Blog di Marco Castellani

Mese: Febbraio 2022 Page 1 of 2

Cosa è la scienza

Sono anni difficili. Il ragazzo alla cassa del supermercato notava stamattina, giustamente, che nemmeno si è usciti dal COVID che già si affacciano alla coscienza le avvisaglie di una nuova guerra mondiale (e speriamo che così non sia).

Forse sono i tempi esatti per chiedersi di nuovo, la natura delle cose, delle parole. Smettendo di dare tutto per scontato. Sono infatti tempi rifondativi, o tempi di collasso. Quel che è tolto di mezzo, brutalmente, è la possibilità di vivere in uno strato intermedio, in una zona tiepida dove sostanzialmente si viene spinti avanti in modo abbastanza inconsapevole.

Secondo me, è questo il tempo giusto per tornare a chiedersi cose fondamentali e scomode, tipo cosa è la scienza. Di riferimenti alla scienza ne abbiamo assorbiti (e subiti) in gran quantità, negli ultimi tempi. Sospinti dal lo dice la scienza oppure questo non è scientifico oppure la scienza ha torto, sballottati da tabelle e proiezioni di andamenti di contagi, di decessi, di guarigioni, c’è stata una spinta fortissima a rendere scientifico quasi ogni respiro, oppure – per ritorsione mentale, o rimbalzo – a rigettare tutto questo, cercando più confortevole dimora in visioni alternative e pseudoscientifiche, in ragioni paradossali di scenari improbabili, in un mix di superstizione e favolistica associata, vibrazioni cosmiche e negazionismi estremi.

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Il ritmo delle piante al sole

Strano come il rombo degli aerei da caccia un tempo, stonasse con il ritmo delle piante al sole sui balconi. E poi lontano il tuono dei cannoni a freddo, e dalle radio dei segnali in codice…

Franco Battiato, “Il re del mondo”
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Un quasar primordiale

A cosa assomigliavano i primi quasar? Quelli più vicini, sappiamo che coinvolgono buchi neri di grande massa al centro di galassie attive. Gas e polveri che cadono dentro il quasar rifulgono, di uno splendore tale che a volte l’intera galassia che ospita questo spettacolo passa in secondo piano.

Però i quasar che si sono formati nei primi miliardi di anni dell’universo sono ben più misteriosi, ancora. Tutti da capire.

Così potrebbe sembrare un “antico quasar”. Un testimone prezioso dell’infanzia del cosmo…
Crediti & LicenzaESOM. Kornmesser

Questa è una ricostruzione artistica, basata sui dati che abbiamo, di come potrebbe essere stato un quasar nell’universo ancora bambino. Centrato su un buco nero di grande massa, circondato da strati di gas e da un disco di accrescimento, caratterizzato da un forte fascio di emissione, perpendicolare al suo piano di rotazione.

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Orbitando intorno ad una nana rossa

Questa immagine artistica mostra quel che potremmo vedere se avessimo i piedi appoggiati sull’esopianeta chiamato Kepler-1649c. La stella attorno a cui orbitiamo è una nana rossa, dunque più piccola del Sole. La cosa interessante è che ci troviamo nella “zona abitabile”, ovvero la distanza dalla stella è tale per cui la temperatura sul pianeta permette l’esistenza di acqua liquida. L’immagine è del 2015 ed al tempo era il pianeta più vicino a Terra in tali condizioni, che si era trovato.

Il panorama che potremmo ammirare sul pianeta Kepler-1649c
Crediti: NASA/Ames Research Center/Daniel Rutter

La missione Kepler è stata lanciata nel 2009 ed ha terminato le operazioni nel 2018. Il suo obiettivo era quello di andare a cercare pianeti simili alla Terra orbitanti intorno a stelle diverse dal Sole. Possiamo ben dire che ci sia riuscito. I pianeti scoperti dalla sonda Kepler sono ben 2342.

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Rodari, verso la premiazione

Bello far parte della giuria del Concorso Rodari, perché si è esposti alla fantasia di tante ragazze e ragazzi che, per una volta, si liberano dagli obblighi scolastici più consueti e si permettono di inventare storie, di percorrere l’universo esattamente con le loro storie (che vanno più lontano di qualsiasi astronave e qualsiasi sonda, e non inquinano).

E poi le storie sono tutto. Considero un privilegio far parte del Gruppo Storie di INAF, perché lavoriamo con i mattoncini stessi dell’universo, con le narrazioni di cui è intrisa la materia. Niente si dà senza narrazione. Forse una Storia grande regge tutte le altre, c’è chi lo pensa. Comunque, è una fitta intelaiatura di storie che rende tutto sempre e di nuovo vivibile, percorribile. L’universo è fatto di storie, ce lo dicevamo già nello svolgimento della prima edizione del concorso.

Ganni Rodari (1920-1980), un grande inventore di storie.

Gianni Rodari poi di storie ne ha create tante, ed è proprio bello che per l’occasione i ragazzi ne possano inventare ancora altre. Le storie sono sempre generative, sono delle proposte per la fantasia, si mettono volentieri in relazione: una chiama l’altra.

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L’urgenza della verità

C’è qualcosa che è diventato insostenibile, in questo prolungato tempo di Covid. La polarizzazione di pareri ed opinioni ci spinge sempre di più a radicalizzarci, in quella che sembra diventata (solo) una guerra tra bande. Più passa il tempo, tra dati di ricoverati, ammalati, decessi, più questo fenomeno mi pare che aumenti. Un passatempo universale, la vera distrazione di massa. Per questo, insostenibile.

Tanto che non conta più chi sei, in ultima analisi. Conta soltanto da che parte stai. Tu che mi vieni vicino, che mi parli. Tu, che incontro in caffetteria sul luogo di lavoro, al bar, in un negozio. Tu che sei altro da me. Che puoi dunque veicolare il nuovo, farti ambasciatrice, ambasciatore di quello che io non mi aspetto. Tu, che sei tutto questo (e molto altro, teoricamente lo sappiamo). Ebbene, all’atto pratico, non mi importa tanto di te, mi importa capire subito (senza perdere tempo) in che squadra militi.

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La macchia vista dalla Voyager

L’immagine della Grande Macchia è straordinaria, perché acquisita dalla sonda Voyager 1. Una delle prime sonde a darci informazioni sui grandi pianeti esterni del Sistema Solare.

La Grande Macchia fotografata dalla Voyager 1
Crediti: NASA/JPL

Voyager 1, lanciata nel 1977, inizia a fotografare Giove nel gennaio del 1979. Le immagini sono (appunto) formidabili, per l’epoca. Il progresso nella conoscenza di Giove che ne consegue, è enorme.

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Questo bel pianeta blu

Questa volta vi consegno una foto di un pianeta molto… particolare, ovvero il nostro. Questa immagine è stata acquisita dall’equipaggio della Apollo 17, ed è diventata una delle immagini più famose in assoluto (sicuramente l’avete incontrata da qualche parte). Si riesce a vedere tanto l’Africa quanto il continente antartico.

Il pianeta che conosciamo meglio
Crediti: NASAApollo 17 Crew

La Terra è il terzo pianeta in ordine di distanza dalla stella chiamata Sole. E’ composta soprattutto di roccia. Oltre il 70% della superficie è composta di acqua. Il pianeta è circondato da una tenue atmosfera composta principalmente di azoto ed ossigeno.

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