Il cosmo e la poesia (V)

La sonda Voyager 1 è attualmente l’oggetto creato dall’uomo più lontano da noi, in senso assoluto. Partita nel 1977, si trova adesso a più di 24 miliardi di chilometri da casa. Voyager 1 (come la sorella gemella, Voyager 2), dopo 47 anni di onorato servizio e dalle distanze cosmiche dove è arrivata, non solo mantiene i contatti con la Terra, ma ancora invia informazioni scientifiche. C’è stata parecchia apprensione negli ultimi mesi, perché i dati in arrivo dalla sonda erano improvvisamente diventati incomprensibili, indecifrabili. Un guasto ai computer di bordo: c’era la paura di perdere il contatto. Oppure, di non riuscire più a parlarci, a capirci.

Immagine artistica della Voyager 1 (Crediti: NASA)

Ora che scrivo, la NASA è appena riuscita a riprendere il dialogo con la sonda, riprogrammando i computer in modo da aggirare l’avaria. Impresa quasi incredibile, considerando che – a motivo dell’enorme distanza – ogni comando che si impartisce da Terra viene ricevuto dalla sonda quasi con un giorno di ritardo e la risposta arriva a Terra ancora un giorno dopo.

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XIV Torino Workshop

E’ iniziato oggi presso l’Osservatorio Astronomico di Roma, nella sede di Monte Porzio Catone, il XIV Torino Workshop on AGB stars, ovvero un convegno internazionale sulle stelle di ramo asintotico di gigante (in inglese, asymptotic giant branch, appunto).

La serie dei Torino Workshop è un importante appuntamento, ormai da molti anni, per chi lavora su questa peculiare fase stellare, importantissima per la complessità dei vari processi nucleari che avvengono all’interno della stella, ormai in fase avanzata della propria evoluzione e dunque stratificata in una tipica struttura “a cipolla” con strati di diversa composizione chimica.

Il campo è più che mai aperto e sono pervenuti in osservatorio ricercatori di tutto il mondo, per fare il punto sulle conoscenze che abbiamo ma sopratutto (noi scienziati siamo fatti così) per confrontarci sui dubbi che ancora ci rimangono addosso, quando parliamo di stelle di AGB. Fino a venerdì si getterà uno sguardo comune sui processi s, processi r, abbondanze, nucleosintesi e tanti altri argomenti intimamente legati a questo momento di vita delle stelle.

Argomenti di fondamentale importanza in quanto le stelle in questa fase inquinano lo spazio circostante tramite rilevanti fenomeni di perdita di massa, dunque comunicano con l’esterno e in un certo senso, informano lo spazio di quanto sta accadendo al loro interno.

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A volte ritorniamo

Interessante l’articolo su Notus che viene segnalato – nella parte dei link – nell’edizione dell’otto giugno di Scripting News, il notiziario di Dave Winer (mi arriva ogni giorno via email e non lo leggo sempre, ma quando lo leggo spesso mi accorgo che vale la pena, è raro che non si incontri qualcosa che val la pena approfondire).

Nell’esteso articolo si parla di Donald Trump (ma ora non questo mi interessa) e di Elon Musk (nemmeno lui, per il momento), e di un sacco di gente che se ne era andata da Twitter, ma ora sta tornando.

La cosa mi ha subito interessato perché mi sono sentito coinvolto. Io infatti avevo abbandonato Twitter per spostarmi su Mastodon. Ma fatemi dire, prima di proseguire, che questa cosa di abbandonare Twitter per qualcosa e poi tornarci dopo, non è affatto nuova.

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Europa (apologia del fango)

Andrò a votare per l’Europa. Ho letto e ho compreso i discorsi di chi è stanco, anzi nauseato. Ho letto e compreso i discorsi di chi sente che tanto le diverse fazioni non sono poi diverse, ma in realtà sono allineate in tutto. Capisco la disillusione, ancora di più, la sensazione tragico di essere trascinati verso una guerra che nessuno vuole. Capisco chi dice che non andare è un segnale.

Però non mi convince. Andrò a votare proprio per dare un segnale, per dare il mio segnale, che vuole essere di pace, di tentativo di pace, di richiesta di pace. Che non si può ottenere con l’invio di armi, non si può ottenere mostrando i muscoli, non si può ottenere uccidendo. La pace, quella vera, quella sporca, come siamo noi.

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Il viaggio della vita

Il giorno 15 del mese di maggio ho tenuto, presso il Fondo Ferroni di Frascati, un intervento dal titolo Il Cosmo e la Poesia. Di fronte ad un nuovo universo?

In questa occasione ho voluto riprendere il discorso a tappe che sto conducendo nella rubrica Il cosmo e la poesia sul magazine dell’associazione Frascati Poesia, volto proprio ad esplorare quella fittissima trama di relazioni che sussiste tra la ricerca astronomica e cosmologica e l’espressione poetica, di ogni tempo. Un discorso che finalmente, dalla parola scritta si è riversato nella conversazione orale, con tanti stimoli, domande cui poter rispondere, persone con le quali poter interagire.

Un’occasione anche, per fare il punto sullo stato attuale della nostra comprensione del cosmo, come pure su tutte le occasioni di meraviglia che ci regala la ricerca attuale, dalle immagini spettacolari della superficie di Marte, all’epopea delle Voyager, fino a chiederci di cosa è fatto l’universo e ad arrenderci, docilmente, alla nostra immensa e feconda ignoranza.

