Blog di Marco Castellani

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Allora, la musica inglese, non la sai…

Scendo in garage con la deliziosa compagnia di Agnese. Per l’occasione, mi intrattiene facendomi alcune domande musicali. In quel che segue, elaboro un pochino il senso del dialogo di stamattina.
Agnese: Allora, questa canzone la conosci? La la la…
Io: No, veramente non mi pare…
Agnese: ma come, è quella tal cantante … ! Famosissima! Si sente in televisone! Davvero non la conosci?
Io (crescente imbarazzo): Mi pare proprio di no. Ma se me la presenti, magari…
Agnese: e poi quel gruppo.. che fa quella canzone…
Io: Ma proprio no, mai sentiti. 

La conclusione è ferrea.
Agnese: Ma insomma tu che musica conosci? Ma che sfigati ascolti? Vediamo… 

Breve riflessione.

… intanto, la musica inglese non la sai.

Fermi fermi. FERMI TUTTI! La musica inglese non la so? La musica inglese non la so?

Cara la mia piccola bimba di dieci anni, carissima Agnese che ti affacci sul mondo magico di armonie e suoni. Non mi dire che la musica inglese non la so, non lo mando giù. Ho passato decenni interi ascoltando i Beatles, i Pink Floyd, i Genesis. In più, vi faccio due scatole così ogni volta che venite in macchina con me (finché ancora ci venite) facendovi ascoltare praticamente l’opera omnia di Mike Oldfield (Amarok però me lo vietano, purtroppo… devo stare da solo per sentirlo. Epperò prima o poi, lo dovranno scoprire, questo tesoro).
E Kate Bush? E Loreena McKennit, Enya (irlandesi, ma va beh, siamo lì)? E Norah Jones? Ah no, quella è americana. Vabbè, come non detto, levate l’ultima. E’ che per me ha comunque qualcosa di british, non so…
E poi, Agnese cara… Dove eri quando il tuo papà ha preso quella tremenda sbandata, durata mesi e mesi, per  Tubular Bells III? Ah ok, non c’eri ancora. Tieni allora, guarda che ti regalo. Per me questa è musica inglese. Anzi, è musica e basta. Tu mi dirai, è roba dell’altro millennio. Beh, ma è pur sempre vino di botte buona, dico io.

… La musica inglese non la so? 

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Come un primo giorno di scuola

Agnese era pronta quasi un’ora prima di entrare. Simone si è alzato senza protestare, senza farsi pregare.
 
Allora, tutti pronti. Proprio ieri siamo tornati finalmente a casa, in modo da stare vicino a scuola. Non c’è ancora la cucina. Non abbiamo il salone. Però ci sono i pavimenti rifatti, tutte le pareti ridipinte. La doccia nuova. E la camera matrimoniale, la camera mia e di Paola, che è quella – finalmente – quella sopra il parco. Da quanto la volevo!
 
Con la piccola Agnese ci siamo fermati a fare colazione al bar, non avendo altre possibilità. Lei si è presa un cornetto e giudiziosamente ne ha messo metà in una bustina per mangiarla a merenda (con dolcissima previdenza… mi intenerisce vedere come comincia a mettere attenzione e cura nelle piccole cose).
 
E arriviamo a scuola, e vedi che l’eccitazione contagia un pò tutti – genitori, bimbi. Vediamo chi è il nuovo maestro, vediamo dov’è la classe quest’anno. Le porte a vetri si aprono e capisci che comunque è un evento che sta per iniziare.
Caffetteria scolastica. Foto storica.
Si può iniziare con stupore e quasi con trepidazione, con gli occhi e il cuore aperti. L’inizio brilla per ogni cosa. Cosa chiedere ad un professore?  “Ci sono così tante cose in questo mondo che non so e che voi potreste spiegarmi, con gli occhi che vi brillano, perché solo lo stupore conosce.” (dal bellissimo post nel blog di Alessandro D’Avenia)
 
Allora la lezione che io adulto posso trattenere, da tutto questo, è che è bello iniziare, è certamente bellissimo. Ma si può ricominciare sempre, sempre si può ripartire. Domandare la bellezza, lo stupore. Chiedere, umilmente, che il cuore sia colpito. Di nuovo, aperto.
 
