Stardust

Lo spazio, gli strumenti, il calcolo, la meraviglia. Le storie.

L’inizio delle storie

Ognuno arriva al confronto con il cosmo attraverso un suo specifico percorso. Ogni poeta, letterato, saggista, musicista, prende contatto con il cielo per dei motivi concretissimi. Per lo più, squisitamente terrestri.

Come per molti, il mio percorso inizia con i racconti della mamma. Nell’esperienza di ascolto delle fiabe che raccontava, apprendevo dell’esistenza di mondi e situazioni diverse da quelle che sperimentavo direttamente, assaggiavo la potenza incredibile dell’immaginazione creativa. Recepivo dei messaggi, interiorizzavo delle scale di valori, mi confrontavo anche – senza saperlo – con la proposta di una etica possibile, per vivere.

L’esperienza poi continua con un mangiadischi LESA, che ha fatto risuonare – nella mia camera di bimbo affamato di storie – i tanti mondi meravigliosi della collana Fiabe Sonore di Fabbri Editori. Inserito il 45 giri, la sigla iniziale segnalava alla mia attenzione che stavo per varcare la soglia di un nuovo universo… A mille ce n’è, nel mio mondo di fiabe da narrar…

“Tra le righe del cielo, in ascolto”, elaborazione dell’Autore attraverso Copilot Designer di Microsoft

Di questo inizio delle storie parliamo nella puntata pilota del podcast Tra le righe del cielo, uscita il 24 marzo, in corrispondenza con la Giornata Nazionale della Lettura (lanciato anche da un articolo su Media INAF a firma di Ester Marini). L’idea che ci guida è decisamente affine a quella che informa le puntate di questa rubrica, e si nutre di quella connessione tra cosmo e letteratura che sentiamo sempre più necessaria, tanto per umanizzare il nostro cielo quanto per donare all’espressione culturale un respiro più ampio, appunto celeste.

Il progetto vede la compartecipazione dell’amica e collega Elisa Nichelli, responsabile della divulgazione dell’Osservatorio Astronomico di Roma, già autrice della prefazione al mio libro E tu Luna (Amazon, 2025), di cui Livia Giacomini e Gianluigi Filippelli hanno firmato, di recente, due bellissime recensioni… [Continua a leggere sul magazine EduINAF]

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Ripartendo da Tuscania: musica e prassi narrative

Indubbiamente il concetto di album discografico è entrato in una fase problematica, con l’avvento dell’ascolto in streaming dalle grandi piattaforme (Spotify, Apple Music e compagnia cantante, possiamo ben dire). L’album, infatti, è storicamente legato al supporto fisico: due facciate di musica, che poi diventano uno con l’avvento del CD (girare il quale, come è noto, non produce alcun risultato musicalmente apprezzabile)

Avvenuta la smaterializzazione, di colpo tutta la musica è disponibile con identica (e confondente) facilità. Per capirci: posso passare dai Beatles a Beethoven con un paio di click, non devo togliere il disco in ascolto dal giradischi, infilarlo nella custodia, riporlo nella libreria, aprire l’altro, pulirlo con la pezzetta preventivamente umidificata, metterlo sul piatto e posizionare la puntina all’inizio del solco.

Ora è tutto immediato, o quasi.

A mio avviso, questo facilita la proliferazione e l’abuso delle playlist. D’accordo, quando ero giovane c’era sempre l’amico che produceva una musicassetta con brani scelti, nell’ordine scelto, seguendo una sua idea tematica. In pratica, organizzava una playlist. Ci voleva tempo e dedizione, per realizzarla. E ci voleva anche calcolo: quanti brani metto in una lato della cassetta? Come li distribuisco al meglio per non sprecare nastro, per non dover avvolgere veloce prima di girare la cassetta, in modo da cominciare dall’inizio del lato B in maniera sufficientemente comoda? Tutte cose, probabilmente, che per la generazione digitale, non hanno alcun significato.

Ora infatti la playlist si fanno, si disfano, si modificano in un attimo. Non è una cosa brutta, anzi è una gran comodità. Il problema che vedo, piuttosto, è che il concetto di album in sé rischia di trascinare nella sua crisi anche tante le sue caratteristiche positive. Quelle che ancora, lo rendono unico.

Devo essere sincero: io stesso da molto tempo non ascoltavo un album intero, dall’inizio alla fine. Spesso viaggio in macchina in compagnia della playlist (appunto) dei miei brani preferiti o con una di quelle che Spotify compila automaticamente, analizzando la mia pregressa esperienza di ascolto (i cosiddetti Daily Mix).

Stavolta, avevo davanti un’ora e quaranta circa di viaggio.

Ero andato a tenere una conferenza divulgativa presso il liceo scientifico Tuscania (in provincia di Viterbo) e mi stavo per dirigere verso casa, a Roma. La conferenza era andata bene, l’interesse di studenti e professori è sempre confortante e corroborante. Tante domande, anche. Poi la giornata era chiara e luminosa, fatta per dirmi sì Marco, questo è ciò che vuoi e devi fare. Continua così.

Tuscania è molto bella. E si mangia molto bene. Con Ester Marini, la collega che mi accompagna in questo progetto (che si articola in due diversi seminari), ci siamo fermati a mangiare qualcosa alla locale bruschetteria. Poi, dopo una breve passeggiata, ci siamo salutati per ritornare verso le nostre abitazioni.

Salito in auto, mi sono posto il quesito. Come occupo questo tempo di guida? Faccio semplicemente scorrere canzoni, fidandomi di Spotify? Metto un random nella lista dei preferiti e via così?

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Un astrofisico al CISF26

Ho accolto volentieri l’invito rivoltomi da Chiara Fiumi – che fu con me su Mediterranea, della quale poi fui correlatore di tesi – per tenere un talk nell’ambito della Conferenza Italiana degli Studenti di Fisica, che quest’anno si tiene a Roma, all’Università degli Studi di Roma Tre (organizzata dal comitato locale di tale università). Era qualcosa di cui fino a pochi giorni fa non avevo esperienza diretta. Qualcosa, dunque, da cui poter apprendere.

Ed è stata senz’altro una bella occasione per imparare. E anche per meravigliarsi, di nuovo. Che non è poi così scontato, arrivati ad una certa età.

Lunedì 13 aprile. Arrivo verso l’una all’atrio del Rettorato e rapidamente trovo Chiara, che mi accoglie con calore, con l’affetto contagioso che la contraddistingue e che sa esprimere molto bene. Di lì a breve sarebbe arrivata anche Elisa Nichelli, collega ed amica, responsabile della divulgazione in osservatorio.

Come poi mi spiegherà Chiara, il CISF è un evento rivolto a studenti, cittadini ed a chiunque voglia avvicinarsi alla scienza, organizzato dai volontari del comitato romano di AISF (sigla che sta per Associazione Italiana degli Studenti di Fisica). Sono ben cinque giorni per incontrare la scienza da vicino: conferenze, seminari e incontri dedicati alle frontiere della ricerca e – direi soprattutto – a come raccontarle.

Notevole che da questa edizione tutte le sessioni plenarie, la tavola rotonda sulla comunicazione della scienza e l’intera giornata di apertura siano aperte gratuitamente al pubblico. Il comitato locale, mi racconta sempre Chiara, si è lanciato arditamente nell’impresa di organizzare un evento da 150 persone a Roma (con tutti i suoi costi ed i problemi logistici) e lo ha fatto con amore e passione e voglia di lanciarsi (e questo si vede, aggiungo io nella mia testa). Davvero straordinario il fatto che ci siano riusciti coinvolgendo come sponsor soltanto realtà etiche. Hanno trascorso, aggiunge, ben due anni ad intessere rapporti e inseguire ospiti e risolvere problemi, ma alla fine ce l’hanno fatta. Senza soldi, senza particolari competenze preliminari, ma con un grandi quantità di entusiasmo e voglia di fare. Solo così vanno avanti davvero le cose, le cose belle, penso sempre tra me.

Intanto mi metto comodo, ascolto gli interventi prima del mio. Il clima è rilassato, la giornata è meteorologicamente incerta ma l’aria è frizzante di cose che sembrano di nuovo possibili, di strade aperte, di futuro in costruzione. Mi accorgo subito che si respira bene, così.

Come è normale (siamo in università, baby!) ci sono studenti dappertutto. Ogni tanto è bello immergersi tra loro, respirare la loro aria, sentirsi sfiorare dalla loro progettualità aperta e fiduciosa. Contagiosa, anche questa. Perché qualcosa che ti coinvolge e – senza che te ne accorgi direttamente – ti riaccende, ti rimette in pista, ti ricarica.

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Ritorno alla Luna

Ero incerto se chiamare questo post Attorno alla Luna per onorare il famoso libro di Jules Verne del 1870. Ma è veramente un ritorno, bisogna chiamarlo con quello che è. Ed è davvero emozionante, dopo tanto tempo. Molti non hanno vissuto la prima corsa alla Luna, forse non hanno il senso della lunga attesa per questo ritorno (anche se ancora non è uno sbarco), come chi – ancora bambino – ha vissuto direttamente quella che potremmo chiamare l’ultima grande impresa di esplorazione dell’era moderna.

Ed ora Artemis 2 sta viaggiando verso la Luna, dopo mezzo secolo che non ci andavamo più, se non con sonde senza equipaggio. Dopo che avevamo lasciato perdere, interessandoci ad altro (spesso a cose più fatue della Luna, a beghe di cortile, tutte terrestri).

La Terra, vista da Artemis 2. Da quanto non ci vedevamo così da lontano!
La Terra, vista da Artemis 2. Da quanto non ci vedevamo così da lontano! (Crediti: NASA)

Partita il primo di aprile, dopo tanti ritardi. Finalmente, partita.

Per curiosità sono andato a riguardare quanto ho scritto nel libro E tu Luna (uscito a maggio dello scorso anno), con il vago timore di aver toppato qualche previsione importante.

Però, almeno per Artemis 2, quel che avevo indicato (consentitemi di gioirne sommessamente) si è dimostrato valido, regge ancora. Ecco qui, dalla pagina 81 del testo

Al momento in cui scrivo, il programma è giunto ad uno snodo cruciale con il lancio di Artemis 1, avvenuto con pieno successo a novembre del 2022. Artemis 2 sarà la prima missione con equipaggio: la partenza è prevista non prima dell’aprile del 2026, quando la navicella effettuerà un sorvolo lunare e poi rientrerà sulla Terra.

A dirla tutta, quel non prima dell’aprile 2026 sembra quasi pessimista, alla luce di quanto è poi accaduto: perché già il primo giorno di aprile, Artemis 2 è effettivamente partita. Perfettamente nei tempi, stavolta. Quel che invece è saltato, rispetto alle previsioni nel mio libro (e in tanti altri, immagino), è il fatto che Artemis 3 avrebbe portato uomini di nuovo sulla Luna: niente, toccherà probabilmente ad Artemis 4 (o addirittura ad Artemis 5).

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Tra le righe del cielo

La prima puntata è uscita ieri, facendo seguito al trailer e alla cosiddetta puntata pilota. Superando la ritrosia a riascoltarmi, proprio ieri ho deciso di mangiare facendo intanto scorrere questo episodio. E mi sono un po’ sorpreso, perché non mi è dispiaciuto (cioè, io non mi sono troppo dispiaciuto, Elisa è bravissima ed ascoltarla è comunque un piacere). Ma al di là delle valutazione personali, è l’idea che mi gusta, mi gusta moltissimo.

A proposito – lo dico subito – qui scelgo di scrivere assai liberamente sul tema, visto che una presentazione più classica (e certo più equilibrata della mia) l’ha redatta l’amica e collega Ester Marini per Media INAF: dunque rimando senz’altro a quella per le informazioni essenziali. Io stesso ne ho scritto, in modo più descrittivo e credo ordinato, sul numero di aprile di Frascati Poesia magazine, che potete scaricare liberamente dal sito, in formato PDF.

Se continuate la lettura qui sul mio blog, dove sono libero di scrivere come voglio e quanto voglio, sappiate che il rischio di sproloqui non è esattamente nullo. Quello che segue – l’avrete ben capito – non è dunque una presentazione ragionata del progetto, sono piuttosto moti del cuore di uno che vi partecipa attivamente. Esposti, peraltro, senza un ordine particolarmente meditato.

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Il cielo è di tutti

Il mondo entrava nei Novanta, e la sonda Voyager 1 si trovava ormai alla bellezza di quattro miliardi di chilometri dal nostro Sole. Era partita il 5 settembre del 1977 e piano piano aveva guadagnato questa rispettabile distanza, oltrepassando anche i pianeti esterni, quelli che erano stati il suo principale oggetto di investigazione. Missione estesa, oltre ogni previsione iniziale.

“La Voyager tra le stelle”, elaborazione dell’Autore attraverso Copilot Designer di Microsoft


Il giorno 14 febbraio dell’anno 1990, successe qualcosa di particolare. La sonda voltò la camera all’indietro, realizzando il primo ritratto di famiglia di un Sistema Solare, che per la prima volta si poteva abbracciare nella sua meravigliosa completezza… [Continua a leggere sul magazine EduINAF]

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Quel Neo del MacBook

Non vivo più nell’universo Apple da tempo ormai, ma trovo sempre molto intrigante gironzolare sul loro sito, di tanto in tanto. Non c’è niente da fare, c’è una pulizia grafica e un nitore che conforta e sicuramente invita a ponderare acquisti. Io magari non acquisto, ma amo ponderare la possibilità: la trovo una cosa terapeutica.

“Ragazza con MacBook” elaborazione tramite Bing Image Creator

Così quando su quelle pagine è arrivato il MacBook Neo ho sentito il cuore battere più forte (il mio cuore che in parte è rimasto assai fedele alle mele morsicate in tutte le loro declinazioni). Mi sono detto ma guarda finalmente un MacBook ad un prezzo assolutamente accessibile. Un 13 pollici! Ma io quasi quasi me lo compro.

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Spargersi intorno a Marte

Purtroppo non si preannuncia un futuro esattamente radioso, per la luna di Marte chiamata Fobos. E dire che potrebbe sembrare una sorta di accanimento cosmico: già Marte, poverello, di lune ne ha solo due (oltre a questa, c’è anche Deimos), ma poi basta. Se confrontiamo questo dato con il numero di Lune di Saturno (273 al momento, quelle conosciute), per Marte – e per noi, ma in realtà per tutti i pianeti interni – c’è poco di cui vantarsi.

E poi nemmeno grandissime, a pensarci: Fobos con un diametro medio di appena ventidue chilometri, Deimos ancora peggio, un diametro medio di appena dodici chilometri e qualche briciola. Grossi sassi, potremmo anche chiamarli. Sicuramente così, se pensiamo che la nostra Luna ha un diametro medio di quasi tremilacinquecento chilometri.

Si pensa che queste lune in realtà siano semplici asteroidi catturati dalla fascia affollata di oggetti che c’è tra Marte e Giove. O magari anche da qualche posto più lontano del Sistema Solare, nessuno lo sa con precisione. Insomma, sassi vaganti promossi a luna dalla gravità marziana, verosimilmente.

La piccola Fobos, a rischio di prossima “dissolvenza” intorno a Marte
(Crediti: NASALPL (U. Arizona)MROHiRISE)

Ed eccolo qui Fobos, che effettivamente sembra in tutto e per tutto un asteroide, immortalato con splendido dettaglio dalla sonda Mars Reconnaissance Orbiter, dove si possono scorgere dettagli anche di appena una decina di metri di estensione.

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