Blog di Marco Castellani

Mese: Settembre 2022

L’erudito astronomo

Stupendi i versi di Walt Whitman

Quando ascoltai l’erudito astronomo,
Quando le dimostrazioni, i numeri, furono dispiegati dinanzi a me,
Quando le carte e i diagrammi mi furono mostrati per sommarli, dividerli e misurarli,
Quando ascoltai trepidante l’astronomo nell’aula delle sue famose lezioni,
Quanto inspiegabilmente presto divenni esausto e sofferente,
Fino a quando alzandomi e scivolando via iniziai a vagare in solitudine,
Nell’umida e misteriosa aria notturna, e secondo dopo secondo,
Volsi lo sguardo alle stelle nel perfetto silenzio.

Quello che viene considerato il padre della poesia americana, che pubblicò (a proprie spese) uno dei poemi più importanti dell’era moderna, ovvero il celeberrimo Foglie d’erba, poteva certo permettersi di parlar chiaro, ovvero fare una cosa che (per ovvi motivi) non è espressamente consigliata a un giovane studente di fisica o di astronomia.

Disegno di Davide Calandrini – @davidecalandrini 

La composizione poetica – estrapolata proprio da Foglie d’erba, qui presentata nella traduzione di Roberto Anglani – non è scevra di una certa scoppiettante irriverenza, cosa che ne rende assai piacevole la lettura. Il nostro Walter (era questo il suo vero nome), possiede una indubbia carica dirompente… [Continua a leggere sul portale EduINAF]

 20 letture su Stardust,  6 oggi

Richiamo al voto

Siamo in un tempo buono
Un tempo propizio
Non c’è bisogno di predare

Per un po’ o almeno farlo
Con un sorriso nuovo,
Una distensione laterale

Il pane torna a saper di pane
I sorrisi di sorrisi
La cappa un poco si solleva
Anche solo in potenza.

Hanno paura che
L’orrendo giocattolo si sfasci,
Che il cuore di sangue della gente
La nostalgia di baci e di tramonti

Mandi fuori rotta la macchina
Della guerra e degli acquisti.

La felicità, anche di chi soffre,
Vuole uscire e spandersi tra le case:
Viene voglia di riconsiderare
Questa strana cosa della gioia

Viene voglia di trafficare con questa
Nuova speranza e di
Abbracciarci ed essere insieme
Come nei sogni come nelle utopie

Tuffandosi sfrontati nell’unica
Rimasta rivoluzione
Quella vera che aspetta da
Millenni, quella sola che

Ha pazienza.

Poesia inedita.

 88 letture su Stardust,  4 oggi

Dalle bombe alle urne

Allora, cerco di mettere insieme le cose, per come le vedo e le capisco io. Il primo dato che rilevo è che una questione di interesse primario, come la guerra in Ucraina – ovvero in Europa – che considero un tema prioritario (sopratutto adesso che si fa più insistente lo spettro del ricorso alle armi nucleari) sia rimasto assolutamente nello sfondo, in questa affrettata campagna elettorale. 

A mio avviso invece la questione è così importante che dovrebbe essere centrale nel dibattito politico attuale, e soprattutto in vista delle elezioni. Non basta più l’informazione di propaganda dei telegiornali, è necessaria una riflessione personale. Condivido con lo scrittore Enrico Macioci il senso della gravità di questo momento, una gravità che passa stranamente sotto silenzio, mentre grande rilievo viene dato all’aumento delle bollette o della benzina (evitando al contempo una seria riflessione sulle origini di tali aumenti).

Il baratro ci sta davanti. E’ così profondo, e così senza ritorno, che non servirebbe nemmeno avere delle ragioni valide e sensate (che pure ci sono, e in abbondanza) per smettere di scivolare verso il suo bordo; il rischio stesso di cascarci dentro basta e avanza a stoppare ogni tattica, ogni ragionamento, ogni ipotesi, ogni ideologia e, dirò di più, persino ogni ideale. E’ in gioco, per la prima volta dal Neolitico, il destino della nostra specie. Non ti metti a filosofare mentre il conto alla rovescia di una bomba ti rintocca sotto le chiappe, giusto? Se mi sbaglio, sarò il più felice degli uomini. Se non mi sbaglio, non ci saranno più classifiche di felicità, né d’altro.

Non dovrebbe essere necessario dirlo, ma sono ovviamente contrario all’invasione Russa dell’Ucraina, sensa tentennamenti. Pare legittimo ritenere che la NATO abbia in effetti “abbaiato alle porte della Russia”, se mi è lecito estrapolare una frase del Pontefice che certo – per essere onesti – andrebbe letta nel contesto di un discorso più ampio e non banalizzata.

Questo abbaiare non muta il mio giudizio chiaro e contrario all’invasione militare. Stabilito questo, vado oltre.

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Quell’iPhone 14, senza luce

Sì in pratica mi pare senza luce, e per quel che costa non mi pare poco. Senza luce quando è spento, quando non lo usi. Cioè, schermo nero. Voi direte, ma è normale, no? Fino ad un certo punto, normale fino ad un certo punto.

Perché anche molti telefoni di fascia più bassa (sì, sto pensando anche al mio Samsung Galaxy M31) hanno un always on display che ti mostra delle informazioni di base (ad esempio ora, lista di app che hanno notifiche, carica batteria) anche quando non lo stai utilizzando. Quando è appoggiato lì, sul tavolo. Gli butti un’occhiata, e ti dice qualcosa. Comodo, senz’altro. C’è una cosa simile ma solo per la versione Pro oppure Pro Max (prezzi sopra i 1300 Euro per il primo, sopra i 1400 per il secondo).

D’accordo, se sei fuori a vedere le stelle, va bene. Altrimenti, magari ti piacerebbe che lo schermo, anche se non manipolato, ti dicesse qualcosa.

Un cavetto USB-C, che ambirebbe ad essere universale

Un’altra cosa che non mi garba è che non lo carichi con la USB-C, come quasi tutto il resto del mondo ormai. Cioè se stacchi il Kindle, o il tablet, e attacchi il tuo bel nuovo iPhone, devi cambiare cavo. Questo sembra una stupidata ma nella vita pratica ti secca, ti secca proprio. Magari sei lì la notte che traffichi sul comodino, vuoi un modo semplice per mettere in carica il telefono, e invece no, il cavo che avevi già attaccato non va bene, ti devi alzare e prenderne un’altro. Poi dove l’avrò messo il cavetto dell’iPhone?

 112 letture su Stardust,  4 oggi

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