Stardust

Blog di Marco Castellani

Il buco nero nella Via Lattea

Sì, esiste un buco nero al centro della Via Lattea. Si vedono le stelle che orbitano intorno ad un oggetto molto massivo e compatto, noto come Sgr A*. Questo era già noto. Ma l’immagine in banda radio appena rilasciata dall’ Event Horizon Telescope (EHT) è la prima evidenza diretta della sua presenza. Immagine che ricorda molto, ci dicono gli scienziati, quella di M87* che fece pure tanto scalpore.

Il buco nero al centro della Via Lattea
Crediti: X-ray – NASA/CXC/SAO, IR – NASA/HST/STScI; Inset: Radio – Event Horizon Telescope Collaboration

Einstein aveva ragione. Come predetto nella teoria che ha da poco compiuto un secolo, la relatività generale, il buco nero dal peso di quattro milioni di volte il Sole genera una gravità così potente che piega la luce e crea una regione oscura centrale circondata da un anello molto luminoso.

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L’universo che non si muove

L’universo non è (più) qualcosa di statico, se si percepisce così vuol dire che siamo noi che abbiamo bisogno di guardare meglio. L’universo era statico per gli antichi. Non è che sembrava, lo era davvero. Cioè lo era a tutti gli effetti, esistenzialmente. Era percepito così, dunque era così. Ora Paola canta di un universo che non si muove segnalando come un disagio sotterraneo. Perché l’universo che non si muove, adesso, è antistorico, è fuori dal tempo, realmente fuori dal nostro tempo.

Il bisogno di cambiare che c’è in me si rispecchia in un universo che – appunto – non si muove e chiede che inizi a muoversi oppure ritorni a muoversi. L’espansione accelerata che ci riporta la ricerca cosmologica attuale non può essere un semplice dato tecnico, da addetti ai lavori. Ci deve dire qualcosa di importante, per noi. L’universo ci ha sempre detto qualcosa di importante, a volerlo ascoltare.

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Prima del salto

Ammettiamolo. I buchi neri sono difficili da trovare. Per un astronomo dell’ottocento sarebbero qualcosa di incomprensibile. Ciò che non fa luce è invisibile, inaccessibile. In pratica è come se non esistesse. Non esiste.

Il quadro è cambiato e un nuovo universo si è affacciato alla nostra percezione. Riceviamo segnali dal cosmo che vanno ormai ben oltre il flusso di fotoni nella banda del visibile. Siamo entrati da tempo nella astronomia multimessaggio, che ci parla di un cielo molto più complesso ed anche emozionante di quanto si pensava un tempo.

Un’immagine artistica di un buco nero.
Crediti: XMM-Newton, ESA, NASA

I buchi neri sono comunque difficili da trovare, perché possiedono una gravità così forte che nemmeno la luce può sfuggire, è come intrappolata. Che la luce e la gravità abbiano qualcosa a che vedere – in pratica, che la materia piega lo spazio – è un’altra cosa inconcepibile per il nostro astronomo ottocentesco.

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Quel volo di stelle

Conosci il respiro e
quel volo di stelle che la sera
riempie l’aria e ti lascia

sola, nello spazio stesso di quel respiro
sbigottita nella pace inedita
propria d’esser sola tra
quel pazzo flusso di astri, che ti inebria
d’orzo e grano il ventre.

Che poi solo il tuo sorriso lo sa,
lui soltanto lo sa il come ed il perché
le stelle volino, che qualsiasi

trito discorso le tirerebbe tutta a terra,
non splenderebbero più né mai ardirebbero
ancora, di volare.

Volan stelle solo, se il tuo sorriso le
tiene sempre per l’aria, il tuo dire e non dire che
c’è sempre questa via di gioia le mantiene
tutte slanciate nella loro corsa siderale, perché

alla fine è così proprio così, tutte le stelle
sempre ti guardano, ogni istante ti guardano
per sapere cosa fare per sapere se
un tuo dire di sì un tuo sorridere, le lascia esistere

ancora come sono,
ancora stelle.

