Blog di Marco Castellani

Giorno: 2 Marzo 2010

Il Sole a portata di IPhone

di Sabrina Masiero, Dipartimento di Astronomia dell’Università di Padova, Istituto Nazionale di Astrofisica, Osservatorio Astronomico di Padova


La nuova applicazione “3D Sun” ci permetterà di tenere il Sole nelle nostre mani. Cortesia NASA.

Il Sole a portata di mano. Anzi, di iPhone. Oggi si può, grazie a dei programmatori molto vicini alla NASA che hanno sviluppato un nuovo software e una nuova applicazione che permette di visualizzare dal vivo il Sole direttamente sul nostro cellulare: si chiama”3D Sun” ed è scaricabile gratuitamente dall’app store della Apple digitando il nome nella casella di ricerca dello Store, oppure visitando il sito: http://3dsun.org .

E’ proprio bello” afferma Dick Fisher, il Direttore della Divisione di Eliofisica della NASA. “Per la prima volta in assoluto possiamo monitorare il Sole come se fosse una sfera in 3D, vivente, che respira“. Infatti, è possibile “volare” letteralmente attorno alla nostra stella, zoomare sulle regioni attive e monitorare l’attività solare (periodo di minimo di attività permettendo).

Le immagini del Sole in tempo reale sono quelle inviate a Terra dalle sonde gemelle Stereo A e Stereo B, che attualmente permettono di ottenere una visione pari all’87% della sua superficie totale. In questo periodo, Stereo A si trova al di sopra dell’emisfero Nord del Sole, ad una distanza pari a quella della Terra, mentre Stereo B sta monitorando l’emisfero Sud. Insieme, hanno una visione quasi totale di tutta la superficie della nostra stella.

I telescopi a bordo di Stereo A e B osservano costantemente il Sole nelle frequenze dell’estremo ultravioletto (EUV), “ed è per queso motivo che la nostra stella viene rappresentata in falsi colori, in verde” spiega Lika Guhathakurta del team del programma Stereo presso la NASA e aggiunge che “non esistono immagini nella regione dell’ottico“.

Osservare nell’estremo ultravioletto permette di rilevare flare e macchie solari che sono luminose e quindi ben visibili a queste frequenze. Anche i “buchi coronali” sono ben visibili e rappresentano vaste aperture oscure nell’atmosfera solare attraverso le quali i getti di materia, sottoforma di vento solare, vengono proiettati verso l’esterno propagandosi in tutto il Sistema Solare. Le aurore boreali e australi sono il risultato delle particelle cariche del vento solare che raggiungono l’atmosfera terrestre e spiralleggiano nelle zone polari del campo magnetico terrestre.

Grazie a questa applicazione, potete ruotare il Sole, fare uno zoom sulle macchie solari, ispezionare i buchi coronali e, quando nel Sole si manifesta un flare, ecco che il nostro iPhone ci avverte con un’apposita segnalazione” afferma Guhathakurta. Moltissimi utenti, che hanno già iniziato ad usarlo, confessano che questa è la parte più interessante e che capita quando il Sole diventa attivo o quando vi sono degli eventi di particolare interesse sulla sua superficie. Per esempio, un allarme di qualche tempo fa segnalava agli utenti che una cometa, appena scoperta dalla sonda Stereo A, si stava avvicinando al Sole: la collisione sul Sole è stata ripresa e il filmato è oggi disponibile.

Un aspetto fondamentale di questo applicativo è offerto dalla possibilità di osservare la “parte nascosta” del Sole, quella non visibile da Terra. Guhathakurta aggiunge che “così le macchie solari non saranno più una sorpresa per noi“.

Recentemente, la sonda Stereo B stava monitorando una macchia solare (la numero 1041) quando si presentò l’eruzione da parte del campo magnetico della macchia stessa. Per la prima volta, da almeno due anni, una zona attiva solare produsse un potente flare solare, che da un punto di vista tecnico venne indicato con la lettera M e che, nonostante fosse invisibile da Terra, produsse un improvviso minimo solare. Con questo iPhone è possibile osservare fenomeni estremamente interessanti e che, altrimenti, ci sfuggirebbero completamente.

