Arrivati su Amazon verso la fine di agosto, sono gli altri racconti che non avevano trovato posto nel primo volume, Anita e le stelle, pubblicato nel 2019. E direi subito che il tempo è servito, perché questi altri sei, sono stati esaminati anche da alcune persone del Gruppo Storie dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, diventando proprio oggetto di lavoro. Sono così arrivati diversi suggerimenti per migliorare i racconti, alcuni dei quali implementati nel volume che ora potete leggere.

Così spero che lo sguardo di Anita sulle stelle si sia fatto più penetrante, più fresco e più vivo. Almeno di un poco. Forse Anita, la conoscete già. Magari alcuni di voi la conoscono, almeno un po’. Anita è una ragazzetta molto vispa e curiosa, che si fa un sacco di domande (come tutte le persone della sua età). Fatto sta che lei ha una mamma che è astrofisica di mestiere, e dunque le può rispondere anche a domande sull’inizio del cosmo, sul Big Bang, sugli alieni, sulla forma della nostra Galassia, e su tante altre cose del cielo che, in effetti, destano la curiosità di tutti.

I temi forse li potete intuire, scorrendo i titoli. Ci vuole un grande telescopio?, L’universo conosciuto, La storia del presente universo, Lo scoppio più grande di tutti, Le stelle più vicine a noi, Quando ci visitano gli alieni. Insomma ci sono tanti argomenti di cui parlare, tante occasioni per Anita per fare domande, anche perché ogni domanda in realtà è una richiesta di attenzione ed affetto verso la mamma: attenzione prontamente e limpidamente ripagata, esaudita. C’è uno scambio sottile tra le due donne che va oltre l’astronomia, perché l’astronomia da sola non basta, non serve. Serve se indica altro, appunto.

Così ogni racconto, fin dal primo volume, si dipana secondo queste coordinate, di un filo sottile di dialogo tra Anita e Laura, la sua mamma. Sì, l’avrete capito, chi ha letto il primo volume lo sa. L’idea è quella di parlare di astronomia attraverso il racconto, di aprire una finestra sulla ricerca in termini semplici ma non banali, raggiungendo perfino le acquisizioni scientifiche più attuali.

Questa scelta permette di preservare l’incanto specifico della narrazione, dell’intrecciarsi di una storia, su una tessuto espressivo semplice, al fine di garantire un accesso morbido sia ai ragazzi che agli adulti. I ragazzi, sì. Perché dalle parole possono nascere fatti, incontri, relazioni. Dalle parole dei racconti è scaturito un bellissimo lavoro che è stato fatto all’ Istituto Comprensivo P. M. Corradini di Roma, dove con l’ausilio di insegnanti che si lasciano coinvolgere e che coinvolgono, come Carla Ribichini, abbiamo provato ad usare queste parole come strumenti, come possibilità perché giovani donne e giovani uomini vi potessero appendere le loro impressioni e sensazioni: in modo che, dalla voce narrante, si arrivasse infine ad una moltitudine, ad una polifonia di voci. Con un guadagno netto per tutti, ma in primo luogo per me che questi racconti li ho scritti.

Questo libro, dunque, è anche la grata testimonianza di un bellissimo lavoro.

Come la volta precedente, anche questa volta Carla ha accettato di firmare la presentazione del volume e per l’occasione ha scritto una cosa semplice e bellissima, che va direttamente al punto, investe l’emergenza educativa di uno sguardo consapevole e costruttivo, indica un percorso. Ogni volta che la rileggo, mi piace un poco di più.

Alcune frasi emerse nel lavoro a scuola, poi, sono cosi belle che le ho volute riportare nel volume, che così non è solo un libro di racconti, ma è felicemente sporcato di tutte le tracce di una umana, umanissima esperienza. Le trovate lì, ma come già scrivevo ne ho depositata qualcuna anche in rete, perché vi rendiate conto di che bel lavoro si può fare, e di che ritorni si può essere gratificati.

Questo secondo volume si può leggere benissimo anche senza aver messo il naso dentro il primo. Già disponibile in formato cartaceo e digitale, se vorrete leggerlo, mi farebbe tanto piacere sapere che impressioni ne avrete tratto.

Anita è anche più curiosa di me, peraltro. Poiché Anita è un po’ il simbolo di questo universo curioso che (attraverso di lei) si fa domande, mi piace tanto ascoltarla, mi è piaciuto lasciar fluire le sue parole in questi racconti, raccogliere ed onorare anche la sua fresca spontaneità. Ma anche Laura ha una personalità tutta sua che penso emerga e proprio lei… ma basta così, quando l’autore depone la penna (per dire), la fantasia di chi legge entra in gioco.

Ed è quella che comanda, ora.

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