Blog di Marco Castellani

Giorno: 18 Marzo 2010

Amarok “Clear Light”

Team Amarok is proud to announce Amarok 2.3.0. It contains many improvements and bugfixes over Amarok 2.2.2 as well as many new features…. “
Amarok è sicuramente un ottimo player per linux. Eccolo presentarsi all’appuntamento con la versione 2.3.0, nome in codice Clear Light (il che, da buon fan di Mike Oldfield, mi fa subito pensare a questa musica, come del resto Amarok stesso mi fa ovviamente pensare a questo meraviglioso disco…).
Ecco, rischiando di inimicarmi una bella parte della mia peraltro ristretta mia platea di lettori, mi azzarderò a dire (opinione peraltro anche espressa in un commento al video stesso della presentazione) che Amarok forse non è ancora al livello di competere pari a pari con player per altri sistemi operativi come (diciamolo) iTunes.

Ciò detto, va pure rimarcato come sia comunque un software completo e piuttosto potente; sicuramente per gli utenti KDE è una scelta ottima e gratificante, scelta che può contribuire non poco a rendere l’ambiente desktop più confortevole e comodo anche sotto il profilo della gestione della propria collezione di file audio (nonché delle radio internet e dei podcast, sezione recentemente potenziata)
Il video stesso è bel realizzato e ho trovato la musica davvero gradevole.. il che non guasta! 😉
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Dall’interno di Titano

di Sabrina Masiero, Dipartimento di Astronomia dell’Università degli Studi di Padova-Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF)-Osservatorio Astronomico di Padova


Rappresentazione artistica che mostra la probabile struttura interna del satellite maggiore di Saturno, Titano, ricavata dal campo di gravità misurato dalla sonda spaziale americana Cassini. Crediti: NASA/JPL.

E’ stata possibile la determinazione della distribuzione di materia all’interno della luna di Saturno, Titano, dalle deboli variazioni gravitazionali esercitate da quest’ultimo sulla sonda Cassini della NASA. La notizia pubblicata il 12 marzo sulla rivista Science mostra come Titano sia evoluto in modo differente dai pianeti interni quali Mercurio, Venere e Terra, o dalle lune ghiacciate di Giove, come Ganimede, dove l’interno è formato da più strati diversificati, dove vi è una diversificazione fra elementi pesanti (rocce) ed elementi leggeri (ghiacci).

Questi risultati sono fondamentali per capire la storia delle lune del Sistema Solare esterno” afferma Bob Pappalardo che segue il Progetto Cassini e che fa parte del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della Nasa. “Ora è possibile capire meglio Titano fra tutti i satelliti ghiacciati del nostro Sistema Solare“.
I risultati mostrano che la luna più grande di Saturno è per metà circa composta di ghiaccio e per metà di roccia, ma erano necessari i dati gravitazionali per rilevare come la materia era effettivamente distribuita. Inoltre, pare che su Titano vi sia una mescolanza fra ghiacci (di metano, in particolare) e roccia; solamente negli strati più esterni che hanno uno spessore di circa 500 chilometri, si può osservare una prevalenza di ghiacci.

Perchè non vi sia la separazione tra ghiacci e roccia, è necessario che il ghiaccio non si riscaldi troppo” afferma David J. Stevenson, one dei co-autore dell’articolo e professore di scienze planetarie al California Institute of Technology a Pasadena. “Questo comporta che Titano si è formato, a differenza degli altri satelliti, lentamente in circa un milione di anni o poco più, molto dopo la formazione del nostro Sistema Solare e quindi in ritardo rispetto alla media degli altri satelliti”. Viceversa, il rapido aggregarsi di materiale avrebbe innalzato le temperature e quindi separato rocce e ghiacci.

Questa separazione incompleta di ghiaccio e roccia rende Titano meno simile ad un’altra luna di Giove, Ganimede, dove il ghiaccio e la roccia si sono completamente separati, ma forse molto vicino ad un altro satellite gioviano, Callisto, dove si suppone vi sia una mescolanza di ghiaccio e roccia al suo interno. Sebbene queste lune abbiano quasi le stesse dimensioni, le loro storie evolutive sono molto diverse.

Al momento, non si può escludere che ci possa essere un oceano di metano liquido ad una certa profondità all’interno del satellite. Qui, infatti, la pressione sviluppata dagli strati superiori su quelli sottostanti permetterebbe un aumento delle temperature e quindi la possibilità di formazione di un oceano di metano liquido, che verrebbe ad inserirsi nel discorso più generale di “ciclo idrologico” recentemente scoperto su Titano. Bisognerà aspettare altre misurazioni, in particolare quelle relative agli effetti mareali prodotti da Saturno su Titano, che il gruppo di scienziati che seguono Cassini è già in attesa di eseguire.

Fonte JPL: http://www.jpl.nasa.gov/news/news.cfm?release=2010-084
“News” (rivista online L’Astrofilo) di Michele Ferrara: http://www.astropublishing.com .

Sabrina

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