Blog di Marco Castellani

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Frenk, il puro fascino del Cosmo

L’Universo ha una storia affascinante, che comprendiamo ogni giorno di più: ogni giorno studiamo il cielo e facciamo luce su un altro piccolo tassello, nell’architettura generale della nostra conoscenza del Cosmo. Ed è una storia affascinante, quella che ci si dispiega davanti. Una storia accessibile a tutti, perché tutti condividiamo il fatto di essere immersi in una sterminata infinità di galassie, stelle e pianeti, che ci invita – direi quasi ci sospinge – a prenderne coscienza.

Per questo è meritorio ogni sforzo ben fatto per raccontare la storia del cielo in modo equilibrato, senza banalizzazioni ma anche senza inutili astrusità matematiche. L’Universo ha una storia raccontabile, dopotutto, ed è necessario raccontarla. Lo è sempre stato, in ogni epoca, fin dai miti dei popoli primitivi. Oggi che finalmente abbiamo a disposizione un modello scientifico di Universo, non siamo certo esentati dal racconto. Anzi, forse l’urgenza di esprimerlo, di parlarne, di narrare le nostre origini, risulta oggi ancora più pressante.

Il cosmologo Carlos Frenk

Stupisce infatti quello che possiamo capire del nostro smisurato Universo, osservandolo – come facciamo – da un piccolo pianeta alle periferia di una grande galassia. Stupisce che le leggi fisiche che lo descrivono siano esattamente le stesse che abbiamo potuto derivare con la paziente analisi dei fenomeni a noi più prossimi, di quel che abbiamo potuto imparare facendo cadere a terra dei sassi, osservando il moto delle nuvole, vedendo l’acqua scorrere nei fiumi.

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Seminario di istituto…!

Alla fine è andata bene, grazie al cielo. Ero un pò preoccupato, come sempre quando devo parlare “in pubblico”. Certo erano solo venti minutini, più o meno, eppoi avevo dalla mia il vantaggio di parlare di un progetto che conosco bene, quello “tutto mio” del database degli ammassi globulari. Tuttavia non posso negare che un pò d’ansia rimanesse… Invece cominciando a parlare, pian piano è passata la preoccupazione, e ho cercato di mettere in luce – davanti al “pubblico” dei ricercatori dell’Osservatorio (direttore compreso) le caratteristiche e le particolarità del progetto.

Senza farla lunga (ché mi imbarazzo a parlare di cose mie, poi mi sembra di vantarmi ma non ne ho proprio l’intenzione…) dico che sono stato contento dei feedback ottenuti, subito dopo l’intervento, in termini di domande e curiosità (eppure una domanda dal … direttore galattico..!), ma in maniera non inferiore, anche dai contatti che ho avuto dopo il seminario (fino a pochi minuti fa, quando un altro amico è venuto a cercarmi per questo), per quelle persone che mi hanno fatto capire in modo più o meno esplicito e.. colorito (“certo che ti sei fatto un c.. così eh!“) che erano rimaste colpite per la “mole” di lavoro che il progetto aveva implicato. Per quell’amico alle canarie che il giorno prima – via skype – mi confortava scrivendo frasi del tipo “dài, che è una cosa unica al mondo… devi parlarne!” . Insomma sono contento. Sì, contento di aver fatto questo lavoro, di continuarlo, e di esseri deciso a raccontarlo un pò in pubblico, con questa piccola presentazione di ieri mattina.

Dovuti ringraziamenti vanno anche all’incoraggimento della cara sposa, che ben mi conosce e sa quali e quanti dubbi mi vengono e pazientemente mi convince a “propormi” ugualmente… Un bacione, mia cara Paola; te lo meriti davvero (per questo e per tutto il resto!).

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