Una meraviglia col botto (doppio)

Veramente una immagine festosa quella che ci mostra una gran varietà di giochi di luce che interessano i residui spumeggianti non di una, bensì di (almeno) due stelle esplose. La regione è nota agli astronomi come 30 Doradus B ed è in realtà parte di una zona di cielo ben più ampia, nella Grande Nube di Magellano (lontana da noi circa centosessantamila anni luce) dove nuove stelle si stanno formando continuamente, da circa dieci milioni di anni.

La regione di formazione stellare 30 Doradus
Crediti: X-ray: NASA/CXC/Penn State Univ./L. Townsley et al.; Optical: NASA/STScI/HST; Infrared: NASA/JPL/CalTech/SST; Image Processing: NASA/CXC/SAO/J. Schmidt, N. Wolk, K. Arcand

Questa particolare immagine è stata realizzata combinando i dati in banda X provenienti dall’osservatorio spaziale Chandra, il telescopio ottico di quattro metri di ampiezza Blanco (in Cile) e i dati infrarossi provenienti dal telescopio spaziale Spitzer. Per impreziosire poi questa già sapida preparazione, sono stati aggiunti dati provenienti da Hubble, sempre in banda ottica.

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Getti, da una stella in formazione

Vado subito al dunque: quando una stella si forma, origina sempre dei getti di materia? Tutti ce lo siamo chiesti molto spesso, a volte con un’ansia di trovare la risposta, che non ci permette alcuna tregua. Lo so, sono domande che indubbiamente ci assillano: vedo in metropolitana, sul tram, tutte queste persone impegnate a fare calcoli, discutere teorie, immaginare scenari, litigare sulle diverse simulazioni. Accapigliarsi, alle volte: passare alle mani per una diversa interpretazione di un articolo scientifico sulla questione.

Fare ricerca astronomica in autobus? Ecco come la immagina un motore di intelligenza artificiale, Bing Image Creator

Stamane, ad esempio, nemmeno più si parla delle prodezze di Lukaku (peraltro innegabili) nella serata sportiva di domenica: semplicemente, non c’è tempo. Ci sono calcoli da fare, teorie da confrontare. La gente vuole sapere! Non basta più contemplare le varie ipotesi ancora al vaglio degli scienziati: le persone esigono certezze.

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Splendore in Laguna

Per quanto sia già stata mostrata in varie foto anche in questo nostro sito, la Nebulosa Laguna è indubbiamente spettacolare, tanto che vale la pena dedicarle un’altra occhiata (soprattutto quando vengono diffuse immagini magnifiche come questa qui sotto).

La splendida Nebulosa Laguna
Crediti: NASAESAHubbleProcessing: Francisco Javier Pobes Serrano

A circa cinquemila anni luce da noi, è sede di intensissima formazione stellare. L’immagine copre un’area di circa quindici anni luce, ed è ottenuta da diversi scatti del Telescopio Spaziale Hubble acquisiti in vari colori e poi assemblati insieme, per restituire debitamente la splendida varietà del contesto.

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La tarantola di SuperBIT

Nota anche come 30 Doradus, la Nebulosa Tarantola è una gigantesca regione (diametro di oltre mille anni luce, per capirci) di formazione stellare all’interno della vicina Grande Nube di Magellano. Distante da noi circa centosessantamila anni luce, rappresenta la regione ove la formazione di nuove stelle avviene al ritmo più forsennato che si conosca, nell’intero Gruppo Locale.

La Nebulosa Tarantola, con gli occhi di SuperBIT
Crediti: SuperBITNASA

L’aracnide cosmica è al centro di questa immagine che si deve al Telescopio SuperBIT, di cui abbiamo parlato pochi giorni fa: uno strumento appeso ad un pallone grande come uno stadio, che ora si trova ai bordi dell’atmosfera terrestre, con gli occhi ben puntati verso lo spazio.

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La nursery dietro l’angolo

NGC 1333 è una piccola nebulosa diffusa, è parte della Nube di Perseo: ad appena mille anni luce, costituisce una delle regioni di formazione stellare più vicine alla Terra.

NGC 1333, la nursery stellare vicino casa.
Crediti: Science – NASAESASTScIProcessing – Varun Bajaj (STScI),
Joseph DePasquale (STScI), Jennifer Mack (STScI)

Questa bella immagine del Telescopio Spaziale Hubble inquadra un ambiente di poco più di un anno luce di estensione. Mostra gli affascinanti dettagli di una regione piena di polvere interstellare, dove i contrasti di colore tra le strutture più rosse (come gli oggetti di Herbig-Haro) e quelle più blu (la luce delle stelle appena formate) compone un quadro di indubbia rilevanza artistica.

