Stardust

Blog di Marco Castellani

Costruire la propria eredità digitale

Dietro a tante realizzazioni tecniche ci sono delle storie, e spesso sono proprio queste le cose più importanti. Quello che ci colpisce veramente è il “fattore umano”, quello che ci spinge a esplorare lo spazio o ammirare la complessità di un prodotto tecnologico, è sempre l’umano che scorgiamo dietro e dentro tutto questo.

Kei Watanabe e Kazuki Nakayashiki, fondatori di Glasp (un interessante servizio online di “condivisione della conoscenza” cui ho parlato in un recente articolo su questo blog e che uso quasi quotidianamente) mi hanno chiesto se fossi interessato a realizzare e pubblicare una versione italiana dell’intervista di uno di loro (Kazuki) realizzata originariamente per Ness Labs.

Dopo averla letta – proprio per l’emergere limpido del “fattore umano” che ricerco – ho deciso che valeva proprio la pena. Vi invito a leggerla (in originale o nella presente traduzione), anche se lunga: rivela come pochi altri documenti – credo – come dietro ogni tecnica e tecnologia realmente degna di interesse, vi sia sempre l’uomo, le sue passioni, le sue paure, le sue speranze. Soprattutto, il suo irriducibile desiderio di costruire qualcosa che rimane.


Benvenuti a questa edizione della nostra serie Tools for Thought, in cui intervistiamo fondatori che hanno la missione di aiutarci a pensare meglio e a realizzare le loro ambizioni intellettuali e creative. Kazuki Nakayashiki è il cofondatore di Glasp, un social web clipper che consente agli utenti di condividere le proprie sottolineature e note mentre leggono, senza dover passare dal web a un’app per prendere appunti.

In questa intervista abbiamo parlato della natura dell’eredità umana, del problema dell’isolamento della conoscenza, della ripetizione dilazionata, della gestione sociale della conoscenza e dell’intelligenza collettiva, dell’apprendimento in pubblico, dell’impatto della responsabilità sociale sulla acquisizione di appunti e altro ancora. Buona lettura!

Ciao Kazuki, grazie mille per aver accettato questa intervista. Glasp è l’acronimo di “Greatest Legacy Accumulated as Shared Proof” (la più grande eredità accumulata come risorsa condivisa): puoi dirci qualcosa di più sul suo significato?

Grazie mille per avermi invitato. Sono un grande fan dei Ness Labs e sono onorato di essere qui oggi. Innanzitutto, crediamo che una delle attività più nobili sia quella di imparare, sperimentare e trasmettere le proprie conoscenze alle generazioni future. Il presente in cui ci troviamo oggi si fonda su ciò che i nostri predecessori hanno costruito in passato.

Quando si parla di eredità, non si intende necessariamente lasciare un’attività di successo o un sacco di soldi. Certo, è meraviglioso poter lasciare queste cose alle generazioni future, ma non credo che queste siano le eredità più grandi, perché non tutti possono lasciarle.

Credo invece che la più grande eredità sia quella di vivere una vita coraggiosa. È nell’atteggiamento di non farsi scoraggiare dalle difficoltà, di non essere eccessivamente pessimisti e di scommettere sulle possibilità e sulle speranze dell’umanità. E credo che questo significhi consegnare e comporre la nostra conoscenza, la nostra saggezza e la nostra storia per la prossima generazione.

Tuttavia, anche se ci troviamo sulle spalle dei nostri predecessori, non sappiamo come e da chi sia stata accumulata tutta quella conoscenza. Attraverso Glasp, vogliamo mettere le persone in condizione di consegnare, condividere e comporre la più grande eredità possibile. La nostra missione è democratizzare l’accesso all’apprendimento e alle esperienze che le persone hanno raccolto nel corso della loro vita. Così facendo, potremmo essere in grado di aiutare altri che potrebbero tentare di seguire un percorso simile in futuro. 

 308 letture su Stardust,  10 oggi

Saturno all’infrarosso

Saturno, come tanti, si vede meglio all’infrarosso, come in questa immagine acquisita dalla sonda Cassini. Si notano assai bene diverse bande nuvolose, ad esempio. Ma quello che si nota meglio di tutto è probabilmente la curiosa configurazione ad esagono delle nubi che circondano il polo nord di Saturno, scoperta grazie alle immagini della sonda Voyager 1, nel 1981.

Saturno all’infrarosso, fotografato da Cassini
Crediti: NASAJPL-CaltechSSIProcessing: Maksim Kakitsev

Considerate che ogni lato dell’esagono copra una dimensione pare a circa la larghezza della Terra, e avrete un’idea di quanto sia grande questa formazione. Il bello è che questa struttura così regolare di nubi non solo non era mai stata prevista, ma a tutt’oggi non si dispone di nessuna spiegazione convincente per la sua esistenza.

 78 letture su Stardust,  2 oggi

Un cielo infinito di stelle

L’estate astronomica è iniziata da pochi giorni, quella percepita, da molti di più. Sono da poco arrivato in Abruzzo, nel tentativo di sfuggire alla canicola romana. Qui pure fa caldo, è vero, ma in modo più mite, meno accanito. Non si sfugge al riscaldamento globale, certamente: ai guai che abbiamo causato ed ancora causiamo, per la nostra resistenza terribile a riflettere, meditare, guardarci dentro, capire che la creazione fa parte di noi e noi di questa, e che l’attitudine predatoria ha già causato innumerevoli danni.

Siamo assediati da notizie di guerre, epidemie, carestie, siccità. Siamo assediati e sempre impreparati, ci meravigliamo sempre, come se pensassimo di poter abusare dell’ambiente naturale senza doverne pagare conseguenza. Come se il pianeta Terra fosse capace in modo illimitato di porre rimedio ai nostri sconquassi. [Continua a leggere sul sito di Darsi Pace…]

 38 letture su Stardust,  2 oggi

Una prospettiva mai vista: il James Webb Space Telescope

I primi scatti del telescopio spaziale James Webb, mostrati al mondo martedì 12 luglio, sono riusciti a stupire, a commuovere, gli stessi astronomi. Gente che di immagini del cielo ne vede tutti i giorni, davanti a queste nuove immagini rimane a bocca aperta. C’è anche chi ha pianto, raccontano le cronache.

 La foto dell’ammasso di galassie SMACS 0723 copre un’area di cielo paragonabile a quella coperta da un granello di sabbia tenuto alla distanza di un braccio. Ci mostra un Cosmo popolato da migliaia di galassie, donandoci la vista più dettagliata di sempre sull’Universo lontano.
Crediti: NASA, ESA, CSA e STScI

Lo capisco, anche io sono rimasto impressionato. Il grado di dettaglio è veramente sorprendente. Il modo nuovo che abbiamo di vedere l’Universo è tale, che risulta difficile sovrastimare il salto in avanti che abbiamo compiuto. Verissimo, già avevamo compreso come fossero tempi particolarmente interessanti per la scienza del cielo, ma con l’entrata in funzione del James Webb, è come se ora fossimo tutti sottoposti ad una accelerazione ulteriore…

[Continua a leggere sul sito dell’Associazione Italiana Teilhard de Chardin]

 883 letture su Stardust,  26 oggi

Frenk, il puro fascino del Cosmo

L’Universo ha una storia affascinante, che comprendiamo ogni giorno di più: ogni giorno studiamo il cielo e facciamo luce su un altro piccolo tassello, nell’architettura generale della nostra conoscenza del Cosmo. Ed è una storia affascinante, quella che ci si dispiega davanti. Una storia accessibile a tutti, perché tutti condividiamo il fatto di essere immersi in una sterminata infinità di galassie, stelle e pianeti, che ci invita – direi quasi ci sospinge – a prenderne coscienza.

Per questo è meritorio ogni sforzo ben fatto per raccontare la storia del cielo in modo equilibrato, senza banalizzazioni ma anche senza inutili astrusità matematiche. L’Universo ha una storia raccontabile, dopotutto, ed è necessario raccontarla. Lo è sempre stato, in ogni epoca, fin dai miti dei popoli primitivi. Oggi che finalmente abbiamo a disposizione un modello scientifico di Universo, non siamo certo esentati dal racconto. Anzi, forse l’urgenza di esprimerlo, di parlarne, di narrare le nostre origini, risulta oggi ancora più pressante.

Il cosmologo Carlos Frenk

Stupisce infatti quello che possiamo capire del nostro smisurato Universo, osservandolo – come facciamo – da un piccolo pianeta alle periferia di una grande galassia. Stupisce che le leggi fisiche che lo descrivono siano esattamente le stesse che abbiamo potuto derivare con la paziente analisi dei fenomeni a noi più prossimi, di quel che abbiamo potuto imparare facendo cadere a terra dei sassi, osservando il moto delle nuvole, vedendo l’acqua scorrere nei fiumi.

