Blog di Marco Castellani

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Sei anni su Twitter, esatti esatti

Come passa, il tempo…

Sembra ieri che provavo timidamente a cercare di capire cosa ci fosse di tanto interessante nel mandare brevi messaggi di stato. Non ero stato ancora preso dal fenomeno del microblogging, che presto mi sarebbe cresciuto addosso a livelli considerevoli.

Le cose andarono così. Twitter mi attese, quando mi convinsi a migrare su Jaiku, un’avventura tanto promettente quanto ahimé disattesa. Mi attese pazientemente anche durante l’eccitante esperimento di Qaiku


Lo sapeva,  sospetto di sì.  Lo sapeva che sarei tornato…

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Omologazione informatica?

Ogni tanto ci penso. E’ che chi non ha vissuto il tempo glorioso della sperimentazione probabilmente non può comprendere appieno. C’è stato un tempo nel quale fiorivano diverse piattaforme, si sperimentavano modelli di social network, per ogni paradigma che sembrava farsi strada, vi era tutto un sottobosco di esperimenti più o meno riusciti che avevano i loro sostenitori, e comunque ti facevano capire che c’era ben più di ‘un modo per farlo’. Di modi ce ne erano a decine, ognuno in sana competizione con gli altri.
Ci penso. Penso che Twitter è nato con una struttura così elementare che nessuno gli avrebbe dato mezzo euro di credito. Brevi post di 140 caratteri appena (fatti apposta da poter essere scritti come SMS dal cellulare), nessuna possibilità di commenti, di citazioni di altri. Poi è venuto – dalla comunità degli utenti – il meccanismo della risposta, ottenuto premettendo la “@“ al nome dell’utente al quale si vuol parlare. Poi è stato integrata una dinamica di citazione, di ‘retweet’. Sono arrivati gli hashtag

Oggi Twitter è il paradigma assolutamente imperante per questo tipo di social network. E’ uno standard, non più una particolare realizzazione. E’ come la posta elettronica – non è percepito come un servizio commerciale di un dato fornitore. E’ quel servizio. Basti pensare che quando Benedetto XVI ha aperto il suo microblog, logicamente lo ha fatto su Twitter. Logicamente, realisticamente: perché è “lo” standard per il microblogging (tanto che quest’ultimo termine comincia a perdere di significato, visto che dovrebbe indicare una galassia di servizi per la quale la luce di uno solo offusca tutti gli altri). Onestamente: ogni altra scelta sarebbe sembrata “strana”, non trovate?
Ma prima no. Prima c’erano altre strade, altre vie. Altri modi di vedere il mondo. Ecco, prima c’era Jaiku. Ricordiamocelo. Quando Twitter non aveva ancora nulla, Jaiku aveva messo su un vero sistema di commenti, ad esempio. Non solo. Aveva i gruppi: potevi associarti ad un gruppo con cui condividere un dato interesse, ognuno con il suo forum di discussione. Jaiku inoltre aveva un client per Symbian che – per l’epoca – era davvero un gran bel pezzo di software. L’ho usato sul mio Nokia 73 e vi posso garantire che era splendido. La scommessa per il mercato mobile era stata lanciata. L’alleanza con Nokia (dire Nokia qualche anno fa era come dire iPhone oggi) un’arma formidabile. 
E’ stato un bell’esperimento…  
Poi per qualche motivo la scommessa è stata anche persa. Jaiku è prima stato comprato da Google, poi è defunto. Qaiku – nato sul suo modello – ha subito lo stesso destino. Il mercato è implacabile. E ha leggi a volte imperscrutabili.
Facebook aveva pure i suoi antagonisti. La guerra Facebook – MySpace, chi se la ricorda ora? Chi dice più “cercami su MySpace?”. Senza contare tutti gli altri network che spuntavano come funghi. Bello il periodo che è passato. Ogni giorno c’era una cosa nuova da provare. Fotografie di un passato recente, che sembra già antichissimo. 
Ora il mercato ha scelto. Si è ristretto su Facebook e Twitter (Google+ tenta di entrare in partita, ma non mi è chiaro quanto riesca davvero). Prima era divertente (tanti network con cui giocare, sperimentare) e frustrante (per collegarti con Tizio dovevi registrarti da una parte, con Caio dall’altra…). Ora è efficiente, utile (o inutile), rapido (siamo tutti su Facebook), e… noioso. 
Sì, dal punto di vista tecnico, noioso. Perché abbiamo perso lo stupore e la varietà.  Non abbiamo più che un solo modo di vedere le cose.

