Come abbiamo iniziato a comprendere la volta scorsa, la poesia ha costantemente guardato al cielo con quel senso di meraviglia che a volte l’impresa scientifica (possiamo pur dirlo) ha perso di vista, incalzata dall’inesorabile progredire della tecnica e dalle nuove possibilità che si aprono continuamente – in particolare – per l’esplorazione dello spazio. La poesia è allora ciò che aiuta l’astronomo a rientrare in sé, a recuperare la sua umanità e quindi lo aiuta e a tornare amico delle parole e perciò stesso, a raccontare e raccontarsi. Se l’intero è più della somma delle sue parti, il cosmo è ben più della mera collezione delle informazioni riguardanti gli oggetti che lo compongono. Il poeta non si cura di studiare la struttura degli interni stellari, compito senz’altro dell’astrofisico: egli intende piuttosto di riportarci a quella comprensione globale del cosmo che pur ci appare necessaria. Può esserci ancora spazio, in questo mutuo soccorrersi, per interrogativi oziosi su quale delle due attività sia da considerare privilegiata?

Busto di Saffo conservato nei Musei Capitolini a Roma

In fondo, la poesia è la divulgazione del mistero del cosmo e dell’uomo, in modalità fascinosamente sintetica e secondo la difformità di visioni che garantisce, per cui la scienza che torna amica della poesia è una scienza che si fa divulgare con maggior facilità e con più deciso riscontro. La poesia insomma fa bene alla scienza (ma vale anche il viceversa).

Nella mia rubrica mensile su Edu INAF1, ho avuto modo – nel suo anno abbondante di vita – di ripercorrere le poesie di alcuni (più o meno) grandi artisti di ogni epoca, per confermarmi nel fatto che l’abitudine al cosmo sia propria di moltissimi di quelli che scrivono, tanto in poesia ed in prosa.

Limitandomi ai poeti, mi sono soffermato sui versi di Walt Withman, Giuseppe Ungaretti, Saffo, Davide Rondoni, Girolamo Comi, Fernando Pessoa, Juan Ramon Jimenez, Giovanni Pascoli e Maria Luisa Spaziani. Non è mancato un confronto con la capacità poetica (il corsivo è d’obbligo) della cosiddetta intelligenza artificiale (e saggiata la qualità dei versi sintetici, i veri poeti possono dormire sonni tranquilli, almeno per il momento). L’edizione di dicembre scorso della rubrica è stata dedicata al Premio Nazionale Frascati Poesia Antonio Seccareccia, con un sorvolo delle poesie più “astronomiche” di Tiziano Broggiato2, vincitore del Premio.

Simili itinerari ci mettono davanti ad una chiara evidenza. Un filo rosso connette le poesie più antiche a quelle contemporanee. Non è difficile scorgere segni del medesimo stupore, del medesimo slancio nel connettere gli eventi del cielo alla nostra interiorità, spesso addirittura con un linguaggio simile, capace di mantenersi intatto traversando le epoche storiche.

Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte;
anche giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.

Sono dei versi di Saffo dedicati al nostro satellite naturale. Nella loro semplicità dicono molto del rapporto tra noi ed il cielo, della inesausta dialettica tra la sua apparente immutabilità ed il nostro veloce trascorrere.

Luna d’inverno che dal melograno
per i vetri di casa filtri lenta
sui miei sonni veloci di ladro
sempre inseguito e sempre per partire.
Come un velo di lacrime t’appanna
e presto l’ora suonerà…

Questi invece, sono versi di Maria Luisa Spaziani, grande poetessa scomparsa esattamente dieci anni fa. Ora, non vi sembrano parte di un medesimo discorso? Un parlare che trascende soavemente i millenni e si incastra nelle sfere celesti come un messaggio senza tempo, che ci raggiunge in ogni epoca storica ed in ogni situazione personale?

Cara Luna, da quando abbiamo posato il piede
su di te sei diventata ancor più misteriosa e lontana
e noi ti amiamo ancor più…

Questi infine i versi di un poeta contemporaneo, Claudio Damiani, nell’incipit di una sua bella poesia.

Mi dico, alla fine è appena questo, è il senso di mistero che la poesia custodisce e che difende, iniettandolo nella conoscenza del cosmo che ci restituisce la scienza, arricchendoci in umanità. Perché una conoscenza che pretenda di evacuare il senso di mistero dall’esperienza umana, semplicemente non è conoscenza. L’alleanza tra cosmo e poesia è forte ma ci chiede, al contempo, di sempre di essere ripercorsa, compresa, amata. Soltanto così, produrrà frutti certi di bene, che potremo cogliere noi e chi ci succederà, sopra questo piccolo pianeta azzurro3.


  1. vedi https://bit.ly/spazio-pagine ↩︎
  2. vedi https://bit.ly/stelle-broggiato ↩︎
  3. il riferimento è alle preziose riflessioni di Carl Sagan, vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Pale_Blue_Dot ↩︎
Contributo pubblicato sul numero di febbraio 2024 di Frascati Poesia Magazine

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