Come un primo giorno di scuola, insomma.

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La mia mamma…


Coniglio Contento
Originally uploaded by mcastellani
“Mia mamma si chiama Paola e ha quarantacinque anni.
Mamma sa muovere le orecchie avanti e indietro, lo so fare anch’io e credo che questa cosa l’ho presa da lei.
Quando le chiedo qualcosa lei mi dice quasi sempre di sì! Però la cosa che la fa arrabbiare di più è quando io litico con mio fratello Simone; tipo l’altro giorno, mentre mamma stava al telefono, mio fratello ha cominciato a darmi fastidio, ma io non potevo dire niente a mamma perché stava al telefono.
Non dico che è solo lui che mi dà fastidio, perché quando mi dà fastidio io non resito a stare ferma, non posso stare lì impalata a farmi dare le botte! Bé comunque mamma ha tanta pazienza!!!!!!
Però anche quando non mi metto il pigiama si arrabbia. Ma molte volte le dico che non mi va di metterlo e appena si gira invece ho il pigiama ed è felicissima.
A mamma piace tanto ma tanto la musica che piace anche a me e certe volte la sentiamo insieme.
Quando apparecchia io la aiuto, certe volte la aiuto anche a stendere i panni lavati.
Lei è una grande mamma e le voglio tanto bene!!!
Ma forse la cosa che la fa stare meglio è che quando ho preso un bel voto e le dico la bella notizia è felicissima!!!”

Agnese, 7 maggio 2010

… è così dolce che non posso proprio aggiungere parole… e il coniglio, del resto, è già così contento (e il delfino salterino pure) che non c’è davvero bisogno d’altro, non trovate?


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La bellezza e la gabbia…

Era così. Senza dirlo, senza dirmelo esplicitamente, era così. Da più giovane avevo come tutti, le mie brave idee. Come essere un buon fidanzato, un buon marito, un padre affidabile, presente. Come vivere in famiglia, come vivere sul lavoro. Come affrontare le varie cose. Con le mie idee, i miei valori. Le mie priorità.
Pensavo (e a volte penso ancora) di dover essere, in questo modo, in quest’altro. Dover essere. E di comportarmi in maniera conseguente. Essere percepito dagli altri, in modo coerente con questo, anche. 
E così mi costruivo da me stesso, con le mie migliori energie, una bella gabbia dove rinchiudermi. Una gabbia dove, tristemente (e nonostante potessi dire il contrario) c’era sempre meno spazio per le sorprese, per le sorprese vere.
Qualcosa sta succedendo, in questo periodo. Qualcosa che mi costringe a lavorare per uscire dalla mia gabbia dorata. Anche qualcosa che, sul momento, punge e fa male. Piccole e grandi frustrazioni; poi il toccare con mano concretamente le mie miserie, che stridono con la pretesa di autosufficienza. Le incoerenze cocenti. Che indicano qualcosa di altro, di diverso. Rimandano ad una prospettiva più ampia.
“la prima condizione per capire la risposta all’umano che Cristo pretende di essere è di sentire fino alla sofferenza la propria domanda umana inevasa” (Luigi Giussani)
Oggi pomeriggio ho portato la piccola Agnese al parco. La natura rivestita dei colori di primavera, mi ha allargato il cuore, ha placato un poco le inquietudini, addolcito il misterioso e doloroso senso di  insoddisfazione. Agnese era semplicemente deliziosa, una deliziosa piccola bimba in un parco delizioso. Una bimba bellissima che vuol bene al suo papà, così com’è:  le basta un mio sorriso. Allora un pò ho capito. Vedevo succedere delle cose. Ora, in questo momento. Succedono delle cose.
Una foto presa al parco, oggi pomeriggio…
Io capisco questo. Qualcuno mi vuol bene, conosce il punto specifico del mio cammino, i sui lati belli e le sue fatiche e i dubbi,  e mi parla anche attraverso cose piccole e meno piccole, cose che mi capita di vedere, di attraversare, ogni giorno.
Ce ne ho messo di tempo, per capire. Se non vedo succedere delle cose, davanti a me, in fronte al mio naso, non duro. Se non vedo succedere delle cose, ogni giorno, non posso far nulla di quanto pretenderei, non posso fare un passo verso quei cambiamenti che penso necessari. Per quanta dedizione ci metta, non posso. Ho bisogno di veder succedere delle cose, continuamente. Un amico che si fa sentire, una nuova saggia amica che mi scrive, la natura bella, il suono delle campane che dice (come diceva oggi pomeriggio, l’avrei giurato) “siate felici, siate felici!”

