Ho accolto volentieri l’invito rivoltomi da Chiara Fiumi – che fu con me su Mediterranea, della quale poi fui correlatore di tesi – per tenere un talk nell’ambito della Conferenza Italiana degli Studenti di Fisica, che quest’anno si tiene a Roma, all’Università degli Studi di Roma Tre (organizzata dal comitato locale di tale università). Era qualcosa di cui fino a pochi giorni fa non avevo esperienza diretta. Qualcosa, dunque, da cui poter apprendere.

Ed è stata senz’altro una bella occasione per imparare. E anche per meravigliarsi, di nuovo. Che non è poi così scontato, arrivati ad una certa età.
Lunedì 13 aprile. Arrivo verso l’una all’atrio del Rettorato e rapidamente trovo Chiara, che mi accoglie con calore, con l’affetto contagioso che la contraddistingue e che sa esprimere molto bene. Di lì a breve sarebbe arrivata anche Elisa Nichelli, collega ed amica, responsabile della divulgazione in osservatorio.
Come poi mi spiegherà Chiara, il CISF è un evento rivolto a studenti, cittadini ed a chiunque voglia avvicinarsi alla scienza, organizzato dai volontari del comitato romano di AISF (sigla che sta per Associazione Italiana degli Studenti di Fisica). Sono ben cinque giorni per incontrare la scienza da vicino: conferenze, seminari e incontri dedicati alle frontiere della ricerca e – direi soprattutto – a come raccontarle.
Notevole che da questa edizione tutte le sessioni plenarie, la tavola rotonda sulla comunicazione della scienza e l’intera giornata di apertura siano aperte gratuitamente al pubblico. Il comitato locale, mi racconta sempre Chiara, si è lanciato arditamente nell’impresa di organizzare un evento da 150 persone a Roma (con tutti i suoi costi ed i problemi logistici) e lo ha fatto con amore e passione e voglia di lanciarsi (e questo si vede, aggiungo io nella mia testa). Davvero straordinario il fatto che ci siano riusciti coinvolgendo come sponsor soltanto realtà etiche. Hanno trascorso, aggiunge, ben due anni ad intessere rapporti e inseguire ospiti e risolvere problemi, ma alla fine ce l’hanno fatta. Senza soldi, senza particolari competenze preliminari, ma con un grandi quantità di entusiasmo e voglia di fare. Solo così vanno avanti davvero le cose, le cose belle, penso sempre tra me.
Intanto mi metto comodo, ascolto gli interventi prima del mio. Il clima è rilassato, la giornata è meteorologicamente incerta ma l’aria è frizzante di cose che sembrano di nuovo possibili, di strade aperte, di futuro in costruzione. Mi accorgo subito che si respira bene, così.
Come è normale (siamo in università, baby!) ci sono studenti dappertutto. Ogni tanto è bello immergersi tra loro, respirare la loro aria, sentirsi sfiorare dalla loro progettualità aperta e fiduciosa. Contagiosa, anche questa. Perché qualcosa che ti coinvolge e – senza che te ne accorgi direttamente – ti riaccende, ti rimette in pista, ti ricarica.
![]()





