militare. Stabilito questo, vado oltre.

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I mondi che ci aspettano

Il rover Perseverance ha preso questa immagine di Marte il 29 aprile dello scorso anno, il suo sessantottesimo “giorno marziano”. L’immagine in realtà è realizzata come mosaico di foto più piccole, e presenta colori che sono stati “intensificati” in modo artificiale, per consentire una maggiore chiarezza.

Marte, dall’occhio di Perseverance
Crediti: NASA/JPL-Caltech/ASU/MSSS

Perseverance è arrivato su Marte nel quadro della missione Mars 2020, il cui lancio è avvenuto il 30 luglio di due anni fa. Praticamente nel pieno della crisi pandemica. Mi appare strano, adesso, ricordare il primo giorno di Percy, l’apprensione per le complicate fasi di arrivo al suolo, il senso di gioia e quasi di liberazione, dato dal fatto che comunque – in quei mesi di confinamento globale, qualcosa stava andando avanti, qualcosa si riusciva a fare, a costruire. Si poteva ancora osare, espandersi, vivere. Il virus non avrebbe vinto, almeno fino a che non ci fossimo fermati noi.

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Ho incontrato le stelle

Un caro amico mi ha consegnato ieri un lettera bellissima, che riproduco qui con il suo permesso. Sentirle leggere, in occasione di un incontro, mi ha commosso. Tanto che ho chiesto subito di poterne avere una copia.

In casi come questo, non c’è molto da aggiungere. Cerco quindi di tenere le (mie) parole al minimo.

Una cosa sola. Rimango commosso dalla percezione della bellezza anche in certi momenti drammatici. Nella drammaticità di vivere in zona di guerra, incontrare le stelle è incontrare un segno palpitante, fisico, di questa bellezza.

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Guardare le stelle

Sono tempi difficili, lo sappiamo. Siamo tutti (perlomeno) preoccupati. Mi sono chiesto molte volte, in questi giorni, se ha senso continuare a parlare del cosmo, guardare le stelle. Ma che beneficio avremmo se smettessimo di meravigliarci, pur consapevoli di tutto quanto di pazzo e feroce sta avvenendo intorno a noi?

Nei tempi difficili, scrivevo sabato scorso, credo sia importante che ognuno rientri con più convinzione in quello che fa, in quello che vive, in ciò che lo definisce.

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La difficile situazione in Ucraina

Di qualche giorno fa, la dichiarazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, sulla situazione in Ucraina.

L’Istituto Nazionale di Astrofisica esprime la massima solidarietà alla popolazione e alla comunità scientifica dell’Ucraina ora sottoposta a una situazione molto difficile. Siamo a disposizione nell’ambito delle iniziative del Governo nel supportare azioni concrete di aiuto per i nostri colleghi ucraini con cui collaboriamo da anni. La scienza deve essere portatrice di valori universali di pace; in questo senso la comunità Inaf auspica che la ragione prevalga sulla sopraffazione, e che non si debbano interrompere le molte collaborazioni scientifiche frutto di tanti anni di rapporti positivi.

Riparto da qui, per capire chi sono, cosa sono, in questa contingenza. Riparto da ciò che mi definisce (qui, in ambito professionale). Prendo sul serio questa dichiarazione. Tra il fiume di parole di questi giorni (fate caso come, nel flusso verbale mediatico, l’affluente COVID abbia speditamente ceduto il passo a quello riguardante la situazione in Ucraina), scelgo quelle verso cui ho una appartenenza da giocarmi. Devo farlo, in ambito personale, come in ambito professionale. Che poi, lo sappiamo, è tutto collegato.

Una veduta della città di Kiev, in Ucraina

Si parla nel comunicato, di scienza come portatrice di valori universali di pace. Questo lo credo, questo lo scrivo e cerco di fare amicizia con questo concetto, nella vita quotidiana, per come posso. Penso ora anche al convegno internazionale La Scienza per la Pace che si è tenuto in Abruzzo quest’estate, a cui ho partecipato con interesse.

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Cosa è la scienza

Sono anni difficili. Il ragazzo alla cassa del supermercato notava stamattina, giustamente, che nemmeno si è usciti dal COVID che già si affacciano alla coscienza le avvisaglie di una nuova guerra mondiale (e speriamo che così non sia).

Forse sono i tempi esatti per chiedersi di nuovo, la natura delle cose, delle parole. Smettendo di dare tutto per scontato. Sono infatti tempi rifondativi, o tempi di collasso. Quel che è tolto di mezzo, brutalmente, è la possibilità di vivere in uno strato intermedio, in una zona tiepida dove sostanzialmente si viene spinti avanti in modo abbastanza inconsapevole.

Secondo me, è questo il tempo giusto per tornare a chiedersi cose fondamentali e scomode, tipo cosa è la scienza. Di riferimenti alla scienza ne abbiamo assorbiti (e subiti) in gran quantità, negli ultimi tempi. Sospinti dal lo dice la scienza oppure questo non è scientifico oppure la scienza ha torto, sballottati da tabelle e proiezioni di andamenti di contagi, di decessi, di guarigioni, c’è stata una spinta fortissima a rendere scientifico quasi ogni respiro, oppure – per ritorsione mentale, o rimbalzo – a rigettare tutto questo, cercando più confortevole dimora in visioni alternative e pseudoscientifiche, in ragioni paradossali di scenari improbabili, in un mix di superstizione e favolistica associata, vibrazioni cosmiche e negazionismi estremi.

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Il ritmo delle piante al sole

Strano come il rombo degli aerei da caccia un tempo, stonasse con il ritmo delle piante al sole sui balconi. E poi lontano il tuono dei cannoni a freddo, e dalle radio dei segnali in codice…

Franco Battiato, “Il re del mondo”

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