“l’entusiasmo della dedizione è imparagonabile all’entusiasmo della bellezza”
 (Luigi Giussani, citato qui)

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Mammolita


Mammolita
Originally uploaded by mcastellani
Come promesso, ecco il disegno della piccola Agnese, relativo alla sua mamma. Il testo è stato redatto dopo attenta osservazione (e qualche consulto con il papà – avvenuto nella mattinata di ieri – mentre veniva accompagnata in piscina).
Viene “fotografata” la mamma in due momenti “domestici”, e le immagini seguono il testo. Dal momento delle pulizie di casa, al momento del “sonno profondo” (come adesso che scrivo…). Riguardo al testo, si noti appena il bodobom che indica assai significativamente l’atto di cascare sul letto, della mia stremata consorte … 😉
I disegni sono delicati e dolcissimi! Parere “disinteressato” eh!

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Gatto Frizzi


GattoFrizzi
Originally uploaded by mcastellani
Sono proprio affezionato alle elaborazioni grafiche della piccola Agnese! Questa è stata prodotta di recente: ho visto che il suo metodo preferito, per comporre scritte e disegni, consiste nel fare in un primo tempo le scritte con il programma TuxPaint, poi stampare il foglio (lì chiede aiuto al papà perché da sola non arriva al bottone della stampante…), poi nella parte rimasta bianca, fare il disegno che accompagna il testo.

E non è davvero delizioso questo gatto che si rotola e si diverte? Io dico di sì!!

Ah, c’é anche un’altra analoga composizione fatta per la mamma, molto molto divertente… Stay tuned .. apparirà prossimamente su questo sito 🙂

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Farfalle…


Farfalle x two
Inserito originariamente da Giorgio____

(Mattina, interno giorno)

Agnese: “Papà, ma le farfalle sono notturne?”

Io: “Beh non tutte, alcune…”

Agnese: “Ahhh, allora sono sia giornali che notturne!”

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Una domenica al cinema…

Metti allora che la piccola Agnese faccia il suo compleanno proprio oggi. Otto anni freschi freschi, e due occhialini sul viso, messi da pochi giorni, che le stanno benissimo (parola mia) tanto che tutti le fanno i complimenti ed anche mamma e papà si rassicurano e si tranquillizzano per il fatto che li porti proprio senza nessun problema…

Allora la mattina si prelevano i suoi amichetti e in due macchine, insieme alla moglie, si portano al cinema, a vedere Alvin Superstar 2. Che spettacolo trovarsi nove bimbi tutti in fila buoni buoni a vedersi il film! Presi gli undici biglietti, mi trovavo in mano un nastro lunghissimo che srotolato arrivava fino a terra! Poi gli immancabili pop corn e l’acqua, e tutti dentro la sala.

Usciamo e facciamo un pit stop da McDonalds, cercando di non smarrire la coordinazione tra fiumi di gente e roba da ordinare. Mentre mangiano, si avvicina una signora e noto che ci guarda interessata.  Chissà. Si allontana, ma poi evidentemente non resiste, e ritorna. Stavolta mi chiede, quasi ammirata: “Ma sono tutti vostri?”

No no, la rassicuriamo subito: sono amici, non fratelli. “Complimenti, comunque” ci dice sorridendo, forse perché li vede tutti insieme che interagiscono abbastanza pacificamente. in effetti è buffo portare in giro nove bimbi… Anche altri passano e sembrano curiosi, ma non si fermano.

Si torna e pian piano si distribuiscono i bimbi ai rispettivi genitori. Ce l’abbiamo fatta, e poi non è stata tanto complicata. Quel che più conta, è che sembra si siano divertiti tutti quanti.

… Ancora auguri, Agnese! Otto anni, due splendidi occhiali, e una dolce curiosità di capire il mondo e cercarne le cose belle, che mi insegna sempre qualcosa 😉

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