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La sottile verità del fantastico

Per quanto difficile da credere, vista la sua sbalorditiva definizione, l’immagine che vi propongo stavolta, non è acquisita da Hubble ma da un telescopio con base a Terra: precisamente il Gemini South Observatory, posizionato sulle Ande cilene. I getti gemelli provengono dall’oggetto MHO 2147, una giovane stella in formazione. Si trova nella direzione del centro della Via Lattea, ad una distanza da noi di circa diecimila anni luce.

I sinuosi getti stellari di MHO 2147.
Crediti & Licenza: International Gemini Observatory / NOIRLab / NSF / AURA

Nella parte centrale, la stella è oscurata da una densa regione di polvere fredda. Tuttavia la radiazione infrarossa riesce ad attraversare agevolmente questi spessi strati e restituirci la meravigliosa sinuosità dei due getti, che si estendono per ben cinque anni luce dalla stella madre. Guidati verso l’esterno dalla giovane stella in rapida rotazione, la loro direzione apparentemente errante è dovuta – si pensa – a moti di precessione.

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Contro la noia: globuli gassosi e nuove stelle

Oggi non ci facciamo spaventare dall’abbondanza: questa immagine presa da Hubble contiene infatti diverse meraviglie. A sinistra, qualcosa che usualmente rimane nascosto: nodi di gas interstellare freddo e denso, all’interno del quale si stanno adesso formando nuove stelle. Questi nodi (in inglese Free-floating Evaporating Gaseous Globules, brevemente frEGGs) sono molto elusivi, e sono stati visti per la prima volta nella famosissima immagine Hubble del 1995 della Nebulosa Aquila. Difficile scorgerli, di solito, perché sono abbastanza opachi. Ed è anche incerto, a dire il vero, il ruolo che questi rivestono nel quadro della formazione stellare. Qui comunque vengono illuminati dalle stelle in formazione che accendendosi – come un gigantesco flash – rischiarano lo spazio attorno, permettendoci finalmente di vederli.

Abbondanza di cose da ammirare, in questa immagine Hubble…
Crediti: NASA, ESA, and R. Sahai (Jet Propulsion Laboratory); Processing: Gladys Kober (NASA/Catholic University of America)

Ma si diceva dell’abbondanza: la suggestiva immagine Hubble ci mostra anche due stelle giganti. A sinistra abbiamo una rara stella gigante di tipo O. Stelle così sono considerate le più calde in assoluto nell’intero universo. Queste possono splendere fino ad un milione di volte più del Sole, ma il prezzo lo pagano assai salato, in termini del loro breve tempo di vita (pochi milioni di anni, mentre il nostro Sole – per nostra grande fortuna – di compleanni si pensa ne festeggi circa nove miliardi). La stella a destra poi è una supergigante di tipo B, ancora più massiva. Anche esse bruciano rapidamente il loro combustibile, e possono evolvere così velocemente da chiudere la loro traiettoria di vita appena in centinaia di migliaia di anni (un tempo veramente minimo per gli standard astronomici), terminando però in spettacolari esplosioni a supernova.

Un universo pieno di cose interessanti e misteriose ci aspetta sempre. Invitano a farsi comprendere. Ma più le capiamo più avviene il rilancio, ed ecco che incontriamo nuovi misteri. Insomma, qui non c’è spazio per la noia. Decisamente.

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Un esuberante annuncio di nascita

Questa sorta di spada laser celeste non si trova affatto in una galassia molto lontana da noi, ma rifulge proprio dentro la nostra Via Lattea. Per la precisione, si trova nella parte più interna di una turbolenta zona di formazione di nuove stelle, nota come la Nube Molecolare di Orione B (appartenente al Complesso nebuloso molecolare di Orione), a circa 1500 anni luce di distanza da noi.

Un… fascio di luce laser, per annunciare al mondo una nascita! (Crediti: NASA/ESA)

Perché si forma questo bizzarro fascio di luce intorno ad una stella in formazione? Per capirlo, bisogna andare appena un attimo indietro, a quando la stella sperimenta le sue primissime fasi di vita. Quando si forma una stella, essenzialmente dal collasso di gas e polvere cosmica sotto la propria gravità, si costituisce anche un disco piatto che ruota intorno alla struttura appena formata.

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