 466 letture su Stardust,  2 oggi

Tutti i neutrini di Claudio

Vorrei partire proprio da loro, gli elusivi neutrini. Vorrei partire da loro per arrivare a parlare di poesia. Perché accostare i neutrini alla poesia è ancora qualcosa di particolare, di abbastanza inedito. Crea un cortocircuito mentale particolarmente salubre, per cui alla fine inizio a chiedermi cose nuove, sono almeno un po’ spiazzato, portato fuori dal mio ambiente solito di derivazioni e convenzioni, di usi e convinzioni. Che è poi, mi pare, l’obiettivo primario del dire poetico.

Tecnicamente siamo inondati dai neutrini (ce ne scorrono addosso miliardi ogni secondo), ma è raro che, in questa indicibile e silenziosa moltitudine, qualcuno di loro si fermi con noi per farsi raccontare, divenire oggetto di un dire poetico.

Ho tra le mani l’ultimo libro di Claudio Damiani. Tra le mani, per dire: è sul Kindle, ma per noi fa lo stesso. Il fatto rimane, ed è questo. I neutrini entrano a pieno titolo nella poesia di Claudio, si ritagliano agevolmente un loro posto. Tanto che non percepisco nulla di strano, non avverto smagliature nello spaziotempo, non registro particolari torsioni o tensioni nella rete di connessioni cosmiche.

L’essere è, e tu sei con lui.
Sei tutt’uno con il cielo, con la terra, le piante,
sei tutt’uno con le macchine anche
e coi neutrini sparsi nell’etere.

Da fisico – ma anche (lo confesso) da poeta artigiano, da aspirante poeta minore, se volete – mi viene da esclamare finalmente! Finalmente si fa poesia anche con i neutrini, finalmente si conferisce loro la piena dignità che meritano. Li si fa esistere pienamente. Se una cosa non è oggetto di poesia, di letteratura, non è veramente viva. Vuol dire che non sfiora il nostro centro emozionale, può certamente starsene tra le pagine di astrusi manuali d’astronomia o di fisica, ma non è entrata in vera interazione con le nostre coscienze, con le nostre anime. Impastare il tessuto poetico con i neutrini – farne oggetto di poesia – secondo me li fa vivere davvero.

Claudio Damiani (a destra in foto) insieme con Andrea di Consoli, in maggio a Roma, per una presentazione del libro “Prima di nascere”

E anche noi, scienziati di professione, dobbiamo gioirne: perché fare scienza con le cose morte, veramente, non ci interessa proprio più. La vecchia idea della scienza era quella: particelle, azioni e reazioni, forze e campi, tutto poco interessante, poco umano. La scienza nuova è quella che cerca (e quindi trova) l’umano in tutto, anche nei quasar più lontani. Anche nei neutrini.

 382 letture su Stardust,  6 oggi

Far pace, su Venere

Vorrei partire da questa fotografia, per un tragitto che da Venere ci riporti rapidamente alla Terra: risale al 1996 e ci mostra Dickinson, un cratere da impatto nella parte nordest della regione Atlanta. L’ampiezza dell’immagine, tanto per dare un’idea, è di 185 chilometri di ampiezza e 69 di altezza.

Il cratere Dickinson su Venere.
Crediti: NASA/JPL-Caltech

Il cratere appare davvero complesso, caratterizzato da un anello centrale e una pavimentazione costituita da materiale diversamente opaco al radar (alternanze di zone chiare e zone scure). Si vede chiaramente che non è simmetrico, la mancanza di materiale da impatto ad ovest potrebbe proprio indicare che è esattamente quella la direzione dalla quale è arrivato il corpo che ha impattato il pianeta.

 370 letture su Stardust,  6 oggi

Glasp, l’evidenziatore sociale

E non mi verrebbe da definirlo diversamente, perché è davvero un eccellente evidenziatore sociale questo strumento. Così lo chiama anche Danilo Ruocco nel suo eccellente articolo (Danilo, giornalista e scrittore è uno degli ancora pochi italiani che ho trovato su Glasp, perché di questo si tratta).

La dinamica è estremamente semplice, ad un primo livello. Si istalla l’estensione per Chrome o derivati (Brave, Vivaldi eccetera) e da quel momento in poi si dispone di un set di evidenziatori, di vari colori, da usare in qualsiasi pagina web per marcare frasi di particolare interesse.

Ciò sta già cambiando il mio modus operandi, che in questi casi consisteva nel salvare la pagina su Pocket e poi andare lì ad evidenziare i passi principali.

 620 letture su Stardust,  2 oggi

Page 1 of 415

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén