Blog di Marco Castellani

Mese: Ottobre 2022 Page 1 of 2

Rotonda, come un’arancia

 I bambini avrebbero ricordato per il resto della loro vita l’augusta solennità con la quale il padre si sedette a capotavola, tremante di febbre, consunto dalla veglia prolungata e dal fermento della sua immaginazione, e rivelò la sua scoperta: “La terra è rotonda come un’arancia.” Ursula perse la pazienza. “Se devi diventare pazzo, diventalo per conto tuo,” gridò. “Ma non cercare di inculcare ai bambini le tue idee da zingaro.” Josè Arcadio Buendìa, impassibile, non si lasciò intimorire dalla disperazione di sua moglie, che in un eccesso di collera gli spezzò l’astrolabio per terra. Ne costruì un altro, riunì nella stanzetta gli uomini del villaggio e dimostrò loro, con teorie che risultavano incomprensibili a tutti, la possibilità di tornare al punto di partenza navigando sempre verso l’oriente. Tutto il paese era convinto che Josè Arcadio Buendìa avesse perduto il senno, quando arrivò Melquìades a mettere le cose a posto. Esaltò pubblicamente l’intelligenza di quell’uomo che per pura speculazione astronomica aveva stabilito una teoria già provata in pratica, anche se sconosciuta fino a quel momento a Macondo…

Non c’è davvero bisogno di spendere molte parole su un romanzo epocale come Cento anni di solitudine del premio Nobel Gabriel Garcia Marquez, considerato a buon diritto come una delle opere più rilevanti in tutto il Novecento letterario (nell’estratto di apertura, nella traduzione di Enrico Cicogna).

Disegno di Davide Calandrini – @davidecalandrini 

La vicenda delle varie generazioni della famiglia Buendìa, il cui capostipite, José Arcadio, fonda la città di Macondo verso la fine del secolo XIX, è narrata con un particolarissimo mix di elementi reali e fantastici… [Continua a leggere sul portale EduINAF]

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Quando una stella muore

Quando una stella di grande massa ha terminato il suo ciclo vitale nella costellazione di Cassiopea, ha generato un’esplosione di supernova con delle onde d’urto tra le più veloci tra tutte quelle generate nella intera Via Lattea.

Propri tali velocissime onde sono il motivo per il quale è stata scelto questo resto di supernova come primo oggetto osservato per lo strumento Imaging X Polarimetry Explorer (in breve, IXPE).

Il resto di supernova in Cassiopea
Crediti: X-ray: Chandra: NASA/CXC/SAO, IXPE: NASA/MSFC/J. Vink et al.; Optical: NASA/STScI

L’immagine che ammirate in realtà – come spesso accade – è una immagine composita, ottenuta combinando dati di diversi strumenti: qui appunto IXPE è stato utilmente affiancato dall’immarcescibile Hubble e dal quasi altrettanto glorioso Chandra X-ray Observatory.

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Una nuova creazione

Assai conosciuta, la foto del telescopio Hubble che mostra le imponenti colonne di gas e polvere, sede di intensa formazione stellare, dentro la Nebulosa Aquila. Vabbè, vista e rivista.

Però ora, è come se quello che siamo abituati a vedere da anni, rivelasse di colpo una profondità nuova. Come vederci meglio, di più. Anche i panorami consueti acquistano un senso nuovo. Come se fosse un nuovo universo, quello che stiamo osservando attraverso gli strumenti del James Webb Telescope. Nuovo ed antichissimo, allo stesso tempo.

I “pilastri della creazione” visti dal JWST  
Crediti: Science – NASAESACSASTScINIRCam
Processing – Joseph DePasquale (STScI), Anton M. Koekemoer (STScI), Alyssa Pagan (STScI)

Almeno, questa è la sensazione che avverto, guardando questa immagine. Voglio dire, hai presente qualcosa di bello, davvero bello, ma che a forza di vederlo e rivederlo ormai ti annoia, non ti dice più nulla, non ti parla?

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La pacifica bellezza di NGC 1300 (e una provocazione)

Una immagine maestosa. Al centro di questa galassia a spirale c’è una barra. Al centro di questa c’è una spirale più piccola, più compatta. Ma non è finita. Al centro di quest’ultima c’è un buco nero di grande massa.

Tutto questo accade nella galassia chiamate NGC 1300. Tutto questo avviene a circa settanta milioni di anni luce da noi. Sicuramente è una grande galassia, il suo diametro è infatti pari a circa 150.000 anni luce (la nostra si aggira intorno ai 100.000, per capirci).

La bellissima galassia a spirale barrata NGC 1330
(Crediti: NASA ESAHubble Heritage)

Questa composizione di immagini di Hubble è una delle più dettagliate mai realizzate di una intera galassia. Guardatela bene: incredibili sono i dettagli della barra centrale e dei maestosi bracci di spirale. Fateci caso, sono visibili anche numerose altre galassie, più lontane. Perché l’universo è pieno di galassie, ma proprio pieno.

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Quel desiderio indomabile di essere vivo

La piazza è già piena quando arrivo. Forse dovrei affrettarmi, ma non ho voglia di affrettarmi. Non dico che voglio arrivare tardi, ma è come se il fatto di andare di corsa sia qualcosa contro quello che intendo fare, quello che faccio andando lì, in Piazza San Pietro.

