Blog di Marco Castellani

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Far pace, su Venere

Vorrei partire da questa fotografia, per un tragitto che da Venere ci riporti rapidamente alla Terra: risale al 1996 e ci mostra Dickinson, un cratere da impatto nella parte nordest della regione Atlanta. L’ampiezza dell’immagine, tanto per dare un’idea, è di 185 chilometri di ampiezza e 69 di altezza.

Il cratere Dickinson su Venere.
Crediti: NASA/JPL-Caltech

Il cratere appare davvero complesso, caratterizzato da un anello centrale e una pavimentazione costituita da materiale diversamente opaco al radar (alternanze di zone chiare e zone scure). Si vede chiaramente che non è simmetrico, la mancanza di materiale da impatto ad ovest potrebbe proprio indicare che è esattamente quella la direzione dalla quale è arrivato il corpo che ha impattato il pianeta.

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Tracce di eleganza cosmica

Girare tra gli anelli di Saturno è decisamente un privilegio concesso a pochi. Uno dei più attenti osservatori è stata la sonda Cassini, che ha preso questa bellissima immagine poco più di un decennio fa.

Lune ed anelli di Saturno, in una visione di quieta bellezza.  
Crediti: NASAESAJPLCassini Imaging Team

Si vede la luna Rea parzialmente coperta dagli anelli e, più in lontananza, la piccola luna Giano. Mentre Rea fa certo la sua figura con un diametro superiore ai 700 chilometri, Giano è una delle lune di Saturno più piccole: misura infatti appena 180 chilometri di diametro. In automobile si farebbe agevolmente tutto il giro nell’arco di una giornata (compresa sosta all’autogrill, se ve ne fossero). Colpisce riuscire a vedere un corpo celeste così piccolo a tanta distanza da Terra (più di un miliardo di chilometri). Cassini ha fatto davvero un ottimo lavoro.

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Almeno un piccolo aiuto

Alle volte, è tutto qui. Farsi aiutare. Permettere agli altri, al mondo esterno, a tutti i mondi che iniziano dopo la nostra pelle, di intervenire. Lasciare lo spazio aperto perché avvenga. Senza pretesa, ma con pazienza. Usare quello che c’è, anche, a proprio vantaggio.

L’esplorazione spaziale è come siamo noi, alla fine. Per la qual cosa, deve molto all’aiuto esterno. Anzi, farsi aiutare è diventato da tempo un must nell’impresa dell’esplorazione del Sistema Solare. Quella che vedete qui sotto è la sonda Mariner 10, che fu lanciata ormai quasi mezzo secolo fa (era il 3 novembre del 1972, per la precisione). La sonda fece ottimo uso del campo gravitazionale di Venere, per modificare il suo cammino e farsi rilanciare verso Mercurio, il suo vero obiettivo.

Una immagine artistica della Mariner 10. Crediti: NASA

Mariner 10 effettuò ben tre sorvoli di Mercurio (ne erano previsti due ma l’accorta strategia di missione rese possibile il terzo), tra gli anni 1974 e 1975. Non sarebbe arrivata facilmente a questo incontro con il pianeta più interno del Sistema Solare, senza l’aiuto del campo gravitazionale di Venere. La sonda si avvicinò fino a qualche centinaio di chilometri dalla superficie rovente del pianeta. Trasmise a Terra circa seimila fotografie mappando qualcosa come il 40% della superficie.

Grandi risultati, senza alcun dubbio. Ma non è più un segreto, il Mariner non fece tutto da solo. Tutto il contrario: si fece aiutare. E noi qui a Terra, cosa mai vogliamo combinare, senza almeno un piccolo aiuto?

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La superficie di Venere

Ma se tu potessi stare su Venere, cosa vedresti? Bene, questo è ciò che vide Venera 14, un lander sovietico che (a distanza di pochi giorni dal gemello Venera 13) fu paracadutato entro l’atmosfera venusiana nel marzo del 1982.

Quel che vide, Venera 14. Crediti: Soviet Planetary Exploration ProgramVenera 14;
Processing & CopyrightDonald Mitchell & Michael Carroll (riprodotta con il permesso)

Il panorama risulta piuttosto desolato: mostra diverse grandi rocce piatte, vasto terreno vuoto e un cielo grigio, sopra la regione Phoebe, nei pressi dell’equatore del pianeta. Nondimeno è interessantissimo a mio avviso, ed è anche chiaramente differente da quello marziano, a cui ormai siamo più abituati.