Poesia inedita.

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Ombre di luna gioviana

Ora, cosa sarà mai questa macchia scura su Giove? Si vede molto bene, alla sinistra nell’immagine. Niente di strano, è l’ombra della luna Ganimede sulla “superficie” del pianeta gigante. Per chi abitasse – ipoteticamente – la zona d’ombra, questa sarebbe un’eclisse totale di Sole.

Una strana “macchia scura” rilevata da Juno sul pianeta Giove…
Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSSProcessing & LicenseThomas Thomopoulos

Solo che le lune di Giove sono parecchie (un’ottantina, a braccio) e dunque queste eclissi sono piuttosto frequenti. La cosa abbastanza rara, in realtà, è che siano riprese in questa meravigliosa definizione.

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Liberazione

Mai come in questi giorni è una parola importante. Ma se ci giro intorno riesco difficilmente a capire, ad entrarci dentro. A vederla in un modo definito, univoco. Mi rimanda molti significati, piuttosto.

Liberazione dall’invasore, come si celebra giustamente oggi. Ma chi è l’invasore? Soltanto un invasore esterno? Solo di lui mi devo preoccupare? Certo non è poco e non c’è da minimizzare, in alcun modo. Un’invasione che avviene nella storia è portatrice sempre di brutalità indicibili. Domandare pace sembra utopico a molti, eppure è l’unica strada. Papa Francesco lo dice, praticamente inascoltato dai media:

Per favore, per favore: non abituiamoci alla guerra, impegniamoci tutti a chiedere a gran voce la pace, dai balconi e per le strade! Pace!

Ed è giusto celebrare oggi la liberazione dal nazifascismo, avvenuta nel 1945. Ciò detto, voglio andare oltre. Ci sono altre invasioni di cui mi dovrei preoccupare? Questo porta alla domanda più sottile, cosa è una invasione? Mi invade chi entra nel mio spazio – fisico o di attenzione – senza il mio permesso, senza il mio consenso. Entra per fare come a casa sua, decidere di me, del mio corpo, della mia mente, secondo i suoi interessi. Non è una relazione con me, non c’è dialogo paritario, non c’è scambio sottile di esperienza. C’è prevaricazione, offesa, sfregio. Chi mi invade non vuole conoscermi, percepirmi come individuo, diverso da tutti gli altri. No, lui vuole sopraffarmi.

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Tre giorni sulla Luna

Cinquant’anni e due giorni fa, il 20 aprile del lontano 1972, il modulo Orion della Apollo 16 toccava la superficie lunare, presso l’Altopiano Descartes. Mentre Ken Mattingly orbitava pazientemente sopra le loro teste, gli astronauti John Young e Charles Duke gironzolavano per i dintorni con questo peculiare mezzo di trasporto depositato da Orion. La coppia avrebbe speso quasi tre giorni sulla Luna, in attività di esplorazione e di scienza.

Panorama lunare, anno 1972.
Crediti: Apollo 16NASAPanorama Assembly: Mike Constantine

Questa immagine è stata presa verso la conclusione della loro ultima escursioni lunare, con il rover in primo piano ed il modulo lunare a sinistra, un po’ distante. Duke è il fotografo, Young sta sistemando l’antenna ad alto guadagno orientandola verso la Terra.

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Ammirare lo spazio

Questa non è una immagine astronomica in senso stretto. E’ una immagine molto umana, invece. Persone che hanno fatto del conquistare lo spazio, anzi direi dell’ammirare lo spazio il loro progetto di vita.

L’equipaggio 4 di NASA e SpaceX partirà il 23 aprile per la Stazione Spaziale Internazionale.
Crediti: NASA/Joel Kowsky

Parlare di conquista non mi piace più. Ricade nei vecchi schemi, mi ricorda troppo la conquista di territori, cioè qualcosa che da tuo diventa mio, con la forza bruta. Invece è più bello pensare a qualcosa che diventa nostro, con la nostra amicizia, con la nostra comunione.

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