Viviamo in un mare di parole, un cosmo verbale, spesso inquinato. Di questi tempi, più che mai. Cosa può dire un astrofisico, in questo periodo? Io cosa posso dire, cosa posso augurare, dal mio punto di vista, per il 2022 che sta arrivando? Mi sembra che l’unica cosa seria, da augurare ed augurarsi – nel prossimo anno che viene – è comprendere sempre meglio che l’universo ci riguarda.

Guadagnarsi uno sguardo ampio. Capire che viviamo su un un piccolo puntino blu, e che su quel puntino blu è in corso un esperimento meraviglioso chiamato vita (se vi sia anche altrove è ancora materia di supposizione), che è il punto in cui il cosmo guadagna una sorta di autocoscienza: siamo parte del cosmo che guarda il cosmo e si interroga.

La Via Lattea è forse la dimostrazione più palpabile delle meraviglie cosmiche che esistono fuori dalla nostra porta. Potremmo davvero volerla aprire, di fronte a tale spettacolo.

Il cosmo. Chi ci pensa normalmente, chi gli fa spazio tra le faccende della sua vita? Nessuno (spesso, nemmeno noi astronomi). Eppure è lì che accadono tante cose, e accadono sempre. C’è in atto come una danza, la danza intima del reale, possiamo scegliere di partecipare, di accordarci a questa danza, o farci da parte, rimanere scollegati.

Ma restare sconnessi dai ritmi del cosmo ha un costo via via più salato, ormai è già insostenibile. Perché non ci sono più scuse. Gli strumenti moderni ci portano il cielo in casa, se vogliamo. Il telescopio James Webb è finalmente in viaggio, e ci rivelerà meraviglie. Altre le sonde come Juno, in giro per pianeti, o quelle che rombano (si fa per dire) sulla sperdute superfici degli stessi, ce ne rivelano di continuo. Perché in fondo è un nuovo modo di pensare la scienza che ci serve. Un modo che ce la faccia sentire finalmente amica, compagna di viaggio.

Che ci faccia capire che c’è un universo in accelerazione qui appena fuori dalla nostra porta, che attende d’essere visto, guardato, ammirato. Un universo dove le cose accadono, dove non c’è ripetizione o abitudine che tenga, dove c’è perfino lo spazio per pensare che il prossimo anno, come scrive un amico, potrebbe essere straordinario.

In questo momento cose straordinarie stanno già accadendo, a tutte le scale. Tra i lontani quasar e nella miriade di cellule che ci compongono. Facciamo attenzione, e sconfiggeremo la tentazione di pensare che niente cambia, o che niente dà ormai meraviglia. La nostra destinazione è il futuro, non c’è più tempo per lagnarsi e puntare i piedi. Se lo facciamo ci perdiamo troppo.

E il prossimo giro della Terra intorno al Sole è ancora uno scrigno di possibilità. Da esplorare come fossimo bambini. Ovvero, con fiducia.

 1,014 letture su Stardust,  6 oggi