Stardust

Lo spazio, gli strumenti, il calcolo, la meraviglia. Le storie.

Un astrofisico al CISF26

Ho accolto volentieri l’invito rivoltomi da Chiara Fiumi – che fu con me su Mediterranea, della quale poi fui correlatore di tesi – per tenere un talk nell’ambito della Conferenza Italiana degli Studenti di Fisica, che quest’anno si tiene a Roma, all’Università degli Studi di Roma Tre (organizzata dal comitato locale di tale università). Era qualcosa di cui fino a pochi giorni fa non avevo esperienza diretta. Qualcosa, dunque, da cui poter apprendere.

Ed è stata senz’altro una bella occasione per imparare. E anche per meravigliarsi, di nuovo. Che non è poi così scontato, arrivati ad una certa età.

Lunedì 13 aprile. Arrivo verso l’una all’atrio del Rettorato e rapidamente trovo Chiara, che mi accoglie con calore, con l’affetto contagioso che la contraddistingue e che sa esprimere molto bene. Di lì a breve sarebbe arrivata anche Elisa Nichelli, collega ed amica, responsabile della divulgazione in osservatorio.

Come poi mi spiegherà Chiara, il CISF è un evento rivolto a studenti, cittadini ed a chiunque voglia avvicinarsi alla scienza, organizzato dai volontari del comitato romano di AISF (sigla che sta per Associazione Italiana degli Studenti di Fisica). Sono ben cinque giorni per incontrare la scienza da vicino: conferenze, seminari e incontri dedicati alle frontiere della ricerca e – direi soprattutto – a come raccontarle.

Notevole che da questa edizione tutte le sessioni plenarie, la tavola rotonda sulla comunicazione della scienza e l’intera giornata di apertura siano aperte gratuitamente al pubblico. Il comitato locale, mi racconta sempre Chiara, si è lanciato arditamente nell’impresa di organizzare un evento da 150 persone a Roma (con tutti i suoi costi ed i problemi logistici) e lo ha fatto con amore e passione e voglia di lanciarsi (e questo si vede, aggiungo io nella mia testa). Davvero straordinario il fatto che ci siano riusciti coinvolgendo come sponsor soltanto realtà etiche. Hanno trascorso, aggiunge, ben due anni ad intessere rapporti e inseguire ospiti e risolvere problemi, ma alla fine ce l’hanno fatta. Senza soldi, senza particolari competenze preliminari, ma con un grandi quantità di entusiasmo e voglia di fare. Solo così vanno avanti davvero le cose, le cose belle, penso sempre tra me.

Intanto mi metto comodo, ascolto gli interventi prima del mio. Il clima è rilassato, la giornata è meteorologicamente incerta ma l’aria è frizzante di cose che sembrano di nuovo possibili, di strade aperte, di futuro in costruzione. Mi accorgo subito che si respira bene, così.

Come è normale (siamo in università, baby!) ci sono studenti dappertutto. Ogni tanto è bello immergersi tra loro, respirare la loro aria, sentirsi sfiorare dalla loro progettualità aperta e fiduciosa. Contagiosa, anche questa. Perché qualcosa che ti coinvolge e – senza che te ne accorgi direttamente – ti riaccende, ti rimette in pista, ti ricarica.

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Ritorno alla Luna

Ero incerto se chiamare questo post Attorno alla Luna per onorare il famoso libro di Jules Verne del 1870. Ma è veramente un ritorno, bisogna chiamarlo con quello che è. Ed è davvero emozionante, dopo tanto tempo. Molti non hanno vissuto la prima corsa alla Luna, forse non hanno il senso della lunga attesa per questo ritorno (anche se ancora non è uno sbarco), come chi – ancora bambino – ha vissuto direttamente quella che potremmo chiamare l’ultima grande impresa di esplorazione dell’era moderna.

Ed ora Artemis 2 sta viaggiando verso la Luna, dopo mezzo secolo che non ci andavamo più, se non con sonde senza equipaggio. Dopo che avevamo lasciato perdere, interessandoci ad altro (spesso a cose più fatue della Luna, a beghe di cortile, tutte terrestri).

La Terra, vista da Artemis 2. Da quanto non ci vedevamo così da lontano!
La Terra, vista da Artemis 2. Da quanto non ci vedevamo così da lontano! (Crediti: NASA)

Partita il primo di aprile, dopo tanti ritardi. Finalmente, partita.

Per curiosità sono andato a riguardare quanto ho scritto nel libro E tu Luna (uscito a maggio dello scorso anno), con il vago timore di aver toppato qualche previsione importante.