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Sui percorsi possibili della tecnologia (ciao Jaiku, ciao Buzz…)

Lo sappiamo. La storia della tecnologia è ampiamente la storia di quello che sarebbe potuto essere e non è stato. E’ una storia che intraprende percorsi a volte incredibili, che visti da valle sembrano bizzarri, che non si capisce come e perché sono stati intrapresi. O almeno, non sempre se ne capiscono tutte le ragioni. 
Perché il VHS si è imposto come standard universale (prima del DVD), e il Betamax è scomparso, quando a detta di molti era tecnologicamente superiore. Perché si è affermato Windows quando alla sua comparsa il Macintosh era certamente più avanzato, a livello di interfaccia grafica. 
Perché si è imposto ormai universalmente Twitter quando servizi più sofisticati e ambiziosi come Jaiku hanno invece compiuto una parabola che ora sta arrivando a terra. Jaiku è una scommessa persa, gestita male. Il servizio di microblogging che Google a suo tempo acquistò, poi mise in naftalina, e ora sta per chiudere, rimane ormai come un reperto antico a testimonianza di un’epoca tecnologica già sepolta.

Path
I percorsi della tecnologia non sono così lineari…

La chiamerei l’epoca pre-iPhone.  Forse qualcuno si ricorda. Vi fu qualche anno fa un momento in cui le device mobili con Symbian sembrava fossero la punta dell’espressione informatica in mobilità. Un gigante come Nokia vi aveva aderito in pieno, e non era poco. Così Jaiku, che fotografava intelligene questo stato di cose, aveva un bellissimo programma per Symbian che permetteva di interagire in maniera molto rapida con il social network. Ma di più, faceva una cosa molto ambiziosa: unificava i contatti sul device con quelli del network stesso, presentando sullo smartphone una unica scheda in cui finalmente poteva comparire molta più informazione, come l’ultimo messaggio inviato, la posizione (sì anche questa), etc. L’integrazione del programma con il sistema operativo era veramente deliziosa.
La scommessa era questa, nemmeno tanto nascosta. Costruire una rete sociale da usare sia sul desktop che in mobilità, mappata efficacemente sui dispositivi mobili dell’epoca. Sì, parliamo solo di pochi anni fa, ma è praticamente un’altra epoca. Da allora è cambiato tutto. Da una parte, Symbian ha ormai ceduto il passo ad iPhone OS ed Android. Dall’altra, la varietà dei social network si è drasticamente ridotta decretando, dopo qualche incertezza, alcuni indiscussi vincitori (e lasciando vari morti e feriti sul campo…). Sappiamo bene chi ce l’ha fatta. Facebook su tutti, in misura minore Twitter. G+ è ancora impegnato nella rincorsa di Facebook, vedremo. 
Ah, ma Jaiku era proprio bello. Ricordo i proclami degli early adopters italici,  del tipo “Ciao Twitter, passo a Jaiku!” che si vedevano negli aggiornamenti di stato. Anch’io ne feci uno simile. Preistoria. Eppure Jaiku aveva i gruppi tematici, l’importazione nativa dei feed, la possibilità di inserire veri commenti ai post. Per di più i commenti non erano “costretti” dentro i famigerati 140 caratteri, ma solo i post ordinari. Questa si rivelò una scelta molto intelligente per stimolare la discussione intorno ad un dato tema, o link. E’ del resto il modello a cui dichiaratamente si ispira Qaiku – che però non ha purtroppo mia preso piede, almeno da noi.
Così Twitter, che non ha proprio niente di queste cose, rimane la piattaforma di microblog d’elezione. Tanto che l’ultima versione di iPhone OS lo incorpora addirittura nel suo interno. 
La scelta di chiuderle Jaiku è comprensibile, ormai (come quella di chiudere Google Buzz, l’esperimento di Google verso i social network precedente a G+). Molta gente non se ne accorgerà nemmeno, farà meno rumore di un ipotetico stop di Facebook che durasse appena qualche minuto. 
Eppure Jaiku rimane uno dei percorsi possibili – uno dei molteplici ed alternatici universi tecnologici – che non si è realizzato. Che buffo, pensarlo.