In basso a sinistra si vede la sonda di perforazione della navicella, utilizzata per effettuare misurazioni scientifiche, più a destra una macchiolina chiara è semplicemente un copriobiettivo espulso.

Venera 14 è stata eroica. Per un’ora ha resistito a temperatura superiori ai 450 gradi Celsius, e pressioni 75 volte quelle terrestri. La durata progettata era di 32 minuti, ma è stata quasi raddoppiata. Per quanto i suoi dati siano stati trasmessi a Terra quasi quarant’anni fa, l’elaborazione digitale continua ancora oggi, avvalendosi delle nuove tecnologie, per estrarre ogni minimo scampolo di informazione acchiappato da questa preziosissima sonda.

Non c’è solo Marte, dopotutto. Questo è il bello, c’è una varietà incredibile che ci aspetta, là fuori. Serve dedizione e pazienza per arrivare a vedere questi panorami. Ci vuole capacità di sognare prima di tutto, e poi dare forza e valore al sogno, costruendoci sopra giorno per giorno. Ci vuole ardimento e fatica, per far fiorire un sogno. Ma ne vale la pena.

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Immagina un vulcano su Venere

Non possiamo sapere con precisione come sembrerebbe un vulcano attivo su Venere, potessimo veramente osservarlo. Certo, abbiamo evidenza che ce ne siano. Tuttavia, per quanto si disponga di immagini a larga scala del pianeta, prese con dei radar, le nubi assai spesse di acido solforico ci impediscono di vedere nelle bande dell’ottico. Ossia, di guardare nel senso classico del termine.

Un vulcano su Venere, come potrebbe essere. Crediti: NASAJPL-CaltechPeter Rubin

Questo non ci ferma, perché la capacità di immaginare è sempre stata di grande aiuto nella scienza esatta. Questa qui sopra è una immagina artistica che ci aiuta a capire come potrebbe sembrare un vulcano sulla superficie del pianeta.

La faccenda dei vulcani di Venere, si ricorderà, potrebbe essere più che un semplice particolare per chi studia la geologia di altri pianeti, perché è strettamente connessa ad una storia che è esplosa a settembre dell’anno scorso, riguardante possibili segnali di vita nell’atmosfera superiore del pianeta. Nello scenario infatti sarebbero i vulcani a spingere in atmosfera alta i composti chimici destinati a diventare cibo per quei batteri affamati che sembrano dover fluttuare in quelle regioni.

La faccenda dei batteri galleggianti è certamente eccitante, ma al momento appare ancora controversa. L’iniziale certezza si è molto stemperata, sotto i colpi di indagini parallele, che hanno avuto buona cura di smontare la affidabilità di risultati proclamati con forse eccessiva convinzione. Ma è la scienza, bellezza! Va così.

Quello che è certo, è che – pur mancando al momento di una sola prova certa – le possibilità di vita extraterrestre appaiono di giorno in giorno più concrete, man mano che andiamo avanti esplorando il cosmo. Forse già questo, ci sta dicendo qualcosa.

Mi viene quasi da pensare, che ci stiamo preparando.

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Clamori (e calibrazioni)

Potremmo anche titolare, citando il sommo cantore, discese ardite e risalite. Viviamo infatti un’epoca in cui il sensazionalismo è d’obbligo, in un certo senso. Nella miriade di voci, nella continua strillata esuberanza dei mille canali della comunicazione di massa, ci si può far sentire davvero solo alzando la voce. Se tutti strillano, l’unica è strillare di più. O spararla grossa. Così anche nell’astronomia, ovviamente: che essendo una disciplina umanissima, non vive di vita propria ma assume i connotati tipici del tempo in cui viviamo.

Pare abbastanza significativo che ad una nuova (appunto) “clamorosa” scoperta di questi giorni – quella dell’acqua sulla luna (e per essere esaustivi, anche della riserva di ghiaccio d’acqua nelle zone d’ombra), si accompagni quasi in contemporanea un possibile (poderoso) ridimensionamento dell’altra notizia “formidabile” che aveva investito i media nemmeno tanto tempo fa, cioè quella della presenza di fosfina (probabile indicatore di attività biologica) nell’atmosfera di Venere.