Grazie di cuore a Rita Seccareccia di Frascati Poesia per avermi invitato, ma grazie di cuore anche ad Angelo Chiolle per aver realizzato con attenzione e passione il montaggio delle immagini in sincrono, con l’audio registrato durante il mio intervento.

Ecco, il viaggio tra cosmo e poesia continua, perché in fondo (almeno per me, ormai l’ho capito) è il viaggio della vita.

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La Luna, è silenziosa

È una comunicazione stancante, frustrante, dove non fai in tempo a illuderti, e già la delusione ti arriva addosso come una doccia fredda. Forse è anche per questo che da bambina guardavo la Luna per delle ore dalla finestra della mia stanza, con la sensazione di appartenere più a lei che alla Terra. Lo faccio ancora: guardo la Luna con la stessa intensità di allora, a volte fino a che gli occhi mi lacrimano. Allora ero convinta che se l’avessi guardata abbastanza intensamente forse sarei stata finalmente risucchiata lì, a casa. Ero una strana bambina, mi sembrava di avere già vissuto un migliaio di vite almeno, e non capivo i continui slittamenti di umore dei miei, le ragioni dietro i loro conflitti silenziosi. Quando la Luna era piena giocavo a chi toglieva lo sguardo per prima, e vinceva sempre lei, con quel suo rimmel sbavato che non si sistema mai. Una notte che mio padre era tornato a casa dal ristorante ed era entrato nella mia stanza forse per controllare se dormivo, ero saltata su nel letto e gli avevo detto “Il sole fa rumore, ma la Luna è silenziosa”. Chissà se lui se lo ricorda; io mi ricordo che invece di dirmi che era una stupidaggine da bambina aveva annuito e mi aveva guardata con una strana soddisfazione negli occhi. Alla luce della lampada del comodino mi era sembrato fiero di me, sì.

Andrea de Carlo lo incontrai anni fa a Roma, in una libreria del centro, ed in tale occasione gli potei parlare brevemente. Fu molto cordiale con me, tra l’altro mi parve sinceramente interessato al lavoro di un astronomo. Se ben ricordo, era il giro di presentazione de L’imperfetta meraviglia, dunque non era ancora stato pubblicato Una di Luna (2018, edito per La nave di Teseo) – titolo veramente alla De Carlo, come Due di Due oppure Di noi tre (due capolavori, se volete la mia opinione), ma evidentemente l’astronomia già orbitava nei suoi interessi.

“Bambina che guarda la Luna”, immagine generata dall’autore,
mediante Copilot Designer di Microsoft

Una di Luna non è forse il De Carlo che preferisco in assoluto – quello di Durante, per dire, o del Teatro dei Sogni – ma è quello che meglio degli altri, si presta ad essere attraversato in chiave squisitamente astronomica. Del resto, narra una vicenda che vive davvero in luce lunare, una storia tenue e con una trama semplice, scritta in modo lineare, dove vincono i colori sfumati sulla complessità degli intrecci, dove i particolari sono definiti quel tanto che basta. A volte sono appena sbozzati, in verità. E probabilmente, ha senso [Continua a leggere sul portale EduINAF]

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Perché non uso Keynote

Qualche settimana fa sono andato in una scuola dell’infanzia, una esperienza molto bella che non avevo mai fatto prima. Avevo predisposto una presentazione molto semplice con a tema la Luna. Pochissime scritte (d’altra parte se l’uditorio non sa leggere, le scritte sono piuttosto inutili), molte figure, filmati. Qualcosa per interessare i più piccoli, cercando di non per annoiare.

La presentazione, iniziava così…

Avendo ormai fatto più di qualche conferenza qua e là, ho appreso qual è, dal lato tecnico, la cosa che porta meno problemi sia all’organizzazione che al relatore (me stesso, in questo caso). C’è poco da fare, quel che è più sicuro che funzioni, è avere una presentazione PowerPoint sul computer. Attenzione, non solo su OneDrive (e i suoi simili, tipo Dropbox e Google Drive e simili metodi per memorizzare altrove le cose tue), ma scaricata in locale, perché la rete non funziona quando ti serve davvero. E comunque, non puoi pretendere di trovarla in una scuola dell’infanzia. Devi avere la presentazione sul tuo computer, deve proprio essere lì.

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Quasi da arrestare

Lo scrivo perché non trovo più con chi parlarne, senza che mi tiri appresso qualcosa. Ho provato un po’ ingenuamente a parlarne in casa, tempo fa. Lo sai che è uscita la demo dell’inizio di Tubular Bells 4? Bella… però peccato che Mike si sia ritirato, pare che non la completi…

E intanto uno si aspetta, che ne so, una certa partecipazione al dolore. Sì perché è un dolore, certo non comparabile con altri dolori più forti, per carità. Però è un dolore. Nel senso che uno sente un gusto, un sapore di qualcosa, ma non può proseguire, rimane appunto un accenno. Si incammina su una strada bella, alberata, con tante cose da guardare lungo il cammino. E poi, alla prima curva, quando si aspetta un cambio di panorama, si trova davanti un segnale di STOP. Proprio quando uno avrebbe voglia di saperne di più, di entrare meglio nella faccenda.

C’è quel tanto che basta per farti dire ok, mi interessa, mi piace, vediamo… ma poi niente, non vedi niente. Rimani lì. Rimani in demo.

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