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La forza tranquilla di Tumblr…

Nel mare di servizi Internet, a volte capita di iscriversi a qualcosa, giocarci per un pochino, poi dedicarsi ad altro e magari lasciar ristagnare quello che si era trovato. Può capitare poi di riscoprirne l’utilità, di arrivare più avanti a comprenderne realmente l’efficacia.
Così è il mio tragitto con Tumblr. Questa piattaforma è a rigore un tumblelog, qualcosa a mezza strada tra un microblog (come Twitter) e un blog vero e proprio (come WordPress, oppure Blogger). Ne abbiamo parlato anche qui, anni fa. L’ho lasciata un pò inutilizzata per diverso tempo, probabilmente troppo preso dal fenomeno del microblog. 
Ultimamente però sono tornato ad utilizzare Tumblr, ho dato un nuovo nome, meno anonimo, al mio sito (parolefelpate.tumblr.com) e sono ritornato a postare con più assiduità. Il mio intento era di farne una specie di blog relativo alla scrittura e agli scrittori (di qui il nome, con rimando anche al mio amore per i felini). Tumblr in effetti rende facilissimo creare dei post con immagini, video, citazioni. Rende anche facilissimo il “reblog” di post altrui, magari aggiungendo un commento o altre note personali. 
Ispirato dalla lettura di altri blog (come lo stupendo La bellezza è una ferita, che però è su piattaforma WordPress), ho iniziato negli ultimi tempi ad usarlo anche per “fermare” degli stralci di scritti che mi colpiscono in maniera particolare, che voglio trattenere. Magari aggiungendo una foto che possa pensarsi come complemento alla frase: in questo senso la cosa è piuttosto facile, magari attingendo allo smisurato archivio di un sito come Flickr, che tra l’altro permette il reblog immediato sulla piattaforma Tumblr.
Del microblog Tumblr (che ha molta più flessibilità, ad esempio, di Twitter) trattiene il meccanismo della timeline, per cui si possono scegliere le persone dalle quali ricevere gli aggiornamenti, che vengono presentati in bella forma nella propria DashBoard. Può dunque capitare che un post che risulta particolarmente gradito si allarghi su Tumblr a macchia d’olio, data la facilità del reblog. Se alcune persone abbastanza seguite fanno reblog di un mio post, questo facilmente si traduce in una catena di riproposizioni perchè i loro followers potranno ulteriormente diffondere il post, e via di questo passo. 
Questo sta succedendo proprio ora, con un mio post di stamattina. La foto – tra l’altro ho avuto solo il merito di sceglierla, non è certo farina del mio sacco – che accompagna il post viene rebloggata da più e più persone: la cosa simpatica è che sotto al post viene tenuta traccia di tutte le interazioni (like e reblog) degli altri utenti: in questo momento siamo a quota 64 69, ma ancora aumenta…
Questo mi ha fatto riflettere su quanto sia viva e dinamica la comunità di Tumblr. Il motivo è sicuramente ascrivibile alla praticità e flessibilità del mezzo. Davvero è possibile disporre di una sorta di taccuino su web dove incollare quello che ci piace, in una frazione minima di tempo. Volendo, niente impedisce di elaborare post anche complessi. Ma quello che risulta davvero intrigante, per me, è la facilità con cui si possono formulare semplici post, una immagine e qualche descrizione. 
Un servizio ben fatto, davvero. Non se ne parla spesso nei media: molto meno di Facebook, oppure Twitter. Eppure è una forza, una forza tranquilla. E non abbiamo detto delle altre caratteristiche… Vogliamo accennare anche alle possibilità di postare anche da dispositivi mobili? Scegliere il tema? Aggiungere pagine statiche?  Postare via email, etc etc…? Ecco perché tutti amano Tumblr.

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Tutto scorre…

Tutto scorre, ed anche in maniera molto veloce. Almeno su Internet.

Per caso sono andato ad imbattermi in un vecchio post sul mio Tumblr (a proposito, ma è troppo bella l’opzione che consente di scegliere un post a caso), che meglio di tante considerazioni mostra la validità del filosofico asserto che apre questo intervento.

Nello stile tipico e amabile di Tumblr, il post in questione è molto semplice, appena una citazione:

“With other micro-blogging solutions, there seems to be pressure to post something that actually means something, be that a link, video, url or whatever. Turns out that I don’t like that kinda pressure. So, when people predict the demise of twitter, especially with the out-of-beta launch of pownce, I think they are missing the point. It’s not about features, it’s about the ‘feel’ of it.”


Il post è ripreso da un blog, e pubblicato nel mio tumblr nel febbraio del 2008; consultando la sorgente, si ha la prima sorpresa; il sito non è più attivo, l’originale non si può più consultare.

