Stardust

Blog di Marco Castellani

Scrivere, di altri mondi

Troppo allettante per non partecipare. Il workshop si tiene a Roma presso l’Università di Tor Vergata, organizzato da Laura Marcelli e Marco Casolino per conto della sezione INFN di Tor Vergata e del Dipartimento di Fisica del medesimo ateneo. Il titolo già la dice lunga, Le Prospettive dello Spazio 2: Alla ricerca di nuove forme di vita. Così recita il programma di questa edizione (che rimane disponibile online): Questa seconda giornata di studio – rivolta alla diffusione della cultura scientifica ed aperta al pubblico – è incentrata sulle domande relative a possibili altre forme di vita ed intelligenze e sulle risposte esaminate sotto il profilo della ricerca scientifica, di quello filosofico, religioso, non escludendo la speculazione nell’ambito del fantastico.

Disegno di Davide Calandrini @davidecalandrini 


Tiro un sospiro di sollievo. Finalmente! Di studi “di settore” ne abbiamo a iosa – siamo una società che produce studi specialistici in grande quantità – mentre non pochi avvertono la mancanza di momenti di vero confronto, di impollinazione reciproca, di scambio di idee e di esperienze. Occasioni nelle quali esporsi a risultati e questioni aperte, alla ricerca di punti di consonanza… [Continua a leggere sul portale EduINAF]

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 22 letture su Stardust,  8 oggi

Un bracchetto veramente spaziale

La missione Artemis I è stata, lo sappiamo, un pieno successo, ed è probabilmente destinata a rappresentare un punto chiaro di svolta, ad aprire magari simbolicamente (che poi di fatto è già in atto) la nuova corsa verso la Luna.

Soddisfatto per la missione compiuta!
Crediti immagine: NASA/Isaac Watson

Qualcosa che coinvolge, come ben sappiamo, sia gli enti spaziali di diverse nazioni, come pure varie imprese commerciali. Artemis I non aveva equipaggio umano, essendo dedicata a verificare l’affidabilità dello Space Launch System, sistema di lancio orbitale progettato dalla NASA e derivato da quello dello Space Shuttle. Tuttavia a bordo era presente Snoopy, l’indicatore a zero gravità che nella foto indossa un bellissimo sorriso, appena dopo essere stato “spacchettato” dal suo trasportino spaziale, il giorno 5 gennaio di quest’anno.

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La luna di Makemake

C’è tutto un mondo, oltre il piccolo cabotaggio dell’astronomia classica, quella da manuale scolastico. Ed è proprio ciò che più mi affascina. Quello che è un po’ in ombra, che non si trova sotto i riflettori. A cui non pensiamo, mai o quasi mai. Perché c’è un mondo, anzi ci sono sterminati mondi, oltre quell’insieme limitato di cose che occupa di solito la nostra mente.

Makemake fa proprio parte di questi sterminati mondi, quasi sempre fuori dalla nostra testa. Per dimensioni, rappresenta il secondo pianeta nano della fascia di Kuiper, quindi non è proprio l’ultimo arrivato, per così dire. La fascia è occupata da un grandissimo numero di oggetti: se ne sono già scoperti più di mille, ma si ritiene che possano esistere ben centomila oggetti con diametro superiore ai 100 Km. Ci pensate? Centomila grossi sassi che vagano silenziosamente in un vastissimo spazio. Il più grande di tutti è Plutone, come sappiamo. Quello che un tempo era considerato un pianeta a tutti gli effetti, da tempo derubricato a pianeta nano.

Immagine artistica di Makemake e la sua luna  
Crediti: Alex H. Parker (Southwest Research Institute)

Makemake eccolo, viene subito dopo Plutone. E la cosa interessante è che è comunque abbastanza grande da possedere una luna tutta sua. Chiamata in codice MK2, la luna di Makemake “riflette” la luce solare da una superficie scura come il carbone, risultando dunque abbastanza inefficiente come faro notturno: se mai su Makemake qualcuno fosse in cerca di romantiche “notti di luna”, rimarrebbe assai deluso.

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 260 letture su Stardust,  10 oggi

Tramontata è la Luna

Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte;
anche giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.

Per me è fonte di stupore osservare come la poesia più antica e quella moderna si ricolleghino e quasi risuonino tra loro, di una consonanza – direi quasi una collimazione – così precisa ed esatta: insospettabile, a priori. Come se i moderni riprendessero il filo di un discorso ancestrale e importante, forse interrotto, o rimandato appena per un poco.

La poetessa Saffo, vista da Davide Calandrini @davidecalandrini 

Ad esempio, leggendo il frammento di Saffo con il quale si apre questo articolo (come il successivo, qui proposti nella traduzione di Salvatore Quasimodo), mi torna in mente subito Giuseppe Ungaretti… [Continua a leggere sul portale EduINAF]

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 78 letture su Stardust,  6 oggi

Gli scampati

L’occasione è troppo ghiotta per lasciarla svaporare. Un invito ad intervenire in una presentazione di un libro, d’altra parte, è sempre una cosa interessante. Ancora di più quando il testo, per quanto opera di fantasia (un romanzo) presenta nella trama diversi agganci con temi scientifici quanto mai presenti nel dibattito pubblico, come quello della vita nel cosmo.

