Blog di Marco Castellani

Categoria: sport

La fatica, messa in cifre…

Le applicazioni per l’attività fisica mi affascinano. Anche, le rispetto profondamente. Hanno un compito difficilissimo, infatti, degno di vera stima: detto in poche parole, rendere gradevole la fatica, 
Sì, lo sappiamo bene che le motivazioni per fare attività sportiva, sulla carta non dovrebbero mancare. Anzi, non mancano proprio. I benefici (anche psicologici) dell’attività fisica, regolare e misurata (senza colpi di testa, ma sintonizzata sul proprio corpo, peso, età, grado di allenamento e così via), sono indubbi e accertati. Però c’è sempre in agguato quella strana pigrizia, quella paura della fatica (anche moderata), quella nostra tendenza a rimandare, per la quale il giorno perfetto per iniziare una attività fisica regolare è sempre domani… Insomma ogni scusa è buona, lo sappiamo bene. 
D’accordo, non sono io. Ma è meglio, fidatevi… 
E allora, ogni motivazione è altrettanto buona. E’ utilissima, anzi. Per me una buona strategia motivante è quella che lega l’attività sportiva alla passione per la tecnologia, a quella parte di me che gradisce analizzare tabulati e confrontare statistiche, macinare percentuali (esiste, esiste anche in voi, non vi preoccupate). Così fare anche appena una mezz’ora di camminata veloce, o di bicicletta (dosi omeopatiche, direte voi, ma considerate che così nessuno può sentirsi inferiore al sottoscritto…), è più gradevole se c’è qualcuno, o qualcosa, che registra le mie velocità, la frequenza cardiaca, il tracciato. Insomma qualcosa che mi posso portare a casa, dopo. 
Le applicazioni per telefono o smartwatch non mancano, e non è che qui ne faccio un elenco, no no. Io ne ho provate un po’ in passato, Runtastic, oppure Endomondo, e qualcun altra ancora. Da un po’ mi trovo bene con Samsung Health. La cosa bellissima se poi si possiede un Gear Fit 2 (io ne sono felice possessore appunto), è che in pratica non devi più scegliere e confrontare le varie app, perché il tuo smartwatch capita che funziona praticamente solo con questa. 
E non è male. Perché secondo me Samsung Health è piuttosto ben fatta, piuttosto completa, piuttosto simpatica da utilizzare. Poi è gratis, nessun abbonamento rognoso da fare. E non ha pubblicità, almeno sui dispositivi Samsung (non così mi pare se si installa su altri telefonini, ma potrei sbagliare). L’orologio parla con il telefono (subito o dopo l’allenamento) e gli passa i miei dati. Io sono contento di fare una piccola fatica se posso mettermi in gara con altri o anche con cosa io stesso ho fatto ieri, o la settimana scorsa, o l’anno scorso.
Il signor Samsung mi conosce, capisce bene che mi deve proprio motivare, e allora con le sue applicazioni mi fornisce anche dei premi. Oggi ne ho vinti ben tre, ma forse è perché è tipo la prima registrazione fatta con la bicicletta, e questo mi ha portato di botto a vincere la coppa per distanza più lunga, durata più lunga, ritmo migliore. Ho paura che la cosa non si ripeterà così facilmente nelle prossime occasioni, ma avrò modo di misurarmi con quanto ho combinato gli altri giorni. 
Vincere è facile, se si parte da zero…! 
Insomma bisogna che anche l’allenamento diventi un gioco. Il gioco è una cosa molto seria e impegna l’uomo in maniera molto profonda, superando gli strati di diffidenza e di cinismo, che ci portiamo sempre cuciti addosso. Facendoli svaporare, almeno un pochino, almeno per un pochino. 
E così un po’ di motivazione viene recuperata. E iniziamo a sentire la bellezza del nostro corpo che si muove: che non ha prezzo. 
/ 5
Grazie per aver votato!

 195 letture su Stardust,  2 oggi

Italia batte Inghilterra

Bravi ragazzi, veramente bravi. Una cosa mi avete insegnato, stasera. A crederci veramente, fino in fondo. Anche quando i risultati non arrivano subito, anche quando sembra anzi che la sorte ti sia avversa.

Bravi ragazzi, brava Italia! (Foto AP/LaPresse)

Ad un certo punto ho pensato, va bene, anche se dovesse andar male, va bene. Perchè affrontare le sfide così, va bene, fa crescere.

Vince la dedizione, la paziente applicazione.

Come voi avete lottato questa sera dietro ad un pallone, voglio lottare io, contro le mie paure, i disagi, i sentimenti negativi, contro ogni sorta di sconforto.

Brava, Italia.

/ 5
Grazie per aver votato!

 184 letture su Stardust

Una semplice corsa…

Ieri sono andato a fare una corsetta nel parco.
La cosa mi ha fatto riflettere, sulla quantità di tecnologia che ci portiamo dietro ogni momento, anche per una semplice corsetta. Scendo con il mio Xperia Ray e gli auricolari, per sentire la musica mentre fatico. E la quantità di applicazioni che alla fine vado ad usare, mi sorprende, a pensarci.

