Piccole donne crescono

Mi è piovuto in testa venendo in osservatorio, stamattina. Si può benissimo chiamare così, l’articolo che voglio scrivere oggi: piccole donne crescono. Perché il nuovo logo appena diffuso dall’Ente Spaziale Europeo (ESA) per i dieci anni di attività del satellite Gaia in fondo fa pensare a questo. E per tale motivo lo trovo geniale.

Faccio un piccolo salto indietro. Non è soltanto perché ci lavoro, nel gruppo scientifico di Gaia, che il suo logo originale mi è sempre piaciuto moltissimo. Quella bambina che guarda le stelle e quasi vorrebbe afferrarle, mi appare come simbolo vivo e palpitante del desiderio di conoscenza e di più – di unione con il cielo. E un po’ mi fa pensare alla mia Anita, la protagonista dei due volumetti di racconti (Anita e le stelle, La saggezza di uno sguardo) che sono stati preziosissima occasione di rapporto e di confronto con ragazze e ragazzi delle scuole. Con stelle in formazione, dunque, vorrei dire.

E ci sarebbe tanta umanità da raccontare. Incontri, persone e momenti di persone. Però torno alla missione. Per chi non se lo ricordasse, ecco qui il logo originale della missione Gaia.

Il logo originale della missione Gaia.
Crediti: ESA

Siamo ormai vicinissimi ai dieci anni dal lancio di Gaia, ecco il motivo della ricorrenza. Gaia, che poi è una missione ad importante contributo italiano, cioè è una cosa anche nostra in cui l’esperienza e la genialità di tanti ricercatori del nostro paese ha trovato un terreno su cui misurarsi ed eccellere.

In questo sito ce ne siamo occupati spesso, approfittando del fatto che lavorarci, vuol dire anche poter vedere spesso le cose più dall’interno. Così sono passati dieci anni e Gaia ha tenuto fede pienamente alla sua promessa di consegnarci una cartografia della Via Lattea assolutamente senza precedenti: miliardi di stelle in un catalogo in via di continuo perfezionamento, accessibile a tutti senza alcuna distinzione di ruolo (scienziato, atrofico, appassionato, curioso).

Dieci anni sono passati, per Gaia e per me e per tutti. E sono successe molte cose belle, come quella di raccontare di Gaia a degli studenti su una barca intorno all’isola di Favignana, per dirne una soltanto.

Un intero decennio, ed intanto cresceva la nostra conoscenza della nostra galassia. Ed intanto che eravamo affaccendati a leggere questi dati e capirli, si compiva sulla Terra un altro miracolo silenzioso: Gaia diventava grande.

Ed ecco dunque il nuovo logo.

Il logo, appena reso pubblico, per i dieci anni di Gaia.
Crediti: ESA

L’ho visto appena ieri e mi sono commosso. Perché Gaia è cresciuta, è una giovane ragazza adesso, non più una bimba. E il cielo verso cui lei ancora tende non è appena intarsiato di poche colorate stelle, come nel logo originale, ma si è nel frattempo popolato di tante immagini – quelle vere acquisite dalla sonda – e di altri disegni che suggeriscono in modo aggraziato gli oggetti che Gaia sta guardando. È cambiata Gaia, certo, ma è cambiato anche il cielo sopra di lei: si è riempito di meraviglie. Come se alla oggettiva meraviglia di una bambina che diventa grande, corrispondesse la meraviglia di un cielo che si intarsia di gemme preziose. Come se a bellezza rispondesse bellezza, in un circolo virtuoso che non si interrompe mai, che genera meraviglia su meraviglia.

Il logo di Gaia (sia l’originale che questo rilancio) mi piace per questo, perché non si concentra – come fanno tanti loghi di tante missioni pur di grande impatto astrofisico – su un oggetto celeste, ma tiene insieme in modo mirabile l’umanità e le stelle. Cioè ci suggerisce quello che dobbiamo fare noi, quello che dobbiamo fare noi sempre di più, dobbiamo fare noi ogni giorno di più, ogni giorno con più convinzione, con più determinazione (perché i tempi si fanno urgenti): vedere il cielo con la prospettiva di conoscere noi stessi. Vedere il cielo come modo per guardarsi dentro, perché alla scoperta di ogni lontana galassia c’è qualcosa dentro di noi che risponde, che risplende. Che viene attivato da questi mondi lontanissimi, che emergono alla coscienza.

Si tratta, in ultima analisi, di studiare il cielo per l’unico motivo serio che esiste al mondo: per comprendere noi stessi. Diceva Jung infatti che

la nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell’anima.

Questo è il motivo, questo è il motivo ultimo dell’esistenza di Gaia e di tante altre missioni che testimoniano ciò che questa ragazza gentile ora ci sta mostrando: la tensione verso le stelle come desiderio di comprensione del mistero di sé. Desiderio che è un riconoscimento di una corrispondenza. Gaia guarda le stelle perché le corrispondono, perché le sente sue. Come faceva anche un’altra ragazza di nome Etty, nei terribili anni della Seconda Guerra Mondiale. Come può accadere ancora ed ancora, come parola, come possibilità altra rispetto a tutte le guerre di adesso. Perché l’urgenza in certi casi, l’urgenza di guardare le stelle, può solo crescere.

Come è cresciuta questa ragazza, cresciuta nella meraviglia! Sempre affacciata verso il cielo.

E allora io vorrei essere come lei, vorrei guardare in alto molte volte in cui invece il mio sguardo è a terra. Vorrei almeno ricordami di questa possibilità. Guardare in alto perché ci sono le stelle. Guardare in alto perché Etty l’ha fatto in tempi terribili, altri lo fanno sempre. Gaia lo fa continuamente. C’è questo cielo pienissimo di stelle, che stiamo piano piano comprendendo sempre meglio, per capire sempre un poco di più, l’irriducibile mistero di essere coscienti, di essere l’universo che si osserva, mistero mirabile che intreccia ogni fibra del nostro corpo.

Gaia ora sei grande, ti affacci alla vita adulta. Ma non smetti di guardare le stelle, perché sai che non è un sogno da bimbi guardare il cielo, è una condizione indispensabile per donne e uomini che vogliono percorrere la vita con i piedi ben piantati a terra.

Ed in questo, sei a noi stesso spettacolo, di purissima meraviglia.

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2 pensieri su “Piccole donne crescono

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