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Venere e il Sole… all’ultravioletto

Un tipo di eclisse tutto particolare, non c’è che dire. Di solito, infatti, è la Luna a schermare il Sole, quando si frappone tra la Tera ed il nostro astro, causando il ben noto fenomeno dell’eclisse. Ma di cose in cielo… ce ne stanno tante, anche e soprattutto nel nostro Sistema Solare. Può accadere – come in questo  caso – che sia il pianeta Venere che si trovi a passare (ogni tanto capita) davanti al disco solare: realizzando così una piccola – e tutta particolare – eclisse…

Venere davanti al Sole

Credit: NASA/SDO & the AIA, EVE, and HMI teams; Digital Composition: Peter L. Dove

Questa deliziosa immagine è del 2012, anno in cui è avvenuto il fenomeno (il prossimo avrà luogo nel 2117, un po’ troppo avanti, probabilmente, per molti di noi… ). L’immagine è straordinaria ed affascinante, anche perché non è presa in luce visibile, bensì nelle bande ultraviolette del Solar Dinamic Observatory della NASA. I colori che si ammirano corrispondono pertanto alle diverse lunghezze d’onda nelle bande ultraviolette.

Oltre allo spot nero di Venere, colto proprio nel suo passaggio, si può godere di una vista decisamente articolata (molto più che nel visibile), segno già questo molto convincente della complessità dei fenomeni che avvengono sulla superficie del Sole. Fenomeni così articolati che, come abbiamo specificato più volte, ancora attendono una compiuta interpretazione scientifica. Ma che già adesso si possono fare ammirare, solo a saperli vedere con l’occhio (o lo strumento) più adatto…!

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Venere e il Sole, nel triplo ultravioletto

Questa ve la voglio far vedere assolutamente, perché a parte le considerazioni astronomiche che possiamo fare, è prima di tutto una immagine di grande fascino. E il territorio tra scienza e bellezza è proprio quello che vogliamo esplorare in questo sito, con sempre maggiore concentrazione. Insomma, guardate l’immagine qui sotto (apparsa su APOD pochi giorni fa). Come spesso accade per le foto dallo spazio, potrebbe benissimo essere un quadro! Cosa rappresenta quello che vediamo? Val la pena di saperlo, perché se lo capiamo… potrebbe soltanto piacerci di più, come ci dice il grande Feyman.

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Il sole osservato in banda ultravioletta, rivela una serie impressionante di peculiarità e di caratteristiche insospettate… (Crediti: NASA/SDO & the AIA, EVE, and HMI teams; Digital Composition: Peter L. Dove)

Notate intanto il pallino nero in alto un po’ a sinistra? E’ un pianeta. Per la precisione stiamo osservando una eclisse di Sole. Stavolta però non è la nostra luna a passare davanti al nostro astro, come ci potremmo aspettare, ma il pianeta Venere. Dunque potremmo chiamarla una “eclisse di  Venere”, con un intorno illuminato particolarmente ampio (in pratica, la parte del Sole veramente occultata da Venere è minima, come vedete). E’ quella avvenuta l’anno scorso, ed è un evento piuttosto raro. Didatti, le occasioni che abbiamo di vedere Venere “occultare” il nostro Sole appaiono veramente minime: considerato il moto del pianeta rispetto al nostro astro, la prossima occasione si avrà nientemeno che nel 2117, data nella quale è improbabile che molti di noi (ehm…) avranno occasione di vederla…

Su questo siamo d’accordo, abbiamo capito. Ma… e il Sole? Come mai appare in queste peculiare combinazione di forme e colori? Insomma, è davvero il nostro Sole, quello a cui siamo abituati? La risposta è affermativa: sì è il nostro Sole. Ma come ogni cosa dipende un po’ dal modo in cui la si guarda, così anche il Sole presenta particolari diversi a seconda di quale banda di lunghezze d’onda venga usata per investigarlo. Qui in particolare stiamo usando una composizione di colori derivata da tre diverse bande ultraviolette, rilevate dalla sonda Solar Dynamic Observatory. Decisamente un Sole più complesso e variegato rispetto a come siamo abituati a pensarlo… Dunque ogni cosa, ogni persona, non è come ci appare, ha sempre qualcosa che ci sfugge, che viene fuori soltanto se si guarda in un certo modo… Che dire, il Sole non fa eccezione!

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