L’ultima occasione simile è stata nel 2015. Ricordo che andai via dalla piazza abbastanza perplesso, anche un po’ preoccupato. Le parole che ci aveva rivolto il Papa mi erano sembrate a tratti dure (ed insieme tenerissime, per l’accento sulla misericordia), mi domandavo se avessimo tutti sbagliato qualcosa.

Ricordo che rimasi con quella sensazione per un po’, poi mi quietai pian piano rimirando (è il caso di dirlo) con che intensità – da chi guida il movimento – fossero state prese sul serio tali parole, fossero state messe al centro di un lavoro, di un lungo e paziente lavoro, capace di affrontare ogni cosa senza scandalo, ma senza sconti. E capii quanto di bello poteva venire fuori da quello che – forse in maniera superficiale e un poco emotiva – mi era parso a tratti un rimprovero. Poi niente, c’era stata quella citazione di Gustav Maher, di un artefice di bellezza così importante nella mia vita. Mi era sembrata proprio mia, quella citazione, quel passaggio. “Fedeltà alla tradizione – diceva Mahler – “significa tenere vivo il fuoco e non adorare le ceneri”. Così, come se fossi stato facilitato, aiutato, dalla presenza da entità affettive immediatamente riconoscibili: come se tutto dovesse diventarmi più persuasivo per il fatto che toccava elementi a me familiari, amate.

Ora che ci tornavo – a distanza di sette anni – mi chiedevo cosa avrebbe detto. Ora che tante cose stanno succedendo nel movimento, ora che c’è pericolo ed insieme c’è un’occasione di nuova responsabilità, mi chiedevo proprio cosa avrebbe detto.

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Brillamenti d’ottobre

Possiamo chiamarli così, proprio, brillamenti d’ottobre. Infatti proprio all’inizio di questo mese il Sole ha rilasciato improvvisamente una grande quantità di energia, puntualmente rilevata dalla sonda Solar Dynamic Observatory. Si è trattato di un brillamento di classe X1 (il numero indica la forza del fenomeno, un brillamento di classe X1 ha una intensità circa dimezzata rispetto ad uno di classe X2).

La nostra stella. vista dal Solar Dynamics Observatory
Credit: NASA/SDO

I brillamenti solari sono capaci di influenzare le comunicazioni radio, le reti elettriche e i segnali di navigazione, dunque vanno studiati accuratamente.

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Gli anelli di Nettuno in infrarosso

Il Telescopio James Webb continua a mostrarci quel nuovo universo al quale ci dobbiamo progressivamente abituare, quel nuovo modo di vedere le cose che avrà inevitabili ricadute (anche fuori dall’ambito astronomico, ne sono certo) che noi, con la nostra scarsa immaginazione, ancora difficilmente possiamo valutare. Meno male che la scienza ci aiuta.

La bellezza degli anelli, non riguarda solo Saturno…
Crediti: NASA, ESA, CSA, STScI

Questa è la visione più chiara degli anelli di Nettuno che abbiamo in più di 30 anni, dalle immagini della venerabile sonda Voyager 2. Lo strumento NIRCam a bordo del James Webb ha catturato questa bellissima visione dei sottili anelli che circondano il pianeta, domandoci la prima immagina infrarossa in assoluto di questa meraviglia celeste. In questo intervallo di frequenza il pianeta appare piuttosto scuro, eccetto dove sono presenti nuovi a grande altitudine. Difatti, queste nubi di metano ghiacciato sono particolarmente visibili a queste frequenze infrarosse, riflettendo la luce solare prima che sia assorbita dal gas metano.

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Lo sguardo di Anita sulle stelle

Arrivati su Amazon verso la fine di agosto, sono gli altri racconti che non avevano trovato posto nel primo volume, Anita e le stelle, pubblicato nel 2019. E direi subito che il tempo è servito, perché questi altri sei, sono stati esaminati anche da alcune persone del Gruppo Storie dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, diventando proprio oggetto di lavoro. Sono così arrivati diversi suggerimenti per migliorare i racconti, alcuni dei quali implementati nel volume che ora potete leggere.

Così spero che lo sguardo di Anita sulle stelle si sia fatto più penetrante, più fresco e più vivo. Almeno di un poco. Forse Anita, la conoscete già. Magari alcuni di voi la conoscono, almeno un po’. Anita è una ragazzetta molto vispa e curiosa, che si fa un sacco di domande (come tutte le persone della sua età). Fatto sta che lei ha una mamma che è astrofisica di mestiere, e dunque le può rispondere anche a domande sull’inizio del cosmo, sul Big Bang, sugli alieni, sulla forma della nostra Galassia, e su tante altre cose del cielo che, in effetti, destano la curiosità di tutti.

I temi forse li potete intuire, scorrendo i titoli. Ci vuole un grande telescopio?, L’universo conosciuto, La storia del presente universo, Lo scoppio più grande di tutti, Le stelle più vicine a noi, Quando ci visitano gli alieni. Insomma ci sono tanti argomenti di cui parlare, tante occasioni per Anita per fare domande, anche perché ogni domanda in realtà è una richiesta di attenzione ed affetto verso la mamma: attenzione prontamente e limpidamente ripagata, esaudita. C’è uno scambio sottile tra le due donne che va oltre l’astronomia, perché l’astronomia da sola non basta, non serve. Serve se indica altro, appunto.

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