Foto di gruppo dopo la presentazione del libro.
Da sinistra, Gioacchino De Chirico, Mario Caprara, Marco Castellani

Incontro Mario Caprara, autore de Gli scampati (2022, edito da Bordeaux), proprio all’entrata della fiera. Domenica mattina, ci troviamo alla Nuvola di Roma, zona EUR, per l’ultima giornata di Più Libri Più Liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria. Giornalista, già autore di alcuni saggi, come Delitti e luoghi di Roma Criminale (Newton Compton, 2016) e Destra estrema e criminale (Newton Compton, 2009) Mario Caprara è alla sua prima prova narrativa. Dopo i saluti, entro subito in dialogo sui temi del suo intrigante romanzo: del resto sono tanti gli argomenti sui quali sarebbe bello soffermarsi, proprio dal punto di vista scientifico. Ci sarebbe da ragionare per settimane, e sarebbe anche interessante farlo… [Continua a leggere sul portale EduINAF]

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Adriana

Non la conoscevo, Adriana. Non l’ho mai incontrata, nemmeno da lontano. Eppure era da tempo qualcosa di mio. Intendo, la sua musica era diventata mia, nel tempo. E nel cammino. Nel cammino che lei ha fatto e io, tra cadute e riprese, allontanamenti e ritorni, provo a fare. Sono ancora qui che provo, e le sue melodie mi risuonano dentro come argini sicuri dove incanalare le emozioni, il desiderio del bello, del vero, il desiderio di essere a casa, di essere amati e protetti ed accuditi. Il desiderio di un perché, soprattutto.

Nelle assemblee cantavamo Povera Voce e mi è sempre apparso un canto semplice e bello, limpido e chiaro. Non c’è una parola di troppo, non c’è un pretesto per non camminare, per non camminare in queste parole e dunque iniziare – o riprendere – il cammino personale.

Scrivo ora su Adriana Mascagni, a poche ore dall’inizio della celebrazione dei suoi funerali. Scrivo di una persona che si è fatta strada nel mio cuore con la sua arte, è entrata con la persuasività della sua musica, delle sue parole.

Banale dirlo, forse. O ridirlo. Ma il potere dell’arte è questo, di colpo una persona che non hai mai visto ti entra dentro in modo prepotente e perentorio, attraverso il canale dell’arte, perché tu e lei, tu e lui, siete entrati in risonanza per un tema musicale, per delle parole, per un dipinto. Improvvisamente ecco che ti importa. Quello che fa questa persona, ciò che produce, diventa importante per la tua vita. Se (per dire) sei un astronomo, ti occupi della Luna e delle stelle, ecco che Luna e stelle sono nel suo canto, sono il suo canto. L’arte vera è gentile e viene a parlarti nel linguaggio che tu conosci: lo fa lei tutto il lavoro per collegarsi con te. Tu devi solo aprire gli occhi, le orecchie.

Nel bel messaggio di Davide Prosperi di ieri compare una citazione stupenda di Luigi Giussani, riguardo il canto:

Chi non è toccato da un concerto di archi, come si può essere insensibili dinanzi ai colori di una sonata per pianoforte? Sembra il massimo. Eppure, quando sento la voce umana… Non so se capita anche a voi: ma è ancora di più, e di più non si può. Davvero, non esiste un servizio alla comunità paragonabile al canto.

L’artista entra nella tua vita con il suo materiale e poi che farne di tutto questo, decidi tu. Non mette alcun freno alla tua libertà. Il servizio alla comunità è reale, penso, se si gioca ultimamente in una possibilità offerta specificamente ad ogni persona: la proposta arriva così al singolo. Come dire, ti propongo questo, tu cosa ci fai? Come la tua creatività incontra la mia, cosa vi costruisce intorno?

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Uno spazio da mordere

Il punto è che anche noi scienziati, ormai, rischiamo di meravigliarci poco. Quando poi la scienza contemporanea, l’astronomia in particolare (secondo me), di motivi per meravigliarci ce ne fornirebbe a iosa. Sicuramente molti più di un tempo. Basterebbe pensare alle immagini del Telescopio Hubble appena ieri, del James Webb oggi.

Ma oltre le immagini, sempre bellissime, c’è altro nello studio dei cieli. E non mi riferisco solo all’aspetto più tecnico o matematico, adatto agli addetti ai lavori. Anche una teoria, un modello ci può parlare: anch’essa è pane per alimentare un sincero stupore, se appena ci manteniamo abbastanza aperti.

Giuseppe Ungaretti, visto da Davide Calandrini @davidecalandrini 

Perché i modelli servono a tutti (scienziati e non). Abbiamo sempre avuto un modello di universo con il quale confrontarci, fin dai primordi dell’umanità. Semplicemente, non si può vivere senza un’idea, uno schema, di quello che abbiamo intorno. Mitico o scientifico, in questo senso non ha grande importanza… [Continua a leggere sul portale EduINAF]

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Fare casa nel fediverso?

Uno dei sottoprodotti più interessanti di tutta la bagarre che c’è stata (e ancora c’è) in seguito all’acquisizione di Twitter da parte di Elion Musk, con tutto il casino derivato anche dalle mosse incongrue del noto miliardario (come Paolo Attivissimo ha gustosamente documentato nel suo podcast, alcuni giorni fa), è che molta gente ha cominciato, come dire, a guardarsi intorno.

Passeremo dall’uccellino al mastodonte? Presto per dirlo, ma è il momento giusto per provare…

Sì, a cercare di capire se ci sono alternative praticabili a Twitter, per esempio. Sarebbe peraltro legittimo dubitare di una piattaforma finita in mano ad una persona che, in appena un giorno, ha licenziato metà dei dipendenti, si è mosso in modo randomico per cui si è fatta grande confusione con i famosi “bollini blu” di autenticazione, e infine – chicca delle chicche, probabilmente – ha affidato ad un sondaggio online una cosa tanto delicata quanto il ritorno su Twitter di Donald Trump.

Per inciso, sull’esito (di poco) favorevole al rientro di Donald (che peraltro ha detto grazie ma anche no) Elion si è affrettato ad affermare Vox Populi Vox Dei. Peccato che però tale conclusione – nel caso di Twitter almeno – sia parecchio discutibile, come altri hanno subito evidenziato.

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