Che tutto scorra si evince anche dalla frase citata, che riporta una situazione già inattuale, apparentemente lontanissima… la predetta debacle di Twitter non solo non ci è stata, ma è stato invece il suo contendente, ovvero pownce, allora in promettente beta, ad aver compiuto una rapida parabola che da tempo è terminata con la sua chiusura.

Ricordo il motivo per cui l’ho postato. Lo lessi e vi trovai subito l’eco di una sensazione provata di persona. La possibilità di apportare commenti in diversi servizi di microblog in effetti innesca (innescava) un meccanismo psicologico di autovalidazione del materiale inviato; se posso aspettarmi un commento, alla fine mi aspetto un commento, e scrivo in modo da stimolare un commento. Mentre su Twitter non esisteva un vero sistema di commenti (e tuttora il sistema di “risposte” è del tutto peculiare e distante dal tipico modello, derivato dal classico paradigma del blog). Bene o male che fosse, il meccanismo era diverso, uno si sentiva più libero.

Il 2008 è appena dietro l’angolo, eppure la situazione di questa specifica fettina del web, che è quella dei microblog, conosceva allora un fermento incredibile; vi era un senso frizzante di possibilità, di sensazione che i giochi non fossero ancora tutti fatti. Poi anche facebook non era così totalizzante come ora.

Al confronto la situazione attuale è molto meno eccitante; Twitter la fa da padrona, gli altri si prendono fettine, a volte interessanti, come magari Identi.ca, ma lo standard è stabilito. La sensazione è che la torta sia già stata spartita, almeno per un pò. Prova ne sia che il nuovo iOS5 di casa Apple addirittura incorpora Twitter come servizio integrato. Stiamo insomma andando verso una normalizzazione verso alcuni servizi ormai acquisiti come standard, che sarà anche comoda (e probabilmente, inevitabile), ma certamente marca un impoverimento in termini di scelta.

Tale è il movimento veloce sulla rete, che non dubito molte persone potrebbero datare il post solamente analizzandone il contenuto (l’ascesa di pownce, i dubbi sulla tenuta di Twitter — come un carotaggio nella storia passata, da quello che si vede si può fare la datazione).

Tutto scorre, insomma. E c’è anche da aggiungere, le previsioni su Internet, peggio di quelle meterelogiche, vengono spesso disattese dai fatti… 😉

 323 letture su Stardust,  2 oggi

Cinguettii spaziali, web e divulgazione

I celeberrimi NASA Jet Propulsion Laboratory, siti in Pasadena (California) ospiteranno lunedì prossimo un evento squisitamente “2.0″ che è noto come Tweetup: più di 100 persone che seguono l’account Twitter della NASA, che si sono registrate in aprile, prenderanno parte all’evento.
Con ben quattro missioni lanciate nell’anno in corso, e un prossimo incontro con un asteroide da parte di una sonda, sicuramente possiamo rubricare l’anno presente come uno dei più fecondi, per l’esplorazione planetaria. I partecipanti al Tweetup avranno la possibilità di interagire con scienziati ed ingegneri di stanza ai JPL, riguardo queste missioni: Acquarius, per studiare la salinità degli oceani; Juno verso Giove, infine il Curiosity rover, dei Mars Science Laboratory. I partecipanti al raduno avranno anche la possibilità di approfondire le tematiche legate alla missione Dawn e al suo prossimo incontro con l’asteroide Vesta.

In questa elaborazione artistica, l’uccellino simbolo dei “cinguettii” degli utenti di Twitter, a zonzo per lo spazio (Credit: NASA/JPL-Caltech)

L’evento sarà trasmesso online all’indirizzo http://www.ustream.tv/nasajpl2 e alcune porzioni saranno anche diffuse dalla “NASA Television” http://www.nasa.gov/ntv.
Nel suo piccolo, possiamo vedere questo evento come un’ulteriore dimostrazione di come i nuovi media, e specificamente il web nella sua epressione più attuale, siano un ottimo veicolo di divulgazione, e di contatto tra le istituzioni e il grande pubblico, sempre più attento e curioso di quanto si tende a pensare.
Negli States lo hanno capito da parecchio; da noi, finalmente, qualcosa si muove in questa direzione, ma abbiamo da recuperare parecchia strada… Che ne dite? Lasciate la vostra opinione nei commenti oppure intervenite nel forum ;)
Originalmente pubblicato su GruppoLocale.it

