Questa è una immagine davvero straordinaria. Ma andiamo con ordine. Partiamo con la domanda, ma da dove vengono le code delle comete? Che è una domanda che ci possiamo legittimamente porre, ci mancherebbe.

Forse però la risposta supera le nostre aspettative, perché nel 2016, come alcuni ricorderanno, la sonda Rosetta non solo ha fotografato un jet emergente dalla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, ma ci è proprio volata attraverso.

Uno “sbuffo” dalla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Crediti: ESA, Rosetta, MPS, OSIRIS; UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA
Uno “sbuffo” dalla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Crediti: ESA, Rosetta, MPS, OSIRIS; UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA

In primo piano c’è un particolare rivelatore, che mostra un pennacchio luminoso che emerge da un piccolo anello, delimitato da una sorta di parete alta circa dieci metri. Le analisi dei dati hanno poi mostrato che il jet era composto sia da polvere che da ghiaccio d’acquea. Rosetta ha messo in grado, dunque, di esplorare davvero l’origine dei getti che formano le code delle comete. E di studiare in dettaglio i meccanismi di emissione.

Ma la cosa strabiliante è questa stessa immagine, appunto. Vedere la cometa come è fatta, questo è strabiliante, ancora oggi (se cliccate sulla foto, vi accorgete che il livello di dettaglio è tale da perderci la testa). La 67P, se vogliamo, è appena un grosso sasso (di pochi chilometri di estensione) – un minimondo in viaggio nel cosmo – e grazie a Rosetta possiamo non sono immaginarla, ma anche vederla.

Quanti ambienti come questo ci sono, già solo nel nostro Sistema Solare? Quanti minimondi aspettano pazientemente di essere finalmente guardati? La varietà dell’universo in cui viviamo è incredibile, supera ogni misura.

Niente, non ci abitueremo mai. Grazie al cielo, non riusciremo a farlo. E se questo ci aiuterà a mantenere accesa la passione e la curiosità quando guarderemo il cielo, sarà tutto a vantaggio della vera scienza.

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