Un asteroide per la pace

Appena tornata la capsula con quel pezzetto di asteroide. Cioè 250 grammi di materiale extraterrestre, tutto da esaminare. Molto ci potranno raccontare i campioni, sull’origine del Sistema Solare, molto ci potranno dire di ambienti così lontani da noi. Insomma, abbiamo tanto da fare, da studiare (anche qui in Italia), da capire, con questo quarto di chilogrammo che ci arriva dallo spazio.

La notizia è di questi giorni: la sonda Osiris-Rex, dopo aver prelevato il suo carico dall’asteroide Bennu, ce lo ha riportato a casa. Sorpresa: possiamo ormai toccare mondi lontani e anche tornare indietro portandoci appresso qualcosa. Tutto questo era impensabile solo pochi anni fa.

La capsula di ritorno di Osiris-Rex, poco dopo il suo atterraggio nel deserto dello Utah
Crediti: NASA/Keegan Barbe

Siamo contaminati di universo e anche il nostro pensiero si adegua. Non ci è più permesso di pensarci separati dal cosmo, semplicemente perché è sempre meno vero. I fatti di cronaca smentiscono clamorosamente questo assetto mentale ormai antiquato, ancora così difficile da superare.

Sì, l’astronomia ci spinge a pensare in modo nuovo, ecco perché è importante. L’astronomia è cioè – ultimamente – niente altro che uno strumento per un lavoro su noi stessi. Fosse per noi, rimarremmo spesso a Terra, fermi nella gravità pensosa del nostro universo mentale. Invece è bello che sia stato intrapreso questo viaggio lunghissimo – mentre noi eravamo come al solito presi da tante cose, non ci pensavamo mai alla meraviglia di quel che stava accadendo sopra la nostra testa.

La quale, partita nel 2016, è arrivata nel 2018 in prossimità dell’asteroide e ha iniziato subito la sua accurata mappatura. Completata la doverosa fase esplorativa, nel 2020, senza atterrare ma grazie ad un braccio robotico, ha prelevato i campioni di regolite e si è dunque rivolta verso Terra, per poterceli a casa. Una manovra difficile ed articolata, magistralmente eseguita a centinaia di milioni di chilometri da Terra.

Riepilogando: sei anni di missione, di una complessità enorme. Quasi un miliardo di dollari, il costo complessivo. Può sembrare molto, ma vorrei dire (pensando anche a quanto spendiamo per gli armamenti, cioè essenzialmente per farci del male e mantenere in piedi la struttura ormai in esaurimento dell’io bellico) un miliardo – finalmente – assai ben speso.

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