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In Twitter non si può

Ogni tanto mi viene da pensare che Twitter, al quale riconosco una buona serie di meriti e di caratteristiche “virtuose”, stia però influenzando un pò “perniciosamente” la comunicazione sul web, spingendola verso una eccessiva brevità e frammentazione. Non so dire se la nostra ridotta capacità di seguire un discorso esteso e articolato senza distrazioni possa risentire della frequentazione della nostra timeline (come qualcuno sostiene), o sia piuttosto un sintomo di una attitudine moderna ben più generale, ma di certo a volte mi infastidisce la scelta filosofica “tanti stimoli ma brevi” che sottende all’implementazione di Twitter: come se non ci fosse niente che meritasse un’attenzione superiore alla manciata di secondi (o alla frazione di essi).
Sistemi di microblogging alternativi a Twitter ci sono, con caratteristiche interessanti. Purtroppo il loro impiego effettivo e quotidiano, al di là dell’esplorazione delle loro caratteristiche, si scontra con il fatto che la base di utenti è sovente particolarmente ridotta, spesso a dispetto del loro intrinseco “valore”. Più volte in questo blog ho elogiato le doti di Qaiku, che mi sembra una delle piattaforme più valide in questo senso: il modello “ibrido” di “messaggio corto + risposta lunga”, mutuato da Jaiku, permette di sviluppare conversazioni interessanti e non necessariamente “costrette” a brevi botte e risposte dal medium medesimo, come in Twitter. 
Ecco, questa discussione  su Arch Linux ad esempio in Twitter (o in Identi.ca, che ne mutua diverse caratteristiche pur apportanto interessanti innovazioni), non si sarebbe potuta fare…
Un thread in Qaiku. Come spiegare le doti di Arch linux, su Twitter? 🙂
Eppure Twitter è diffusissimo (anche per diversi indubitabili pregi, non lo metto in dubbio) invece Qaiku – che dalla sua presenta una serie di altre caratteristiche interessanti, come il filtro per linguaggio, l’importazione di feed RSS, i gruppi – non lo usa quasi nessuno, almeno da noi.

Ammettendo che la mia visione delle sue qualità risulti condivisa, ebbene, non sarebbe la prima volta che a vincere non è il migliore…. Ora dirò una cosa su cui si può forse dissentire… ma quant’è superiore la base di utenti di Windows XP rispetto a quella di una moderna qualsiasi distribuzione linux…??

 97 letture su Stardust

Il catalogo è questo…

O meglio, dovremmo dire “la lista è questa”, forse sarebbe più opportuno in questo caso – anche se perdiamo la citazione mozartiana 😉
La lista cui si fa riferimento è quella costruita tramite il nostro account Twitter “gemello”, raggiungibile all’indirizzo http://twitter.com/gruppolocale.

Sfruttando la possibilità, abbastanza recente, di creare “liste” di utenti Twitter da poter tenere d’occhio, abbiamo idi recente naugurato una lista “astronomia” per il nostro account, ed iniziato ad inserire degli “utenti” dei quali monitorare gli aggiornamenti – chiaramente scelti tra quelli di interesse squisitamente astronomico (e ce ne sono tantissimi su Twitter, come molti sanno, anche perché più volte abbiamo avuto occasione di parlare di questa famosa piattaforma di microblog). La nostra lista si può seguire alla pagina http://twitter.com/gruppolocale/astronomia. Naturalmente gli iscritti a Twitter possono facilmente “iscriversi” alla lista stessa, ricevendo così aggiornamenti nella loro timeline. L’iscrizione è comunque semplicissima e ovviamente gratuita; se trovate comoda l’idea della lista, è una possibilità da prendere in considerazione.

la pagina della nostra lista di astronomia, su Twitter:
gli iscritti sono solo due, ma speriamo in una rapida “inflazione” del numero 😉

Al momento la lista comprende un certo numero di siti in lingua inglese ma molto rappresentativi (tipo la NASA), e qualche sito di lingua italiana (come il nuovo account Twitter di mediainaf). In futuro vorrei cercare di enfatizzare la percentuale di siti in lingua italiana : visto infatti di liste di astronomia in lingua inglese ve ne sono moltissime (a titolo di esempio, la NASA, al momento in cui scrivo, risulta presente in 15.773 liste!), ritengo non sarebbe male “specializzarci” verso l’italico linguaggio..

Se avete voglia, fateci sapere cosa pensate della lista. Vi pare uno strumento utile, oppure le occasioni di aggiornamenti sono già tante anche senza di questa? Aspettiamo i vostri commenti 😉

 226 letture su Stardust

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