Il rover Perseverance ha preso questa immagine di Marte il 29 aprile dello scorso anno, il suo sessantottesimo “giorno marziano”. L’immagine in realtà è realizzata come mosaico di foto più piccole, e presenta colori che sono stati “intensificati” in modo artificiale, per consentire una maggiore chiarezza.

Marte, dall’occhio di Perseverance
Crediti: NASA/JPL-Caltech/ASU/MSSS

Perseverance è arrivato su Marte nel quadro della missione Mars 2020, il cui lancio è avvenuto il 30 luglio di due anni fa. Praticamente nel pieno della crisi pandemica. Mi appare strano, adesso, ricordare il primo giorno di Percy, l’apprensione per le complicate fasi di arrivo al suolo, il senso di gioia e quasi di liberazione, dato dal fatto che comunque – in quei mesi di confinamento globale, qualcosa stava andando avanti, qualcosa si riusciva a fare, a costruire. Si poteva ancora osare, espandersi, vivere. Il virus non avrebbe vinto, almeno fino a che non ci fossimo fermati noi.

Ora Percy è al lavoro, lontano da virus e guerre, per capire tutto il possibile di Marte, dal clima ad eventuali tracce di vita passata. Per preparare, anche, una futura esplorazione umana. Prima di andare dobbiamo conoscere, familiarizzarci con l’ambiente. Dobbiamo osservare, prima ancora di intervenire.

Possiamo osservare Marte con una chiarezza che supera ormai le foto delle nostre gite domenicali. Quanta sia la strada fatta in così pochi anni, risulta chiaro se guardiamo le foto prese dalla Mariner 4, la prima sonda a raggiungere con successo Marte, nel 1965.

Procediamo nella comprensione e nel racconto di un Universo sempre più amico, sempre più familiare, sempre più casa nostra. In questi tempi tristi, dove programmi come ExoMars vengono forzatamente sospesi, giova ricordarlo.

Abbiamo tutti le nostre opinioni sul conflitto in corso, torti e ragioni e possibili soluzioni. Ma oltre quelle, ci sono mondi da esplorare. Per quando ci stancheremo, finalmente, di farci guerra.

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