Però, almeno per Artemis 2, quel che avevo indicato (consentitemi di gioirne sommessamente) si è dimostrato valido, regge ancora. Ecco qui, dalla pagina 81 del testo

Al momento in cui scrivo, il programma è giunto ad uno snodo cruciale con il lancio di Artemis 1, avvenuto con pieno successo a novembre del 2022. Artemis 2 sarà la prima missione con equipaggio: la partenza è prevista non prima dell’aprile del 2026, quando la navicella effettuerà un sorvolo lunare e poi rientrerà sulla Terra.

A dirla tutta, quel non prima dell’aprile 2026 sembra quasi pessimista, alla luce di quanto è poi accaduto: perché già il primo giorno di aprile, Artemis 2 è effettivamente partita. Perfettamente nei tempi, stavolta. Quel che invece è saltato, rispetto alle previsioni nel mio libro (e in tanti altri, immagino), è il fatto che Artemis 3 avrebbe portato uomini di nuovo sulla Luna: niente, toccherà probabilmente ad Artemis 4 (o addirittura ad Artemis 5).

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Tra le righe del cielo

La prima puntata è uscita ieri, facendo seguito al trailer e alla cosiddetta puntata pilota. Superando la ritrosia a riascoltarmi, proprio ieri ho deciso di mangiare facendo intanto scorrere questo episodio. E mi sono un po’ sorpreso, perché non mi è dispiaciuto (cioè, io non mi sono troppo dispiaciuto, Elisa è bravissima ed ascoltarla è comunque un piacere). Ma al di là delle valutazione personali, è l’idea che mi gusta, mi gusta moltissimo.

A proposito – lo dico subito – qui scelgo di scrivere assai liberamente sul tema, visto che una presentazione più classica (e certo più equilibrata della mia) l’ha redatta l’amica e collega Ester Marini per Media INAF: dunque rimando senz’altro a quella per le informazioni essenziali. Io stesso ne ho scritto, in modo più descrittivo e credo ordinato, sul numero di aprile di Frascati Poesia magazine, che potete scaricare liberamente dal sito, in formato PDF.

Se continuate la lettura qui sul mio blog, dove sono libero di scrivere come voglio e quanto voglio, sappiate che il rischio di sproloqui non è esattamente nullo. Quello che segue – l’avrete ben capito – non è dunque una presentazione ragionata del progetto, sono piuttosto moti del cuore di uno che vi partecipa attivamente. Esposti, peraltro, senza un ordine particolarmente meditato.

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Il cielo è di tutti

Il mondo entrava nei Novanta, e la sonda Voyager 1 si trovava ormai alla bellezza di quattro miliardi di chilometri dal nostro Sole. Era partita il 5 settembre del 1977 e piano piano aveva guadagnato questa rispettabile distanza, oltrepassando anche i pianeti esterni, quelli che erano stati il suo principale oggetto di investigazione. Missione estesa, oltre ogni previsione iniziale.

“La Voyager tra le stelle”, elaborazione dell’Autore attraverso Copilot Designer di Microsoft


Il giorno 14 febbraio dell’anno 1990, successe qualcosa di particolare. La sonda voltò la camera all’indietro, realizzando il primo ritratto di famiglia di un Sistema Solare, che per la prima volta si poteva abbracciare nella sua meravigliosa completezza… [Continua a leggere sul magazine EduINAF]

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Quel Neo del MacBook

Non vivo più nell’universo Apple da tempo ormai, ma trovo sempre molto intrigante gironzolare sul loro sito, di tanto in tanto. Non c’è niente da fare, c’è una pulizia grafica e un nitore che conforta e sicuramente invita a ponderare acquisti. Io magari non acquisto, ma amo ponderare la possibilità: la trovo una cosa terapeutica.

“Ragazza con MacBook” elaborazione tramite Bing Image Creator

Così quando su quelle pagine è arrivato il MacBook Neo ho sentito il cuore battere più forte (il mio cuore che in parte è rimasto assai fedele alle mele morsicate in tutte le loro declinazioni). Mi sono detto ma guarda finalmente un MacBook ad un prezzo assolutamente accessibile. Un 13 pollici! Ma io quasi quasi me lo compro.

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Spargersi intorno a Marte

Purtroppo non si preannuncia un futuro esattamente radioso, per la luna di Marte chiamata Fobos. E dire che potrebbe sembrare una sorta di accanimento cosmico: già Marte, poverello, di lune ne ha solo due (oltre a questa, c’è anche Deimos), ma poi basta. Se confrontiamo questo dato con il numero di Lune di Saturno (273 al momento, quelle conosciute), per Marte – e per noi, ma in realtà per tutti i pianeti interni – c’è poco di cui vantarsi.

E poi nemmeno grandissime, a pensarci: Fobos con un diametro medio di appena ventidue chilometri, Deimos ancora peggio, un diametro medio di appena dodici chilometri e qualche briciola. Grossi sassi, potremmo anche chiamarli. Sicuramente così, se pensiamo che la nostra Luna ha un diametro medio di quasi tremilacinquecento chilometri.

Si pensa che queste lune in realtà siano semplici asteroidi catturati dalla fascia affollata di oggetti che c’è tra Marte e Giove. O magari anche da qualche posto più lontano del Sistema Solare, nessuno lo sa con precisione. Insomma, sassi vaganti promossi a luna dalla gravità marziana, verosimilmente.

La piccola Fobos, a rischio di prossima “dissolvenza” intorno a Marte
(Crediti: NASALPL (U. Arizona)MROHiRISE)

Ed eccolo qui Fobos, che effettivamente sembra in tutto e per tutto un asteroide, immortalato con splendido dettaglio dalla sonda Mars Reconnaissance Orbiter, dove si possono scorgere dettagli anche di appena una decina di metri di estensione.

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La lunga strada verso casa

L’obiettivo non era più la Luna, no. Magari! L’obiettivo era diventato, improvvisamente, tornare a casa sani e salvi. Dopo l’esplosione del serbatoio durante il viaggio di andata, tutti i piani erano ovviamente saltati.

L’unico modo per tornare a Terra, paradossalmente, era quello di spingersi lontano, più lontano di quanto nessun uomo fosse mai andato. Era l’aprile del 1970 e mentre arrivava l’annuncio ufficiale dello scioglimento dei Beatles, l’equipaggio di Apollo 13 – con l’aiuto del centro di controllo – non cercava più di andare sulla Luna. Semplicemente, cercava un modo per non morire.

Ed eccolo, l’unico modo. Circumnavigare la Luna, passando per il suo “lato oscuro” e poi riagganciare la rotta verso casa.

Per alcuni minuti, la connessione con il Mission Control NASA si interruppe, mentre gli astronauti ammiravano – certo non nelle migliori condizioni psicologiche per contemplarlo, ma con ammirevole sangue freddo – quei meravigliosi panorami della Luna nascosta, totalmente inaccessibili dalla superficie del nostro pianeta.

Questi suggestivi scenari sono accessibili anche a noi, perché – grazie alle immagini acquisite dal Lunar Reconnaissance Orbiter – è stato ricostruito (per giunta, in qualità 4K) quanto gli astronauti poterono osservare dai finestrini dell’Apollo. Per inciso, non è una ricostruzione di oggi, ma ha già qualche anno. Io però mi ci sono imbattuto solo ieri e mi ha troppo colpito per evitare di scriverne qui.

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La Luna canta, di nuovo

Piovuta nella casella di posta come una sorpresa totale. Qualche giorno fa, in Inbox trovo un messaggio dalla newsletter di petergabriel.com che annuncia l’uscita del nuovo singolo (come sarebbe, c’è un nuovo singolo???) di Peter Gabriel.

E anche questa volta, in corrispondenza della Luna piena!

I’m delighted to say that tonight, at the full moon, we will be beginning another year of full moon releases under the name o\i.

Peter, ma che mi dici? Non appena un nuovo singolo, ma addirittura un nuovo album. Non mi sono ancora del tutto ripreso. Ripenso al progetto i/o che mi era piaciuto così tanto, una canzone al mese in corrispondenza della Luna piena. Ne avevo scritto anche su EduINAF, per la mia rubrica Lo spazio tra le pagine.

Nella mia beata inconsapevolezza, nulla sapevo di questo nuovo progetto, direi esattamente speculare al primo (perfino nel nome, astutamente ribaltato). La canzone è infatti la prima di un nuovo album che sarà chiamato o\i (questo, lo imparo sempre dalla medesima newsletter).

Come per i/o, ogni traccia del nuovo album sarà accompagnata da un’opera d’arte e Been Undone è accompagnato da Ciclotrama 156 (Palindrome) dell’artista di São Paolo Janaina Mello Landini

Ricordo benissimo come, al tempo di i/o, aspettassi con rinnovato desiderio la Luna piena e quando la vedevo, senza che avessi consultato siti o social, mi veniva inevitabilmente da pensare ah ecco, devo andare a cercare l’ultima uscita di Peter Gabriel. L’avviso insomma arrivava guardando il cielo, non serviva più essere iscritti ad alcuna newsletter, non c’era più necessità di frequentare siti o forum di musica. La Luna stessa, me lo diceva.

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