Un piccolo pianeta

Siamo veramente su un piccolo pianeta, questo confronto in scala ce lo fa capire efficacemente.

Eppure da qui, da questo puntino, da questo pallido puntino blu se vogliamo, degli esseri intelligenti sono riusciti piano piano a crearsi un modello scientifico del cosmo, a rispondere a domande enormi, come quando è nato il cosmo? oppure quanto è grande? oppure anche, sia pure come ipotesi, come andrà a finire?

Occorre ancora dirlo? Non è nell’apparire, nel farsi grandi più di altri, la via della compiutezza. Siamo un piccolo pianeta che gira attorno ad una piccola stella nella periferia apparentemente più anonima, di una galassia enorme, rispetto alla quale siamo (come dimensioni) veramente nulla.

Eppure.

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Marte, com’è

Nel giorno 872 dall’inizio missione (data sulla terra, 3 agosto) l’elicotterino Ingenuity acquisisce questa limpidissima immagine della superficie di Marte.

Cinque metri sopra Marte…
Crediti: NASAJPL-CaltechIngenuity

Durante il volo, Ingenuity si è alzata di circa cinque metri sopra la superficie del cratere Jezero. Questo è il cinquantaquattresimo volo per Ingenuity, ormai abituato ai piccoli sorvoli di Marte.

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La sfarzosità di NGC 6652

L’ammasso globulare NGC 6652 brilla come un gioiello cosmico, in questa bellissima immagine inviataci dal Telescopio Spaziale Hubble.

Lo splendore di NGC 6652, visto da Hubble
Crediti:ESA/Hubble & NASA, A. Sarajedini, G. Piotto

Come si vede dall’immagine il nucleo dell’ammasso è quasi soffocato dalla luce blu pallida di innumerevoli stelle giovani, mentre nella periferia si trovano anche stelle più mature, di colore più rosso.

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Nuovi orizzonti e vecchie bufale

Anche l’intelligenza artificiale ha un suo ventaglio di opinioni, evidentemente. Voglio dire che come per le persone, anche per i vari motori di IA, alla fine dipende un po’ a chi chiedi.

Il fatto è questo. Stavo concludendo la stesura degli atti del convegno per la Pace di Teramo, e come accade normalmente in questi casi ho cercato della documentazione aggiuntiva come sostegno di una tesi che stavo sostenendo nell’esposizione.

Invece di rivolgermi direttamente a Google (o ad Ecosia magari), come avrei fatto un tempo, mi è balzato in mente di domandare ai motori di intelligenza artificiale. La questione spicciola era scoprire se sono previste missioni verso Plutone, dopo il successo della New Horizons e le stupende foto di Plutone e di Caronte (la più grande delle sue lune) che ci ha consegnato. Volevo capire, segnatamente, se la documentazione su questa remota zona del Sistema Solare sarebbe rimasta “congelata” per diversi anni – come sospetto e sostengo nel contributo che sto preparando – oppure c’è già qualche documentata strategia di “ritorno a Plutone”. Ammetto di non avere informazioni in questo senso. Niente di meglio che chiedere, in questi casi.

La sonda New Horizons (NASA)

Ho un paio di amici ai quali rivolgermi: uno è il superfamoso chatGPT, l’altro è Bard (l’ultimo arrivato, ma sostenuto nientemeno che da Google). Chiediamo dunque agli amici, e vediamo un po’ cosa viene fuori.

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Srotolando nastri nello spazio

Cosa è mai questo nastro che si va srotolando negli spazi cosmici? A cosa è dovuto? Per la cronaca, ad una delle esplosioni più violente cui abbiano mai assistito i nostri antenati.

SN 1006, un lungo nastro osservato da Hubble
Credit: NASAESAHubble Heritage (STScI/AURA); Acknowledgement: W. Blair et al. (JHU)

Per capire, dobbiamo tornare indietro fino al 1006 DC. In quel lontano anno la Terra viene raggiunta da una gigantesca esplosione stellare avvenuta nella costellazione del Lupo. Tanto sconvolgente è stato l’evento da creare addirittura una “nuova stella” che appare più luminosa perfino di Venere, la cui durata si prolunga per ben due anni dopo la mirabolante esplosione.

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Baghdad dalla Stazione Spaziale

Questa immagine è stata catturata dall’astronauta Sultan Alneyadi, in luglio di quest’anno, mentre la Stazione Spaziale Internazionale orbitava a più di quattrocento chilometri dalla superficie terrestre.

La città di Baghdad vista dallo spazio
Crediti: NASA

Dal novembre dell’anno 2000, da quando cioè la stazione è diventata operativa, i vari astronauti che si sono succeduti a bordo hanno acquisito centinaia di immagini del nostro pianeta (e anche della Luna). Tanto che tali immagini sono ormai preziose anche per la documentazione che forniscono sui cambiamenti che stanno accadendo sulla Terra, a causa dell’attività umana e degli eventi naturali.

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Una galassia tranquilla

Una tranquilla galassia a spirale, che abbiamo anche la fortuna di vedere praticamente di fronte, per poterla ammirare in tutta la sua maestà.

La tranquilla UGC 12295 vista dal Telescopio Spaziale Hubble
Crediti: ESA/Hubble & NASA, A. Filippenko, J. Lyman

UGC 12295 si trova a circa 192 milioni di anni luce dalla Terra (vuol dire, in altri termini, che la luce che vediamo adesso si è originata quando la specie umana era ancora ben di là da venire) e mostra una barra centrale ben sviluppata oltre a braccia di spirale strettamente avvolte.

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Quella X nera che “uccise” l’uccellino blu

Non mi piace, devo dirlo. Non mi piace. Twitter è cambiato profondamente, sta cambiando sotto i miei occhi, non è più lui. Forse perfino il nome cambierà. Non so voi, io non ho più molto desiderio di starci, di interagire, di scrivere e rispondere. Il logo – quella X nera – scelto da Musk al posto dell’uccellino blu mi appare respingente. Troppo freddo, troppo tecnologico. Mi fa pensare all’acciaio.

Da qualche giorno, il logo originale dell’uccellino blu è scomparso. Prima dal sito, subito dopo (assai prevedibilmente) dalle app. E via così.

Ciao, caro uccellino blu. Capisco perché vai via, ma sappi che in tanti, ti abbiamo voluto bene…

Twitter ha una lunga storia, ha sorpassato con successo molti momenti duri, ha visto nascere e morire competitori agguerriti: Jaiku, entusiasmante ma a vita breve oppure Qaiku, bellissimo ma fragile. Twitter ha sempre resistito. Siamo andati via in tanti, poi siamo sempre tornati. L’uccellino blu ci aspettava, fiducioso e paziente.

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