Stardust

Blog di Marco Castellani

Tutti i neutrini di Claudio

Vorrei partire proprio da loro, gli elusivi neutrini. Vorrei partire da loro per arrivare a parlare di poesia. Perché accostare i neutrini alla poesia è ancora qualcosa di particolare, di abbastanza inedito. Crea un cortocircuito mentale particolarmente salubre, per cui alla fine inizio a chiedermi cose nuove, sono almeno un po’ spiazzato, portato fuori dal mio ambiente solito di derivazioni e convenzioni, di usi e convinzioni. Che è poi, mi pare, l’obiettivo primario del dire poetico.

Tecnicamente siamo inondati dai neutrini (ce ne scorrono addosso miliardi ogni secondo), ma è raro che, in questa indicibile e silenziosa moltitudine, qualcuno di loro si fermi con noi per farsi raccontare, divenire oggetto di un dire poetico.

Ho tra le mani l’ultimo libro di Claudio Damiani. Tra le mani, per dire: è sul Kindle, ma per noi fa lo stesso. Il fatto rimane, ed è questo. I neutrini entrano a pieno titolo nella poesia di Claudio, si ritagliano agevolmente un loro posto. Tanto che non percepisco nulla di strano, non avverto smagliature nello spaziotempo, non registro particolari torsioni o tensioni nella rete di connessioni cosmiche.

L’essere è, e tu sei con lui.
Sei tutt’uno con il cielo, con la terra, le piante,
sei tutt’uno con le macchine anche
e coi neutrini sparsi nell’etere.

Da fisico – ma anche (lo confesso) da poeta artigiano, da aspirante poeta minore, se volete – mi viene da esclamare finalmente! Finalmente si fa poesia anche con i neutrini, finalmente si conferisce loro la piena dignità che meritano. Li si fa esistere pienamente. Se una cosa non è oggetto di poesia, di letteratura, non è veramente viva. Vuol dire che non sfiora il nostro centro emozionale, può certamente starsene tra le pagine di astrusi manuali d’astronomia o di fisica, ma non è entrata in vera interazione con le nostre coscienze, con le nostre anime. Impastare il tessuto poetico con i neutrini – farne oggetto di poesia – secondo me li fa vivere davvero.

Claudio Damiani (a destra in foto) insieme con Andrea di Consoli, in maggio a Roma, per una presentazione del libro “Prima di nascere”

E anche noi, scienziati di professione, dobbiamo gioirne: perché fare scienza con le cose morte, veramente, non ci interessa proprio più. La vecchia idea della scienza era quella: particelle, azioni e reazioni, forze e campi, tutto poco interessante, poco umano. La scienza nuova è quella che cerca (e quindi trova) l’umano in tutto, anche nei quasar più lontani. Anche nei neutrini.

 188 letture su Stardust

Far pace, su Venere

Vorrei partire da questa fotografia, per un tragitto che da Venere ci riporti rapidamente alla Terra: risale al 1996 e ci mostra Dickinson, un cratere da impatto nella parte nordest della regione Atlanta. L’ampiezza dell’immagine, tanto per dare un’idea, è di 185 chilometri di ampiezza e 69 di altezza.

Il cratere Dickinson su Venere.
Crediti: NASA/JPL-Caltech

Il cratere appare davvero complesso, caratterizzato da un anello centrale e una pavimentazione costituita da materiale diversamente opaco al radar (alternanze di zone chiare e zone scure). Si vede chiaramente che non è simmetrico, la mancanza di materiale da impatto ad ovest potrebbe proprio indicare che è esattamente quella la direzione dalla quale è arrivato il corpo che ha impattato il pianeta.

 184 letture su Stardust

Glasp, l’evidenziatore sociale

E non mi verrebbe da definirlo diversamente, perché è davvero un eccellente evidenziatore sociale questo strumento. Così lo chiama anche Danilo Ruocco nel suo eccellente articolo (Danilo, giornalista e scrittore è uno degli ancora pochi italiani che ho trovato su Glasp, perché di questo si tratta).

La dinamica è estremamente semplice, ad un primo livello. Si istalla l’estensione per Chrome o derivati (Brave, Vivaldi eccetera) e da quel momento in poi si dispone di un set di evidenziatori, di vari colori, da usare in qualsiasi pagina web per marcare frasi di particolare interesse.

Ciò sta già cambiando il mio modus operandi, che in questi casi consisteva nel salvare la pagina su Pocket e poi andare lì ad evidenziare i passi principali.