Run
Io però, ero decisamente più vestito….!

Ascolto la musica con il player di Android. Traccio il percorso e i parametri dell’allenamento con Endomondo. Ogni tanto mi fermo e scatto qualche foto (Instagram, LightBox). Faccio il check-in con Foursquare. Quasi tutte queste cose poi parlano con il mio profilo Facebook e con la timeline di Twitter, naturalmente. 
Il GPS integrato viene usato per le applicazioni come Endomondo (che mi regala un bel tracciato della corsa fatta, con le relative statistiche su velocità e tempi…), Instagram (per la geolocalizzazione delle foto) e ovviamente Foursquare (anche se funziona egregiamente anche senza).

E dire che c’erano tempi in cui uno andava a correre così, semplicemente…
/ 5
Grazie per aver votato!

 237 letture su Stardust

Mark che canta nei campi fioriti

E’ festa. Senza nulla togliere alla Festa della Liberazione, ho sempre sostenuto, scherzosamente, che in realtà è festa perché è il mio onomastico (non è che abbia convinto molta gente, vabbè).
Stamattina poi c’è pure il sole. Fantastico. Non ci riesco proprio a stare a casa mentre a due passi da me avviene questo miracolo silenzioso: il parco inondato di luce, la natura che respira e lo assorbe tutto. E non è ancora troppo caldo, come in estate.
Le donne. Le donne lo sanno. Del resto, lo sanno sempre. Paola mi dice, perché non te ne vai un pò a fare ginnastica e correre nel parco, magari con la musica? Lì per lì penso alla musica come ad una lieve complicazione; devo portare lo smartphone (il mio Xperia Ray) con gli auricolari, poi mi impiccio magari…  
Epperò – come andrò presto a (ri)scoprire – a dar rette alle signore, spesso conviene. Esco con la tuta addosso e il telefonino con gli auricolari. Entro nel parco ancora un po’ incerto, non troppo disposto a lasciarmi andare. Così, a buon mercato? Eh no, bisogna vedere (lasciarsi andare, è un’arte che devo ancora perfezionare). 
Dal parco, con Instagram
Comunque questo serpeggiante disagio va spezzato, niente di meglio di una sana corsetta. Metto gli auricolari  e inizio a sgambare. Sono mentalmente pigro, lascio correre la scaletta da dove era, ferma sull’ultimo ascolto. Chitarra classica. Chi è così matto da correre con un soundtrack di chitarra classica? Eppure… è una favola. Non mi stanco, macino il sentiero più velocemente del solito. E ogni pizzico delle corde della chitarra mi sembra diventato incredibilmente più pieno, profondo, gustoso, evocatore di magiche atmosfere. Macino strada con la chitarra gentile nelle orecchie; ombrosi cortili spagnoli e misteriose finestre semichiuse, misti a cenni di bellezza latina. Passo persone ferme per il picnic, persone in bici, persone che corrono.
Ogni tanto mi fermo, faccio foto, controllo i metri percorsi. Segno la posizione. Tutto con lo smartphone. Niente da fare. Ormai la tecnologia mi sta addosso, anche per una corsa sul prato. 
Finisce il disco di chitarra, parte Allevi. In questo momento il pianoforte non mi va troppo, cambio. Vediamo un po’. Che dischi ho messo qui dentro? Uhm, non troppi, ancora. Ah ecco, andiamo con Mark Knopfler. Get Lucky. Capolavoro. Anzi, ca-po-la-vo-ro, tanto per essere più chiari.
A volte però anche le cose più belle stancano. Così riprendo a correre un po’ incerto, aspettando di valutare gli effetti sulla mia psiche della intro di fiati del primo brano. Da lì posso già capire. Ok, va liscia, va giù proprio gradevole. Fa il suo dovere, non parla di cosa già saputa, ma trasmette ancora quella fluttuazione di incertezza e quell’accenno suadente dei primi ascolti. Possiamo continuare. 
Corro. Sul prato. Col sole (a tratti, ma c’è). Allungo il giro, Mark con il suo timbro di voce da chi ne ha viste e combinate tante (almeno secondo me) è un amico che la sa lunga e trasuda la saggezza di chi si tenta distaccato, ma si capisce benissimo che non lo è. Passo il ponticello dopo il giro e taglio nel campo, per saltare carrozzine e altri persone. 
Ecco.
Sono al centro del pratone e c’è il sole. Io il sole e la musica. Mark è sublime. Con queste sonorità, sembrano partire sottotono, e poi ti fregano, ti passano addosso delle ondate di bellezza che rimarresti steso. Mi verrebbe da esultare, improvviso un movimento delle braccia come facessi  ginnastica. Vorrei gridare evvai! Così così, finalmente!! (Prego, non equivocate)
Continuo a correre, il telefonino mi segna diligente il percorso. Vediamo. Ok, mi posso fermare. Un po’ di esercizio agli attrezzi nell’area apposita, poi vado a casa. Paola mi aspetta per andare a prendere la torta. 
Grazie Mark, sei forte. Solo ora che scrivo ci penso: è anche il tuo, di onomastico.


/ 5
Grazie per aver votato!

 173 letture su Stardust

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén