Un flare solare

Dettaglio sul Sole. Un flare spettacolare osservato il 24 febbraio 2011. Cortesia NASA-SDO.

Ieri abbiamo parlato di un coronal hole sul Sole, oggi vi segnaliamo una spettacolare flare solare che si è verificato qualche giorno fa, il 24 febbraio 2011, sulla superficie solare della durata di circa novanta minuti.

Un’immagine a tutto campo del Sole. Cortesia NASA-SDO.

Il Solar Dynamics Observatory della NASA ha catturato questo spettacolare evento nell’ultravioletto estremo. Dato che le immagini di SDO sono ad alta risoluzione, i ricercatori della NASA sono riusciti a fare uno zoom proprio sul flare e rivelare dei dettagli estremamente interessanti.

Per vedere l’animazione cliccate sull’immagine. Cortesia NASA-SDO.

Sabrina

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Un coronal hole sul Sole

Era l’1 febbraio 2011 quando il satellite Hinode ha catturato questa spettacolare immagine di un buco coronale che si può osservare in alto nel centro della foto. Un buco coronale polare si osserva anche nella parte inferiore.

Un buco coronale (coronal hole) è un’apertura nel campo magnetico solare attraverso la quale il gas può facilmente uscire nello spazio. Questi buchi sono relativamente freddi in temperatura se confrontati con le regioni attive vicine – come la regione luminosa nella parte sinistra inferiore del disco solare. La temperatura più bassa è una delle ragioni della colorazione scura della regione.

Hinode, missione giapponese in collaborazione con la NASA, NAOJ, STFC, ESA e NSC, è attualmente in orbita terrestre e sta studiando il Sole per aumentare le nostre conoscenze sui meccanismi energetici dell’atmosfera solare e le sue eruzioni solari.

Crediti immagine: NASA/Hinode/XRT.

Sabrina

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Oggi l’aggancio con la ISS

L’immagine risale a qualche giorno fa. Giovedì sera, alle ore 22:53 ora italiana, lo Shuttle Discovery si alzava in volo per la sua ultima missione. Qui tre immagini dello Shuttle Discovery sulla rampa di lancio. Per osservarne l’effetto cliccate sull’immagine.

A bordo dello Shuttle un pezzo italiano: il modulo Leonardo dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Dopo essere stato utilizzato ben sette volte nelle missioni precedenti, ora Leonardo diventerà una nuova stanza nella Stazione Spaziale Internazionale (ISS) con grande entusiasmo dell’equipaggio in quanto aumenterà lo spazio a loro disposizione.

La partenza della navetta era stata fissata per le 22:50, ma lo Shuttle è partito con tre minuti di ritardo a causa di un problema ai computer della sicurezza della base che è stato sistemato a soli tre secondi prima che la finestra di lancio venisse chiusa.

L’ascesa verso la sua orbita a circa 400 chilometri d’altezza è stata spettacolare come sempre anche se a 4 minuti e 12 secondi dal lancio si sono osservati staccarsi dalla telecamera esterna alcuni pezzi della protezione termica del serbatoio centrale esterno (visibili su http://www.youtube.com/watch?v=UpVClvUzhPA ). I responsabili della NASA hanno affermato che essi non costituiscono un problema per lo shuttle: si sono staccati ad oltre quattro minuti dal lancio mentre quelli pericolosi lo fanno fino a circa due minuti e quindici secondi dal lancio quando lo shuttle sta attraversando gli strati dell’atmosfera più densi che comportano un’accelerazione dei pezzi  stessi. Quelli che si osservano dal filmato non sono pericolosi e sono volati via senza colpire lo shuttle.

Nei prossimi giorni i tecnici della NASA ispezioneranno lo shuttle per avere conferma dei danni o meno subiti dalla navicella.

Oggi lo Shuttle si aggancerà alla Stazione Spaziale Internazionale e il prossimo 1 marzo Leonardo farà parte integrante della stessa.

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L’ultima partenza del Discovery

L’accensione dei motori principali. Cortesia NASA.

Il Discovery lascia la rampa di lancio. Cortesia NASA.

Telecamera esterna con sguardo sui booster laterali (che si vedono in bianco) e sul serbatoio centrale (in giallo chiaro). Lo Shuttle si trova nella parte superiore dell’immagine. Cortesia NASA.

Lo Shuttle continua a salire per raggiungere l’orbita a circa 400 chilometri di distanza dalla superficie. Cortesia NASA.

La separazione dei due booster laterali è avvenuta con successo. Cortesia NASA.

Lo Shuttle continua il suo viaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale dove ad atterlo vi è anche il nostro astronauta Paolo Nespoli. Cortesia NASA.


Il giorno del lancio: http://www.nasa.gov/multimedia/videogallery/index.html?media_id=66272621
Gli astronauti vengono vestiti e raggiungono la rampa di lancio: http://www.nasa.gov/multimedia/videogallery/index.html?media_id=66272621
Gli astronauti a bordo: http://www.nasa.gov/multimedia/videogallery/index.html?media_id=66272621
Il video dell’ultima missione Discovery è disponibile su YouTube: http://www.youtube.com/watch?v=RxFwUG9PiYM
Il Discovery in orbita: http://www.nasa.gov/multimedia/videogallery/index.html?media_id=66272621

Sabrina

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Il Discovery è partito!

Dopo molta attesa e con qualche problema che aveva fatto pensare ad un rinvio, il Discovery è partito verso la Stazione Spaziale Internazionale che ospita tra gli altri anche il nostro astronauta Paolo Nespoli.

Data storica quella di oggi per l’era spaziale.

GO DISCOVERY!

La partenza dello Shuttle Discovery pochi minuti fa. Cortesia NASA.

Un’immagine dello Shuttle discovery sulla rampa di lancio di qualche giorno fa. Cortesia NASA.

Due membri dell’equipaggio durante la vestizione. Cortesia NASA.

L’equipaggio si imbarca sul pulman per raggiungere la rampa di lancio. Cortesia NASA.

Lo Shuttle poco prima del lancio. Cortesia NASA.

Video disponibili sul sito della NASA: http://www.nasa.gov/multimedia/videogallery/index.html?collection_id=14554&media_id=66307851 . Nei prossimi giorni maggiori informazioni.

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Pronto al lancio!

Lo Shuttle Discovery sulla rampa di lancio. 23 febbraio 2011. Cortesia NASA.

Alle ore 22:50 italiane, le 4.50 pm di Houston, lo Shuttle Discovery partirà per la sua ultima missione in programma, la STS-133, dalla rampa di lancio 39A. Per il Discovery si tratta del trentanovesimo lancio.

Buon viaggio Discovery!

L’equipaggio della STS-133 missione Shuttle. Da sinistra gli specialisti di missione Nicole Stott, Michael Barratt, Alvin Drew, Steve Bowen, il piloys Eric Boe e il comandante Steve Lindsey. Image credit: NASA TV.

La NASA recentemente ha confermato altre due missioni: la STS-134 e la STS-135 prima della fine del programma Shuttle.

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La missione STS-133 pronta al lancio

I sei astronauti che guideranno l’ultima missione Shuttle verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) sono arrivati al Kennedy Space Center della NASA in Florida il 20 febbraio, quattro giorni prima dello storico lancio. I membri dell’equipaggio hanno toccato terra alle ore 15:45 ora locali, le 20:45 del GMT.

Il comandante dello Shuttle Steve Lindsey, il pilota Eric Boe e gli specialisti di missione Michael Barratt, Alvin Drew, Nicole Stott e Steve Bowen sono giunti con un jet T-38.

Dopo numerosi rinvii dovuti ad alcuni problemi con il serbatoio esterno, la nuova missione Shuttle, la STS-133, porterà verso la stazione spaziale l’ EXPRESS Logistics Carrier 4 (ELC4), il Permanent Multi-Purpose Module (PMM) Leonardo (un modulo italiano), e il primo robot spaziale, Robonaut 2 (R2).

Il lancio è fissato per le ore 20:50 italiane, le 16:50 di Houston dalla rampa 39B. Il rientro è previsto per il 7 marzo 2011 alle ore 11:54  (15.54 ora italiana) sulla SLF del Kennedy Space Center in Florida.

La missione STS-134 con l’astronauta italiano Roberto Vittori dell’European Space Agency (ESA) è fissato per il 19 aprile 2011 alle ore 7:48 locali (alle 2:48 del mattino del 20 aprile in Italia).

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Lezione di rock, al Parco della Musica

Qualche appunto a margine della “Lezione di Rock” sul disco Wish You Were Here dei Pink Floyd, tenuta all’Auditorio del Parco della Musica (Roma) il 13.2.2011.

Gino Ernesto e Assante Castaldo sono stati bravissimi. Ci hanno trasportato in un romanzo, un’avventura splendida ed interessantissima.

Tutto è cominciato dall’ascolto di quella prima nota trattenuta, lunga, quasi inquietante, sulla quale si apre Wish You Were Here (il disco tema della serata)… come un inizio che ha già dentro tutto. Poi si è sviluppato il tema di Syd Barret, un tuffo all’indietro nei primi Floyd, le canzoni da solo, quando era stato estromesso dal progetto Pink. Il rapporto tormentato con gli altri membri del gruppo, i problemi psichici e di dipendenza da droghe. Il suo carisma, perdurante nonostante tutto, le innovazioni musicali portate… tra parole e canzoni, tra discorsi e proiezione di video famosi o canzoni semisconosciute, un percorso indubbiamente di grande fascino.

I due sono stati bravissimi perché – al di là della indubbia competenza e capacità comunicativa – hanno gettato su ogni considerazione una luce “filosofica”, facendo sempre riferimento ai grandi problemi dell’esistenza umana. Dalla mancanza di Syd nel gruppo, al tema della “mancanza” in se (quanto mai interessante, dominante, moderno, fondamentale). Hanno ragione quanto dicono che i Pink, disco dopo disco, alzano la posta, puntano sempre più in alto. Il gioco si fa serio, l’obiettivo è ambizioso: scandagliare il senso stesso dell’esistenza.
E’ inevitabile (e gustoso) il tuffo indietro nella psichedelia, nella scena musicale inglese degli anni ’60. La rivoluzione portata da quei quattro ragazzi. Lo scardinamento della forma canzone (lucida l’annotazione  di come la musica di oggi, che pure amiamo, sia tornata molto più convenzionale, “strofa-ritornello-strofa”, rispetto agli esperimenti del rock progressivo e di tanti pezzi dei Pink. Careful with that axe Eugene… “Attento con quell’ascia, Eugenio”. Niente ritornelli, solo un lungo pezzo di musica. Un urlo….)
E’ vero anche questo, sono pezzi che potrebbero durare 4 minuti, o 10, o 15, sono molto più “liberi” di quanto siamo abituati ad ascoltare oggi.
Poi veniamo di nuovo proiettati in avanti: i concerti, l’analisi del momento del grande successo dopo il “disco perfetto” (The Dark Side of The Moon). Infine, l’approdo alla elaborazione/risoluzione del “problema Syd” – rimasto sempre come pendente, ingombrante presenza su tutto il gruppo – con Wish You Were Here. Non manca la tesi originale, avanzata dai due relatori: la chiusa di Wish rivelerebbe un Roger Waters che ormai quasi si identifica con Barret, non dice più “tu” (come nella prima parte) ma arriva ad un “noi”; e questo dopo che il disco è passato attraverso una lucida analisi dei meccanismi impietosi della “macchina” (musicale, ma non solo: Welcome to the Machine, Have a Cygar).

Meccanismi che stritolano l’uomo e lo rendono schiavo (tema ripreso poi anche in The Wall, seppure in una diversa chiave), capace solo sognare la liberazione, ma come in un sogno triste senza apparente presa sul reale. La scommessa, penso io, è tutta qui: è se invece un modo ci sia, un percorso di “liberazione”, di “umanizzazione”, possa esistere. Se Qualcuno, in un certo momento, in un certo punto della storia, ce lo abbia indicato. Ce lo abbia, di più, guadagnato. E che sia vero, ora.

Ognuno qui decide secondo la sua libertà (e qualunque sia la sua posizione, ogni mattina è chiamato a decidere, a investire di senso la sua giornata), paragonando la sua esperienza con le esigenze del suo cuore. Mettendosi in ascolto. Vivendo. Comunque, non può non convenirne: questo è il punto.

Eccoci al punto, anche della serata: Roger riveste, secondo la tesi, l’uscita prematura di scena di Syd Barret con la sembianza di una opzione, di una scelta quasi volontaria, dettata da una valutazione del gioco che gli altri non avevano ancora… Il gioco della rockstar e quello del vivere si mescolano, inevitabilmente. E la posta è alta, altissima. Senza una guida – penso io – una Presenza dolce che ti aiuti a traversare il mare del vivere, si può purtroppo – tragicamente – arrivare ad invidiare anche la crisi, l’uscita dal gioco. A vedere la triste pazzia, la nuda follia, come una lucida scelta, un’opzione di libertà.
E’ ancora Roger che nel disco dice forse, riferendosi alle difficoltà sperimentate del gruppo nella fase “post Dark Side” (il successo, i soldi… ma perché, a che serve? Quasi come appuntava Pavese: “A Roma apoteosi.E con questo?”),  che confessa, che ammette: “Vorrei che IO fossi qui”.
Poi tantissime altre note, musicali e raccontate. Due ore e tre quarti, ma ad un certo punto ti metti più comodo e il tempo non importa più. Staresti lì fino a mattina, perché senti che non è tempo perso. Sei su un percorso di scoperta…
Scopri come queste cose possono essere trattate con serietà e competenza, scopri come ti arricchiscono, perché appunto si parla della posizione dell’uomo davanti al Destino, alla sua vita, alla ricerca di senso.
Scopri anche come è contagiosa la passione, vedi due persone serie ma appassionate e ti accorgi di come ti coinvolgono. Niente ti coinvolge così tanto come quanto vedi che coinvolge le persone che te lo annunciano. Giustamente, cerchiamo l’umano, in tutto.

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