 388 letture su Stardust,  10 oggi

L’umanità dietro la scienza

Ed è proprio l’umanità dietro (dentro) la scienza forse il valore più bello che sento dobbiamo ancora scoprire, riscoprire, per la nostra vita. Secondo questo punto di vista ogni scoperta che facciamo nel cielo, in qualche modo, è un tassello in più dell’umanità che è in noi, una possibilità di capire meglio noi stessi.

Per questo la scienza è interessante, per questo l’astronomia – lo studio di oggetti lontanissimi, apparentemente distanti dalla nostra esperienza quotidiana – ha una sua piena dignità di esistenza, di partecipazione all’avventura umana, del conoscere e del capire.

 83 letture su Stardust

Il buco nero nella Via Lattea

Sì, esiste un buco nero al centro della Via Lattea. Si vedono le stelle che orbitano intorno ad un oggetto molto massivo e compatto, noto come Sgr A*. Questo era già noto. Ma l’immagine in banda radio appena rilasciata dall’ Event Horizon Telescope (EHT) è la prima evidenza diretta della sua presenza. Immagine che ricorda molto, ci dicono gli scienziati, quella di M87* che fece pure tanto scalpore.

Il buco nero al centro della Via Lattea
Crediti: X-ray – NASA/CXC/SAO, IR – NASA/HST/STScI; Inset: Radio – Event Horizon Telescope Collaboration

Einstein aveva ragione. Come predetto nella teoria che ha da poco compiuto un secolo, la relatività generale, il buco nero dal peso di quattro milioni di volte il Sole genera una gravità così potente che piega la luce e crea una regione oscura centrale circondata da un anello molto luminoso.

 276 letture su Stardust,  4 oggi

L’universo che non si muove

L’universo non è (più) qualcosa di statico, se si percepisce così vuol dire che siamo noi che abbiamo bisogno di guardare meglio. L’universo era statico per gli antichi. Non è che sembrava, lo era davvero. Cioè lo era a tutti gli effetti, esistenzialmente. Era percepito così, dunque era così. Ora Paola canta di un universo che non si muove segnalando come un disagio sotterraneo. Perché l’universo che non si muove, adesso, è antistorico, è fuori dal tempo, realmente fuori dal nostro tempo.

Il bisogno di cambiare che c’è in me si rispecchia in un universo che – appunto – non si muove e chiede che inizi a muoversi oppure ritorni a muoversi. L’espansione accelerata che ci riporta la ricerca cosmologica attuale non può essere un semplice dato tecnico, da addetti ai lavori. Ci deve dire qualcosa di importante, per noi. L’universo ci ha sempre detto qualcosa di importante, a volerlo ascoltare.

 156 letture su Stardust,  1 oggi

Prima del salto

Ammettiamolo. I buchi neri sono difficili da trovare. Per un astronomo dell’ottocento sarebbero qualcosa di incomprensibile. Ciò che non fa luce è invisibile, inaccessibile. In pratica è come se non esistesse. Non esiste.

Il quadro è cambiato e un nuovo universo si è affacciato alla nostra percezione. Riceviamo segnali dal cosmo che vanno ormai ben oltre il flusso di fotoni nella banda del visibile. Siamo entrati da tempo nella astronomia multimessaggio, che ci parla di un cielo molto più complesso ed anche emozionante di quanto si pensava un tempo.

Un’immagine artistica di un buco nero.
Crediti: XMM-Newton, ESA, NASA

I buchi neri sono comunque difficili da trovare, perché possiedono una gravità così forte che nemmeno la luce può sfuggire, è come intrappolata. Che la luce e la gravità abbiano qualcosa a che vedere – in pratica, che la materia piega lo spazio – è un’altra cosa inconcepibile per il nostro astronomo ottocentesco.

 220 letture su Stardust

Quel volo di stelle

Conosci il respiro e
quel volo di stelle che la sera
riempie l’aria e ti lascia

sola, nello spazio stesso di quel respiro
sbigottita nella pace inedita
propria d’esser sola tra
quel pazzo flusso di astri, che ti inebria
d’orzo e grano il ventre.

Che poi solo il tuo sorriso lo sa,
lui soltanto lo sa il come ed il perché
le stelle volino, che qualsiasi

trito discorso le tirerebbe tutta a terra,
non splenderebbero più né mai ardirebbero
ancora, di volare.

Volan stelle solo, se il tuo sorriso le
tiene sempre per l’aria, il tuo dire e non dire che
c’è sempre questa via di gioia le mantiene
tutte slanciate nella loro corsa siderale, perché

alla fine è così proprio così, tutte le stelle
sempre ti guardano, ogni istante ti guardano
per sapere cosa fare per sapere se
un tuo dire di sì un tuo sorridere, le lascia esistere

ancora come sono,
ancora stelle.

Poesia inedita.

 132 letture su Stardust,  2 oggi

Page 1 of 415

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén