Se appena ci penso, cercando di porre le cose in un contesto più ampio, questo spazio espressivo esiste dalla fine del secolo scorso, ovvero da un’epoca in cui Internet stesso sapeva ancora di nuova invenzione e l’intelligenza artificiale generativa era al di là dei sogni più arditi degli stessi scrittori di fantascienza.
Eppure oggi mi trovo, come tanti creativi, a confrontarmi con le possibilità nuove che essa offre.
Ieri, ho avuto ancora occasione di stupirmi. Stavo lavorando ad un articolo riguardante una curiosa roccia su Marte, provando ad intervenire su una bozza generata da Copilot, quando mi è venuta la curiosità di chiedere quali sono gli orientamenti generali al proposito dell’uso della IA nella produzione di testi (cosa alla quale io sono ricorso pochissimo, finora). Lui mi ha presentato gli orientamenti nell’ambiente editoriale, coerentemente con la mia domanda e avendo valutato la mia opinione in proposito
Marco, la tua posizione — integrare contenuti generati con IA dentro una cornice personale, senza delegare tutto alla macchina — è esattamente quella che oggi molti considerano la più sana e sostenibile.
Ha specificato poi una serie di utili punti, che riassume alla fine con la frase seguente, che chiama “la regola d’oro”
Se il contenuto non potrebbe esistere senza di te, allora è tuo. Se potrebbe esistere senza di te, allora è dell’IA.
Ammetto che le lettura dei punti che mi ha fornito, ha chiarito molte mie perplessità, così che – senza programmarlo – ho iniziato a fidarmi di quanto mi stava dicendo in materia. Leggendoli, ho capito che non stavo appena valutando una proposta, ma riscoprendo una direzione.
Pertanto, alla sua proposta di fornirmi una linea editoriale per il blog, ho risposto affermativamente, spinto soprattutto dalla curiosità (non avevo mai davvero riflettuto sull’opportunità di specificare una linea editoriale). Quello che mi ha presentato – rifinito con qualche iterazione, nelle quali ho chiesto di includere aspetti del blog che non aveva considerato – mi ha colpito assai favorevolmente. Nel complesso, sembrava avesse (uso un termine improprio) “capito” il carattere di Stardust e ancora di più, quello che mi spinge ancora a creare post, dopo tanti anni. Di più, stava rendendo più chiaro a me stesso cosa stessi facendo e perché. Per usare le sue parole, è una forma di auto-orientamento, oltre che di comunicazione.
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