Stardust

Blog di Marco Castellani

Spargersi intorno a Marte

Purtroppo non si preannuncia un futuro esattamente radioso, per la luna di Marte chiamata Fobos. E dire che potrebbe sembrare una sorta di accanimento cosmico: già Marte, poverello, di lune ne ha solo due (oltre a questa, c’è anche Deimos), ma poi basta. Se confrontiamo questo dato con il numero di Lune di Saturno (273 al momento, quelle conosciute), per Marte – e per noi, ma in realtà per tutti i pianeti interni – c’è poco di cui vantarsi.

E poi nemmeno grandissime, a pensarci: Fobos con un diametro medio di appena ventidue chilometri, Deimos ancora peggio, un diametro medio di appena dodici chilometri e qualche briciola. Grossi sassi, potremmo anche chiamarli. Sicuramente così, se pensiamo che la nostra Luna ha un diametro medio di quasi tremilacinquecento chilometri.

Si pensa che queste lune in realtà siano semplici asteroidi catturati dalla fascia affollata di oggetti che c’è tra Marte e Giove. O magari anche da qualche posto più lontano del Sistema Solare, nessuno lo sa con precisione. Insomma, sassi vaganti promossi a luna dalla gravità marziana, verosimilmente.

La piccola Fobos, a rischio di prossima “dissolvenza” intorno a Marte
(Crediti: NASALPL (U. Arizona)MROHiRISE)

Ed eccolo qui Fobos, che effettivamente sembra in tutto e per tutto un asteroide, immortalato con splendido dettaglio dalla sonda Mars Reconnaissance Orbiter, dove si possono scorgere dettagli anche di appena una decina di metri di estensione.

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La lunga strada verso casa

L’obiettivo non era più la Luna, no. Magari! L’obiettivo era diventato, improvvisamente, tornare a casa sani e salvi. Dopo l’esplosione del serbatoio durante il viaggio di andata, tutti i piani erano ovviamente saltati.

L’unico modo per tornare a Terra, paradossalmente, era quello di spingersi lontano, più lontano di quanto nessun uomo fosse mai andato. Era l’aprile del 1970 e mentre arrivava l’annuncio ufficiale dello scioglimento dei Beatles, l’equipaggio di Apollo 13 – con l’aiuto del centro di controllo – non cercava più di andare sulla Luna. Semplicemente, cercava un modo per non morire.

Ed eccolo, l’unico modo. Circumnavigare la Luna, passando per il suo “lato oscuro” e poi riagganciare la rotta verso casa.

Per alcuni minuti, la connessione con il Mission Control NASA si interruppe, mentre gli astronauti ammiravano – certo non nelle migliori condizioni psicologiche per contemplarlo, ma con ammirevole sangue freddo – quei meravigliosi panorami della Luna nascosta, totalmente inaccessibili dalla superficie del nostro pianeta.

Questi suggestivi scenari sono accessibili anche a noi, perché – grazie alle immagini acquisite dal Lunar Reconnaissance Orbiter – è stato ricostruito (per giunta, in qualità 4K) quanto gli astronauti poterono osservare dai finestrini dell’Apollo. Per inciso, non è una ricostruzione di oggi, ma ha già qualche anno. Io però mi ci sono imbattuto solo ieri e mi ha troppo colpito per evitare di scriverne qui.

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La Luna canta, di nuovo

Piovuta nella casella di posta come una sorpresa totale. Qualche giorno fa, in Inbox trovo un messaggio dalla newsletter di petergabriel.com che annuncia l’uscita del nuovo singolo (come sarebbe, c’è un nuovo singolo???) di Peter Gabriel.

E anche questa volta, in corrispondenza della Luna piena!

I’m delighted to say that tonight, at the full moon, we will be beginning another year of full moon releases under the name o\i.

Peter, ma che mi dici? Non appena un nuovo singolo, ma addirittura un nuovo album. Non mi sono ancora del tutto ripreso. Ripenso al progetto i/o che mi era piaciuto così tanto, una canzone al mese in corrispondenza della Luna piena. Ne avevo scritto anche su EduINAF, per la mia rubrica Lo spazio tra le pagine.

Nella mia beata inconsapevolezza, nulla sapevo di questo nuovo progetto, direi esattamente speculare al primo (perfino nel nome, astutamente ribaltato). La canzone è infatti la prima di un nuovo album che sarà chiamato o\i (questo, lo imparo sempre dalla medesima newsletter).

Come per i/o, ogni traccia del nuovo album sarà accompagnata da un’opera d’arte e Been Undone è accompagnato da Ciclotrama 156 (Palindrome) dell’artista di São Paolo Janaina Mello Landini

Ricordo benissimo come, al tempo di i/o, aspettassi con rinnovato desiderio la Luna piena e quando la vedevo, senza che avessi consultato siti o social, mi veniva inevitabilmente da pensare ah ecco, devo andare a cercare l’ultima uscita di Peter Gabriel. L’avviso insomma arrivava guardando il cielo, non serviva più essere iscritti ad alcuna newsletter, non c’era più necessità di frequentare siti o forum di musica. La Luna stessa, me lo diceva.

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L’astronomia nel 2025

Lo ripeto spesso in questo blog, o quando mi capita di parlare in pubblico. Lo ripeto perché fa bene ricordarselo, per non perdere la meraviglia: viviamo in tempi interessanti per l’astronomia, molto più interessanti di qualsiasi altra epoca. Dobbiamo esserne contenti: solo a starci attenti, ogni giorno accade qualcosa. Ogni giorno arriva una nuova scoperta, non c’è ormai più niente di statico. Mai il cielo delle stelle fisse è stato più mutevole e cangiante rispetto a quello di oggi.

Possiamo capirlo anche passando rapidamente in rassegna le acquisizioni principali dell’anno che si sta concludendo, per esempio. Operazione non troppo originale, lo concedo1, epperò ugualmente significativa, come spero concorderete leggendo. Ogni persona infatti fa i suoi bilanci di fine anno (d’accordo, a volte meglio evitarli…), ogni persona ha un punto di osservazione differente anche sul mondo. E nessun bilancio è uguale, nessun bilancio è mai definitivo.

Sistema solare e oggetti vicini

Prima cosa, il conteggio dei Near Earth Asteroids (NEO), gli asteroidi vicini alla Terra, ha superato la soglia dei 40.000. Un balzo in avanti niente male, rispetto ai 30.000 del 2022. Ne sappiamo molto più di prima, insomma, di tutti i sassi che ci girano intorno e monitoriamo sempre più attivamente quelli potenzialmente “pericolosi”. In Italia in particolare esiste da un po’ di tempo il progetto Sorvegliati Spaziali dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, al quale sono onorato di collaborare, che – tramite il sito stesso e le sue presenze nei social – fornisce una eccellente opera di divulgazione in questo settore (a proposito, è appena stato inaugurato un comodo servizio di newsletter, potete iscrivervi andando sul sito).

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La cometa interstellare

Ho letto questo racconto, dell’amico e collega Gianluca Li Causi (astronomo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, nonché autore di alcune elaborazioni fotografiche presenti nel libro E tu Luna), con molto piacere. L’idea su cui è costruito è semplice ma intrigante. Personalmente vi ho trovato echi delle teorie di Federico Faggin (che ho avuto anche il privilegio di conoscere di persona) oltre a estrapolazioni della fisica quantistica capaci di far riflettere ben oltre l’arco narrativo del racconto stesso.

Proprio nel far riflettere su alcune peculiarità della fisica (e in particolare quelle del mondo elusivo delle particelle, retto da leggi assai diverse da quelle che, a scale ben più grandi, sembrano determinare l’esperienza comune), si trova, a mio avviso, la vera ragion d’essere di questo breve racconto.

Un altro indubbio pregio è restituire qualcosa dell’atmosfera di un vero ambiente di ricerca (chi li frequenta non farà fatica ad accorgersene, nella lettura). Lo stesso Gianluca ce lo conferma.

In questo racconto breve ho voluto immaginare come sarebbe osservare la cometa interstellare con lo strumento SHARK-VIS (costruito nei nostri laboratori all’Osservatorio di Roma e installato al telescopio LBT in Arizona) descrivendo la vera atmosfera che si respira durante le nostre osservazioni; nel racconto la guardiamo e (qui interviene la parte di finzione narrativa) scopriamo cose quasi inverosimili, ben al di là della comprensione umana…

D’accordo con l’Autore, intendiamo proporvi questo testo proprio in questi giorni, nei quali si è verificato il massimo avvicinamento a Terra della cometa 3I/Atlas. Giorni nei quali si è portati anche a riflettere su un altra “cometa” – che probabilmente cometa non fu – quella che, secondo la tradizione, seguirono i Magi nel loro ricercare Chi desse senso all’uomo, orientandolo nel suo percorso nel cosmo.

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Sorvolando Ganimede…

Io dico che ogni volta che si rende disponibile un nuovo modo di guardare il cosmo, si apre in realtà un nuovo universo. Ma in fondo è stato così da sempre, fin dall’inizio, fin dal principio della nostra avventura su questo piccolo pianeta, in orbita attorno ad una piccola stella, alla periferia di una enorme galassia a spirale.

Così, le sonde moderne ci stanno regalando – proprio in questi anni – un nuovo Sistema Solare, perchè i classici pianeti (diciamocelo, un po’ noiosi e «statici») che avevamo studiato a scuola, in qualche modo, è come se non esistessero più. O meglio, è come se fossero stati sostituiti da entità cangianti e meravigliose da guardare, da investigare, da ammirare. Ogni pianeta, ogni luna è un mondo a sé, ha caratteristiche uniche. E questo lo stiamo imparando proprio adesso. Proprio adesso è tutto nuovo, è tutto fresco, è tutto ancora da scoprire.

E possiamo finalmente sperimentare cose nuove. Possiamo farci nuove domande. Come è volare sopra la luna più grande del Sistema Solare, come potrebbe sembrare ammirare dall’alto l’atmosfera del pianeta più grosso? Interrogativi che fino a pochi anni fa semplicemente non avevano alcun senso, potevano piuttosto sembrare questioni astratte. Poi, la tecnica di investigazione dello spazio è andata avanti. Ad inizio di agosto del 2011 la NASA ha lanciato la sonda Juno.

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Il lato curvo dell’universo

Accostarsi a un libro particolare come questo richiede implicitamente al lettore la disponibilità a un lavoro di pulizia interiore: quello di lasciar cadere le immagini e le aspettative di come debba essere un libro che parla dei fenomeni più esotici (e affascinanti) del cosmo – quali buchi neri, tunnel spaziotemporali, stringhe cosmiche e così via – per lasciarsi condurre dagli autori per sentieri nuovi e affascinanti.

Kip Thorne e Lia Halloran, “Il lato oscuro dell’universo”, Bompiani, 2025, 256 pagine, 26,60 euro

Aprendo Il lato curvo dell’universo, infatti, non si entra appena in un saggio astronomico con delle belle illustrazioni, ma si sprofonda in una vera e propria fusione di linguaggi. Kip Thorne (Nobel per la Fisica 2017) fornisce il contenuto scientifico di frontiera: la teoria della relatività, i buchi neri, i wormhole, l’energia oscura. Lia Halloran (artista) rende emozionante l’interpretazione visiva di questi concetti astratti attraverso stampe fotografiche, disegni a inchiostro e acquerelli che ricordano le tavole anatomiche o i quaderni di schizzi scientifici del passato (la mente può correre perfino a quelli di Leonardo da Vinci). Kip sceglie di scrivere quasi in poesia, elevando così l’astrofisica oltre il mero dato tecnico e puntando piuttosto a veicolare, in primo luogo, l’irresistibile fascino dell’indagine cosmologica… [Continua a leggere sul sito Media INAF]

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Quella villa sulla Luna

Antonio Seccareccia nacque a Galluccio (provincia di Caserta) nel 1920 e si spense a Frascati (in provincia di Roma, assai vicino a dove scrivo adesso) nel 1997. Da ragazzo fece il contadino. A diciotto anni si arruolò nei Carabinieri, dove rimase fino al 1966. Diceva di se stesso: Se potessi tornare indietro, farei il contadino per tutta la vita. La Natura non tradisce mai chi la conosce’ama: gli uomini sì.

“Una villa sulla Luna”, elaborazione dell’Autore attraverso Copilot Designer di Microsoft

In questa rubrica ho sfiorato la sua figura già molte volte, parlando del premio che si svolge ogni anno in suo onore (appunto, Premio Frascati Poesia Antonio Seccareccia), perché mi sono occupato spesso delle poesie dei suoi finalisti. Giunto ora alla sessantacinquesima edizione, vedrà l’evento di consegna del premio – guarda caso – proprio il giorno successivo all’uscita di questo mio articolo.

Essendo uno dei premi di poesia più autorevoli nel territorio nazionale, scandagliare i testi che da lì son passati, cercandone tracce di cosmo, è un modo che ho scelto per confrontarmi su come il cielo entri nella produzione poetica più attuale. Insomma il premio – per la sua autorevolezza, per la sua storia – mi appare un osservatorio privilegiato, per i nostri scopi… [Continua a leggere sul magazine EduINAF]

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