 

Alcune foto delle schermate dell’applicazione. Da sinistra verso destra: una protuberanza ripresa dalla sonda Stereo B in piena eruzione, un esempio di notizie dell’ultim’ora e il filmato della collisione della cometa sul Sole, ripresa dalla sonda gemella Stereo A. Cortesia: NASA.

 
“ED Sun” è stato realizzato da un team di programmatori guidato dal Dottor Tony Phillips, editore di Science @NASA il quale ha affermato che la versione numero 1 dell’applicativo è solo all’inizio: la verisione 2.0, tra breve in uscita, offrirà immagini a maggiore risoluzione e immagini multiple nell’estremo ultravioletto (EUV). Saranno proprio quest’ultime a rivelare ancor più attività solare che non in precedenza.

Per ulteriori informazioni si visiti il sito della NASA:  http://science.nasa.gov/headlines/y2010/17feb_3dsun.htm .

Sabrina

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NGC936, o la galassia di Darth Vader…

Sperduta nel cosmo ad una distanza di circa 50 milioni di anni luce, la galassia NGC 936 sembra quasi essere spuntata fuori da scenari di pura fantascenza: difatti vanta (se così possiamo dire) una indubbia somiglianza con uno dei caccia stellari TIE, ben noti agli appassionati della saga cinematografica di Guerre Stellari, per essere uno degli strumenti a disposizione del malefico Lord Darth Vader.

Nel dettaglio, il nucleo brillante della galassia  e la struttura a barra che lo attraversa fanno pensare al motore centrale ed alla cabina di pilotaggio del caccia, mentre l’anello di stelle che circonda il centro galattico completa il fantascientifico parallelo, ponendosi in corrispondenza con le ali del caccie TIE, equipaggiate com’è noto da pannelli solari.

La galassia NGC 936
Crediti: ESO

Tornando al punto di vista prettamente scientifico, va detto che la galassia ospita esclusivamente stelle vecchie  e non mostra segni di formazione stellare recente. Barre come quelle osservate in NGC 936 sono comunque caratteristiche piuttosto comuni tra le galassie; va detto in ogni caso che in questo caso la struttura appare insolitamente marcata, rispetto alla media. Sebbene sia un simbolo perfetto per il “lato oscuro della forza”, in realtà è ancora in discussione se la galassia sia dominata – come molte altre indubbiamente lo sono – da una quantità significativa di materia oscura.

L’imagine è stata ottenuta usando lo strumento FORS montato al telescopio da 8.2 metri del Very Large Telescope di ESO, a Cerro Paranal, nel Cile. Per realizzarla sono stati combinati dati da quattro filtri a larga banda (B, V, R, I). Il campo di vista è di circa sette minuti d’arco.

ESO Press Release

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Integri gli osservatori dell’ESO

Il violentissimo sisma di magnitudo 8.8 che ha colpito il Cile la notte del 27 febbraio, causando almeno 700 morti, migliaia di feriti e distruggendo un milione e mezzo di edifici, ha risparmiato gli osservatori astronomici della European Southern Organization (ESO). Non sono stati riportati danni né allo staff né alle strumentazioni. In una nota, l’ESO esprime le più profonde condoglianze alle famiglie delle vittime, un messaggio di cordoglio a cui si unisce anche l’INAF (e che facciamo naturalmente proprio anche noi, ndr). L’ESO opera in Cile con alcuni dei suoi centri di punta.

Nonostante si sia trattato del settimo terremoto più forte della storia, gli osservatori astronomici hanno retto l’urto, in parte perché realizzati secondo i criteri antisismici e in parte per la loro distanza dall’epicentro, localizzato a 115 chilometri a nord-est della città di Concepcion e a 325 chilometri a sud-ovest della capitale Santiago. L’unico effetto del sisma è stato l’interruzione delle osservazioni del telescopio di La Silla a causa di un black out. Gli altri tre centri, l’Osservatorio Paranal, che comprende il Very Large Telescope e VISTA, il telescopio APEX nel deserto di Atacama e il sito ALMA Operations Support Facility and Array Operations sono rimasti indenni.

Fonte: sito INAF

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